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Intesa Sanpaolo: Germania inflazione in aumento

Intesa Sanpaolo – Germania. Il dato finale dell’inflazione di aprile ha registrato un aumento di un decimo rispetto alla stima preliminare per l’’indice nazionale, a +0,9% a/a (dall’1,4% a/a di marzo) e +0,4% m/m, mentre l’indice armonizzato ha confermato la prima lettura, a +0,8% a/a (dall’1,3% a/a precedente) e 0,4% m/m …

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Il calo è guidato principalmente dai prodotti petroliferi: il prezzo del gasolio da riscaldamento è sceso del -23,7% a/a ed il prezzo del carburante del -15,4% a/a. In aprile, invece, sono aumentati del +4,8% a/a i listini alimentari.

L’istituto Destatis ha sottolineato la difficoltà della raccolta dati del mese scorso, principalmente dovuta alla non disponibilità di determinati prodotti sul mercato. Nei prossimi mesi ci aspettiamo un ulteriore calo dell’inflazione.

– Stati Uniti. Le nuove richieste di sussidio di disoccupazione nella settimana conclusa il 2 maggio sono previste a 2,5 mln, in graduale calo dai picchi di fine marzo, oltre i 6,8 mln.

I sussidi continuativi nella settimana conclusa il 25 aprile dovrebbero toccare i 24,5 mln.

I dati e gli eventi di ieri

Area euro. La produzione industriale a marzo ha registrato un crollo del -11,3% m/m dopo la quasi stagnazione di febbraio (-0,1%). A livello settoriale, la caduta peggiore si è avuta per i beni durevoli (-26,3% m/m), seguiti dai beni di investimento (-15,9% m/m), dai beni intermedi (-11,0% m/m) e non durevoli (-1,6% m/m), e dall’energia (-4,0% m/m).

Lo spaccato per paesi vede Italia (-28,4% m/m), Francia (-16,4% m/m) e Spagna (-11,9% m/m) registrare una diminuzione della produzione ben al disotto della media dell’Eurozona. La variazione annua è passata a -12,9% a/a da -2,2% precedente. Il dato di marzo riflette gli effetti negativi legati alla pandemia di COVID-19. La diffusione del virus e le conseguenti misure messe in campo per limitare il contagio porteranno ad un’ulteriore riduzione della produzione industriale in aprile, mentre un rimbalzo dovrebbe vedersi da maggio.

Italia. Il governo ha approvato l’atteso decreto per il rilancio dell’economia. Nell’insieme, l’intervento è confermato avere un impatto, nel 2020, di 55 miliardi sull’indebitamento netto, 65 miliardi sul fabbisogno e ben 155 miliardi sul saldo netto da finanziare.

Vi sono effetti anche per gli anni successivi (26 mld sul 2021 e 35 mld sul 2022, per quanto concerne l’indebitamento netto).

Il pacchetto è molto rilevante e potrebbe, ceteris paribus, avere un effetto di sostegno alla crescita dell’ordine di un punto e mezzo di PIL, che non è stato incorporato nelle stime inserite dal governo nel DEF.

Tuttavia, a nostro avviso l’impatto potrebbe sentirsi più nella fase di recupero che durante la fase recessiva, ovvero potrebbe scaricarsi più sulla crescita media annua 2021 che non su quella 2020: confermiamo la nostra idea che i rischi rispetto alle stime di crescita governative (-8% nel 2020, +4,7% nel 2021) siano al ribasso quest’anno e al rialzo l’anno prossimo.

