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Intesa Sanpaolo: Germania: politiche fiscali in campo

Intesa Sanpaolo – L’epidemia di COVID-19 ha colpito un’economia tedesca già in difficoltà. È vero che le strategie di contenimento adottate in Germania si sono rivelate abbastanza efficaci, ma in ultima analisi questo potrebbe solo contribuire a diluire lo sviluppo del contagio su un arco di tempo più lungo………………

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Il governo federale ha risposto agli effetti devastanti del virus varando un grande pacchetto fiscale. Anche così, però, una recessione dell’economia tedesca è inevitabile.

Se il lockdown terminerà a fine aprile, prevediamo una contrazione del PIL del 3% a/a nel 2020 mentre se il lockdown dovesse essere prorogato di un altro mese la flessione sarebbe del 9,3%. Nel 2020 il deficit pubblico supererà il 6,0% del PIL.

– Il COVID-19 non ha risparmiato la Germania. È vero che le strategie di contenimento adottate in Germania si sono rivelate più efficaci che in Italia o in Spagna, ma in ultima analisi questo potrebbe solo contribuire a diluire lo sviluppo del contagio su un arco di tempo più lungo.

Le misure di contenimento sono state meno drastiche rispetto a quelle adottate in Italia, ma quasi certamente il loro impatto economico sarà comunque grave.

– Le misure di contenimento hanno avuto un forte impatto sul settore dei servizi che era stato il pilastro fondamentale della crescita nel 2019 e a inizio 2020. Il settore manifatturiero, viceversa, ha subito una contrazione per tutto il 2019, principalmente a causa dei profondi cambiamenti strutturali che stanno interessando il settore automobilistico.

Lo scoppio dell’epidemia, che ha provocato un calo delle vendite e un’interruzione degli approvvigionamenti, ha colpito in primis le case automobilistiche tedesche spingendole a chiudere gli stabilimenti. Una recessione dell’economia tedesca è inevitabile, a prescindere dallo scenario.

– Tuttavia, sul piano fiscale la risposta è stata molto aggressiva: oltre a uno stimolo pari al 4,4% del PIL, il governo federale ha fornito garanzie sul credito e assicurato sostegno alla liquidità, rinviando il pagamento delle imposte e dei contributi.

I livelli occupazionali sono stati salvaguardati da un potenziamento del Kurzarbeit, il programma che consente di ridurre gli orari di lavoro dei dipendenti. Il 2020 segnerà comunque la fine di un surplus di bilancio per la prima volta dal 2013. Quest’anno è probabile che il deficit superi il 6% del PIL. Anche nel migliore dei casi il debito pubblico salirà ben oltre la soglia del 60% del PIL.

– Se il lockdown terminerà a fine aprile, si registrerà una contrazione del PIL pari al 3% a/a e una discesa dell’inflazione abbondantemente sotto al livello dell’1% nel 2020. I danni economici al mercato del lavoro e agli investimenti potrebbero essere limitati solo attraverso consistenti stimoli fiscali.

Se il lockdown dovesse essere prorogato di un altro mese, l’economia perderebbe il 9,3% a/a nel 2020 e con ogni probabilità subentrerebbe un quadro deflazionistico. I danni per i consumi privati, gli investimenti e le esportazioni sarebbero molto più duraturi.

La pandemia di COVID-19 in Germania

Il primo caso di COVID-19 segnalato in Germania risale al 27 gennaio. Attualmente, la COVID-19 si è diffusa in tutti i Länder, registrando le densità più elevate (cioè il numero di contagi per 100.000 abitanti) in Baviera, Baden-Württemberg, Amburgo e Saarland.

Il 6 aprile la Germania ha annunciato che il numero di casi confermati ha sfiorato quota 95.400, una cifra che colloca il Paese al quarto posto mondiale, davanti alla Cina. Tuttavia, il tasso di mortalità dell’1,5% rimane molto più basso rispetto a quello di altri Paesi colpiti più o meno nella stessa misura.

Ciò può essere in parte spiegato dal fatto che la Germania sta effettuando un numero estremamente elevato di tamponi, rilevando la diffusione del virus in una fase più precoce rispetto ad altri paesi e intercettando casi positivi asintomatici relativamente più giovani, con un’età media di 49 anni, analogamente a quanto avvenuto nella Corea del Sud1.

