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Intesa Sanpaolo: Germania produzione industriale calata

Intesa Sanpaolo – Germania. La produzione industriale è calata a febbraio di -1,6% m/m e -6,4% a/a, dopo la pesante flessione già osservata in gennaio (-2,0% m/m, rivista al rialzo da -2,5%).

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Il calo è generalizzato, coinvolgendo costruzioni, energia, beni di investimento e beni intermedi. Fanno eccezione i beni di consumo, la cui produzione è risalita di 0,2% m/m. Le indagini congiunturali avevano prospettato un andamento migliore, tanto che la stima di consenso era positiva (+1,5%); tuttavia, i dati sul traffico merci e quelli sul fatturato pubblicati ieri avevano mostrato un quadro molto più debole rispetto a quello descritto dalle indagini di fiducia. In marzo è comunque probabile un netto rimbalzo. Il trimestre dovrebbe chiudersi con una variazione di +0,5% per il manifatturiero e di -6-7% t/t per le costruzioni.

– Francia. Le indagini congiunturali segnalano che la produzione industriale potrebbe mostrare una crescita anche a febbraio, stimiamo di +0,5% m/m (-1,2% a/a), dopo il +3,3% m/m (-0,2% a/a) visto a gennaio. Le imprese francesi continuerebbero a beneficiare di una domanda estera vivace.

L’indice PMI manifatturiero ha evidenziato un’accelerazione a marzo (a 59,3 da 56,1 di febbraio): nel 1° trimestre l’industria dovrebbe fornire un contributo positivo alla crescita del PIL.

– Stati Uniti. Il PPI a marzo è previsto in rialzo di 0,5% m/m, come a febbraio sulla scia degli aumenti nel comparto energetico, dei costi dei noli e della scarsità di componenti produttivi che genera maggiore pricing power dei produttori.

Al netto di alimentari ed energia, l’indice dovrebbe segnare una variazione di 0,2% m/m, come a febbraio.

I dati e gli eventi di ieri

BCE. Il resoconto della riunione di politica monetaria del 10-11 marzo mostra una valutazione complessivamente più positiva dei rischi di scenario e non evidenzia alcuna particolare opposizione all’aumento transitorio degli acquisti netti PEPP; invece, resta la netta contrarietà ad attuare un controllo stretto dei tassi a lungo termine. I membri del consiglio direttivo concordavano “in generale” con le previsioni dello staff, ma con distinzioni. Alcuni erano più ottimisti a causa dello stimolo fiscale americano (non del tutto incluso nelle previsioni di base di marzo), della maggiore resilienza dimostrata dall’economia alla crisi pandemica e del possibile più rapido rientro del tasso di risparmio a livelli normali.

Secondo altri, invece, il primo trimestre rischiava di essere più debole del previsto. Inoltre, “è stata espressa una certa preoccupazione per la possibilità che la reale situazione dei settori delle imprese e delle famiglie diventi evidente solo una volta che i sistemi di sostegno e garanzia del governo in risposta alla pandemia saranno stati eliminati”. Riguardo al bilancio dei rischi, erano ritenuti dai più elevati e negativi nel breve termine; tuttavia, allo stesso tempo, il grado di incertezza era ritenuto inferiore rispetto a dicembre.

Inoltre, il resoconto riporta che il consiglio riteneva che “mentre la pandemia continuava a implicare rischi al ribasso, il bilancio dei rischi si stava spostando e diventando più equilibrato, forse anche iniziando a diventare positivo”. C’era anche consenso intorno alla tesi che il rialzo dell’inflazione a inizio anno riflettesse soprattutto “fattori temporanei”, anche se qualcuno ha sottolineato che ciò non spiega tutto il rialzo e che sarebbe stato opportuno assicurare uno stretto monitoraggio dei prezzi alla produzione. Il resoconto mostra anche soddisfazione per il parziale sganciamento dei rendimenti sui titoli di stato dell’area euro in un contesto di rialzo globale.

Allo stesso tempo, “deve essere evitata una possibile errata percezione che il Consiglio direttivo si stia impegnando in una forma di controllo implicito della curva dei rendimenti”, o che reagisca meccanicamente a variazioni di specifici indicatori finanziari. Riguardo agli acquisti netti PEPP, in un’intervista a Reuters Knot (Olanda) afferma di attendersi una robusta ripresa, che consentirà di ridurli dal terzo trimestre. Anche Holzmann (Austria) si è espresso in modo analogo.

Italia. Secondo il Ragioniere Generale dello Stato Biagio Mazzotta, l’entità del nuovo scostamento di bilancio che il Governo si appresta a chiedere al Parlamento sarà almeno pari a quella del primo scostamento, se non anche maggiore. Si va dunque verso un deficit aggiuntivo da circa 35 miliardi, tale da spingere il disavanzo quest’anno attorno al 10% del PIL, dal 9,5% del 2020.