Le misure annunciate includono:

– Circa 5 miliardi per la salute e la sicurezza, di cui 3,2 miliardi per il potenziamento e la riorganizzazione della rete ospedaliera, di quella assistenziale e dell’attività di sorveglianza attiva, e 1,5 miliardi di euro per il Fondo per le emergenze nazionali (di cui 1 miliardo all’ulteriore finanziamento degli interventi di competenza del commissario straordinario per l’emergenza sanitaria);

– Circa 16 miliardi di sostegno alle imprese, di cui:

– 6 miliardi di contributi a fondo perduto per le PMI con fatturato inferiore a 5 milioni di euro che abbiano subito cali del fatturato dell’ordine di un terzo;

– 4 miliardi di taglio dell’Irap (esenzione dal versamento del saldo dovuto per il 2019 e della prima rata dell’acconto 2020) per imprese e lavoratori autonomi con un volume di ricavi inferiore ai 250 milioni;

– Misure fiscali varie, tra cui crediti d’imposta sugli affitti, taglio all’IMU su alberghi e pensioni, riduzione delle bollette elettriche, misure per il rafforzamento patrimoniale delle PMI e più in generale per facilitare gli aumenti di capitale delle società;

– Sospensione dei versamenti fiscali fino al 16 settembre;

– Aiuti diretti alle imprese da parte degli enti locali;

– 25,6 miliardi di sostegno all’occupazione e al reddito dei lavoratori e delle famiglie, di cui:

– 15 miliardi per la proroga di ulteriori 9 settimane della cassa-integrazione guadagni;

– 4,5 miliardi per la conferma e il potenziamento del “bonus autonomi” (che arriverà in modo automatico e potrà salire fino a 1000 euro);

– il nuovo “reddito di emergenza” per il sostegno dei nuclei familiari in condizioni di necessità economica;

– l’estensione a cinque mesi  del termine previsto dal decreto “cura Italia” entro il quale sono vietati i licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo e quelli collettivi e sono sospese le procedure in corso;

– 500 milioni per un’indennità, pari a 500 euro mensili, per i mesi di aprile e maggio, in favore dei lavoratori domestici;

– estensione e ampliamenti degli aiuti alle famiglie già previsti dal “Cura Italia” ovvero congedi parentali e voucher baby sitting, assieme all’estensione della modalità di lavoro “agile”;

– incremento delle dotazioni del Fondo per le non autosufficienze, del Fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, del Fondo di sostegno per le strutture semiresidenziali per persone con disabilità e del Fondo per le politiche della famiglia;

– misure per l’emersione di rapporto di lavoro irregolari;

– 4 miliardi di aiuti agli enti locali, di cui:

– 3,5 miliardi di trasferimenti agli enti territoriali, distribuiti sulla base della perdita di gettito e dei fabbisogni per le funzioni fondamentali;

– 400 milioni per il reintegro del Fondo di solidarietà comunale, che erano stati utilizzati per l’emergenza alimentare, e anticipo dell’erogazione del fondo sperimentale di riequilibrio per le province e le città metropolitane per il 2020;

– 12 miliardi per la costituzione di un fondo per il pagamento dei debiti commerciali degli enti locali verso i fornitori (questa misura non influisce sull’indebitamento netto);

– altre misure, soprattutto di carattere fiscale, tra cui:

– circa 15 miliardi per la ricapitalizzazione delle imprese, attraverso la costituzione di un “Patrimonio Rilancio” presso la CDP e del “Fondo Patrimonio PMI” gestito da Invitalia (anche questa misura non influisce sull’indebitamento netto);

– cancellazione delle “clausole di salvaguardia” ancora pendenti sugli anni dal 2021 in poi (pari, per l’anno prossimo, a ben 20 miliardi);

– detrazione al 110% per gli interventi volti ad incrementare l’efficienza energetica degli edifici (ecobonus), la riduzione del rischio sismico (sismabonus) e per interventi ad essi connessi relativi all’installazione di impianti fotovoltaici e colonnine per la ricarica di veicoli elettrici;

– altre misure fiscali tra cui crediti d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro alle norme per la sicurezza e per la sanificazione degli ambienti di lavoro, compensazioni fiscali, ampliamenti del credito d’imposta ricerca e sviluppo al Sud, taglio dell’IVA sui beni necessari al contenimento dell’epidemia, rinvio a inizio 2021 dell’entrata in vigore di plastic tax e sugar tax e della lotteria degli scontrini e dell’obbligo del registratore telematico;

– concessione di garanzie statali su passività delle banche fino a un valore nominale di 15 miliardi;

– circa 2,5 miliardi per il sostegno al turismo (tra cui tax credit vacanze, fondo turismo, promozione turistica in Italia) e alla cultura (fondo emergenze imprese e istituzioni culturali, 100 milioni per assicurare il funzionamento dei musei e dei luoghi della cultura);

– ulteriori misure di sostegno per l’editoria e le edicole, le infrastrutture e i trasporti, lo sport, l’agricoltura, l’istruzione.

