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Intesa Sanpaolo: Germania accelerazione dell’inflazione

Intesa SanPaolo Indice ISM

Intesa Sanpaolo – Germania. La seconda stima ha confermato una modesta accelerazione dell’inflazione anno su anno dall’1,4% di maggio all’1,6% di giugno nella misura nazionale……..

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Intesa SanPaolo


Tuttavia, l’indice armonizzato è accelerato da 1,3% a/a a 1,5% a/a (0,3% m/m). L’indice senza energia e alimentari freschi è in crescita di 1,6% a/a.

La riaccelerazione è dovuta a un nuovo rialzo dei pacchetti vacanze (+6,1%) dopo il calo di maggio.

L’inflazione è frenata dalla dinamica dei prezzi nell’elettronica e nella telefonia, oltre che da tagli delle rette nelle scuole per l’infanzia in alcuni Länder, mentre è sostenuta da incrementi superiori alla media di energia e diverse categorie di servizi.

– Stati Uniti. Il CPI a giugno dovrebbe essere in aumento di 0,1% m/m (1,7% a/a), con una variazione negativa dell’energia, ma positiva dagli alimentari.

L’indice core è previsto in rialzo di 0,2% m/m (2% a/a), dopo quattro mesi consecutivi di variazioni di solo 0,1% m/m. l’indice core dovrebbe vedere una ripresa nel comparto abbigliamento dopo tre mesi deboli (per via di una nuova metodologia di rilevazione dei prezzi), e una riaccelerazione nel segmento abitazione, previsto in rialzo di 0,3% m/m, dopo 0,1% m/m di maggio. I dati dovrebbero confermare che il trend dei prezzi core resta vicino al 2% a/a.

Intesa Sanpaolo – I dati e gli eventi di ieri

Eurozona. La crescita dei prezzi immobiliari residenziali è rallentata dal 4,6% al 4,0% a/a nel 2019T1. La crescita ha raggiunto il picco nei trimestri centrali dello scorso anno, ma è rimasta relativamente stabile fra il 4 e il 5% dal 2016.

Intesa Sanpaolo – Italia. La produzione industriale è aumentata di +0,9% m/m a maggio, dopo aver registrato un calo all’incirca della stessa entità nei due mesi precedenti.

Il dato è stato significativamente superiore alle attese.

La tendenza annua è rimasta in territorio negativo, ma è migliorata a -0,7% da -1,5% precedente (dati corretti per gli effetti di calendario).

L’andamento congiunturale di maggio è simile a quello osservato negli altri principali Paesi dell’area euro (Germania: +0,7% m/m, Francia: +2,1% m/m), il che segnala che la volatilità registrata nel bimestre aprile-maggio possa essere dovuta a fattori di calendario e climatici.

Un indizio in tal senso viene anche dal fatto che la ripresa di maggio è trainata dai gruppi di industrie che avevano subito la maggiore flessione ad aprile, e cioè i beni di consumo durevoli (+3,4% m/m dopo il -1,8% precedente) e i beni strumentali (+1,9% da -2,5% m/m). Come atteso, la produzione energetica è stata negativa (2,1% m/m).

Il dettaglio per settore mostra un andamento tendenziale significativamente positivo per il comparto alimentare e per le altre industrie manifatturiere (+2,8% a/a), mentre i settori più colpiti sono quello tessile (-4,9% a/a) e legno, carta e stampa (-3,7% a/a).

Restano in negativo macchinari e attrezzature (-1,8% a/a) e mezzi di trasporto (-2,5% a/a).

In sintesi, il dato è significativamente migliore del previsto. Tuttavia, come detto sopra, la volatilità su base congiunturale registrata nel bimestre aprile-maggio potrebbe essere dovuta a fattori una tantum , al netto dei quali il trend di fondo per l’attività produttiva nell’industria resta debole.

Anche dopo il recupero di maggio, l’output industriale resta in rotta per una contrazione nel trimestre primaverile, di -0,6% t/t (dopo il +1% t/t dei tre mesi precedenti).

