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Intesa Sanpaolo: – Germania ordinativi industriali cresciuti

Intesa Sanpaolo – Germania. In novembre, gli ordinativi industriali sono cresciuti di 2,3% m/m, portando la variazione annua a 6,3% a/a.

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L’inatteso aumento di novembre segue un altro forte incremento a ottobre (+3,3% m/m). La crescita è spiegata soprattutto dagli ordinativi esteri, e in particolare dal resto dell’Eurozona (+6,1% m/m), ma anche gli ordini interni sono stati robusti (+1,6%).

Dal punto di vista della destinazione finale, la crescita riguarda soprattutto i produttori di beni intermedi (+4,9%), ma anche i produttori di beni di investimento (+1,1%) e quelli di beni di consumo (+0,5%) hanno visto salire la domanda.

Il livello del fatturato industriale è ora del 3,6% inferiore ai livelli precedenti lo scoppio della crisi pandemica. Il dato implica che, malgrado la recrudescenza della pandemia, il settore industriale tedesco ha contribuito positivamente alla crescita del valore aggiunto nel 4° trimestre 2020.

– Area euro. L’indice ESI di fiducia economica elaborato dalla Commissione Europea è atteso in salita a dicembre, a 89,6 da 87,6 precedente. L’indice per l’industria è visto in crescita a – 8,8 punti, come anche l’indice dei servizi (-15,8 punti).

Il lieve miglioramento di morale nel mese dovrebbe riflettere l’alleggerimento delle misure di contenimento della “seconda ondata” di COVID-19 (che pure, in molti Paesi, è stato transitorio). Il dato finale dell’indice di fiducia dei consumatori è atteso confermare la stima flash di -13,9 punti.

– Area euro. La stima flash di dicembre dovrebbe indicare un’inflazione a -0,2% a/a, dopo il – 0,3% a/a registrato a novembre. L’indice core BCE (al netto di alimentari ed energia) è visto in lieve risalita a 0,5% a/a (0,4% m/m).

Sul mese, i prezzi sono attesi in crescita dello 0,4% m/m, trainati dal rincaro dei listini energetici (+2,0% m/m e -6,6% a/a). L’inflazione è attesa risalire solo molto gradualmente nel 2021.

– Area euro. Le vendite al dettaglio di novembre sono attese in forte calo, dell’ordine di -2,4% m/m, dopo il +1,5% m/m precedente; la crescita tendenziale è vista passare a +0,9% a/a da 4,1% a/a di ottobre.

Nonostante la flessione, i consumi resterebbero al di sopra del loro livello di febbraio.

– Italia. L’inflazione è attesa poco variata a dicembre, a -0,2% a/a. I prezzi sono visti in crescita di due decimi sull’indice nazionale e di tre decimi sull’armonizzato. Le spinte al rialzo sui listini nel mese dovrebbero essere venute soprattutto dai carburanti, dai servizi di trasporto e dagli alimentari.

L’inflazione di fondo è vista invariata a 0,4% a/a (sul NIC). Il 2020 chiuderebbe con calo di -0,1% per i prezzi al consumo; vediamo solo una moderata risalita, a +0,2%, per la media 2021.

Stati Uniti

– L’ISM non manifatturiero a dicembre dovrebbe correggere a 53,5 da 55,9 di novembre, sulla scia del peggioramento della curva dei contagi e della diffusione delle restrizioni all’attività dei servizi.

Le componenti di attività, ordini e occupazione sono previste in calo dai livelli elevati di novembre, e ancora con valori in territorio espansivo. L’indice composito dovrebbe essere sostenuto dai tempi di consegna, attesi in rialzo per via dei vincoli all’offerta.

– Il deficit commerciale a novembre è atteso in aumento a -66 mld, da -63,1 mld di ottobre, con un incremento solido delle importazioni, che dovrebbe più che compensare il rialzo dell’export, in linea con le informazioni della bilancia dei beni.

Il canale estero dovrebbe essere un freno per la crescita del 4° trimestre, alla luce della spinta dell’import per i beni capitali e di consumo, dovuta alla domanda interna solida, a fronte di debolezza della crescita estera legata alle restrizioni anti-Covid.

I dati e gli eventi di ieri

Stati Uniti. Gli eventi degli ultimi due giorni hanno dato una profonda scossa al quadro politico, con possibili rilevanti ripercussioni future.

