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Intesa Sanpaolo: Germania contrazione PIL

Intesa Sanpaolo – Germania. La seconda lettura del PIL ha confermato la contrazione di -2,2% t/t nel 2020T1. Dal lato della domanda finale, si registra una contrazione di -3,2% t/t per i consumi delle famiglie e di -6,9% per gli investimenti fissi in macchinari e impianti …

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La discesa del PIL è stata frenata dai consumi pubblici (+0,2%) e soprattutto dalla costruzioni (+4,1% t/t). In netta contrazione i flussi commerciali: -3,1% t/t per l’export e -1,6% t/t per le importazioni. Il rapporto evidenzia già un netto rallentamento dell’occupazione (+0,3% t/t) e un calo delle ore lavorate (-1,7% t/t).

La discrepanza riflette l’attivazione dello schema Kurzarbeit in marzo. Di riflesso, la produttività oraria del lavoro è in calo di -0,6% a/a, e quella per occupato di -2,2%.

Dal punto di vista settoriale, la contrazione del valore aggiunto è stata già intensa nel manifatturiero (-6,4% a/a) e in commercio/ristorazione/alberghi (-3,0% a/a), meno nei servizi alle imprese (-1,2% a/a); di contro, il valore aggiunto è cresciuto nelle costruzioni , nei servizi finanziari e nei servizi ICT.

L’economia tedesca si conferma quindi fra quelle meno colpite dalla COVID-19 nel primo trimestre. Nel secondo gli effetti dovrebbero essere più intensi, ma di nuovo meno forti rispetto a quelli attesi in altre economie, come Italia, Spagna e Francia.

– Germania. L’indice IFO è atteso in ripresa a maggio, a 76,2 da 74,3 di aprile, sulla scia dell’allentamento delle misure di lockdown. Prevediamo un rimbalzo dell’indice delle aspettative, a 73,2 da 69,4 precedente, mentre la componente delle condizioni correnti potrebbe registrare una ulteriore flessione, a 79,2 da 79,5 di aprile.

I livelli delle indagini continuano a essere coerenti con una contrazione dell’attività; il miglioramento delle aspettative segnala che il punto di minimo del ciclo potrebbe essere alle spalle, ma la ripresa sarà lenta.

– Belgio. L’indice di fiducia economica elaborato dalla Banca del Belgio potrebbe risalire a -20 a maggio, dopo essere crollato ad aprile a -36,1 (record negativo da quando esiste la serie storica).

La risalita potrebbe essere spinta principalmente dal comparto manifatturiero ed edilizio, mentre il commercio al dettaglio ha dato segnali di ripresa solo dal 20 maggio in poi.

I market mover della settimana

Nell’area euro, il completamento della tornata di indici congiunturali di maggio dovrebbe confermare un trend di moderato recupero dai minimi di aprile, che dovrebbe riguardare sia l’indice della Commissione Europea che i dati nazionali (IFO, INSEE, Istat, BNB); i livelli delle indagini peraltro restano su valori ampiamente recessivi.

Sempre a maggio, l’inflazione è vista in ulteriore rallentamento sia nell’Eurozona (a 0,2% a/a) che nei principali Paesi. Sarà, inoltre, diffusa la seconda lettura dei dati sul PIL del 1° trimestre in Germania, Francia e Italia. Infine, si attende in settimana la proposta ufficiale della Commissione Europea sugli strumenti per la ripresa postCOVID-19, fra i quali il Recovery Fund ipotizzato dal Consiglio Europeo.

Negli Stati Uniti, dopo un giorno di festività per Memorial Day, i dati di aprile dovrebbero mostrare i minimi di questa fase della pandemia per gli indicatori di attività. Ordini di beni durevoli, consumi e vendite di case nuove sono previsti in calo.

Il reddito personale dovrebbe invece essere in rialzo ad aprile, spinto da trasferimenti e sussidi che dovrebbero più che compensare il calo del reddito da lavoro, con un conseguente aumento del tasso di risparmio intorno al 30%.

La fiducia dei consumatori a maggio e le richieste di nuovi sussidi dovrebbero confermare la svolta collegata all’allentamento del lockdown in molti Stati.

La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe confermare il calo di -4,8% t/t ann., in attesa della contrazione record prevista per il 2° trimestre, intorno a -35% t/t ann..

I dati e gli eventi di venerdì

BCE. Il resoconto della riunione di politica monetaria del 30 aprile sottolinea la necessità di “azione preventiva” per prevenire la perdita di fiducia nei mercati finanziari. L’applicazione di condizioni eccezionalmente favorevoli sulle TLTRO III era finalizzata a fornire un incentivo a continuare ad erogare credito e a mantenere tassi sugli impieghi contenuti.

Tuttavia, c’era la preoccupazione che le banche si limitassero “a depositarli al tasso della finestra di deposito anziché aumentare i loro prestiti al settore privato”. Invece, il resoconto non fornisce commenti riguardo alle motivazioni tecniche per le PELTRO.

Riguardo al PEPP, il suo successo viene commentato con soddisfazione. Riguardo al futuro, “I membri concordano ampiamente sul fatto che, per utilizzare nel modo più efficace il PEPP […] gli acquisti nell’ambito del PEPP dovrebbero sfruttare tutta la flessibilità che è stata integrata nel programma”.

Viene riportata la preoccupazione che “interventi su larga scala nei mercati delle obbligazioni sovrane possano comportare il rischio di ‘predominio fiscale’ e che il programma debba essere eseguito con attenzione al fine di non incoraggiare comportamenti irresponsabili da parte dei governi”, ma l’obiezione è superata dalla necessità di prevenire il rischio di ridenominazione e la frammentazione dei mercati.

La discussione sulle prospettive evidenzia la grande incertezza su tempi e profondità della crisi. Il consiglio considerava già “troppo ottimistico” lo scenario dello staff BCE che prevedeva una contrazione di -5% nel 2020, ma che le prospettive erano ancora considerate così incerte da no poter dare per scontato un atterraggio sullo scenario peggiore.

Per quanto concerne l’andamento dell’inflazione oltre il breve termine, le prospettive erano considerate ambigue, senza escludere effetti negativi persistenti sulla domanda, ma neppure pressioni al rialzo per problemi di approvvigionamento, chiusura di imprese e maggiore enfasi sulla sicurezza delle forniture.

Area euro. In attesa della sintesi della Commissione Europea, quattro paesi (Svezia, Danimarca, Austria e Olanda) hanno presentato una proposta per il Recovery Fund in netta contrapposizione al piano franco-tedesco. I quattro Stati membri rifiutano sia meccanismi basati su trasferimenti a fondo perduto, sia un potenziamento del budget comunitario.

Il Recovery Fund deve essere basato su un meccanismo di prestiti condizionati a riforme e risanamento del bilancio pubblico. Sia il quadro finanziario pluriennale dell’Unione, sia il Recovery Fund dovranno essere approvati all’unanimità, sicché la posizione dei quattro Stati, pur essendo espressione di una piccola minoranza, non può essere liquidata come irrilevante.

Fonte: BondWorld.it

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