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Intesa Sanpaolo: Francia prima stima del PIL

Intesa Sanpaolo – Francia. La prima stima del PIL nel 1° trimestre ha fatto registrare un progresso di +0,4% t/t (consenso: +0,1%), dopo il calo di -1,4% registrato a fine 2020.

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L’economia resta ancora al di sotto dei livelli pre-crisi (-4,4% rispetto al T4 2019). Un contributo positivo è giunto dalla domanda interna, risultata in crescita di +0,9%, contro una variazione di -3% a fine 2020. I consumi sono risultati poco variati dopo l’ampio calo di tre mesi prima (+0,3% da -5,7% t/t precedente), e gli investimenti sono cresciuti per il terzo trimestre consecutivo, in accelerazione a 2,2% da 1,3% t/t di fine 2020. Infine, gli scambi con l’estero hanno contribuito negativamente per quattro decimi, per via di un calo delle esportazioni (-1,5% t/t) a fronte di importazioni poco variate (-0,1%).

In sintesi, l’economia transalpina ha tenuto meglio del previsto nei primi tre mesi dell’anno, grazie a un grado di restrizione su mobilità e attività economiche relativamente blando. Tuttavia, il rischio è quello di una nuova contrazione nel trimestre in corso, per via del giro di vite sulle misure anti-COVID (è previsto un allentamento solo a partire dal 19 maggio).

– Francia. La spesa per consumi nel mese di marzo è risultata in contrazione di -1,1% m/m (dopo il +0,3% di febbraio); il dato è stato peggiore delle attese. Il calo è da ricondurre alla recrudescenza delle misure restrittive, progressivamente applicate in più regioni del Paese (in 19 aree è stata imposta la chiusura delle attività “non essenziali”).

La contrazione ha riguardato in particolare l’abbigliamento (-11,5% m/m da +17% precedente); si sono salvati dal calo solo gli alimentari e l’energia (+0,8% e +1,3% m/m rispettivamente, in entrambi i casi si tratta comunque di un rimbalzo parziale dopo la flessione del mese precedente). Su base tendenziale, per via del confronto con il primo mese di lockdown stretto a marzo 2020, le vendite sono balzate di +18,7% a/a. Una nuova e più accentuata contrazione dei consumi è attesa ad aprile, prima di un rimbalzo solo parziale a maggio e più diffuso da giugno.

– Francia. La stima flash dell’inflazione di aprile è attesa stabile all’1,2% sull’indice nazionale e in crescita all’1,8% dall’1,4% sulla misura armonizzata.

Sul mese, i prezzi al consumo dovrebbero essere saliti di tre decimi sull’indice nazionale e di quattro decimi su quello armonizzata. L’inflazione è attesa toccare un punto di massimo nel trimestre primaverile.

– Germania. Nel 1° trimestre, ci attendiamo una contrazione del PIL di circa il -1,5% t/t (-3,2% a/a), trainata dai consumi delle famiglie dal lato della domanda e, dal lato dell’offerta, da commercio e parte dei servizi. Anche le costruzioni dovrebbero registrare un calo, sia pur transitorio.

La contrazione dei consumi dovrebbe riflettere anche gli effetti distorsivi dei cambiamenti nelle aliquote delle imposte indirette, che hanno causato un anticipo di spesa, specie sui beni durevoli, a fine 2020. Il trimestre primaverile potrebbe essere ancora impattato dalle misure restrittive, ma una ripresa più consistente è attesa dai mesi estivi. Ci attendiamo una crescita del 3% quest’anno, dopo il -5,3% del 2020.

– Spagna. La stima preliminare dovrebbe evidenziare una stagnazione del PIL del 1° trimestre, come nei tre mesi precedenti; la variazione annua si attesterebbe a -3,8%. La stabilità dovrebbe derivare da un contributo positivo dell’industria controbilanciato dalla debolezza nel terziario.

Ci aspettiamo un ritorno alla crescita nel 2° trimestre, la cui intensità dipenderà principalmente dall’evoluzione della curva dei contagi e dal grado di rigidità delle misure di contenimento nei prossimi mesi. Il nostro scenario centrale vede una ripresa del PIL del 6,2% nel 2021 (con rischi verso il basso).

– Italia. Il tasso di disoccupazione è visto in aumento a marzo, al 10,3% dal 10,2% di febbraio. Recentemente, le indagini hanno segnalato un recupero dell’occupazione nel manifatturiero ma un andamento ancora negativo nei servizi.

