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Intesa Sanpaolo Germania produzione industriale rimbalza

Intesa Sanpaolo – Germania. La produzione industriale rimbalza dello 0,3% m/m a maggio dopo essere crollata del 2% m/m, il massimo in quasi quattro anni, in aprile………

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La produzione al netto di energia e costruzioni aumenta di 0,9% m/m.

L’aumento è di 2% m/m per i beni capitali e di 1,1% m/m per quelli di consumo, mentre per i beni intermedi si registra una correzione di 0,5% m/m.

La variazione trimestrale del 2019T2 si prospetta negativa per -1,2-1,6%.

Sono in calo su base mensile le costruzioni (-2,4% m/m) e l’energia (-2,2% m/m). Anche le costruzioni, quindi, potrebbero aver fornito un contributo marginalmente negativo nel secondo trimestre 2019, dopo il boom del primo.

Le prospettive per il resto dell’anno restano ancora deboli. Anche se le esportazioni appaiono in ripresa, gli ordini industriali hanno iniziato a calare dall’inizio del 2018, e hanno registrato una netta flessione anche in maggio.

Gli indicatori di fiducia nell’industria, anche se si sono recentemente stabilizzati dopo un precedente deterioramento che dura da oltre un anno, indicano ancora un’attività in diminuzione.

Si prevede quindi che la dinamica di crescita anno su anno rimarrà in territorio negativo per gran parte del 2019.

Intesa Sanpaolo – I market mover della settimana

Intesa Sanpaolo – Nell’area euro, in calendario ci sono i dati di produzione industriale di maggio: il dato per l’eurozona dovrebbe indicare un avanzamento di 0,2% m/m; incrementi sono attesi anche in Germania e in Francia, mentre in Italia prevediamo ancora un mese fiacco.

La seconda stima dell’inflazione tedesca di giugno dovrebbe confermare la modesta accelerazione dell’indice nazionale (all’,16%) e la stagnazione di quello armonizzato (all’1,3%).

La settimana ha pochi dati in uscita negli Stati Uniti.

Il focus sarà sulle audizioni di Powell in Congresso e sulla pubblicazione dei verbali della riunione del FOMC, che potrebbero dare informazioni sulle opinioni riguardo al sentiero dei tassi e alle condizioni che porterebbero a un taglio dei fed funds a luglio.

I dati in uscita riguardano l’inflazione, con il CPI e il PPI core attesi in rialzo di 0,2% m/m a giugno. I dati e gli eventi di venerdì

Intesa Sanpaolo – Stati Uniti. L’employment report di giugno dà indicazioni ampiamente positive sul mercato del lavoro. Gli occupati non agricoli aumentano di 224 mila, dopo 72 mila di maggio.

L’aumento mensile medio degli occupati negli ultimi tre mesi è di 171 mila, in linea con la media a sei mesi e in calo da 191 mila dell’ultimo anno.

Il trend verso il basso della dinamica occupazionale dovrebbe gradualmente proseguire per via di due componenti.

Dal lato della domanda, c’è un rallentamento collegato alla normalizzazione della crescita verso il potenziale, dopo un anno di espansione a un ritmo vicino al 3%, spinto dallo stimolo fiscale.

Dal lato dell’offerta, in una situazione di pieno impiego e di stabilizzazione della partecipazione, la forza lavoro non è più in grado di crescere a un tasso tale da soddisfare la domanda, come segnalato da tutte le indagini presso le imprese.

In ogni caso, la dinamica occupazionale media degli ultimi tre mesi è un segnale positivo, e un indicatore di buona tenuta del mercato del lavoro in una fase di esaurimento delle risorse inutilizzate.

L’aumento dell’occupazione è diffuso ai principali settori (+191 mila nel settore privato, +17 mila nel manifatturiero, +154 mila nei servizi).

La crescita degli occupati è gonfiata da un incremento di 33 mila posti nel settore pubblico, che non dovrebbe essere strutturale.

Anche in assenza di questo contributo, comunque, i dati risultano solidi. L’occupazione rilevata con l’indagine presso le famiglie registra una variazione di 247 mila (media a tre mesi: 86 mila).

La forza lavoro cresce di 335 mila (variazione media a tre mesi: 7 mila) e il tasso di partecipazione sale di un decimo, a 62,9%.

Il tasso di disoccupazione a giugno risale a 3,7% da 3,6%, ma l’aumento è positivo, dato che è il risultato di ampi rialzi sia dell’occupazione sia della forza lavoro.

Le ore lavorate sono stabili, ma nel manifatturiero aumentano di 0,2% m/m con indicazioni positive per la produzione industriale di giugno.

I salari orari sono in crescita di 0,2% m/m (3,1% a/a), e il dato di maggio è rivisto a +0,3% m/m, da 0,2% m/m.

Nel complesso, i dati sono coerenti con il proseguimento dell’espansione e ridimensionano i timori di rallentamento eccessivo, alimentati da un mese di maggio temporaneamente debole.

Le informazioni sul mercato del lavoro (employment report, nuovi sussidi, indagini delle imprese) non darebbero motivo al FOMC di ridurre i tassi a luglio, e rendono davvero improbabile un taglio di 50 pb che una parte del mercato scontava.

Dopo la pubblicazione dell’employment report, la probabilità (stima Bloomberg) di un taglio di 50 pb è scesa a 4,5%, mentre quella di un taglio di 25 pb è ora al 95,5%.

Sarà essenziale leggere i verbali della riunione di giugno (10 luglio) e ascoltare le audizioni di Powell in Congresso (10 e 11 luglio) per valutare se un taglio dei tassi è già predeterminato dai rischi collegati ai dazi, indipendentemente dai segnali congiunturali in media, almeno per ora, moderatamente rassicuranti.

Con l’attuale posizionamento del mercato, il FOMC è probabilmente vincolato al taglio dei tassi a cui aveva aperto la strada tre settimane fa.

Fonte: BondWorld.it

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