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Intesa Sanpaolo: – Germania stima finale crescita del PIL

Intesa Sanpaolo – Germania. La stima finale ha fissato la crescita del PIL nel 4° trimestre 2020 a +0,3% t/t (-3,7% a/a) nel quarto trimestre, dopo il +8,5% t/t (-4,0% a/a) del terzo.

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La variazione media annua del 2020 calcolata sulla serie destagionalizzata resta a -5,3%, mentre quella non corretta per i giorni lavorativi passa a -4,9%. Dal lato della domanda finale, si registra un calo di -3,3% t/t dei consumi privati e di -0,5% dei consumi pubblici; la flessione degli investimenti in macchinari è stata marginale (-0,1% t/t); al contrario, gli investimenti in costruzioni sono aumentati di 1,8% t/t. Il PIL è stato sostenuto dalla domanda estera: le esportazioni sono cresciute di 4,5% t/t, incremento soltanto in parte compensato dall’aumento dell’import (+3,7% t/t). Dal lato della produzione, il valore aggiunto è calato di -0,2% t/t: il crollo dei servizi privati (-4,4% t/t) e sociali (-3,2% t/t) ha più che compensato il pur forte aumento nell’industria manifatturiera (+6,7% t/t) e nelle costruzioni (+5,2% t/t).

DeStatis segnala che le ore lavorate sono in calo di -2,7% rispetto allo stesso periodo del 2019, mentre l’occupazione è più bassa di 1,6% a/a, pari a 747000 unità. Grazie ai trasferimenti pubblici, il reddito disponibile è più alto di 0,3% a/a; la dinamica divergente di reddito e consumi si riflette in un balzo della propensione media al risparmio a 15,7%. Il deficit del settore pubblico nel 2020 è stimato ora a 139,6 miliardi di euro, pari al 4,2% del PIL; ciò riflette un calo del 3% delle entrate tributarie e un incremento del 9,3% a/a delle uscite. La componente di deficit relativa al governo centrale è di 86,6 miliardi. Il PIL della Germania dovrebbe nuovamente contrarsi nel 1° trimestre 2021 di oltre l’1%.

– Francia. L’indice di fiducia presso le imprese manifatturiere elaborato dall’INSEE è atteso salire di un punto a febbraio, a 99 (dopo la forte crescita vista a gennaio).

L’indice dovrebbe risalire verso i livelli pre-pandemici nei prossimi mesi.

– Stati Uniti. Le vendite di case nuove a gennaio sono previste a 855 mila, da 842 mila di dicembre. Gli indicatori del mercato immobiliare residenziale hanno registrato un indebolimento diffuso negli ultimi mesi del 2020, pur restando su livelli storicamente elevati, molto al di sopra di quelli pre-pandemici.

Non riteniamo che per ora il mercato immobiliare sia di fronte a una svolta verso il basso, ma piuttosto a un rallentamento fisiologico, in parte rinforzato anche dalla scarsità di offerta. Le richieste di nuovi mutui per acquisto di case restano su un trend in rialzo, anche se caratterizzato da volatilità, e i tassi sui mutui, pur in aumento, sono ancora su livelli storicamente bassi.

I dati e gli eventi di ieri

Area euro. La seconda lettura conferma che a gennaio l’inflazione è salita a +0,9% a/a da -0,3% a/a di dicembre; anche l’indice core BCE al netto di alimentari freschi ed energia è accelerato rispetto al mese precedente, da +0,3% a +1,4% a/a. Sul mese, i prezzi sono cresciuti del +0,2% m/m, spinti al rialzo dal rincaro dell’energia (+3,8% m/m) e dei listini alimentari (+0,8% m/m), mentre sono calati di -0,3% nella misura sottostante, contro variazioni normali in gennaio di – 1,2/1,4% m/m.

Il rialzo di questo mese è influenzato dal rinvio dei saldi post-natalizi in alcuni paesi dell’area, dal ritorno delle aliquote IVA a livelli normali in Germania e, in parte, dalla revisione del sistema di ponderazione delle componenti dell’indice. Dopo la chiusura del 2020 con una media annua dello 0,3% e il rimbalzo di inizio anno, la crescita dei prezzi dovrebbe restare quasi stabile nel 1° semestre per poi riprendere forza a partire da agosto. Ci aspettiamo un’inflazione media di +1,3% nel 2021.

