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Intesa Sanpaolo : Germania Indice IFO atteso in correzione

Intesa Sanpaolo – Il calendario macroeconomico di oggi prevede la pubblicazione delle indagini di fiducia INSEE in Francia e IFO in Germania che dovrebbero mostrare una correzione generalizzata del morale in entrambi i Paesi a novembre.

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L’IFO è atteso in correzione a 96 da 97,7 precedente, per effetto della debolezza industriale e della risalita dei contagi da COVID-19. L’indice sulle attese è visto poco variato a 95,2 da 95,4, mentre l’indicatore sulla situazione corrente è atteso in netto peggioramento a 96,8 da 100,1di ottobre. La fiducia delle imprese manifatturiere francesi dovrebbe invece flettere a 104 da un precedente 107, sulla scia delle tensioni lungo le filiere produttive diffuse ad un crescente numero di settori produttivi. Infine, oggi la Commissione UE dovrebbe esprimere il suo parere formale sui Documenti Programmatici di Bilancio dei Paesi membri.

Ieri gli indici PMI di novembre hanno registrato un inatteso rialzo diffuso alla manifattura (58,6 da 58,3) e, in maggior misura, ai servizi (56,6 da 54,6), permettendo all’indice composito di tornare a crescere (a 55,8 da 54,2) dopo tre flessioni consecutive. È comunque probabile che le indagini non abbiano ancora completamente risentito dei recenti sviluppi sanitari che dovrebbero emergere con maggior forza solo a partire dalle prossime rilevazioni. In sintesi, la sorpresa positiva dei PMI di novembre non modifica le nostre previsioni di rallentamento della ripresa nel 4° trimestre (intorno a 0,5% t/t) con rischi che al momento appaiono rivolti verso il basso.

Isabel Schnabel (BCE) ha detto di attendersi che le previsioni di inflazione dello staff siano riviste al rialzo a dicembre, ma che resta probabile un calo nel 2022 ed è ancora “plausibile” che l’inflazione cali sotto il 2% nel medio termine. Tuttavia, la BCE deve tenere conto dell’incertezza e guardare con attenzione ai dati in arrivo, reagendo se necessario a un potenziale destabilizzazione delle aspettative al rialzo. Riguardo al PEPP, Schnabel non vede la necessità di trasferire flessibilità all’APP dopo la fine degli acquisti netti PEPP, affermando che “il PEPP non finirà in marzo”, ma saranno soltanto sospesi gli acquisti netti; Schnabel si è però rifiutata di spiegare come il PEPP potrebbe ancora fornire la flessibilità richiesta dopo marzo, affermando che ciò dovrà essere discusso a dicembre.

– Negli Stati Uniti, l’agenda è fitta di dati, ma il focus sarà sui verbali della riunione del FOMC di ottobre. Il documento è un po’ datato, perché nel frattempo sono usciti nuovi segnali di tensioni sul mercato del lavoro e di ulteriore rialzo dell’inflazione. Tuttavia, i verbali potrebbero già dare informazioni sulla diffusione all’interno del Comitato dei timori per una possibile spirale salari-prezzi e sulla disponibilità ad attuare la svolta dei tassi prima del previsto.

Il flusso di dati è massiccio oggi, perché raccoglie anche quelli tipicamente in uscita domani, ma spostati in calendario per la chiusura di Thanksgiving. Fra i dati di ottobre in uscita, la spesa personale, con un aumento previsto intorno a 1% m/m, dovrebbe confermare la riaccelerazione dei consumi di beni vista con le vendite al dettaglio e una crescita moderata nel comparto dei servizi. Il reddito personale, atteso in rialzo di 0,2% m/m, sarà spinto dalla componente salari e frenato dalla costante riduzione dei sussidi di disoccupazione. Il deflatore dei consumi core dovrebbe registrare un aumento sostenuto, di 0,4% m/m (4,1% a/a), con rischi verso l’alto e indicazioni che il picco è stato spostato ancora in avanti. Gli ordini di beni durevoli (prelim.) e le vendite di case nuove sono previsti in rialzo. Per quanto riguarda novembre, la fiducia dei consumatori dell’Univ. of Michigan (finale) dovrebbe stabilizzarsi a 67, frenata dai timori di inflazione. Infine, la seconda stima del PIL del 3° trimestre dovrebbe essere rivista verso l’alto di 2 decimi a 2,2% t/t ann., con consumi più solidi. Le richieste di sussidi di disoccupazione dovrebbero avvicinarsi ulteriormente ai livelli prepandemici.

Ieri, i PMI Markit flash di novembre hanno mostrato una stabilizzazione su livelli elevati per il manifatturiero, a 59,1 da 59,2, con produzione in rialzo, ordini circa stabili, una modesta flessione dell’occupazione, e indici di prezzo marginalmente inferiori al mese precedente, ma sempre vicini ai massimi storici. Per i servizi, si rileva una correzione a 57 da 59, stabilità dell’occupazione e segnali di continua accelerazione dei prezzi pagati e ricevuti.

Il Labor Department ha annunciato che da gennaio i lavoratori che operano con contratti del governo federale riceveranno un salario minimo di 15 $ all’ora, indicizzato all’inflazione, dall’attuale salario minimo di 10,25 $ orari. La nuova normativa riguarda circa 5 mln di individui, di cui approssimativamente 327 mila beneficeranno dell’aumento del salario minimo, mettendo pressioni verso l’alto su contratti privati in scadenza o in via di rinnovo.

– In Giappone, il PMI manifatturiero flash di novembre segna un’accelerazione della crescita, salendo a 54,2 da 53,2 e confermando il trend di miglioramento dell’attività con rialzo degli ordini sia domestici sia dall’estero, e della produzione. Gli indici di prezzo continuano a salire, toccando massimi storici.

– La Reserve Bank of New Zealand ha alzato i tassi di 25 pb, per il secondo mese consecutivo, portando il cash rate a 0,75%, in linea con le aspettative di consenso. La Banca centrale ha anche aumentato il punto di arrivo atteso per i tassi a 2,6% a fine 2023, da 2,1% a inizio 2024 della precedente previsione, segnalando rischi di diffusione generalizzata dei rialzi dei prezzi inizialmente concentrati solo nei settori colpiti direttamente dallo shock pandemico e rinforzati dalla carenza di manodopera derivante dal blocco dei flussi di lavoratori in entrata nel paese.

Fonte: BondWorld.it

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