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Intesa Sanpaolo Germania produzione industriale cala

Intesa Sanpaolo – Germania. La produzione industriale cala molto più delle attese ad aprile: -1,9% m/m dopo l’aumento di 0,5% m/m del mese precedente…….

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Il calo nel manifatturiero è anche più marcato: 2,5% m/m, a causa della forte contrazione di beni capitali (-3,3% m/m) e intermedi (-2,1% m/m).

I beni di consumo sono calati meno: 0,8% m7m.

Il dato evidenzia che la debolezza è diffusa a tutti i comparti.

La produzione è in rotta per una contrazione dell’1,0% t/t a giugno dopo il -0,2% t/t del 1° trimestre e lascia un’ombra sulla dinamica del PIL che potrebbe tornare ad essere solo marginalmente positiva.

Le indagini di fiducia hanno segnalato una protratta debolezza del comparto.

– Germania Ad aprile si è visto un forte calo dell’export -3,7% m/m, il calo riflette la debolezza della domanda dal resto dell’unione europea.

Le importazioni sono calate ma meno: -1,7% m/m. Il saldo di bilancia commerciale è di 17,9 miliardi poco variato rispetto al mese precedente.

– Francia. La produzione industriale è attesa contrarsi ad aprile di -0,3% m/m da -0,8% m/m.

Nel mese le indagini di fiducia del comparto manifatturiero hanno evidenziato un brusco calo del morale, specialmente secondo le indagini nazionali.

I dati sulla produzione energetica non sono ancora disponibili, quindi i rischi alla previsione sono accentuati.

Se confermato, la variazione annua passerebbe a 0,4% da -0,9% impostando la produzione industriale per una contrazione di -0,9% t/t nel trimestre in corso, di fatto annullando l’avanzamento di 0,9% t/t del 1° trimestre.

Intesa Sanpaolo – Stati Uniti

– L’ employment report di giugno dovrebbe ancora mostrare un mercato del lavoro in espansione, con gli occupati non agricoli in aumento di 165 mila, dopo 263 mila di aprile.

La variazione mensile media degli occupati rimane vicina a 200 mila, ma nel 2° trimestre si dovrebbe vedere un modesto rallentamento alla luce dell’aspettativa di un rallentamento della crescita del PIL. I

l clima di maggio è stato avverso in molte aree e i nuovi sussidi sono stati in modesto rialzo per alcune settimane, segnalando difficoltà di destagionalizzazione nelle settimane di rilevazione dell’employment report sia ad aprile sia a maggio, per via della Pasqua.

Le indicazioni della stima ADP degli occupati non agricoli privati mettono rischi verso il basso per i non-farm payroll di maggio, ma tutti gli indicatori del mercato del lavoro restano omogeneamente solidi.

Il tasso di disoccupazione potrebbe risalire a 3,7%, da 3,6% di aprile, con un rialzo della forza lavoro dopo quattro contrazioni consecutive da inizio 2019.

I salari orari dovrebbero restare sostenuti dall’eccesso di domanda, con una variazione attesa di 0,3% m/m e una conferma della variazione annua di 3,2% a/a.

Il focus del FOMC è ora concentrato sull’inflazione e sulle aspettative di inflazione, pertanto i dati del mercato del lavoro in linea con le indicazioni dell’ultimo anno non dovrebbero modificare la fase di attesa della politica monetaria.

Intesa Sanpaolo – I dati e gli eventi di ieri

Stati Uniti. Williams (NY Fed) ha dato un altro segnale espansivo per la politica monetaria, dopo quelli dei discorsi degli ultimi giorni di Powell e di altri membri del FOMC, aprendo alla possibilità discutere e attuare un aggiustamento di policy sulla scia dell’aumento dell’incertezza e delle indicazioni dei dati per lo scenario economico.

Williams ha detto che l’incertezza è aumentata, anche se per ora il suo scenario centrale resta di crescita moderata e di ritorno dell’inflazione verso il 2%.

Williams ha dichiarato che gli esponenti della Fed “devono essere preparati ad aggiustare le proprie opinioni” sugli sviluppi congiunturali e sull’evoluzione delle prospettive dell’economia, mantenendo “una mente aperta e restando dipendenti dai dati”.

Secondo Williams con l’incertezza attuale è possibile che sia necessario mantenere i tassi feri o che “sia necessario aggiustarli”.

Riguardo alle aspettative di tagli scontate dai mercati, Williams ha detto che capisce la prospettiva ma ha detto che questo non implica che debba essere d’accordo o meno con lo scenario scontato dai prezzi.

Sulla curva dei rendimenti Williams ha affermato che la capacità segnaletica dell’inclinazione si è ridotta negli ultimi anni con lo spostamento ad aspettative di inflazione persistentemente bassa.