A nostro avviso, anche per via del probabile venir meno da luglio del blocco ai licenziamenti e del ricorso universale alla CIG, l’impatto della crisi COVID sulla disoccupazione sarà ritardato: il tasso dei senza-lavoro potrebbe toccare un picco annuo non nel 2021 ma nel 2022 (sopra l’11%).

– Italia. Il PIL è atteso in lieve calo nel 1° trimestre 2021 (-0,2% t/t), dopo il -1,9% t/t di fine 2020. A pesare dovrebbero essere ancora i consumi, specie di servizi (nonostante un possibile rimbalzo della spesa in beni durevoli), mentre si potrebbe vedere un rafforzamento degli investimenti, trainati dalle costruzioni.

I flussi commerciali dovrebbero essere cresciuti entrambi, ma a un ritmo inferiore rispetto ai tre mesi precedenti; sulla base dei dati mensili, l’import ha visto una dinamica più accentuata rispetto all’export, ma potrebbe aver influito l’effetto-prezzi sull’energia. Sull’anno, il PIL è visto a -1,3% da -6,6% precedente. Un ritorno in territorio positivo, sia su base congiunturale che tendenziale, è possibile nel trimestre in corso.

– Italia. L’inflazione è attesa in salita ad aprile, all’1% a/a (da 0,8% sul NIC e 0,6% sull’indice armonizzato a marzo). Nel mese i prezzi sono visti in crescita di tre decimi sulla misura nazionale e di nove decimi sull’IPCA.

Le pressioni al rialzo (sull’indice domestico) arriveranno dall’energia (dati gli aumenti vicini al 4% sulle tariffe di luce e gas) e dai rincari stagionali su servizi di trasporto e di ristorazione. Il trend di recupero per l’inflazione potrebbe proseguire nei prossimi mesi, sino a un punto di massimo attorno all’1,6% a settembre.

– Area euro. La stima preliminare del PIL dovrebbe far segnare una flessione di -0,5% t/t (-1,8% a/a) nel 1° trimestre 2021. L’andamento dei consumi dovrebbe essere ancora in calo, sebbene molto meno marcato rispetto al trimestre precedente. Ci attendiamo un contributo meno favorevole dalle scorte, mentre gli investimenti dovrebbe continuare a fornire un apporto positivo.

Dal lato dell’offerta, il manifatturiero darà un contributo positivo, come anche l’edilizia; il freno continuerà a venire dal terziario, e in particolare dal commercio. La ripresa è attesa cominciare nel trimestre in corso, ma acquisterà maggiore forza e diffusione solamente dai mesi estivi. Vediamo un PIL in crescita del 4% nel 2021.

– Area euro. La stima flash di aprile dovrebbe indicare un’inflazione a 1,7% a/a, dopo l’1,3% registrato a marzo. L’indice core BCE (al netto di alimentari ed energia) è visto stabile all’1% a/a.

Sul mese, i prezzi sono attesi in aumento di sei decimi; i prezzi dell’energia dovrebbero risultare stabili sul mese e in crescita di quasi il 10% sull’anno. L’inflazione è attesa risalire all’1,8% quest’anno dopo lo 0,3% del 2020.

– Area euro. La disoccupazione è attesa invariata a marzo, all’8,3%.

Se da un lato il tasso dei senza lavoro è aumentato meno del previsto durante la pandemia, dall’altro i livelli di attività, ancora ampiamente inferiori a quelli di fine 2019, in particolare in settori che fanno ampio ricorso a contratti temporanei, escludono che la disoccupazione possa essere riassorbita rapidamente: al contrario, ci attendiamo un aumento ulteriore del tasso di disoccupazione nei prossimi mesi.

Stati Uniti

– La spesa personale a marzo è attesa in forte rialzo, +7,5% m/m dopo -1% m/m a febbraio. La spesa per i beni dovrebbe essere in crescita del 10% m/m, come le vendite al dettaglio e i servizi dovrebbero essere sostenuti dalla riapertura delle attività, pur in presenza di un ridimensionamento nelle utility. Il reddito personale è previsto in rialzo di 20% m/m, grazie all’accredito dei nuovi trasferimenti previsti dal pacchetto di stimolo da 1,9 tln, dopo -7,1% m/m del mese precedente, generando un rimbalzo del tasso di risparmio a 24% da 13,6% di febbraio.

Il deflatore dei consumi dovrebbe essere in rialzo di 0,5% m/m, dopo 0,2% m/m, con la variazione tendenziale a 2,3% a/a (da 1,6% a/a). Il deflatore core è previsto in aumento di 0,3% m/m (1,8% a/a), dopo 0,1% m/m (1,4% a/a) ad aprile. La risalita dell’inflazione si farà più marcata, per l’effetto confronto con il 2020, con rialzi attesi di 2,9% a/a per il deflatore e di 2,4% a/a per il deflatore core.