Ciò significa che l’industria in senso stretto dovrebbe aver dato un contributo al valore aggiunto di circa -0,1% t/t.

Poiché anche l’apporto delle costruzioni dovrebbe essere negativo, difficilmente i servizi saranno in grado di compensare la debolezza degli altri comparti.

In pratica, resta concreto il rischio di un numero negativo per il PIL del 2° trimestre (che sarà diffuso dall’Istat il prossimo 31 luglio).

Un rimbalzo dell’attività economica nell’industria, e del PIL, è possibile nel trimestre corrente, il che è condizione necessaria per poter avere una crescita positiva in media quest’anno.

Ma, nell’eventualità di un 2° trimestre negativo, occorrerebbe una ripresa molto robusta nella seconda metà dell’anno (superiore a 0,3% t/t, un rimo che non pare coerente con il livello attuale delle indagini di fiducia) per poter centrare l’obiettivo governativo di 0,2% per il 2019 (che coincide con la nostra previsione ufficiale più recente).

In altri termini, la crescita potrebbe risultare ancora più schiacciata verso lo zero. Per il 2020, abbiamo il mese scorso rivisto al ribasso la previsione, a 0,5% da 0,7% precedente.

Intesa Sanpaolo – Francia. La produzione industriale avanza oltre le attese a maggio, di ben 2,1% m/m da 0,5% m/m di aprile (dato rivisto al rialzo di un decimo).

La produzione nel manifatturiero cresce dell’1,6% m/m dopo la quasi stagnazione di aprile, mentre l’energia registra un balzo di 4,5% m/m (da 4,1% precedente).

Sull’anno, la produzione accelera da 1,1% a 4,0%, miglior risultato da dicembre 2017.

L’output è in rotta per un aumento di 1,1% t/t nel secondo trimestre (circa in linea col primo); il contributo alla formazione del PIL sarebbe superiore a un decimo.

Intesa Sanpaolo – Stati Uniti. Powell convalida le aspettative per un taglio dei tassi a luglio. Sia nel testo dell’audizione alla commissione servizi finanziari della Camera, sia durante la sessione di domande e risposte, il presidente della Fed ha detto che l’andamento dell’economia è stato “ragionevolmente” positivo, ma l’inflazione continua a essere al di sotto dell’obiettivo simmetrico del 2% e “correnti contrarie” come le tensioni commerciali e le preoccupazioni riguardo alla crescita globale continuano a pesare sull’attività economica e sullo scenario.

Secondo Powell, l’employment report di giugno molto forte e la riapertura delle trattative USA-Cina, se pure positivi, non rimuovono l’incertezza che grava sullo scenario. In sostanza, il presidente indica che una svolta sui tassi a questo punto non è dipendente dalle nuove informazioni in arrivo, ma è ormai scontata.

Nel dettaglio, Powell ha fatto la cronistoria dello spostamento delle opinioni del FOMC a fronte dell’evoluzione di dati ed eventi, che ha portato all’attuale apertura per maggiore stimolo monetario.

Nonostante la crescita solida dell’occupazione e i buoni fondamentali dei consumi, secondo Powell gli investimenti, sia residenziali sia non residenziali, appaiono frenati dalle tensioni commerciali e dalla domanda estera debole.

A questi fattori negativi, si aggiungono questioni di policy ancora irrisolte, fra cui la politica commerciale, il limite del debito e Brexit.

Powell rileva che la Fed ha monitorato questi rischi da inizio anno. Mentre a maggio sembrava che alcune “correnti contrarie” si stessero moderando, da allora “queste correnti contrarie sono riemerse, creando maggiore incertezza” e a giugno “molti partecipanti” al FOMC ritenevano che il caso per una politica monetaria in qualche modo più accomodante si fosse rafforzato”.

Powell conclude che “da allora” le incertezze e le preoccupazioni continuano a pesare sullo scenario economico americano, mentre le pressioni sull’inflazione restano limitate.