La polmonite viene segnalata solo nel 2% dei casi2. All’inizio, quando i casi di contagio erano relativamente poco numerosi, il governo tedesco si è focalizzato sull’individuazione e sull’isolamento dei soggetti infettati, ivi compresi i loro contatti, per spezzare la diffusione del contagio. Inoltre, la Germania ha un sistema sanitario di alta qualità, con una densità iniziale di posti letto per terapia intensiva pari a 33,9 ogni 100.000 abitanti – a fronte dei 16,3 della Francia, 9,7 della Spagna e 8,6 dell’Italia3 – che le consente di gestire picchi di contagio maggiori rispetto ad altri Paesi.

Misure di contenimento più severe sono state adottate solo quando il numero dei casi ha superato le 20.000 unità. Il 13 marzo, 14 Länder su 16 hanno chiuso scuole e asili. Il 16 marzo la Germania ha reintrodotto i controlli di frontiera con restrizioni all’ingresso nel Paese e disposto la chiusura dei negozi non essenziali, delle infrastrutture per il tempo libero e di quelle culturali.

Il 22 marzo, ha dichiarato una quarantena nazionale (entrata in vigore il 23 marzo), vietando assembramenti di più di due persone in pubblico (ad eccezione di famiglie e gruppi di familiari), chiudendo i ristoranti e gli esercizi commerciali dedicati alla cura del corpo e imponendo il mantenimento di una distanza di 1,5 m tra le persone4. Nessun’altra attività economica è stata sottoposta a chiusura forzata.

Alcuni Länder hanno adottato misure più severe e lo hanno fatto prima. Il più grande Land della Germania, la Baviera, ha imposto il lockdown già il 20 marzo, seguito poco dopo da Saarland e Sassonia. Le misure di contenimento rimarranno in vigore almeno fino al 20 aprile.

Secondo i funzionari dell’Istituto Robert Koch – l’istituto federale tedesco responsabile per il controllo e la prevenzione delle malattie – la Germania si trova ancora in una fase iniziale dell’epidemia, paradossalmente grazie proprio all’efficacia delle misure strategiche inizialmente adottate.

Scenari relativi all’epidemia e alle misure di contenimento

Non è chiaro quando l’epidemia si concluderà e se entro quest’anno sarà possibile un ritorno alla normalità. Per il momento abbiamo stimato l’impatto di due scenari:

– Il primo prevede il prolungamento delle misure in atto fino alla fine di aprile, con un parziale allentamento in maggio/giugno e una parziale normalizzazione nel terzo trimestre (lockdown breve). La situazione economica ritornerebbe molto vicina alla normalità nel quarto trimestre.

– Il secondo prevede due mesi di lockdown completo nel secondo trimestre e una minore normalizzazione nel terzo (lockdown lungo). La situazione economica ritornerebbe vicina alla normalità nel quarto trimestre.

Al momento non abbiamo simulato l’impatto di un’epidemia più prolungata, con durata fino al terzo o quarto trimestre del 2020 o addirittura fino al 2021. In generale, il carico sul sistema sanitario dovrebbe diminuire nel tempo, accompagnato dal graduale aumento della quota di popolazione immune.

Inoltre, il sistema sanitario verrà rafforzato al fine di far fronte, se necessario, a un maggiore afflusso di pazienti che necessitano di terapia intensiva. Da ultimo, ma non per questo meno importante, i miglioramenti tecnologici potrebbero favorire misure di contenimento dell’epidemia meno destabilizzanti per l’attività economica.

Tuttavia, questo scenario di rischio appare alquanto verosimile e verrà analizzato in un altro report. I due scenari sarebbero coerenti con una prosecuzione della pandemia, ma solo se a partire dal terzo trimestre del 2020 le misure di contenimento si orienteranno verso strategie a basso impatto.

L’economia sta risentendo di shock contemporanei della domanda e dell’offerta

Mentre gli sviluppi futuri sono estremamente incerti, una recessione nel primo semestre di quest’anno sembra inevitabile. Se nel primo trimestre la contrazione del PIL dovrebbe risultare relativamente contenuta, nel secondo trimestre si prevede che sarà molto pronunciata.

