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Intesa Sanpaolo: Germania produzione industriale deludente

Intesa Sanpaolo – – Germania. La produzione industriale delude le attese a luglio, crescendo di appena 1,2% m/m dopo il 9,3% m/m di giugno (dato rivisto al rialzo da 8,9% m/m della prima stima).

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All’interno del comparto manifatturiero, aumenta significativamente la produzione di beni intermedi (4,0% m/m), e in misura più moderata quella di beni di consumo (1,8% m/m) e di beni capitali (2,1% m/m). Il settore auto fa registrare un 6,9% m/m, rimanendo su livelli inferiori del 15% rispetto a febbraio. Male l’attività nelle costruzioni, in calo di -4,3% m/m. Escludendo energia (-0,8% m/m) e costruzioni, la produzione è cresciuta di 2,8% m/m.

Sull’anno, la produzione risulta in flessione di -10% (da -11,4% di giugno). Nonostante la sorpresa negativa di luglio, pensiamo che il graduale miglioramento della tendenza annua dell’output sia destinato a continuare nei prossimi mesi.

–  Stati Uniti. Mercati chiusi per festività (Labor Day).

I market mover della settimana

Nell’Eurozona, i dati di produzione industriale di luglio per tutti i principali Paesi (Germania, Francia e Italia) dovrebbero mostrare un ulteriore recupero dopo quello dei due mesi precedenti, ma su ritmi congiunturali che vanno via via affievolendosi.

La seconda lettura dei dati di contabilità nazionale del 2° trimestre per l’Eurozona confermerà l’ampia caduta del PIL. La riunione della BCE non dovrebbe portare modifiche alla politica monetaria, e sarà interessante soprattutto per le modifiche allo scenario previsionale che saranno annunciate.

La settimana ha pochi dati in uscita negli Stati Uniti. Il focus sarà sul CPI di agosto, che dovrebbe essere in rialzo più contenuto rispetto a luglio, e confermare l’inversione del trend discendente visto in primavera.

I dati e gli eventi di venerdì

– Brexit. Il governo britannico ha indicato il 15 ottobre come data ultima per concludere un accordo di libero scambio con l’Unione Europea. Nel frattempo, secondo il FT il governo britannico si appresta a introdurre dei provvedimenti legislativi in contrasto con il protocollo sull’Irlanda de Nord che fa parte dell’accordo di recesso dall’UE.

– Stati Uniti. Powell, in un’intervista a NPR, ha commentato in modo positivo i dati dell’employment report di agosto, ma ha anche sottolineato che il recupero occupazionale diventerà più difficile nei prossimi mesi, concentrando il peso della recessione sulle fasce di popolazione più disagiate.

Secondo Powell, infatti, l’attività nei settori dei servizi più colpiti dalla pandemia reterà debole e al di sotto dei livelli pre-recessivi, limitando il recupero dei posti di lavoro persi e aggravando le difficoltà dei cittadini con minori risorse. A suo avviso, sarà necessario un ulteriore aumento di spesa pubblica, oltre al mantenimento dello stimolo monetario per diversi anni.

– Stati Uniti. L’employment report di agosto conferma il trend di solido aumento di occupati e segnano un’accelerazione del calo del tasso di disoccupazione iniziato a maggio.

I dati positivi lasciano comunque l’occupazione ancora ampiamente al di sotto del livello di febbraio, indicando che il mercato del lavoro resterà ancora a lungo in fase di eccesso di offerta, probabilmente fino al 2022.

– Gli occupati non agricoli sono in aumento di 1,371 mln, dopo 1,734 mln di luglio, con un ampio sostegno da parte del settore pubblico. Gli occupati sono inferiori di 11,5 mln rispetto a febbraio. La variazione dei posti di lavoro è di 1,027 mln nel settore privato, con +984 mila nei servizi e 29 mila nel manifatturiero; nell’estrattivo (-2 mila) e nelle costruzioni (+15 mila) le variazioni sono modeste.

È possibile che ci sia successivamente una revisione verso l’alto del dato relativo alle costruzioni, alla luce delle informazioni solide sul trend nel settore residenziale. All’interno dei servizi privati, gli aumenti sono concentrati nei settori colpiti inizialmente dalla pandemia: tempo libero e ospitalità (174 mila), commercio al dettaglio (219 mila), sanità e istruzione (147 mila) e servizi alle imprese (197 mila). Il settore pubblico registra un aumento massiccio, di 344 mila occupati, in gran parte collegato alla ripresa della raccolta di dati per il censimento, ma sostenuti anche da un incremento di 95 mila posti a livello statale e locale.

