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Intesa Sanpaolo: Francia. In calo l’indice di fiducia imprese manifatturiere

Intesa Sanpaolo – Francia. L’indice di fiducia presso le imprese manifatturiere elaborato dall’INSEE è visto in calo a 101 a settembre da 102 di agosto, sulla scia della flessione degli ordinativi…….

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Nel trimestre il morale del comparto è rimasto di poco superiore alla media storica e leggermente inferiore alla media del trimestre precedente.

Germania. Prevediamo che la fiducia delle imprese misurata dall’Istituto Ifo possa risultare poco variata a settembre, dopo il forte deterioramento dei mesi precedenti.

La valutazione della situazione attuale dovrebbe peggiorare a 97,3 da 96,8, mentre la componente aspettative, come segnalato dall’indagine ZEW, potrebbe rimbalzare (stimiamo a 92 da 91,3 di agosto, che è stata la lettura più bassa dal 2009).

L’indice sintetico potrebbe quindi risultare pari a 94,4, circa in linea con il 94,3 di agosto.

 Stati Uniti. La fiducia dei consumatori rilevata dal Conference Board a settembre è prevista in calo a 133 da 135,1 di agosto.

Nell’indagine di agosto, le condizioni correnti sono migliorate, ma le aspettative sono scese, dando indicazioni per una correzione dell’indice composito a settembre.

Il livello della fiducia rimane storicamente elevato, grazie alla solidità del mercato del lavoro, ma la serie è stata volatile, soprattutto in concomitanza con gli annunci legati alla guerra dei dazi con la Cina.

I dati e gli eventi di ieri

Area euro. La stima flash di settembre delude le attese e mostra un calo generalizzato del morale (composito, manifatturiero e servizi).

L’indice PMI composito è calato a 50,4 da 51,9 di agosto toccando il minimo da giugno 2013. L’indice PMI manifatturiero è calato contro le attese di consenso, scendendo a 45,6 da 47,0, anche qui un minimo da ottobre 2012 con l’indice tedesco sceso a 41,4 da 43,5 e quello francese a 50,3 da 51,1: il morale nel manifatturiero tedesco continua a deteriorarsi chiudendo la media trimestrale in calo a 42,7 da 44,6 e rimanendo anche al di sotto della media eurozona; l’indice francese, invece, rimane al di sopra della soglia di espansione ma in verità oscilla attorno a 50 ormai da inizio anno.

Il comparto dei servizi per l’eurozona segna un calo a settembre a 52,0 da 53,5 di agosto con l’indice tedesco a 52,5 da 54,8 e quello francese a 51,6 da 53,4: sebbene l’andamento dei servizi nell’eurozona rimanga impostato positivamente nel terzo trimestre, registra ora un calo a 52,9 in media trimestrale da 53,1 di giugno.

Nel complesso la stima flash di settembre rivela quindi un cedimento del morale diffuso e piuttosto marcato, confermando i timori di un rallentamento economico per l’eurozona: la contrazione nel manifatturiero appare approfondirsi mentre anche nei servizi l’espansione sembra iniziare a rallentare. Il dato di settembre sarebbe compatibile con un rallentamento della crescita del PIL a 0,1% t/t e una crescita tendenziale di 0,8-0,9% nel quarto trimestre 2019.

La probabilità di variazione congiunturale negativa del PIL sale al 30%.

Germania. A settembre, l’indice PMI composito è sceso a 49,1 da 51,7 di agosto.

È il calo più pronunciato su base mensile da sei anni a questa parte. Il livello dell’indice è particolarmente depresso nel manifatturiero (ai minimi da metà 2009), a 41,4 da 43,5 di agosto.

Le incertezze sulla Brexit e sulla guerra tariffaria continuano a gravare sulla componente degli ordini. Il dettaglio dell’indagine mostra che l’industria automobilistica resta l’epicentro della crisi.

Inoltre, è in aumento il rischio di spillover negativi dall’industria in senso stretto al non manifatturiero: l’indice PMI servizi è calato da 54,8 in agosto a 52,5 a settembre, il livello più basso nell’anno in corso.

Area euro. Nell’audizione al Parlamento Europeo, il presidente della BCE Draghi ha commentato che i dati recenti non mostrano segnali convincenti di un rimbalzo della crescita europea nel prossimo futuro. Il rallentamento è dovuto principalmente alla debolezza del commercio internazionale in un ambiente di persistenti incertezze legate alle politiche protezionistiche.

Draghi è tornato a chiedere una strategia economica coerente nell’Eurozona che rafforzi l’efficacia della politica monetaria, sia a livello nazionale (uso della capacità di stimolo fiscale nei paesi in surplus) sia a livello di unione (con la costituzione di uno strumento fiscale comune).

Nell’audizione, il presidente ha ribadito che la BCE è pronta ad adeguare tutti gli strumenti di politica monetaria, se gli sviluppi lo renderanno necessario.