– La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan ad aprile (finale) dovrebbe aumentare a 87 da 86,5, confermando la valutazione delle condizioni correnti sui massimi da marzo 2020.

Il focus sarà sulle aspettative di inflazione che nell’indagine preliminare sono salite a 3,7% sull’orizzonte a 1 anno e sono rimaste fra 2,7% e 2,8% da marzo.

I dati e gli eventi di ieri

Area euro. L’indice composito di fiducia economica della Commissione Europea (ESI) di aprile ha evidenziato un miglioramento del morale decisamente superiore alle attese balzando a 110,3 da 100,9 di marzo (rivisto da 101,0 precedente) contro previsioni di consenso per un più contenuto incremento a 102,2. In soli due mesi l’indice ESI ha guadagnato 16,9 punti collocandosi ai massimi dal 2018, ben al di sopra della media di lungo periodo e tornando per la prima volta sopra i livelli pre-COVID. Dallo spaccato delle componenti emerge come i progressi siano diffusi a tutti i settori e alle principali economie. L’industria (10,7 da 2,1) si conferma come il comparto trainante per la ripresa con indicazioni di accelerazione dell’attività produttiva.

Anche l’indice relativo alle costruzioni (2,9 da -2,3) registra un significativo miglioramento e resta al di sopra della media storica. I rialzi più marcati sono stati però registrati nei servizi (2,1 da -9,6) e nel commercio al dettaglio (-3,1 da -12,2) con entrambi gli indicatori che rimangono però al di sotto della media di lungo periodo ribadendo come l’attività continui a subire gli effetti delle restrizioni, soprattutto nei comparti più colpiti; il progresso è dovuto soprattutto alle aspettative.

Si registrano inoltre, per il secondo mese consecutivo, indicazioni di aumento delle aspettative sui prezzi diffuse a tutti i settori che, soprattutto nell’industria, potrebbero essere imputabili a interruzioni e ritardi nelle catene produttive. Infine, i risultati dell’indagine trimestrale evidenziano come nell’industria l’utilizzo della capacità produttiva sia tornato ai livelli pre-COVID; nei servizi resta invece elevato il grado di risorse inutilizzate ma il punto di minimo per l’attività sembrerebbe essere ormai alle spalle.

Nel complesso le indagini della Commissione Europea si uniscono ai PMI della scorsa settimana nell’offrire indicazioni incoraggianti per la ripresa economica nell’area euro a partire dal 2° trimestre, in uno scenario di ulteriori progressi sul fronte vaccinale e di allentamento dei confinamenti.

Area euro. In marzo, la crescita di M3 è rallentata circa in linea con le attese a 10,1% a/a, frenata da un confronto statistico sfavorevole con un anno fa. Le contropartite mostrano un minor contributo delle attività sul settore privato, ma anche del credito al settore pubblico (7,9% contro 8,6% in febbraio).

Quest’ultimo riflette principalmente l’accumulo di titoli di stato derivante dai programmi di acquisto PEPP e PSPP. La crescita dei crediti alle imprese è rallentata dal 7,0% al 5,3% a/a, mentre il credito alle famiglie è accelerato dal 3,0% al 3,3%.

Germania. La stima preliminare mostra una nuova accelerazione dell’inflazione ad aprile, da 1,7% a 2% a/a sull’indice nazionale e da 2% a 2,1% a/a su quello armonizzato. Il rialzo è guidato essenzialmente dall’aumento dei prezzi dei beni, passati a 2,6% a/a da 1,9% precedente; i servizi, invece, rimangono stabili all’1,6% a/a. Tra i beni si registra un forte aumento dei prezzi dell’energia, passati a 7,9% a/a da 4,8% precedente, mentre l’accelerazione dei listini alimentari è meno marcata (1,9% da 1,6% a/a).

I dati flash dai Länder indicano che, sul mese, i prezzi al consumo sono saliti di sette decimi sull’indice domestico e cinque sull’armonizzato. Il valore di aprile risulta ancora influenzato da problemi nella raccolta dei dati, causati dall’emergenza COVID-19. I prezzi risaliranno nei prossimi mesi, mentre il picco è atteso nel trimestre autunnale; il 2021 potrebbe chiudersi con un’inflazione media annua poco sotto il 3% sull’indice nazionale (3% sull’armonizzato).