Alla conclusione di questa settimana densa di discorsi si prospetta una riunione del FOMC con un tono molto diverso da quello delle riunioni precedenti.

Il Comitato dovrebbe eliminare il riferimento alla “pazienza”, riconoscendo che esistono rischi prevalentemente verso il basso che determinano un bias espansivo per il sentiero dei tassi.

Durante la riunione di giugno è quindi probabile che si discuta esplicitamente di un taglio dei tassi e delle condizioni che potrebbero innescare una svolta espansiva della politica monetaria.

Lo spostamento delle aspettative di mercato verso una riduzione dei tassi aggressiva già nel 2019 non è stato ostacolato verbalmente in alcun modo dai partecipanti al FOMC, con un segnale che anche alla Fed si prende in seria considerazione una svolta già nel 2019.

Modifichiamo le nostre previsioni includendo un taglio dei tassi nell’estate 2019.

Riteniamo probabile che a giugno il FOMC indichi un bias verso il basso, sia nella conferenza stampa, sia nel comunicato, sia nelle nuove proiezioni, ma che non sia pronto a una mossa così ravvicinata.

L’evoluzione dei dati e soprattutto gli sviluppi delle tensioni commerciali saranno determinanti per i tempi e per il numero dei tagli da attuare.

In caso di ulteriore spostamento verso un quadro di guerra commerciale diffusa, con effetti restrittivi sulla crescita USA di circa 0,5 pp nel 2020, la Fed non si limiterebbe a un solo taglio nel 2019, ma aprirebbe un ciclo espansivo vero e proprio, con almeno tre tagli fra il 2019 e il 2020.

In caso di rientro delle tensioni recenti, gli interventi potrebbero essere limitati a un paio di tagli.

Gli sviluppi delle prossime settimane nelle trattative con la Cina da un lato e con il Messico dall’altro saranno cruciali per l’evoluzione dei tassi.

Intesa Sanpaolo – Stati Uniti. Le trattative USA-Messico sembra stiano procedendo in modo positivo, ma resta probabile l’entrata in vigore di dazi del 5% sulle importazioni americane dal Messico a partire dal 10 giugno.

Un esponente dell’amministrazione ha affermato che il Messico ha fatto proposte costruttive per frenare il flusso di migranti con nuove decisioni prese nelle ultime ore. Il governo messicano ha dichiarato di essere pronto a impiegare la Guardia Nazionale al confine, ma richiede più tempo per negoziare, soprattutto alla luce delle richieste degli Stati Uniti di diventare una “safe third country”.

La portavoce della Casa Bianca ha detto che per ora la posizione ufficiale non è cambiata e ci si sta comunque muovendo verso l’imposizione dei dazi annunciati.

La debolezza della congiuntura messicana e il downgrade attuato ieri da Fitch riducono il potere contrattuale del Messico in questa fase.

Stati Uniti. I nuovi sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 1° giugno sono stabili a 218 mila, in linea con il dato della settimana precedente, rivisto al rialzo di 3 mila unità.

La media mobile a 4 settimane è in moderato calo a 215 mila da 217500 della settimana precedente e mantiene il trend dei sussidi sui livelli dell’ultimo anno, e sui minimi dal 1972, senza segnali di svolta del mercato del lavoro, sempre in una situazione di eccesso di domanda.

Intesa Sanpaolo – Stati Uniti. La bilancia commerciale ad aprile registra una riduzione del deficit, a -50,8 mld di dollari da -51,9 mld di marzo, determinata da un calo delle importazioni più marcato rispetto alla contrazione dell’export.

In termini percentuali, sia le esportazioni sia le importazioni correggono di -2,2% m/m. Il calo del commercio è concentrato nel segmento dei beni capitali, e in particolare nei trasporti (correzione dell’export di aerei e di import di auto).

Le esportazioni di beni sono calate di -3,1% m/m, mentre per i servizi la correzione è di -0,3% m/m.

Il saldo con la Cina si è ulteriormente allargato a -29,4 mld di dollari. I dati di aprile non riflettono possibili impatti della nuova escalation della guerra commerciale con Cina e Messico.

Il contributo del canale estero alla crescita nel 2° trimestre sarà inferiore all’ampia spinta vista nel 1° trimestre, e sarà difficile da prevedere dato che includerà ampia volatilità determinata anche da possibili reazioni anticipatrici a fronte di timori di nuovi dazi.

Al momento la stima GDPNow dell’Atlanta Fed vede una crescita del PIL di 1,2% t/t ann., nel 2° trimestre, con un contributo circa nullo delle esportazioni nette (0,03pp) e un ampio freno derivante dalle scorte (-1,2pp).

Fonte: BondWorld.it

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