I ballottaggi in Georgia per i due seggi del Senato si sono conclusi con la vittoria dei candidati democratici, a scapito dei senatori repubblicani in carica, allineati con le posizioni di Trump. Il risultato è la parità del numero di senatori, con la maggioranza in mano ai democratici grazie al voto del vice-presidente, una situazione rara, avvenuta l’ultima volta nel 2001.

Il passaggio in mani democratiche del Senato e il governo unificato sui fronti legislativo ed esecutivo dà maggiori possibilità a Biden di attuare la propria agenda. Tuttavia, la maggioranza risicata e l’evoluzione degli eventi collegati alla nomina del presidente (v. sotto) spostano il baricentro del Congresso ulteriormente verso il centro e rendono difficile l’attuazione di grandi riforme.

È probabile però che ci sia spazio per l’attuazione nel breve termine di ulteriore stimolo fiscale e nel medio termine di programmi di spesa per infrastrutture e per sostegno alla sanità.

L’evento più dirompente sul fronte politico però è stato l’attacco al Campidoglio da parte dei dimostranti pro-Trump durante il processo per la nomina del presidente e del vice-presidente. Il Congresso a camere riunite aveva iniziato lo scrutinio dei certificati elettorali degli Stati, con il vice-presidente Pence nel suo ruolo esclusivamente cerimoniale di presidente del Senato.

Come atteso, era stata presentata una prima obiezione al risultato dell’Arizona, obbligando a un aggiornamento della seduta per permettere la discussione dell’obiezione. L’irruzione violenta dei dimostranti nel Campidoglio ha fatto interrompere i lavori, ripresi poi in serata, con la bocciatura dell’obiezione per l’Arizona e l’apertura della discussione sui certificati della Pennsylvania.

Gli eventi della giornata hanno indotto diversi rappresentanti e senatori, sostenitori delle rivendicazioni di Trump che intendevano obiettare ai risultati di altri stati, a modificare le loro posizioni e ad accettare i risultati del Collegio Elettorale. Va notato comunque che circa metà dei rappresentanti repubblicani alla Camera (121) e 6 senatori hanno votato a favore dell’obiezione dell’Arizona, sottolineando le difficoltà future del partito repubblicano.

Dopo l’obiezione per la Pennsylvania, la cui discussione è ora in corso, potrebbe esserci ancora quella per il Wisconsin, con un ulteriore rinvio della nomina definitiva di Biden e Harris, che comunque non è in dubbio.

La svolta violenta della sfida di Trump e dei suoi sostenitori in Congresso per rovesciare il risultato elettorale ha lacerato il partito repubblicano, con conseguenze rilevanti per lo scenario politico.

Una possibile implicazione positiva è che il nuovo Congresso (al di là delle frange estreme fra i repubblicani) e il nuovo presidente siano spinti verso il centro a cooperare per ricomporre la frattura e scongiurare i rischi di deriva anti-democratica esplosi nella giornata di ieri.

Martedì, la riunione dell’OPEC+ si è conclusa con l’annuncio a sorpresa che l’Arabia Saudita aumenterà i tagli alla produzione con un’ulteriore riduzione volontaria di 1 milione di barili al giorno (mb/d) a febbraio e marzo. Secondo le nostre stime, dati gli attuali fondamentali di domanda e offerta, il mercato globale del greggio dovrebbe rimanere in deficit nei prossimi mesi grazie ai tagli unilaterali sauditi.

Tuttavia, il potenziale di rialzo dei prezzi del greggio è limitato dalla debole domanda globale, influenzata negativamente dall’epidemia di coronavirus, e dall’elasticità dell’offerta di greggio ai prezzi. La soglia di 60 USD è ancora considerata un livello di resistenza molto forte.

Germania. Il governo federale e gli Stati hanno deciso di estendere le restrizioni in vigore fino al 31/1. Resteranno chiusi per tutto il mese di gennaio ristorazione, bar, esercizi commerciali non essenziali, servizi alla persona, attività di intrattenimento e scuole. Le restrizioni saranno ulteriormente rafforzate nelle zone dove l’incidenza dei contagi supera i 200 casi per 100mila abitanti, imponendo in tal caso anche un divieto di spostamento oltre il raggio di 15 km dalla residenza.