La crescita reale ha aperto l’anno su una nota positiva, in ripresa dopo un dicembre deludente. Lo scoppio dell’epidemia ha profondamente influenzato l’economia reale, soprattutto a partire da marzo e in particolare a partire dalla terza settimana del mese, quando sono state adottate le misure di contenimento più severe.

I tour operator, le agenzie di viaggio, i ristoranti e le strutture alberghiere sono stati alcuni dei primi settori a subire un contraccolpo (riconducibile più a uno shock della domanda che a vincoli disposti dalle autorità).

Sul versante dell’offerta, già a febbraio e all’inizio di marzo, cioè prima che venissero adottati i provvedimenti di distanziamento sociale obbligatorio, il 52% circa delle aziende manifatturiere aveva incontrato problemi di approvvigionamento per i semilavorati o le materie prime.

A marzo, il clima di fiducia dell’economia ha registrato un tracollo senza precedenti. Il calo mensile dell’indice Ifo Business Climate è stato il più elevato dal 1991 a oggi e la flessione della componente delle aspettative è risultata la più elevata di sempre. Il clima di fiducia dell’economia ha quindi chiuso il primo trimestre al livello più basso dall’agosto 2009. Parallelamente, l’indice PMI composito è sceso al minimo su 133 mesi. L’indice PMI del settore dei servizi è sprofondato ai minimi storici.

L’indice PMI manifatturiero complessivo si è mostrato resiliente, ma è stato artificialmente supportato dall’interruzione delle forniture che ha prolungato i tempi di consegna e rallentato il calo delle scorte acquistate, un andamento esattamente opposto a quanto avviene di solito nelle fasi recessive. Viceversa, l’indice della produzione è nettamente peggiorato, con la flessione più repentina dall’inizio del 2009. Anche i volumi degli ordini hanno fatto un brutto scivolone. Se mantenuti, tali livelli sono compatibili con una grave recessione. Ed è improbabile che ad aprile, mese in cui l’incidenza della COVID-19 si farà sentire ancora di più, la fiducia recuperi.

Il governo federale risponde varando il più grande pacchetto fiscale della storia

Forte di una posizione fiscale invidiabile e di un rapporto debito/PIL basso e in calo, il governo federale è intervenuto rapidamente per salvaguardare i posti di lavoro, sostenere le imprese, mantenere la coesione sociale e garantire le migliori cure mediche possibili.

L’istituto Bruegel stima l’entità dell’onere fiscale al 4,4% del PIL, a cui va aggiunto un 14,6% in differimenti di imposte e contributi e un 32,2% in garanzie statali.5. La legge di bilancio integrativa, già emanata, include le seguenti misure:

– Aumento degli ammortizzatori sociali, dal 1o aprile. Per un semestre gli ammortizzatori sociali sono stati resi più accessibili per tutti, a prescindere dalle condizioni patrimoniali e dalle dimensioni delle abitazioni. I genitori che perdono temporaneamente il reddito, potranno beneficiare dell’assegno destinato ai figli.

– Ampliamento del programma di riduzione forzata dell’orario di lavoro, il cosiddetto “Kurzarbeit”. Il programma del Kurzarbeit consente alle aziende interessate da un calo del fatturato di ridurre l’orario di lavoro dei dipendenti senza dover ricorrere al licenziamento.

Nel quadro di questo programma, le aziende possono ora richiedere un sostegno per i dipendenti quando la diminuzione è pari ad appena il 10% (rispetto al terzo richiesto in precedenza). Il sostegno, inoltre, è disponibile anche per i lavoratori interinali/procacciati da agenzie. Oltre a coprire il 60% della retribuzione netta mensile dovuta al momento della riduzione delle ore di lavoro (67% se il lavoratore ha figli), l’Agentur für Arbeit, l’agenzia federale per l’impiego, coprirà anche il 100% dei contributi previdenziali per conto delle aziende interessate (a fronte del 50% che era stato assicurato durante la crisi finanziaria).

