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Intesa Sanpaolo: – Germania produzione industriale cresce

Intesa Sanpaolo – Germania. La produzione industriale è cresciuta in ottobre di 3,2% m/m dopo il +2,3% m/m di settembre (rivisto al rialzo dalla stima preliminare), alzando la variazione tendenziale da -6,6% a -2,7% a/a.

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7 dicembre

L’andamento è stato gonfiato dalla vigorosa dinamica della produzione nel comparto automobilistico (+9,9% m/m). La produzione nelle costruzioni è salita di 1,6% m/m. La produzione industriale potrebbe risentire indirettamente delle misure di restrizione collegata all’emergenza pandemica in novembre, ma l’avvio molto forte del trimestre implica che la variazione del 4° trimestre 2020 potrebbe essere ancora positiva e ampia, nell’ordine del 3-4% t/t. Ciò consentirà di compensare il contributo negativo dei servizi, evitando un’ampia contrazione del PIL – e forse evitando del tutto un segno negativo.

– Brexit. I negoziati non hanno prodotto alcun passo avanti neppure la scorsa settimana. Sabato, un colloquio fra la presidente della Commissione Europea von der Leyen e il primo ministro britannico Johnson ha concluso soltanto di esperire un nuovo tentativo di superare le divergenze esistenti, tentativo iniziato ieri pomeriggio.

Il FT riferisce che il primo ministro irlandese consiglia di non essere troppo ottimisti riguardo all’esito finale. Questa mattina è previsto un briefing di Barnier agli ambasciatori dei 27 presso l’UE alle h. 9:30.

8 dicembre

Area euro

– Area euro. La stima finale del PIL del 3° trimestre 2020 è attesa confermare la seconda lettura di +12,6% t/t (-4,4% a/a). Il recupero è legato all’allentamento delle misure restrittive avvenuto alla fine del 2° trimestre. Dal lato della domanda, la crescita dovrebbe essere stata trainata dai consumi, ma anche investimenti fissi ed export dovrebbero aver contribuito positivamente.

Dal lato dell’offerta, il rimbalzo dovrebbe essere venuto soprattutto dall’industria, mentre più debole dovrebbe essere stato il recupero per i servizi. Nel 4° trimestre, il PIL potrebbe subire una nuova contrazione a causa della reintroduzione di misure di confinamento che hanno previsto la chiusura delle attività commerciali “non essenziali” in alcuni Stati membri per lo più nel mese di novembre.

– Germania. L’indice ZEW è visto correggere nuovamente a dicembre, con l’indice sulle attese stimato a 34 da 39 precedente.

L’indicatore sulla situazione corrente potrebbe migliorare lievemente a -64 rispetto al -64,3 di novembre.

I market mover della settimana

– Nell’area euro, il focus principale sarà sulla riunione della BCE, che dovrebbe annunciare nuove misure di stimolo (come minimo: espansione del PEPP, modifiche al programma TLTRO III). L’indice ZEW tedesco (primo indicatore di fiducia relativo al mese di dicembre) dovrebbe mostrare un’ulteriore correzione dopo quella già vista negli ultimi due mesi.

Saranno diffusi inoltre i dati sulla produzione industriale di ottobre nei tre maggiori Paesi dell’area: ci aspettiamo un incremento, che tuttavia potrebbe essere temporaneo, visto che da novembre anche l’industria, sia pure in minor misura rispetto ai servizi, dovrebbe risentire delle nuove misure di distanziamento sociale decise nella maggior parte dei Paesi dell’Eurozona. Questa dovrebbe anche essere la settimana finale per i negoziati sull’accordo commerciale fra Regno Unito ed Unione Europea.

– La settimana ha pochi dati di rilievo in uscita negli Stati Uniti. Il focus sarà sul CPI di novembre, previsto in rialzo modesto, dopo la variazione mensile nulla di ottobre, con la conferma che per ora non ci sono pressioni verso l’alto sui prezzi al consumo.

La fiducia dei consumatori a dicembre dovrebbe essere poco variata, con un marginale aumento dell’indice coincidente e una correzione delle aspettative.