Il prossimo aggiornamento del programma di contenimento al 25/1. Per mitigare l’impatto economico, il governo federale ha risarcito le imprese con un trasferimento che può arrivare a un massimo del 75% del fatturato del dicembre 2019, pro-rata per i giorni di chiusura del dicembre 2020; per il 2021, è stato annunciato il programma di aiuto ponte III, in vigore fino al giugno 2021. Le misure impatteranno significativamente sul livello dell’attività economica del primo trimestre 2021.

Germania. In dicembre, il tasso di disoccupazione è rimasto al 6,1% della forza lavoro, mentre il numero dei lavoratori disoccupati è calato di 37mila unità.

Il numero dei disoccupati resta di 506mila unità superiore al livello del febbraio 2020, cioè pre-crisi pandemica, quando il tasso di disoccupazione era pari al 5,0%; il numero di lavoratori riassorbiti fra gli occupati è pari a 164mila.

Area euro. Il PMI dei servizi di dicembre è stato rivisto a 46,4 da 47,3 della stima flash. Migliorano la valutazione dell’occupazione (49,1) e il flusso di nuova attività (46,6), anche se restano ambedue inferiori a 50; le imprese sono più ottimiste sul futuro: l’indice delle aspettative balza a 63,9. Fra i paesi che non pubblicano la stima flash, in Italia il PMI si è fermato a 39,7 (novembre: 39,4), mentre in Spagna è balzato da 39,5 a 48,0. Il PMI composito per l’eurozona è salito da 45,3 a 49,1.

Anche l’indagine dei servizi registra qualche pressione al rialzo sui prezzi degli input, sebbene molto modesta rispetto alla distribuzione storica: l’indice è risalito da 51,5 a 53,1, un livello ancora inferiore a quelli di fine 2019.

Area euro. La crescita di M3 è accelerata in dicembre all’11,0% a/a, mentre quella del credito totale è passata da 8,8% a 9,0% a/a. L’espansione degli aggregati monetari è sempre guidata dalla componente più liquida, M1, anche se attualmente risulta molto dinamica quella connessa ai pronti/termine (+38% a/a), inclusa in M3-M2.

L’espansione del credito totale dipende soprattutto dai programmi di acquisto di titoli di stato, che spiegano il contributo di 7,7% del credito al settore pubblico. Il credito al settore privato sta rallentando (4,8% a/a), anche se la componente dei prestiti si è fatta più dinamica nel bimestre novembre-dicembre rispetto ai mesi precedenti.

Cina. L’indice PMI dei servizi rilevato da Caixin-Markit è sceso da 57,8 in novembre a 56,3 in dicembre, portandosi poco al di sotto del livello di ottobre (56,8). Il calo riflette la flessione delle componenti degli ordini (scesa dal massimo degli ultimi dici anni toccato in novembre, 58,7, a 54,3 in dicembre), dell’occupazione e, al contrario del settore manifatturiero, anche dei prezzi degli input.

Nonostante il calo l’indice resta ampiamente in territorio espansivo e la componente delle aspettative sui massimi della serie e in salita. Il calo dell’indice PMI sia del settore manifatturiero sia di quello dei servizi ha determinato una diminuzione dell’indice composito, sceso da 57,5 a 55,8.

Stati Uniti. I verbali della riunione del FOMC di dicembre danno meno informazioni nuove rispetto a quanto atteso. L’aspettativa era che i verbali avrebbero contribuito a precisare l’“ulteriore progresso sostanziale” verso gli obiettivi su inflazione e occupazione, indicato dalla nuova guidance come condizione necessaria per considerare un futuro tapering degli acquisti.

Invece, il messaggio dei verbali è che i partecipanti ritenevano che la valutazione di “progresso sostanziale” debba essere un giudizio “ampio, qualitativo e non basato su specifici criteri o soglie numeriche”. Pertanto, la tempistica del tapering sarà dettata dall’evoluzione del quadro macroeconomico e scandita dalla comunicazione verbale da parte del Comitato in risposta agli sviluppi economici.

Nei verbali si sottolinea anche la flessibilità offerta dalla nuova guidance di fronte a sorprese in entrambe le direzioni. In particolare, il FOMC potrà allungare il periodo di tassi a zero e aumentare la dimensione del bilancio in caso di scenari negativi.