Un test di idoneità viene condotto dall’Agentur für Arbeit locale, mentre la richiesta viene presentata dall’azienda tramite un modulo online. La prestazione non è soggetta ad alcun limite temporale. Il governo ha stimato un costo di 10,05 miliardi di euro nel 2020. – Trasferimento rapido di denaro liquido per le piccole imprese e i lavoratori autonomi: il governo ha istituito un programma di aiuti immediati da 50 miliardi di euro per sostenere i lavoratori autonomi e le piccole imprese con meno di 10 dipendenti.

Questo fondo sarà utilizzato per fornire sovvenzioni una tantum a copertura dei costi di gestione per tre mesi.

– Assistenza fiscale per aziende di ogni dimensione, finalizzata a migliorare le condizioni di liquidità delle imprese. Nel 2020, i provvedimenti esecutivi e i supplementi di sanzione saranno sospesi, gli anticipi d’imposta potranno subire adeguamenti e le autorità fiscali concederanno proroghe sui pagamenti.

– Oltre alle misure di stabilizzazione economica, il governo tedesco ha stanziato 3,5 miliardi di euro per l’assistenza sanitaria, destinati, tra le altre cose, all’acquisto di dispositivi di protezione e allo sviluppo di un vaccino e di trattamenti supplementari.

Per compensare le perdite dovute alla riprogrammazione degli interventi chirurgici e per aumentare la capacità di terapia intensiva, il governo metterà a disposizione 2,8 miliardi di euro. Il governo ha inoltre dichiarato che “altri 55 miliardi di euro saranno messi a disposizione per ulteriori misure di contrasto della pandemia”6.

– Aumento della spesa per investimenti, per un totale di 12,4 miliardi di euro tra il 2021 e il 2024, pari a 3,1 miliardi l’anno. L’importo sarà interamente finanziato dal surplus di bilancio del 2019 (45,2 miliardi di euro nel settore pubblico, di cui 14,8 miliardi a livello di governo federale).

– Aiuti su vasta scala per le grandi imprese: il governo tedesco ha istituito un fondo di stabilizzazione economica destinato alle grandi imprese con più di 249 dipendenti. Il fondo metterà a disposizione 100 miliardi di euro per ricapitalizzazioni, 400 miliardi di euro di garanzie per le passività societarie e autorizzerà il KfW a concedere crediti per 100 miliardi di euro a fini di rifinanziamento.

– Ampliamento dei programmi già esistenti per la concessione di prestiti tramite KfW,  una banca di sviluppo statale. La liquidità offerta è illimitata ed è disponibile a imprese, lavoratori autonomi e liberi professionisti. Le società possono accedere ai finanziamenti del KfW appoggiandosi alla propria banca principale.

Le limitazioni di accesso alla liquidità, che dipendono dalle dimensioni dell’azienda, sono state corrette al rialzo, come pure le stime di rischio da parte del KfW. Questi provvedimenti renderanno la situazione meno difficoltosa soprattutto per le piccole e medie imprese. Le aziende con un fatturato superiore a 5 miliardi di euro saranno considerate individualmente. Il KfW metterà inoltre a disposizione altri programmi speciali per le aziende che già ora si trovano in difficoltà.

Oltre a ciò, il governo sta predisponendo una sospensione dell’obbligo di dichiarazione di fallimento fino al 30 settembre 2020 per le aziende che, pur gravemente colpite dalla pandemia COVID-19, hanno prospettive di ripresa grazie al programma di aiuti pubblici o a trattative di finanziamento o ristrutturazione in corso.

Attualmente, le società illiquide o sovraindebitate hanno solo tre settimane di tempo per presentare una dichiarazione di fallimento. Il governo sta inoltre mettendo a disposizione un sostegno per le società esportatrici tramite Hermes, una compagnia di assicurazioni dei crediti all’esportazione.

Oltre ai programmi gestiti dal KfW, ci sono anche i numerosi prestiti agevolati offerti dai singoli Länder. Inoltre, i programmi di garanzie federali e statali raddoppieranno il volume delle garanzie portandolo a 2,5 milioni di euro.

La quota di rischio assunta dal governo aumenterà. Un corposo programma di garanzie sarà esteso dalle regioni strutturalmente più deboli a tutte le regioni.

