BondWorld.it
Intesa SanPaolo Indice ISM

Intesa Sanpaolo: Germania Indice Ifo atteso in crescita

Intesa Sanpaolo – Germania. L’indice Ifo di gennaio è atteso in crescita a 97,2. L’aumento di nove decimi dell’indice, oltre ad estendere il trend positivo iniziato alla fine dell’estate,…………

Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostra Newsletter gratuita. Clicca qui per iscriverti gratuitamente.


Intesa SanPaolo


rifletterebbe il miglioramento delle aspettative (attese a 95 in gennaio da 93,8 di dicembre) e dell’indice della situazione corrente (atteso a 99,4 da 98,8).

Il dato di gennaio dovrebbe confermare il punto di svolta dell’economia tedesca e fornire indicazioni puntuali sul cammino della ripresa.

Nonostante le buone notizie dal fronte della battaglia dei dazi e il dato dell’indice ZEW, rimaniamo, tuttavia, cauti sulla nostra previsione.

– Stati Uniti. Le vendite di case nuove a dicembre sono previste in aumento a 725 mila da 719 mila di novembre.

La fiducia dei costruttori di case a fine 2019 si è portato sui massimi dal 1999 e dà supporto alla previsione di un trend verso l’alto per il settore immobiliare residenziale.

Nel 2020 la tendenza dovrebbe restare positiva, ma con ritmi di espansione più contenuti rispetto al 2019 per via della stabilizzazione dei tassi sui mutui, di vincoli dal lato dell’offerta nel settore e di freno alla domanda dovuto ai prezzi elevati.

Intesa Sanpaolo – I market mover della settimana

Nell’area euro, l’agenda è fitta di dati: sono in uscita le stime preliminari del PIL per l’ultimo trimestre 2019. Il PIL eurozona è visto avanzare ancora di 0,2% t/t; in Francia, il PIL dovrebbe rallentare a 0,2% t/t da 0,3% t/t, mentre in Italia si prevede una variazione nulla.

Saranno anche in uscita le stime flash dei dati di inflazione di gennaio: l’inflazione flash per l’area euro è vista accelerare di un decimo all’1,4%, mentre in Francia è prevista in rallentamento di un decimo all’1,5.

Tra gli indicatori di fiducia di gennaio, l’indice ESI di fiducia economica è atteso in aumento a 102,1 da 101,5, mentre il morale delle famiglie francesi è visto in calo; infine, in Italia la fiducia delle famiglie potrebbe marginalmente migliorare, così come quella delle aziende manifatturiere.

La disoccupazione eurozona a dicembre è prevista stabile al 7,5% ma in risalita in Italia a 9,8% da 9,7%.

La settimana ha diversi dati in uscita negli Stati Uniti, ma il focus sarà sulla riunione del FOMC. La Fed dovrebbe confermare la fase di pausa sui tassi, prepararsi a una normalizzazione della gestione della liquidità e segnalare che il dibattito sulla strategia e sugli strumenti di politica monetaria prosegue e dovrebbe concludersi verso metà 2020.

La prima stima del PIL del 4° trimestre dovrebbe essere intorno al 2% t/t ann., vicina a quella estiva.

Per i dati di dicembre, la previsione è di allargamento del deficit della bilancia commerciale dei beni, calo degli ordini di beni durevoli, aumento delle vendite di case nuove e di crescita moderata di consumi e reddito personali. Il deflatore core dovrebbe mantenersi su un trend contenuto, sempre sotto il 2%.

Per gennaio, la fiducia dei consumatori è prevista ancora su livelli elevati, in linea con la media di fine 2019.

Intesa Sanpaolo – I dati e gli eventi di venerdì

Area euro. La stima flash del PMI manifatturiero ha segnato un aumento a gennaio da 46,3 di dicembre a 47,8 (massimo in 9 mesi), correggendo la sorpresa negativa di un mese fa e confermando la tendenza a una faticosa stabilizzazione del comparto.

L’indice, nonostante il miglioramento, rimane per il dodicesimo mese in territorio recessivo. I nuovi ordini e gli ordini esteri hanno segnato un rialzo per gennaio, anche se il loro tasso di espansione rimane marginale, contribuendo all’attuale debolezza della produzione.

Ancora una volta l’espansione è sostenuta dai servizi, con un indice in leggero calo a 52,2 in gennaio dal 52,8 in dicembre, ma che rimane in territorio positivo. Il PMI composito è rimasto invariato a 50,9.

La composizione degli indici segnala che il PMI manifatturiero potrebbe avvicinarsi ulteriormente alla soglia di invarianza in febbraio.

Intesa Sanpaolo – Italia. Le elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria si sono concluse in linea con i sondaggi della vigilia, ovvero con una vittoria del candidato del Centrosinistra Bonaccini in Emilia Romagna e della candidata del Centrodestra Santelli in Calabria.

In Emilia Romagna, quando il risultato è quasi definitivo, Bonaccini è in vantaggio con il 51,4% dei voti, contro il 43,7% della Borgonzoni (molto staccato il candidato del Movimento 5 Stelle Benini, che si ferma al 3,4%).