Dall’altro lato, si possono anche contemplare sorprese positive, anche se per ora il Comitato non segnala l’intenzione di volersi muovere in direzione meno espansiva, nonostante il miglioramento inatteso della crescita a fine anno.

Lo scenario economico è descritto dai verbali, in linea con quanto rilevato nelle proiezioni economiche e nella conferenza stampa di Powell, come migliore delle attese. Per il 2021 si prevede un rallentamento temporaneo nel 1° trimestre, per via della recrudescenza della pandemia e delle restrizioni imposte in molti stati, seguito da una crescita più brillante di quanto previsto mesi fa, grazie agli sviluppi sui vaccini che dovrebbero determinare una riduzione delle misure di contenimento rispetto a quanto scontato in precedenza.

I partecipanti però nel breve termine continuano a sottolineare i rischi di ricadute negative dalla situazione sanitaria a quella economica, anche se “diversi” partecipanti consideravano i rischi economici “più equilibrati”. I commenti recenti mostrano opinioni diverse riguardo alle prospettive della politica monetaria. Evans ha sottolineato che l’inflazione bassa indurrà la Fed a mantenere la politica monetaria invariata per anni, mentre Bostic ha suggerito che il tapering degli acquisti potrebbe essere discusso già quest’anno se la crescita sarà solida.

Per quanto riguarda il controllo dei rendimenti attraverso modifiche alla composizione del portafoglio di titoli, solo due partecipanti si sono detti favorevoli a questa opzione, mentre gli altri restano aperti alla discussione sul tema ma non ritengono sia utile o necessaria ora, con i settori sensibili ai tassi già in ampia espansione (investimenti residenziali e non), e con la debolezza di altri settori causata dalla pandemia e non da un livello elevato di tassi.

Stati Uniti. L’ISM manifatturiero a dicembre sorprende verso l’alto, salendo a 60,7 da 57,5 di novembre. Lo spaccato dell’indagine è omogeneamente positivo, con i nuovi ordini a 67,9 da 65,1, la produzione a 64,8 da 60,8, gli ordini inevasi a 59,1 da 56,9, l’occupazione a 51,5 da 48,4. La risalita dell’indice composito ha avuto anche un ampio contributo dai tempi di consegna, aumentati a 67,6 da 61,7, con un’indicazione di strozzature all’offerta.

Ma la diffusione dei segnali positivi testimonia la prosecuzione della ripresa a ritmi sostenuti nel manifatturiero, sia dal lato della domanda (ordini, occupazione e produzione) sia da quello degli input (scorte e importazioni).

Anche la componente prezzi pagati è in netto rialzo, a 77,6 da 65,4 di novembre, sui massimi dall’estate 2018. Su 18 sotto-settori, i 16 in espansione rappresentano i comparti dominanti (fra cui, abbigliamento, arredamento, auto, tessile, alimentari, chimico, petrolio, metallurgico). Le imprese riportano domanda sostenuta e strozzature all’offerta, fatturato al di sopra dei livelli pre-Covid, attività sorprendentemente solida.

Secondo il direttore dell’indagine, il livello dell’indice composito di dicembre è coerente con una crescita dell’economia del 5,2%. I dati confermano che il settore manifatturiero si mantiene in espansione, nonostante il drammatico peggioramento della situazione sanitaria.

Stati Uniti. La stima ADP degli occupati non agricoli privati a dicembre registra una variazione di -123 mila, la prima contrazione da aprile. La flessione di occupati ha colpito le imprese di piccole e grandi dimensioni, che hanno occupati in calo di -13 mila e -147 mila, rispettivamente. invece le imprese di medie dimensioni vedono un rialzo di 37 mila. Il calo è diffuso sia all’industria, con – 18 mila (-21 mila nel manifatturiero, 0 nell’estrattivo e +3 mila nelle costruzioni), sia ai servizi, con – 105 mila (-50 mila per trasporti e commercio al dettaglio, -58 mila per ricreazione e ospitalità, +12 mila per i servizi alle imprese).

I dati mettono rischi verso il basso per l’employment report di dicembre in uscita venerdì 8/1, ma appaiono più negativi di quanto segnalato dalle indagini e dai sussidi di disoccupazione del mese scorso.

Fonte: BondWorld.it

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