I dati e gli eventi di venerdì

Italia. A ottobre, le vendite al dettaglio hanno registrato un rimbalzo di +-0,6% m/m (in valore) dopo il calo di -0,7% m/m registrato a settembre. Su base annua, le vendite sono in recupero, a +2,9% da +1,4% precedente: si tratta di un massimo dallo scorso febbraio.

La crescita sia nel mese che sull’anno è trainata dagli alimentari. Su base tendenziale, si registra un calo delle vendite nelle imprese operanti su piccole superfici, a fronte di un aumento nella grande distribuzione (da segnalare il +12,9% dei discount di alimentari); il commercio elettronico tocca un nuovo massimo storico (+54,6% a/a).

La tendenza per gruppi di prodotti non alimentari resta eterogenea: alcuni comparti sembrano essersi avvantaggiati dallo shock COVID (si veda il +26% delle dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni e telefonia e il +18,6% di elettrodomestici, radio, tv e registratori); viceversa, i prodotti più penalizzati restano calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-9,2%) e cartoleria, libri, giornali e riviste (-7,6%).

A novembre, le vendite non potranno non risentire delle misure restrittive introdotte dal DCM 3/11/2020: la chiusura della maggior parte degli esercizi commerciali nelle regioni rosse (nonché dei centri commerciali nel fine settimana in tutta Italia) dovrebbe pesare in particolare sul settore dell’abbigliamento.

Italia. Da oggi in Italia nessuna regione è più soggetta alle restrizioni previste nelle cosiddette “aree rosse” (la principale delle quali consiste nella chiusura degli esercizi commerciali “non essenziali”). Da ieri Campania, Toscana, Valle d’Aosta e la Provincia autonoma di Bolzano sono passate da “zona rossa” ad “arancione”, mentre Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche, Puglia e Umbria sono approdate in area gialla.

L’Abruzzo, ultima regione “rossa”, ha disposto con un’ordinanza autonoma (che potrebbe essere impugnata dal Governo centrale) una “descalation” delle restrizioni, con efficacia da domani o al più tardi mercoledì. Pertanto, in zona “arancione” (a rischio medio) troviamo da questa settimana Abruzzo, Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Provincia di Bolzano, Toscana, Campania, Basilicata e Calabria (corrispondenti al 47% della popolazione italiana e al 49% del PIL), mentre le altre undici regioni, oltre alla provincia di Trento, sono in “zona gialla” (a rischio contenuto). Se gli ultimi dati saranno confermati, è possibile che tutto il territorio nazionale diventi “area gialla” tra la prossima domenica e il 20 dicembre.

Area euro. In settembre, la ripresa dei contagi e le prime misure restrittive locali hanno causato un nuovo calo della produzione nei servizi. In base ai dati ancora parziali pubblicati da Eurostat, l’indice è calato di -1,0% m/m nel commercio e di -5,6% in ristorazione e alloggio; assieme alla flessione di informazione e comunicazione, ciò ha più che compensato i progressi dei servizi professionali (+2,6%) e amministrativi/supporto (+4,9%).

Un calo più netto dovrebbe essere avvenuto fra ottobre e novembre, quando l’indice di mobilità aggregato per i maggiori 9 paesi dell’area è passato da -5 rispettivamente a -17 e -37. In novembre sono calati nettamente anche l’indice di fiducia settoriale e il PMI per i servizi. Da dicembre dovrebbe iniziare un nuovo rimbalzo, favorito dall’allentamento delle restrizioni sul commercio al dettaglio avvenuto in Belgio, Francia e Italia.

Covid-19 – Stati Uniti. I nuovi contagi sono in accelerazione, sulla scia degli spostamenti collegati a Thanksgiving. I nuovi casi il 7 dicembre sono stati 173459, dopo diversi giorni al di sopra di 200 mila, con la media settimanale a 196827, in rialzo del 15% rispetto alle due settimane precedenti. I decessi complessivi hanno superato 280 mila. A fronte del miglioramento nel Midwest e nel nordovest, si registra continuo peggioramento in tutte le altre aree.