– Gli occupati rilevati con l’indagine presso le famiglie sono in rialzo di 3,8 mln. La forza lavoro aumenta ancora (978 mila), portando il tasso di partecipazione a 61,7%, da 61,4% di luglio (inferiore di 1,7 pp rispetto a 63,4% di febbraio). il BLS riporta anche nuove informazioni raccolte nella fase della pandemia.

Il 24,3% degli occupati ha lavorato da casa, anche solo occasionalmente nell’ultimo mese, in calo rispetto a 26,4% a luglio. Inoltre, 24,2 mln di persone non hanno lavorato o hanno lavorato a orario ridotto per via della pandemia (per chiusura o riduzione di attività del datore di lavoro), in calo da 31,3 mln a luglio.

– Il tasso di disoccupazione segna un ampio calo, a 8,4% da 10,2% di luglio, nonostante l’aumento della partecipazione. Questo risultato dipende dalla variazione degli occupati rilevati con l’indagine presso le famiglie, pari a ben più del doppio rispetto alla variazione di occupati dell’indagine presso le imprese. I disoccupati si riducono di 2,8 mln, a 13,6 mln e restano 7,8 mln al di sopra del livello di febbraio.

Gli individui che si definiscono “disoccupati temporanei” scendono a 6,2 mln (in calo di -3,1 mln da luglio e di 11,9 mln da aprile). La percentuale dei disoccupati temporanei sul totale dei disoccupati continua a calare, e tocca il 45,5% da 56,4% di luglio.

– Gli occupati part-time per motivi economici sono in calo di 871 mila, a 7,6 mln. La disoccupazione allargata (che include sia individui senza lavoro e sia individui solo parzialmente legati alla forza lavoro, U-6) cala a 14,2% da 16,5% di luglio (6,7% a dicembre 2019), segnalando ancora un livello molto elevato di risorse inutilizzate.

– Le ore lavorate nel settore privato, con un incremento di 1,2% m/m (+1% m/m nel manifatturiero), supportano la previsione di un aumento solido della produzione industriale nel mese di agosto.

– La ripresa dei salari orari riflette una normalizzazione della composizione degli occupati e la fine dei tagli salariali attuati in alcuni settori nel pieno dell’emergenza della pandemia.

– Tutte le informazioni disponibili sono in linea con la previsione di ulteriore miglioramento del mercato del lavoro nei prossimi mesi, anche se il recupero dei livelli pre-covid richiederà tempo e un controllo dei contagi che permetta la normalizzazione dell’attività nei settori aggregativi.

I sussidi esistenti si mantengono su un trend discendente, con una recente accelerazione verso il basso, in linea con una continua creazione di nuovi posti di lavoro. La scadenza dell’integrazione federale dei sussidi di disoccupazione dovrebbe anche contribuire a un più rapido ritorno al lavoro degli individui messi in aspettativa e richiamati.

Le indagini di settore mostrano segnali espansivi per l’occupazione sia nel manifatturiero sia nei servizi. Le posizioni aperte a giugno hanno segnato un significativo aumento nel comparto dell’ospitalità e del tempo libero e l’indagine delle piccole imprese riporta un rialzo della percentuale netta di imprese che intendono aumentare l’occupazione.

Infine, i dati ad alta frequenza danno indicazioni di aumento di attività nei servizi aggregativi (ristoranti, eventi sportivi).

– Cina. Le importazioni in dollari sono scese del 2,1% a/a in agosto dopo il calo dell’1,4% in luglio, mentre le esportazioni sono salite del 9,5% a/a, in accelerazione rispetto al 7,2% messo a segno in luglio. L’aumento tendenziale delle esportazioni è dovuto principalmente ad un effetto base favorevole.

La dinamica di export e import in termini reali rimane positiva ma, mentre le importazioni continueranno a beneficiare dell’accelerazione degli investimenti, una maggiore accelerazione delle esportazioni, prefigurata dall’aumento degli ordini esteri, appare limitata dall’atteso ridimensionamento della domanda di prodotti medicali e dell’elettronica legata agli effetti della pandemia.

Fonte: BondWorld.it

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