Anzi, sull’inflazione Powell ha fatto una decisa inversione a U rispetto alle valutazioni di qualche mese fa, quando il FOMC aveva sostenuto con convinzione che l’indebolimento dell’inflazione era probabilmente un fenomeno transitorio.

Ieri Powell ha detto che i rischi che la debolezza dell’inflazione sia “anche più persistente” hanno “rafforzato il caso per una politica monetaria un po’ più accomodante”.

In sostanza, il messaggio di Powell è che i miglioramenti di dati e tensioni commerciali delle ultime settimane non hanno modificato il bilancio dei rischi: un taglio dei tassi a luglio è stato già probabilmente scritto alla riunione di giugno.

I verbali della riunione del FOMC di giugno, basati su un set informativo più limitato e, a nostro avviso, meno positivo, hanno confermato l’apertura per maggiore stimolo, con molti partecipanti preoccupati per l’aumento di probabilità di scenari alternativi “molto meno favorevoli” di quello centrale.

”Molti” partecipanti ritenevano che avrebbe potuto essere necessario maggiore stimolo “nel breve termine”, nel caso in cui le incertezze relative a politica commerciale e domanda globale avessero continuato a “pesare sullo scenario”.

Il collegamento fra questa condizione e le affermazioni di Powell è evidente: se la valutazione qualitativa è che le incertezze continuino a pesare, i tassi verranno tagliati.

I verbali riportano che una riduzione dei tassi per alcuni sarebbe una mossa di assicurazione, per alcuni altri un freno alla debolezza dell’inflazione.

Per alcuni lo spostamento in direzione espansiva delle condizioni finanziarie ha già dato sostegno allo scenario ed è stata basata sull’aspettativa di interventi sui tassi ufficiali.

Dai verbali comunque emerge una distribuzione non del tutto omogenea delle opinioni, con due partecipanti favorevoli a un taglio già a giugno, molti aperti a un aumento dello stimolo in tempi brevi per ridurre gli effetti di “possibili futuri shock avversi” e “diversi” altri favorevoli invece ad aspettare maggiore informazione prima di aggiungere stimolo monetario.

L’audizione di Powell risolve l’incertezza sulla svolta dei tassi per luglio, che ormai è un dato di fatto.

Dopo la pubblicazione del testo dell’audizione di Powell, anche prima dell’audizione stessa, la probabilità di un taglio di 50 pb a luglio è risalita a 17,5%, portandosi a 23,5% a fine giornata mentre quella di un intervento di 25 pb è passata a 82,5% in reazione al testo e a 76,5% successivamente.

Complessivamente, il mercato sconta tre tagli fra luglio e dicembre.

Anche se la Fed non ha osato sfidare le aspettative di mercato per un taglio a luglio, riteniamo che l’asticella per un taglio di 50 pb già questo mese sia troppo alta per le condizioni vigenti e che un eventuale secondo taglio potrebbe avvenire non prima di settembre.

Accomodare le aspettative per luglio è un conto, (forse anche sulla scia delle pressioni politiche?) seguirle con un taglio aggressivo è un altro.

Anche Bullard (St Louis Fed) ieri ha ribadito di essere favorevole a un taglio di 25 pb a luglio, non a uno di 50 pb.

A meno di un netto peggioramento congiunturale e/o dell’esplosione della guerra mondiale dei dazi, riteniamo che il consenso nel FOMC debba ancora coagularsi prima di intraprendere un vero e proprio ciclo espansivo.

Alla luce delle informazioni di ieri, che non danno condizioni chiare per l’introduzione di nuovo stimolo e dipendono dalla persistenza delle incertezze, prevediamo un taglio a luglio e uno a settembre.

Infine, durante l’audizione, una parte rilevante dei commenti dei membri della commissione ha riguardato le aggressioni verbali di Trump contro il presidente della Fed, con segnali di sostegno per Powell.

Alla domanda se lascerebbe la Fed in caso di licenziamento da parte di Trump, Powell ha risposto di no, ribadendo che intende servire il suo mandato fino alla fine.

Fonte: BondWorld.it

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