Il distacco è stato ben più ampio di quanto anticipato dai sondaggi, probabilmente grazie a un’affluenza più elevata del previsto (67,7%, il 30% in più dell’ultima tornata elettorale regionale del 2014).

Le liste di Centrosinistra hanno ottenuto il 48,1% dei voti (circa il 3% in meno rispetto a Bonaccini), il Centrodestra il 45,4% (quasi il 2% in più della candidata Borgonzoni).

Il Partito Democratico è tornato il primo partito nella regione, con il 34,7% contro il 32% della Lega. In Calabria, la candidata del Centrodestra Santelli ha ottenuto il 52,9% dei voti, l’avversario del Centrosinistra Callipo si è fermato al 30,8% (il candidato del Movimento Cinquestelle Aiello ha raccolto il 6,7%).

La vittoria del Centrosinistra in Emilia Romagna (niente affatto scontata alla vigilia) rende più forte la voce del Partito Democratico all’interno della maggioranza, amplifica i tormenti interni del Movimento 5 Stelle, in attesa degli “Stati Generali” del 13-15 marzo, e depotenzia la richiesta di elezioni anticipate della Lega.

In ogni caso, il turno elettorale riduce i rischi di crisi di governo, almeno nel breve termine, il che potrebbe essere visto con favore dagli investitori.

Intesa Sanpaolo – Italia. I dati di dicembre sul commercio coi Paesi extra-UE mostrano, per il secondo mese, un calo congiunturale per entrambi i flussi (esportazioni -0,9% da -8,1% m/m di novembre, importazioni -1,8% m/m da -0,9% precedente).

Il calo è dovuto per l’export a energia e beni di consumo non durevoli, nel caso dell’import a beni strumentali e di consumo non durevoli.

Nel 2019, il surplus verso i Paesi extra-Ue è salito a 37,6 miliardi, dai 26,9 mld del 2018 (a 75,6 da 69,2 miliardi al netto dell’energia). Su base tendenziale, l’export torna a crescere (+5,2%), mentre l’import migliora ma resta in negativo (-5,9%).

Nel confronto tendenziale, mostrano decisi incrementi delle vendite all’estero Giappone (+22,2%), Cina (+21,3%), Svizzera (+19,3%) e Turchia (+18,2%), mentre è in calo l’export verso Stati Uniti (-7,7%), India (-4,5%) e paesi OPEC (-3,7%).

Dal lato dell’import, le flessioni più marcate riguardano Russia (-26,5%), paesi MERCOSUR (-23,6%), OPEC (-20,6%), Stati Uniti (-10,5%) e Cina (-7,6%), mentre sono in aumento gli acquisti da Turchia (+16,1%) e paesi ASEAN (+5,0%).

Nell’insieme, il 2019 si chiude con una crescita dell’export più che doppia rispetto a quella del 2018 (3,8% contro 1,7%), grazie soprattutto a Stati Uniti, Svizzera e Giappone, mentre registrano ampie flessioni i principali Paesi emergenti (OPEC, MERCOSUR, Medio Oriente e Cina).

Intesa Sanpaolo – Stati Uniti. Alla riunione del FOMC di questa settimana dovrebbe proseguire il dibattito in corso sulla strategia e sugli strumenti di politica monetaria.

Nella conferenza stampa di Powell, o più probabilmente nei verbali, si potrebbe iniziare ad avere maggiore informazione sugli strumenti considerati per sostenere la crescita quando il tasso sui fed funds è a zero.

Oltre agli acquisti di titoli e alla forward guidance sarà probabilmente discussa la possibilità di introdurre un limite ai rendimenti dei titoli, come proposto da Brainard a fine 2019.

Questo strumento, adottato dalla Fed all’inizio degli anni ’50, studiato durante la crisi dalla Fed di Bernanke, è stato adottato dalla BoJ negli ultimi anni.

Secondo Brainard, un cap sui rendimenti di titoli a scadenza relativamente breve avrebbe il vantaggio di non appesantire eccessivamente il bilancio, in una fase in cui i ritorni dal QE potrebbero essere decrescenti, e di essere a termine, nel senso che i titoli acquistati sotto questo vincolo scadrebbero naturalmente in un lasso di tempo prevedibile.

La questione di policy principale in questo caso riguarderebbe la scelta della durata dei titoli su cui imporre il cap.

Questa proposta potrebbe raccogliere il consenso di due gruppi di partecipanti al FOMC, quelli contrari a un aumento massiccio del bilancio e quelli preoccupati per gli effetti progressivamente più limitati dei programmi QE.

Fonte: BondWorld.it

Articoli Simili

Intesa Sanpaolo: Area euro accelerazione dell’inflazione

Redazione

Intesa Sanpaolo: Francia inflazione è salita a +1,1% a/a

Redazione

Intesa Sanpaolo: Area euro produzione industriale è attesa in contrazione

Redazione