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Intesa Sanpaolo: Germania ha toccato il suo punto più basso

Intesa Sanpaolo – Germania. Tenendo in considerazione sia che l’ultima indagine presso le imprese per la Germania ha toccato il suo punto più basso, sia il calo dell’incertezza politica mondiale,……..

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ci aspettiamo per novembre una ripresa dell’indice ZEW sulla fiducia degli investitori. La nostra stima vede un indice sulle aspettative a -14,8 in novembre, da -22,8 di ottobre; l’indicatore della situazione corrente è visto a -14,3 da -25,3 precedente.

Intesa Sanpaolo – I dati e gli eventi di ieri

Italia. La produzione industriale è calata come atteso a settembre.

L’output è diminuito di -0,4% m/m ovvero esattamente nella stessa misura rispetto all’incremento del mese precedente (rivisto al rialzo da 0,3% m/m della prima stima).

Il dato è stato lievemente migliore delle previsioni di consenso (-0,6% m/m) e di poco inferiore alla nostra stima (-0,2% m/m).

Su base annua (corretta per gli effetti di calendario), la produzione non solo è rimasta in territorio negativo per il settimo mese consecutivo, ma è scesa ulteriormente a -2,1% da -1,7% precedente.

Il dato non è però uniformemente negativo, perché:

– Il dettaglio dei principali raggruppamenti di industrie mostra che la flessione su base congiunturale è dovuta ai beni intermedi e all’energia, mentre sia i beni di consumo (in particolare non durevoli) che i beni capitali mostrano un incremento (i beni di consumo sono anche l’unico gruppo in progresso su base annua: +1,2% a/a).

– Lo spaccato per settore di attività economica mostra che la contrazione nel mese è dovuta alle attività estrattive (-10,2% m/m) e alla fornitura di energia, al netto delle quali la produzione nel solo settore manifatturiero ha registrato un aumento, in controtendenza con l’indice generale (+0,3% m/m).

La performance per settore (su base tendenziale) è molto variegata: tra i comparti manifatturieri più importanti, spicca il netto progresso dell’industria alimentare (+7,8%) e dell’elettronica (+6,4%), mentre si registrano flessioni per la maggior parte degli altri settori, in particolare per il tessile (-8,1%), il metallurgico (-7,1%) e gli articoli in gomma a materie plastiche (-5% m/m e -6,1% a/a). Ancora in calo anche i comparti cruciali dei mezzi di trasporto e della meccanica.

La produzione industriale ha chiuso il trimestre estivo con un calo di -0,5% t/t, dopo il -0,8% t/t dei mesi primaverili.

Ciò significa che l’industria in senso stretto dovrebbe ancora aver frenato il PIL nel terzo trimestre: il lieve aumento del valore aggiunto nell’industria in senso lato, comunicato dall’Istat in occasione della stima preliminare del PIL, dovrebbe essere dovuto alle costruzioni.

In generale, i dati sulla produzione industriale, così come quelli sulle indagini di fiducia delle imprese manifatturiere, stanno dando in questa fase indicazioni più negative rispetto ai dati di contabilità nazionale, visto che il PIL è cresciuto, sia pur marginalmente, in tutto l’ultimo anno, nonostante un calo della produzione industriale in media di quasi mezzo punto a trimestre.

In prospettiva, il punto di minimo del ciclo per il settore manifatturiero potrebbe essere alle spalle, sulla scia sia del miglioramento delle condizioni finanziarie domestiche che dei minori rischi esterni (data la minore incertezza, almeno di breve termine, sul fronte della guerra tariffaria e di Brexit, e visti i primi timidi segnali di ripresa del commercio mondiale e della domanda da alcuni Paesi emergenti).

Tuttavia, la ripresa dai minimi sarà lenta, e probabilmente irregolare. Continuiamo ad aspettarci un miglioramento solo marginale del PIL l’anno prossimo, dopo lo 0,2% previsto per quest’anno.

Intesa Sanpaolo – Stati Uniti. Fonti dell’Unione Europea citate da Reuters hanno dichiarato lunedì di avere “solide indicazioni dall’amministrazione che non saranno annunciati dazi” sull’auto questa settimana.

L’aspettativa dell’UE è un nuovo rinvio di 6 mesi, per dare più tempo ai negoziati, ma che la minaccia di imporre dazi resterà sul tavolo.

Secondo fonti informate, alcune concessioni da parte delle imprese automobilistiche europee, soprattutto tedesche, riguardo a nuovi investimenti in USA, dovrebbero contribuire a un’estensione delle trattative senza misure restrittive.

I costi di una nuova escalation nella guerra dei dazi sarebbero in questo momento difficili da sopportare per il presidente, indebolito dall’inchiesta di impeachment.

In caso di imposizione di dazi sul settore auto europeo, ai costi diretti legati alle misure americane, si aggiungerebbero quelli delle ritorsioni da parte dell’UE, che ha già predisposto un possibile aumento dei dazi su 39 mld di importazioni dagli USA.

Fonte: BondWorld.it

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