Italia. L’Istat ha comunicato la revisione dei conti nazionali annuali per gli anni 1995-2018. La revisione, concordata in sede europea a cinque anni dal passaggio a SEC 2010, introduce innovazioni e miglioramenti di metodi e fonti.

Per il 2018, il livello del PIL è stato rivisto al rialzo di 8,4 miliardi, ma il tasso di crescita rispetto all’anno precedente è ora più basso di un decimo, a 0,8%. Ciò è dovuto principalmente alla revisione al rialzo delle importazioni (da 2,3% a 3%), mentre le esportazioni sono state limate di un decimo (da 1,9% a 1,8%).

I consumi sono visti in crescita di 0,7% da 0,5% della stima di aprile, ma comunque in rallentamento dall’1,1% dei due anni precedenti.

Gli investimenti sono stati invece rivisti al ribasso a 3,2% da 3,4% precedente, circa in linea con il 2017: la revisione ha riguardato soprattutto i mezzi di trasporto (da 14,5% a 8,8%, in netta frenata rispetto al 22,9% dell’anno precedente), mentre le altre tipologie di investimento sono state riviste al rialzo (la spesa in prodotti della proprietà intellettuale di ben un punto percentuale, e i macchinari e le costruzioni di 2 e 3 decimi rispettivamente).

Sul fronte della finanza pubblica si registra una revisione in senso peggiorativo per l’indebitamento netto 2018, di oltre un miliardo a 38,6 mld, che marca comunque un miglioramento rispetto ai 42 mld del 2017.

La revisione è interamente dovuta al saldo primario e riguarda soprattutto i consumi intermedi (+2,3 mld). Di conseguenza, il rapporto deficit/PIL peggiora lievemente, da 2,1% a 2,2% (dopo il 2,4% dei due anni precedenti).

La pressione fiscale è rivista al ribasso, a 41,8% da una precedente stima a 42,1% (invariata rispetto al 2017).

L’implicazione per il quadro di finanza pubblica che verrà inserito nella Nota di Aggiornamento al DEF in pubblicazione tra qualche giorno è che il deficit tendenziale 2019 sarà ceteris paribus più alto di un decimo (a 2-2,1%, comunque in miglioramento rispetto al 2,4% previsto nel DEF).

Italia. La Banca d’Italia ha diffuso la revisione delle stime sul debito delle amministrazioni pubbliche, dovuta a:

 1) le modifiche metodologiche concordate a livello europeo secondo il Manual on Government Deficit and Debt pubblicato dall’Eurostat lo scorso 2 agosto;

 2) gli effetti dell’ampliamento del perimetro della PA definito dall’Istat in accordo con Eurostat. Rispetto ai dati diffusi lo scorso 15 settembre, la revisione è significativa: il debito risulta più alto di 58,3 miliardi nel 2018, al 134,8% del PIL anziché 132,2% come precedentemente stimato.

La dinamica recente risulta però più favorevole: rispetto al 2015, alla fine del 2018 il peso del debito è leggermente diminuito anziché aumentare come stimato in precedenza. La revisione è dovuta essenzialmente a un diverso criterio di valutazione dei Buoni postali fruttiferi, che prevede l’inclusione nel debito pubblico degli interessi maturati non appena siano capitalizzati, anziché al momento del pagamento.

Dunque, il quadro tendenziale che sarà incluso nella Nota di Aggiornamento al DEF vedrà un livello di partenza del rapporto debito/PIL ben più alto di quello indicato in precedenza; inoltre, ci attendiamo una salita significativa, di oltre un punto di PIL, nel 2019.

Stati Uniti. Bullard (St Louis Fed) ha detto che la politica monetaria ora è considerevolmente più accomodante rispetto a un anno fa. Secondo Bullard il comitato potrebbe decidere di offrire ulteriore stimolo, ma lo farà “di riunione in riunione”.

Bullard, sulla base dei dati disponibili, sarebbe propenso a tagliare i tassi di altri 25 pb. Il presidente della St Louis Fed ha sottolineato che il rischio principale per lo scenario è che il rallentamento in corso sia più marcato di quanto atteso, in un contesto in cui “sarà difficile raggiungere un regime commerciale globale stabile sull’orizzonte previsivo”.

Per quanto riguarda le tensioni sulla liquidità, Bullard ha detto che non è chiaro che siano state causate da carenza di riserve.

Per questo Bullard per ora non vede la necessità di modificare il bilancio, mentre ritiene opportuno predisporre una standing repo facility per fronteggiare velocemente situazioni simili a quelle viste in questa settimana. Williams (NY Fed) ha detto che gli interventi della Fed per iniettare liquidità a breve termine hanno raggiunto l’obiettivo di ridurre le tensioni sui mercati, riportando i tassi verso livelli normali.

Secondo Williams le tensioni sono state più marcate di quanto atteso ma la Fed era preparata per questa evenienza e ha agito “in modo veloce e appropriato” ottenendo i risultati desiderati.

Fonte: BondWorld.it

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