In California da ieri sera in due regioni sono in vigore le misure fortemente restrittive annunciate il 3 dicembre, collegate al passaggio della capacità disponibile di letti di terapia intensiva al di sotto del 15%. Il 6 dicembre lo Stato ha riportato che le regioni della Southern California (che include le aree popolose di Los Angeles e San Diego) e di San Joaquin Valley hanno disponibilità in terapia intensiva pari a 6,6% e 10,3% del totale.

Nelle altre tre regioni, i letti disponibili sono compresi fra il 18,2% di Greater Sacramento e il 26,5% della Northern California. Diversi distretti di polizia hanno però comunicato che non faranno attivamente rispettare gli ordini del governatore. Intanto, 5 contee della regione della Bay Area, che ha letti disponibili pari al 24% del totale, hanno annunciato le stesse misure dello “Stay at home order” del governatore, per una popolazione complessivamente pari a circa 6 mln.

Altri stati del Midwest e del nord-ovest hanno introdotto nuove misure restrittive. Gli effetti del deterioramento del quadro sanitario si rifletteranno sui dati di dicembre e di inizio 2021, senza intaccare in modo significativo il quadro ancora positivo del 4° trimestre.

Stati Uniti. Il Congresso è al lavoro su diversi fronti, tutti urgentissimi: l’estensione delle leggi di spesa in scadenza l’11 dicembre, l’approvazione del Defense bill e la definizione di un nuovo pacchetto di stimolo, tutti cruciali per la ripresa americana, potrebbero confluire in un’unica manovra. Per quanto riguarda le leggi di spesa, l’obiettivo è un’estensione di un anno.

È probabile che venga approvata una versione di emergenza, con una scadenza a una settimana, in modo da evitare uno shutdown l’11 mentre vengono definiti i dettagli della versione definitiva e del pacchetto anti-Covid. Per il pacchetto di stimolo, aumenta la pressione su rappresentanti e senatori per fare procedere misure per un totale di 900 mld, sulle linee definite da un gruppo bipartisan in Congresso.

Le misure includerebbero integrazioni di 300 dollari/settimana per i sussidi di disoccupazione statali ed estensione dei programmi di sussidi federali per occupati part-time e lavoratori autonomi fino a marzo 2021, 288 mld per le piccole imprese, anche attraverso il Paycheck Protection Program, 16 mld per la distribuzione dei vaccini, 82 mld per le scuole, 160 mld per stati ed enti locali e 25 mld per supporto agli affitti.

Queste due ultime misure sono in via di discussione fra i partiti, insieme a una protezione legale di breve termine per imprese e altri enti contro responsabilità collegate a Covid. Le parti sono ancora al lavoro sui dettagli dell’accordo, ma lo scenario centrale a nostro avviso è il passaggio di un “omnibus bill” entro metà dicembre, che includa sia l’estensione a un anno delle leggi di spesa sia il pacchetto per Covid.

Stati Uniti. A novembre, occupati in aumento di 245 mila, disoccupazione in calo a 6,7% per via della minore partecipazione.

– L’employment report di novembre registra un ulteriore rallentamento della dinamica degli occupati e un calo del tasso di disoccupazione, dovuto alla flessione della forza lavoro e segnala che la terza ondata di contagi ha riflessi sia sulla domanda sia sull’offerta di lavoro. Anche dopo sette rialzi ininterrotti dell’occupazione, con un recupero di circa 12 mln di posti, l’occupazione rimane di 9,8 mln al di sotto del livello di febbraio, lasciando il proseguimento della ripresa sempre in mano alla politica fiscale.

* Gli occupati non agricoli aumentano di 245 mila, dopo 610 mila di ottobre, e sono di nuovo frenati dal settore pubblico. La variazione dei posti di lavoro è di 344 mila nel settore privato, con 289 mila nei servizi, 27 mila nel manifatturiero, 1000 nell’estrattivo e 27 mila nelle costruzioni. All’interno dei servizi privati, gli aumenti sono diffusi a trasporti e logistica (145 mila), finanza (15 mila), servizi alle imprese (60 mila), istruzione e sanità (54 mila), tempo libero e ospitalità (31 mila, dopo circa 300 mila a ottobre), mentre si registra debolezza (anche per una stagionalità difficile) nel commercio al dettaglio (-34700). Il settore pubblico registra un calo di -99 mila occupati, distribuiti fra governo federale (-86 mila, per la fine del censimento) e stati ed enti locali (-13 mila, dovuto a tagli collegati alla finanza locale e statale). I servizi pubblici e privati sono la causa della minor crescita occupazionale.