Alcuni Länder hanno creato fondi per acquistare partecipazioni in società in difficoltà: Baviera (20 miliardi di euro), Assia (8,5 miliardi di euro); il Baden-Württemberg ha stanziato 5 miliardi di euro per le piccole imprese e i lavoratori autonomi.

Impatto di bilancio delle misure fiscali per il COVID-19: deficit al 6,1% del PIL, per il momento

Per finanziare gli interventi di emergenza collegati al coronavirus e le previste perdite di gettito fiscale, nel 2020 il governo prenderà in prestito 156 miliardi di euro, dei quali 122,5 dovrebbero coprire la spesa aggiuntiva e 33,5 sarebbero destinati a compensare i minori introiti fiscali.

Questo segnerà la fine di un surplus di bilancio per la prima volta dal 2013 a questa parte. Si prevede che nel 2020 il deficit di bilancio raggiunga il 6,1% del PIL stimato se il lockdown durerà meno di due mesi. Ciò porterebbe il rapporto debito/PIL da meno del 59% nel 2019 a oltre il 64% nel 2020, cioè ben oltre quanto previsto in precedenza (56,8%).

Se il lockdown durasse un mese di più (scenario di lockdown lungo), la perdita aggiuntiva in termini di gettito fiscale aumenterebbe il deficit a circa il -7,6% del PIL previsto, portando il rapporto debito/PIL oltre il 70% del PIL previsto per il 2020.

Il governo ha dovuto chiedere al parlamento di sospendere i vincoli all’indebitamento imposti dalla costituzione tedesca (che limitano il deficit del bilancio federale allo 0,35% del PIL), utilizzando la clausola derogatoria per le emergenze.

Poiché nel 2020 il fabbisogno del bilancio federale aumenterà rispetto alle previsioni iniziali, la Deutsche Finanzagentur, l’agenzia del debito tedesco, ha modificato il calendario delle emissioni per il 2020. Oltre a ciò, le obbligazioni federali già in circolazione verranno riaperte, aumentando la quota detenuta dal governo federale.

La manovra servirà in particolare per operazioni di rifinanziamento a breve termine tramite repo. Nel secondo trimestre, il governo federale intende incrementare la raccolta per 32,5 miliardi di euro, prolungando il calendario delle emissioni già pianificate.

Nel secondo semestre dell’anno, la Deutsche Finanzagentur ha in programma di aumentare di circa 87 miliardi di euro il volume totale delle emissioni di certificati del Tesoro senza cedola e di strumenti obbligazionari destinati ai mercati dei capitali.

È probabile che la domanda di titoli di debito tedeschi rimanga sostenuta. Da tempo l’Europa soffre di una carenza di obbligazioni AAA. Inoltre, il nuovo programma della BCE, il PEPP, non è soggetto al limite del 33% su emittenti ed emissioni.

La situazione sta evolvendo rapidamente: le implicazioni di due dei tanti scenari

L’epidemia di coronavirus ha colpito un’economia tedesca già in difficoltà. Nel 2019 la crescita è rallentata allo 0,6% a/a, a fronte dell’1,5% a/a del 2018. Il calo è imputabile principalmente al settore manifatturiero, orientato all’esportazione, che era già in fase di contrazione prima dello scoppio del coronavirus.

La debolezza riguarda principalmente il settore automobilistico, che sta attraversando una fase di cambiamenti strutturali con effetti negativi perduranti sulla produzione. La destabilizzazione causata dall’epidemia di coronavirus ha quindi colpito il settore manifatturiero tedesco nel momento peggiore, vale a dire nel pieno di una fase di transizione.

A causa della pandemia di coronavirus, nella seconda parte di marzo i produttori automobilistici tedeschi hanno sospeso la produzione, sia per la mancanza di componentistica, causata dall’interruzione delle forniture, sia – e soprattutto – per il calo delle vendite (nel mese le nuove immatricolazioni sono diminuite del 31% a/a, a fronte del -85% registrato in Italia, dove però il lockdown è iniziato prima).

Le misure di contenimento hanno colpito in misura anche maggiore il settore dei servizi, motore principale della crescita tedesca nell’ultimo anno e pilastro fondamentale della crescita prevista per il 2020.