US Covid-19 update

– Contagi  1390734, nuovi contagi 20800, decessi 84133, guarigioni 243430 (Fonte: JHU).

– Il presidente della Fed, Powell, ha affermato che le circostanze attuali sono senza precedenti in termini di velocità e profondità della riduzione dell’attività e dell’occupazione, e distinguono questa svolta ciclica da tutte quelle che l’hanno preceduta.

La correzione ciclica attuale è causata direttamente dal virus e dall’arresto dell’attività dovuto alle misure di contenimento, non da eccessi in qualche settore dell’economia o dei mercati finanziari come nelle recessioni del passato. Questa differenza è cruciale anche per determinare le risposte di policy.

Secondo Powell la ripresa della crescita, attesa a partire dal 2° semestre, sarà probabilmente graduale e “molto incerta”. Gli effetti dell’epidemia dovranno essere contrastati da altri interventi sia di politica monetaria sia, soprattutto, di politica fiscale, prima di poter tornare ad avere un’espansione consolidata, forse fra un paio d’anni.

Powell ha sottolineato i rischi di perdita permanente di capitale umano e produttivo in caso di chiusura definitiva di molte imprese per cui la crisi di liquidità si trasformi in crisi di solvibilità. Gli interventi di policy sono essenziali per evitare che una correzione temporanea abbia un impatto prolungato sullo scenario economico. Nel frattempo, la Fed continuerà ad agire come necessario, innovando e adattandosi alle circostanze, come ha fatto finora.

Fra gli strumenti considerati dalla Fed non ci sono i tassi negativi, Powell ha ribadito con forza e senza esitazione che l’opinione del Comitato non è cambiata. I tassi negativi non sono uno strumento che il FOMC sta considerando.

Powell ha rinviato alla lettura del comunicato sulla strategia di politica monetaria di fine 2019, in cui si afferma che tutto il Comitato ritiene che i tassi negativi non siano uno strumento attraente. Questa opinione è fondata su due motivi.

Da un lato, l’evidenza sugli effetti dei tassi negativi è, nella migliore delle ipotesi, mista e limitata. Dall’altro, la Fed ha a disposizione una cassetta degli attrezzi con strumenti che funzionano molto bene e che possono ancora essere utilizzati ed estesi. Pertanto, non c’è motivo per spostare l’attenzione sul terreno incerto dei tassi negativi.

Sicuramente, l’intervento di Powell di oggi al Peterson Institute for International Economics, in un contesto in cui era possibile affrontare brevemente ma incisivamente temi controversi, era mirato proprio a passare al mercato il messaggio della Fed: i tassi negativi non sono (almeno nel futuro prevedibile) nel radar del FOMC.

– Il PPI ad aprile cala di -1,3% m/m, la variazione più ampia da quando esiste la serie (2009). Il calo è determinato per l’80% dalla correzione dei prezzi dei beni finali (-3,3% m/m), spinto dal crollo dell’energia (-19% m/m, benzina -56,6% m/m).

I prezzi dei servizi finali sono in flessione di -0,2% m/m. L’indice al netto di alimentari, energia e commercio cala di -0,9% m/m (-0,3% a/a). Nella voce servizi, la debolezza è concentrata nel comparto trasporti e stoccaggio. In particolare, si registrano massicce contrazioni nel trasporto aereo e nelle tariffe alberghiere, oltre che nei servizi finanziari.

Per i servizi sanitari, che danno indicazioni per il deflatore dei consumi, l’andamento dei prezzi è misto, con aumenti per le tariffe mediche e riduzioni per i servizi di analisi.

Il calo della spesa sanitaria per via della concentrazione dell’attività su Covid19 dovrebbe determinare un minor peso del comparto sul deflatore.

Fonte: BondWorld.it

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