Lo scostamento dovrebbe essere approvato dal Consiglio dei Ministri mercoledì prossimo, assieme al DEF, che dovrebbe vedere una revisione al ribasso della stima di crescita per quest’anno, attorno al 4% da un precedente 6%. Mazzotta ha aggiunto che il nuovo decreto dovrebbero includere, oltre a ulteriori ristori per le aziende, una proroga della moratoria sui prestiti alle piccole e medie imprese.

Stati Uniti. Powell ieri ha aperto la strada per definire i progressi richiesti per le future svolte della politica monetaria, toccando due temi: la pandemia e il mercato del lavoro. Sul primo fronte, Powell ha sottolineato la divergenza fra il sentiero dei paesi avanzati che procedono, se pure a velocità variabile, verso una possibile immunità di gregge entro la fine dell’estate, considerando le vaccinazioni globali come un effettivo rischio “al progresso che stiamo facendo”. Commentando il brillante employment report di marzo, che ha registrato un aumento di 916 mila occupati e un calo di due decimi della disoccupazione, Powell ha affermato che “abbiamo avuto un assaggio di cosa sia un progresso più rapido (…): intorno a 1 mln di posti di lavoro! E ha aggiunto che la Fed vuole vedere “una serie di mesi come quello per potere realmente cominciare a mostrare progresso verso i nostri obiettivi”.

Ecco le chiavi di lettura per definire i tempi della discussione del tapering che, come atteso, a nostro avviso non potrà avvenire prima dell’autunno, nella migliore delle ipotesi. Nel frattempo, Bullard (St Louis Fed) e Kashkari (Minneapolis Fed) hanno dato supporto al mantenimento delle attuali misure di politica monetaria, condizionandole ai temi sottolineati da Powell. Bullard ha detto che “stiamo aspettando la fine della pandemia, ma non è ancora avvenuta” e che la politica monetaria aspetterà di “vedere se davvero finiamo la guerra” prima di svoltare. Kashkari ha sottolineato che il “vero” tasso di disoccupazione non è 6%, ma più ragionevolmente 9%, con l’inclusione di individui usciti o marginalmente attaccati alla forza lavoro. Pandemia e mercato del lavoro sono i temi da monitorare per valutare i tempi della discussione del tapering.

Stati Uniti. GM ha annunciato la chiusura o il rallentamento della produzione in tre stabilimenti nelle prossime settimane per mancanza di semi-conduttori, dopo annunci simili da parte di Ford qualche giorno fa.

Le ripercussioni si faranno sentire sull’andamento della produzione manifatturiera di aprile.

Stati Uniti. Le nuove richieste i sussidi di disoccupazione aumentano a 744 mila nella settimana conclusa il 3 aprile da 728 mila e i sussidi statali esistenti correggono a 3,734 mln a fine marzo. i sussidi federali esistenti sono ancora su modesto trend verso l’alto, ma le indicazioni delle posizioni aperte e della campagna vaccinale puntano a una riduzione dei sussidi nuovi ed esistenti nel prossimo mese.

Cina. L’inflazione dei prezzi al consumo è tornata in territorio positivo portandosi a 0,4% a/a in marzo da -0,2% a/a in febbraio (rispetto ad attese di consenso Bloomberg di un aumento a 0,3% a/a) Gran parte dell’incremento è imputabile all’aumento dei prezzi dei carburanti che ha portato l’inflazione nel relativo comparto da -5,2% a/a in febbraio a +11,5% a/a in marzo, non solo per un effetto base sfavorevole ma anche per un aumento mensile del 6,4% m/m che ha più che compensato il calo del 3,6% m/m nel comparto degli alimentari. L’inflazione nei comparti delle spese per l’abitazione e dell’abbigliamento è salita marginalmente in territorio positivo per la prima volta dopo mesi di cali.

L’inflazione core si è portata da 0% a/a in febbraio a 0,3% a/a in marzo sostanzialmente solo per un effetto base sfavorevole, confermando che le pressioni da domanda rimangono ancora contenute a differenza di quelle da offerta. L’inflazione dei prezzi alla produzione è, infatti, balzata da 1,7% a/a in febbraio a 4,4% a/a in marzo spinta al rialzo dall’effetto confronto con il calo dell’anno scorso ma anche da prezzi delle materie prime in aumento. Ci aspettiamo che l’atteso incremento dell’inflazione nel comparto degli alimentari (principalmente a causa di un effetto base sfavorevole) e dei trasporti possa spingere moderatamente al rialzo l’inflazione nel secondo trimestre, portandola appena sopra del 2%.

Fonte: BondWorld.it

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