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Intesa Sanpaolo: Germania IFO a ottobre è atteso in calo

Intesa Sanpaolo – Area euro. M3 dovrebbe essere ancora cresciuta a passo robusto in settembre, stimiamo di 5,8% a/a. L’espansione sarà ancora alimentata soprattutto dall’aggregato più ristretto (M1),………

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ma è possibile ancora un contributo positivo su base tendenziale anche di M2-M1.

La crescita degli aggregati monetari è destinata ad accelerare nei prossimi mesi a causa della ripresa degli acquisti netti APP e del programma TLTRO III, pur scontando un calo dei moltiplicatori monetari che ne smorzerà l’impatto su credito e depositi.

– Stati Uniti. Il deficit della bilancia commerciale dei beni a settembre dovrebbe allargarsi a 73,5 mld da -72,8 mld di agosto, con esportazioni e importazioni in calo su base mensile, dopo le variazioni positive viste ad agosto.

Intesa Sanpaolo – Brexit. I ministri degli esteri dei 27 delibereranno stamane in merito alla proroga dell’art. 50.

Riteniamo pressoché scontata una proroga fino al 31 gennaio; secondo le ultime voci raccolte da Reuters, l’estensione sarebbe ‘flessibile’, consentendo l’uscita anche il 1° dicembre e il 1° gennaio, se il parlamento sarà rapido nell’approvazione finale del withdrawal bill.

Oggi la Camera dei Comuni è chiamata a pronunciarsi su una richiesta di anticipare le elezioni politiche.

Liberal-democratici e SNP sono ora disponibili a sostenere un anticipo del voto a dicembre mediante un emendamento al Fixed-Term Parliament Act (FTPA), una novità che potrebbe aumentare la probabilità che il parlamento sia sciolto perché richiede una maggioranza semplice invece di una qualificata di 2/3.

I tempi sarebbero comunque strettissimi, essendo richieste 5 settimane fra lo scioglimento della Camera e la data delle elezioni.

Intesa Sanpaolo – I market mover della settimana

– Nella zona euro, saranno diffusi i dati preliminari sul PIL del trimestre estivo, atteso rallentare nell’Eurozona a 0,1% t/t da 0,2% dei mesi primaverili, e in Italia a -0,1% t/t da +0,1% precedente; la Francia potrebbe mantenere il ritmo di +0,3% t/t.

L’inflazione di ottobre è attesa rallentare di un decimo a 0,7% nell’Eurozona, risalire di un decimo a 0,3% in Italia e rimanere stabile allo 0,9% in Germania e all’1,1% in Francia.

La disoccupazione è vista stabile al 7,4% nell’Eurozona a settembre, in lieve risalita a 9,6% in Italia e stabile in Germania.

Infine, l’indice composito della Commissione UE per l’Eurozona e l’indagine Istat in Italia completeranno la tornata di indagini congiunturali di ottobre (ci aspettiamo in entrambi i casi una flessione).

Intesa Sanpaolo – La settimana è densa di dati ed eventi negli Stati Uniti. Il focus sarà sulla riunione del FOMC, che dovrebbe annunciare il terzo taglio consecutivo dei tassi e dare maggiori dettagli sulle misure decise per mitigare i problemi di liquidità sul mercato dei fed funds.

Sul fronte dei dati di ottobre, l’employment report e l’ISM di ottobre saranno al centro dell’attenzione, ma saranno viziati dagli effetti dello sciopero GM che frena l’occupazione e l’attività nel settore auto.

Gli occupati non agricoli dovrebbero essere in rialzo di 70 mila, con un contributo negativo di 50 mila posti per via di GM e di 25 mila posti per la scadenza di contratti temporanei per il censimento.

Il tasso di disoccupazione dovrebbe risalire a 3,6% e i salari orari dovrebbero riaccelerare, con una variazione di 0,3% m/m.

La crescita del PIL nel 3° trimestre dovrebbe essere in rallentamento a 1,6% t/t ann., con consumi moderati, investimenti non residenziali e canale estero negativi e investimenti residenziali in ripresa.

Il reddito e la spesa personale di settembre sono attesi in crescita modesta, con il deflatore core in rialzo di 0,1% m/m, come il CPI core.

I dati e gli eventi di venerdì

Germania. L’indice Ifo è rimasto stabile in ottobre a 94,6. Il giudizio sulla situazione corrente è peggiorato da 98,6 a 97,8, mentre le aspettative sono migliorate da 90,9 a 91,5.

Secondo l’istituto di ricerca tedesco, l’economia si starebbe stabilizzando, e il PIL potrebbe tornare a crescere marginalmente nel quarto trimestre.