Germania. Il tasso di disoccupazione a marzo è rimasto invariato rispetto al mese precedente, al 4,6%. Secondo Destatis, il numero dei senza-lavoro è stato di circa 2,04 milioni, con un aumento rispetto a febbraio di 5 mila unità.

Rispetto a un anno fa il numero dei senza-lavoro è cresciuto di 374 mila unità (+22,4 %). La disoccupazione dovrebbe mantenersi circa stabile nella prima metà dell’anno, mentre il picco per il 2021 potrebbe manifestarsi solamente a partire dal trimestre estivo.

Italia. A marzo i prezzi alla produzione nell’industria sono saliti di +0,9% m/m da +0,5% m/m precedente (quarto mese consecutivo di rincaro dei listini). La variazione annua è salita a 2,7% da 0,7% di febbraio. Sul mercato interno la crescita mensile è risultata pari all’1% mentre quella annua al 3%, entrambe trainate dai beni intermedi e dal comparto energetico, con quest’ultimo che beneficia della risalita del prezzo del greggio e di un effetto base particolarmente favorevole.

Al netto dell’energia le variazioni risultano quindi più contenute (+0,8% m/m, +1,9% a/a) ma comunque positive e in accelerazione rispetto al mese precedente, segnale dell’intensificarsi delle pressioni inflattive a monte della catena produttiva sull’onda della ripresa della domanda e del rincaro delle materie prime. Nella manifattura l’aumento tendenziale dei prezzi è diffuso a quasi tutti i principali settori di attività, con il rialzo più marcato che è stato registrato nella raffinazione (+17,1% a/a); unica eccezione la marginale flessione subita dal farmaceutico (-0,4%).

Belgio. La stima flash del PIL per il 1° trimestre 2021 ha fatto registrare un progresso dello 0,6% t/t (consenso -0,1%), mentre su base tendenziale si è avuta una contrazione pari a -1%. In termini di valore aggiunto, il contributo maggiore è giunto dall’Industria (+1,3%); i servizi hanno contribuito per due decimi e le costruzioni per un decimo.

Secondo quanto indicato dal National Accounts Institute, la rilevazione ha risentito di un adattamento dovuto ad un gap informativo nel mese di marzo.

Stati Uniti. La stima advance del PIL del 1° trimestre registra una variazione di 6,4% t/t ann., dopo 4,3% t/t ann. dell’autunno 2020. I dati mostrano, come atteso, una crescita solida delle componenti della domanda finale domestica (consumi, investimenti fissi residenziali e non, spesa pubblica, per una variazione complessiva di 9,2% t/t ann.) a fronte di contributi negativi delle scorte e del canale estero.

Il PIL in termini reali (a 19,1 tln) supera il livello di un anno fa (19,01 tln del 1° trimestre 2020) ed è inferiore di solo 1% rispetto a quello di fine 2019.

I consumi sono già in fase di boom, con una variazione di 10,7% t/t ann., dopo 2,3% t/t ann. a fine 2020, sulla scia di un incremento nel comparto dei beni di 23,6% t/t ann. (41,4% t/t ann. per i beni durevoli e 14,4% per quelli non durevoli) e un aumento nei servizi di 4,6% t/t ann., a un ritmo analogo a quello del trimestre precedente (4,3% t/t ann.). Gli investimenti fissi non residenziali confermano la fase di solida ripresa iniziata a metà 2020, registrando un rialzo di 9,9% t/t ann., con le strutture in calo di -4,8% t/t ann. e i macchinari in continua solida espansione (+16,7% t/t ann.). Gli investimenti residenziali rallentano dai ritmi straordinari del 2020, ma risultano comunque positivi (+10,8% t/t ann.).

La spesa pubblica accelera, dopo due trimestri negativi (+6,3% t/t ann.) grazie ai programmi di stimolo approvati fra fine dicembre e marzo. Invece, le scorte private sottraggono -2,6 pp alla crescita totale, testimoniando la difficoltà delle imprese a soddisfare la domanda in aumento e garantendo un rafforzamento del ciclo produttivo nei prossimi trimestri necessario alla ricostituzione dei magazzini. Le esportazioni nette danno un contributo negativo di -0,8 pp, con un calo dell’export di -1,1% t/t ann. e un aumento delle importazioni di 5,7% t/t ann., evidenziando lo squilibrio di crescita fra gli USA e il resto del mondo.