* Gli occupati rilevati con l’indagine presso le famiglie, sempre volatile, sono in calo di -74 mila, dopo un aumento di 2,2 mln a ottobre. La forza lavoro cala di 400 mila unità, dopo +724 mila di ottobre, con una correzione particolarmente marcata nella coorte di età compresa fra 25 e 54 anni. La forza lavoro resta inferiore a febbraio di circa 4 mln. Il tasso di partecipazione è in calo a 61,5% da 61,7%, (inferiore di 1,9 pp rispetto a 63,4% di febbraio), con correzioni analoghe per uomini e donne. Il 21,8% degli occupati ha lavorato da casa, anche solo occasionalmente nell’ultimo mese, in aumento da 21,2% da ottobre. Inoltre, 14,8 mln di persone non hanno lavorato o hanno lavorato a orario ridotto per via della pandemia (per chiusura o riduzione di attività del datore di lavoro), su un livello poco variato rispetto al mese precedente.

* Il tasso di disoccupazione è in flessione a 6,7%, da 6,9%, sulla scia della minore partecipazione, e resta 3,2pp al di sopra del livello di febbraio. I disoccupati sono pari a 10,7 mln, ancora 4,9 mln al di sopra di febbraio. Gli individui che si definiscono “disoccupati temporanei” scendono a 2,8 mln (in calo di -441 mila da ottobre e di 18,9 mln da aprile). Il numero di disoccupati permanenti, a 3,7 mln, è circa stabile rispetto a ottobre. a novembre le persone che vorrebbero un lavoro ma non l’hanno cercato sono 7,1 mln e si devono sommare ai disoccupati effettivi per valutare l’offerta di lavoro potenziale e non soddisfatta.

* I salari orari sono in accelerazione nel settore privato, con una variazione di 0,3% m/m, potenzialmente per via della riduzione della forza lavoro anche in seguito agli effetti della terza ondata sulla disponibilità di manodopera.

* Le ore lavorate nel settore privato, con un incremento di 0,3% m/m segnalano che la produzione a novembre dovrebbe restare in espansione, in linea anche con le indicazioni delle indagini presso le imprese. Il calo registrato nel manifatturiero tuttavia punta a una debolezza dell’output nel settore.

– Le informazioni dell’employment report danno una misura degli effetti del recente peggioramento della pandemia, con il simultaneo rallentamento dei nuovi occupati, concentrato nei servizi, e calo della forza lavoro.

* Alla luce dell’evoluzione del quadro sanitario e dell’imposizione di misure restrittive in molti stati, è probabile che anche dicembre mostri una dinamica complessiva debole, con una buona tenuta nei settori dell’industria (manifatturiero e costruzioni) e una dinamica modesta nei servizi.

* Gli effetti del quadro debole del mercato del lavoro sulla domanda finale dovrebbero essere controbilanciati dal probabile rinnovo delle misure a sostegno dei disoccupati e di stati ed enti locali nel 1° trimestre. Successivamente, la diffusione dei vaccini e possibili nuovi interventi fiscali dovrebbero contribuire a mantenere sempre in territorio positivo la dinamica del PIL USA, in attesa di una netta accelerazione attesa da metà 2021 in poi.

Cina. Le esportazioni sono salite del 21,1% a/a in novembre, in netta accelerazione rispetto a 11,4% a/a in ottobre, non solo grazie alla crescita ancora robusta dei prodotti dell’elettronica e high tech ma a quella dei beni di consumo in generale. Sono salite soprattutto le esportazioni verso gli Stati Uniti (+46,1% a/a) e verso l’Area euro.

Le importazioni sono invece rallentate da 4,7% a/a in ottobre a 4,5% in novembre. Il rallentamento delle importazioni è spiegato in parte dal fatto che i prezzi delle materie prime rimangono più bassi rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e in parte dal rallentamento in volume delle importazioni di materie prime industriali.

Fonte: BondWorld.it

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