A livello settoriale, si nota una stabilizzazione dell’indice manifatturiero, ma con un giudizio ancora negativo sulla situazione corrente, un miglioramento nei servizi trainato dalle aspettative e, infine, un peggioramento nelle costruzioni da livelli di fiducia ancora elevati.

Italia. I dati di settembre sul commercio coi Paesi extra-Ue mostrano una crescita per entrambi i flussi, più marcata per le esportazioni (+2,5% da +0,6% m/m ad agosto) che per le importazioni (+2% m/m da -0,5% precedente).

L’incremento è diffuso a tutti principali raggruppamenti di industrie, con la sola eccezione dell’import di beni strumentali (-4,1% m/m). Nei primi 9 mesi dell’anno, il surplus verso i Paesi extra-Ue è salito a 21,7 miliardi, dai 17,9 mld dello scorso anno (da 47,8 a 50,9 al netto dell’energia).

Su base tendenziale, l’export torna a crescere (+9,4%), mentre l’import è sostanzialmente invariato rispetto a un anno fa (le variazioni annue sono rese più favorevoli dal maggior numero di giorni lavorativi).

La crescita dell’export è geograficamente molto concentrata: oltre il 90% dell’incremento tendenziale complessivo è spiegato dalle vendite verso Stati Uniti (soprattutto farmaceutici), Svizzera (prodotti in pelle e metalli) e Giappone.

Viceversa, resta in flessione l’export verso Paesi MERCOSUR, OPEC e Cina. In sintesi, la ripresa dell’export a settembre non sposta la nostra previsione di un contributo negativo del commercio estero al PIL nel 3° trimestre.

I segnali di ripresa della domanda in particolare dai Paesi extra-Ue potrebbero favorire un recupero nel trimestre in corso, ma decisiva sarà l’evoluzione degli eventi in merito a Brexit e alla decisone Usa sulle tariffe auto verso la Ue.

Stati Uniti. La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a ottobre (finale) corregge a 95,5 da 96 della lettura preliminare.

Le componenti dell’indagine sono poco variate: situazione corrente a 113,2 da 113,4 e aspettative a 84,2 da 84,8.

La fiducia si è mantenuta in media su livelli storicamente elevati dal 2018, ma dall’estate ha dato indicazioni di un modesto trend verso il basso.

Le aspettative di inflazione a 5-10 anni recuperano 1 decimo a 2,3%, rispetto a 2,2% della lettura preliminare che aveva segnato un nuovo minimo per la serie.

Cina. Il Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC) si riunisce a Pechino per la quarta sessione plenaria dal 28 al 31 ottobre, con un’agenda che si annuncia prettamente politica.

All’ordine del giorno del IV Plenum c’è, infatti, la discussione di “importanti questioni su come mantenere e migliorare il sistema socialista con caratteristiche cinesi” e come progredire nella modernizzazione del sistema e nella capacità di governo del Paese.

Il Plenum autunnale successivo al Congresso è considerato di grande rilevanza, perché solitamente detta le linee guida a medio-lungo termine.

Il primo Plenum si è tenuto il 25 ottobre 2017, alla fine del 19° Congresso del PCC, il secondo a metà gennaio 2018 ha discusso le modifiche alla Costituzione, il terzo a fine febbraio 2018 ha designato i candidati da presentare alle elezioni in occasione del rinnovo delle cariche istituzionali dello stato a marzo 2018. Il IV Plenum era atteso nell’autunno del 2018 ma non era poi stato più convocato.

Secondo alcuni analisti, in un momento di grande incertezza, le Autorità preferivano aspettare il risultato dei colloqui tra Trump e Xi previsti a margine della riunione del G20 in Argentina a fine novembre 2018 prima di fissare la riunione, ma secondo altri le linee guida e molte riforme lanciate nel Plenum autunnale del 2013 (il primo rilevante dall’elezione di Xi Jinping) si estendevano comunque al 2020 e la leadership non era intenzionata a modificarle, rendendo non necessaria la convocazione.

Altri analisti enfatizzavano, invece, che il ritardo poteva nascondere un mancato consenso tra le élite sulle misure per contrastare il rallentamento economico e per dirimere le tensioni commerciali con gli USA.

Dopo le forti critiche alla politica domestica e internazionale della Cina espresse a fine luglio 2018 in un raro intervento online da Xu Zhangrun, un professore di legge della Tsinghua University, nell’autunno altri intellettuali ed economisti si erano infatti spinti a criticare la linea del PCC.

Le critiche riguardavano sia la politica interna sia la gestione dei rapporti con gli Usa, sottolineando l’allontanamento dalle politiche di apertura e di riforma, e allo stesso tempo di understatement, di Deng Xiaoping.

Fonte: BondWorld.it

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