I dati confermano l’aspettativa di una solida spinta ai consumi dallo stimolo fiscale e danno indicazioni di forza della crescita anche nei trimestri successivi. Il balzo della spesa delle famiglie a inizio 2021 avviene pur in presenza di un rialzo del risparmio al 21% da 13% del 4° trimestre 2020.

Su un aumento di trasferimenti pubblici di circa 2,5 tln ann., le famiglie hanno speso “solo” 504 mld ann., pari al 22,3% delle entrate straordinarie, e hanno così alimentato ulteriormente l’eccesso di risparmio rispetto alla media storica. Inoltre, dal lato delle imprese la forte dinamica degli investimenti e il calo delle scorte punta a una solida espansione anche in primavera.

Stati Uniti. Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 24 aprile sono poco variati a 553 mila, da 566 mila della settimana precedente. I nuovi sussidi erogati con il programma federale Pandemic Unemployment Assistance si attestano a 121749. I sussidi esistenti nella settimana conclusa il 17 aprile sono pari a 3,660 mln (+9 mila). I nuovi sussidi e i sussidi esistenti si stanno stabilizzando, nonostante le indicazioni solide relative alle prospettive del mercato del lavoro evidenti dalle indagini sia presso le imprese sia presso le famiglie.

Nelle prossime settimane il trend dei sussidi dovrebbe tornare a scendere, con la progressiva riapertura delle posizioni chiuse per COVID nei settori aggregativi. Un freno alla riduzione dei sussidi può venire da fattori diversi dalla mancanza di posizioni aperte, come la persistente difficoltà a rientrare al lavoro per cura dei figli e l’elevato costo opportunità dovuto alle integrazioni federali dei sussidi. Le prospettive per i non-farm payrolls di aprile restano comunque positive, con la previsione di una creazione di posti di lavoro in linea con quella di marzo, vicina a 900 mila.

Giappone. Il tasso di disoccupazione a marzo cala a 2,6% da 2,9% di febbraio, toccando il minimo da aprile 2020. Nel mese si è registrata una riduzione degli occupati di -130 mila, a fronte di un calo più ampio della forza lavoro (-330 mila). La minor partecipazione è concentrata nelle coorti maschili di età centrale, e dovrebbe essere temporanea. Il jobs-to-applicant ratio aumenta a 1,10 da 1,09 di febbraio. Cina. Gli indici PMI relativi al mese di aprile hanno avuto un andamento opposto. L’indice PMI manifatturiero rilevato da Caixin Markit, è salito da 50,6 in marzo (il minimo degli ultimi 5 mesi) a 51,9 in marzo, oltre le attese di consenso (Bloomberg 50,9).

L’aumento è stato diffuso a quasi tutte le componenti e in particolare a quella degli ordini interni, salita da 50,9 in marzo a 52,3 in aprile, degli ordini esteri e dell’occupazione, quest’ultima portatasi sopra 50. Le scorte di prodotti finiti hanno registrato un calo e le aziende hanno segnalato scarsità di materiali e difficoltà logistiche che spiegano l’aumento dei tempi di consegna. I prezzi degli output hanno registrato una piccola diminuzione con la relativa componente che è rimasta poco sopra 56 mentre quella dei prezzi degli input è salita da 61,5 a 62 in aprile.

L’indice PMI del settore manifatturiero rilevato dal NBS è invece sceso e più delle attese (Bloomberg 51,8), portandosi da 51,9 in marzo a 51,1 in aprile, con un calo generalizzato di tutte le componenti. Una dinamica simile ha registrato anche l’indice non manifatturiero, calato da 56.3 in marzo a 54.9 in aprile. L’indice dei servizi è sceso da 55,2 in marzo a 54,4 in aprile e quello delle costruzioni da 62,3 a 57,4. In entrambi i settori la flessione è imputabile ad un minor ritmo di espansione degli ordini e dell’occupazione, mentre solo nel settore delle costruzioni si è registrato un aumento della componente dei prezzi. Sull’indice delle costruzioni continuano a pesare le restrizioni ai finanziamenti al settore immobiliare e verosimilmente la riduzione della spesa in infrastrutture degli enti locali.

L’indice composito è sceso da 55,3 in marzo a 53,8 in aprile. Nel complesso, nonostante la flessione degli indici rilevata dal NBS, i dati continuano a segnalare che l’attività economica rimane in territorio espansivo anche nel mese di aprile. Una miglior valutazione del ritmo di ripresa del settore dei servizi si potrà avere con la pubblicazione del PMI dei servizi rilevato da Caixin-Markit, prevista per il 7 maggio, e con l’andamento del settore turistico nella settimana delle festività per il primo maggio.

Fonte: BondWorld.it

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