Quali sono le implicazioni dei due scenari di contenimento descritti in precedenza? La seguente tabella

(a) Lockdown breve: recessione a V

Anche se a fine aprile le misure di distanziamento sociale verranno allentate, una recessione dell’economia tedesca è inevitabile. La crescita t/t scivolerebbe in territorio recessivo, con un 0,9% nel 1° trimestre e un -6,1% nel 2° trimestre, per poi proseguire con una parziale ripresa nel secondo semestre.

In caso di lockdown breve, di durata inferiore ai 2 mesi, i massicci interventi di stimolo fiscale adottati dal governo tedesco e da altri Paesi, unitamente agli stimoli monetari e finanziari, contribuirebbero a scongiurare gravi danni economici in termini di occupazione e investimenti nei trimestri successivi. Con ogni probabilità, la spesa al consumo e l’attività edilizia registrerebbero una rapida ripresa.

Ciò nonostante, l’economia tedesca scivolerebbe in recessione, con una contrazione del -3% a/a, rispetto allo 0,5% precedentemente previsto per il 2020. Il calo dei prezzi energetici, già in corso, spingerebbe l’inflazione dei prezzi al consumo dall’1,4% a/a del 2019 allo 0,6% circa del 2020, dimezzando le previsioni precedenti.

Le indagini sulle imprese hanno evidenziato che l’inflazione dei costi nel settore dei servizi ha toccato ai minimi su quasi quattro anni già a marzo. Allo stesso tempo, la flessione dei prezzi d’acquisto del settore manifatturiero, in atto da tempo, ha subito una notevole accelerazione.

Il Kurzarbeit proteggerà in parte i livelli occupazionali, ma è prevedibile un aumento della disoccupazione per via dell’impatto subito dai lavoratori con contratti a tempo determinato, in particolare in comparti come turismo, viaggi e ristorazione dove la crisi sarà più lunga.

(b) Lockdown lungo: contrazione molto brusca, ritorno alla normalità più lento

Se la quarantena viene protratta di un altro mese, fino alla fine di maggio, l’impatto sulla crescita del PIL reale sarà molto forte. Un lockdown di quasi 3 mesi si tradurrebbe in una contrazione del PIL pari a -9,3% a/a. In un simile scenario, ci aspettiamo un calo del PIL nell’ordine di quasi il 23% q/q nel secondo trimestre.

Nonostante la generosa rete di sicurezza offerta dal governo, i danni economici rischiano di essere più duraturi e di colpire il mercato del lavoro e i consumi privati, per non parlare degli investimenti, anche nei trimestri successivi. Le misure di sostegno tramite liquidità potrebbero ritardare di qualche mese i fallimenti, ma per alcuni esercizi commerciali al dettaglio e per le piccole imprese potrebbero non essere sufficienti.

Nel 2020, l’andamento dei prezzi al consumo scivolerebbe molto probabilmente in leggera deflazione.


1 In Germania, solo il 15% dei casi si è verificato in persone di età superiore ai 70 anni, mentre l’80% dei decessi si verifica tra i pazienti in quella fascia d’età. Cfr. “Aktueller Situationsbericht des Robert KochInstituts zu COVID-19”, https://www.rki.de/EN/Home/homepage_node.html.

2 Cfr. “Coronavirus Disease 2019 (COVID-19) Daily Situation Report of the Robert Koch Institute” (Coronavirus Disease 2019 [COVID-19] Rapporto sulla situazione quotidiana dell’Istituto Robert Koch), https://www.rki.de/DE/Content/InfAZ/N/Neuartiges_Coronavirus/Situationsberichte/2020-04-05en.pdf?__blob=publicationFile

3 Cfr. DeStatis, https://www.destatis.de/EN/Press/2020/04/PE20_119_231.html.

4 Cfr.: Bundesregierung, Besprechung der Bundeskanzlerin mit den Regierungschefinnen und Regierungschefs der Länder,

5 Cfr. Bruegel Datasets, “The fiscal response to the economic fallout from the coronavirus” (La risposta fiscale alle ripercussioni del coronavirus).

6 https://www.bundesfinanzministerium.de/Content/EN/Standardartikel/Topics/Priority-Issues/Corona/faqcorona.html

Fonte: BondWorld.it

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