Italia. A dicembre, fatturato e ordini industriali hanno mostrato un rimbalzo parziale dopo il calo di novembre (rispettivamente pari a +1% da -2% precedente, e a +1,7% da -1,4%). Il recupero nel mese è dovuto al mercato interno, mentre si nota un calo di ordini e fatturato estero. L’aumento del fatturato è trainato dall’energia (+10,6% m/m), al netto della quale il fatturato sarebbe salito solo di 0,5% m/m; buona comunque la crescita per i beni strumentali (+1,5%).

Sull’anno, gli ordini accelerano a +7%, ma il dato non tiene conto del diverso numero di giorni lavorativi (uno in più dello stesso periodo dello scorso anno); al netto di tale effetto, il fatturato recupera ma resta in territorio negativo, a -0,5% a/a da -4,6% precedente (si tratta comunque di un massimo da febbraio). I settori più colpiti dalla crisi su base annua si confermano la raffinazione (-30,7% il fatturato) e il tessile (-19,4% il fatturato, -12,6% gli ordini), mentre tra i comparti in maggiore recupero troviamo i mezzi di trasporto (+38,9% a/a il fatturato) e la metallurgia (+15% a/a gli ordinativi). I principali indicatori per l’industria potrebbero vedere un nuovo calo a gennaio sulla scia della nuova stretta anti-Covid introdotta in diversi Paesi dell’eurozona, nonché dei problemi nell’approvigionamento di semi-conduttori. Tuttavia, l’industria conferma l’impostazione decisamente più espansiva rispetto ai servizi.

Stati Uniti. Powell, nell’audizione di fronte alla commissione bancaria del Senato, come atteso ha mantenuto un atteggiamento estremamente dovish, ribadendo che “il sentiero dell’economia continua a dipendere in modo significativo dall’evoluzione del virus e dalle misure prese per controllare la sua diffusione”. Powell ha sottolineato che, dopo la rapida ripresa dell’estate 2020, la crescita è rallentata, anche per via del peggioramento del quadro sanitario in autunno. Il mercato del lavoro rimane caratterizzato da ampie risorse inutilizzate, con molti milioni di individui senza lavoro, mentre l’inflazione risente ancora delle pressioni verso il basso esercitate dalla pandemia in molti settori.

Anche ora, pur in vista di uno scenario più solido, occorre” non sottostimare le sfide” che ancora restano aperte. A suo avviso, quando la pandemia sarà sotto controllo, l’uscita dalla recessione potrebbe essere molto più rapida del previsto, ma l’obiettivo non è ancora raggiunto. Riguardo al recente rialzo dei rendimenti e delle aspettative sui fed funds, Powell, come atteso, ha seguito lo stesso copione dei suoi colleghi del FOMC, sottolineando che i movimenti di mercato riflettono un miglioramento dello scenario economico e perciò non sono motivo di preoccupazione.

Powell ha riconosciuto che l’inflazione sarà volatile per diversi motivi (confronto statistico con il 2020, petrolio, strozzature all’offerta) e che probabilmente aumenterà, spinta dalla ripresa della domanda. A suo avviso, comunque questo “è un buon problema” considerando che tutte le economie sono caratterizzate da trend demografici che spingono l’inflazione verso il basso.

Secondo Powell, i livelli di inflazione non saranno “preoccupanti” e, dato che la dinamica dell’inflazione non svolta improvvisamente, è difficile che “uno scoppio di supporto fiscale o di spesa che non dura per molti anni modifichi effettivamente tale dinamica”. In termini di occupazione, Powell ha voluto ribadire che l’obiettivo non è (solo) il tasso di disoccupazione, ma anche il tasso di occupazione e, come indicato nella nuova versione deli obiettivi di più lungo termine, la Fed risponde ai “deficit” dalla piena occupazione, definiti su un ampio insieme di variabili del mercato del lavoro. Nel Monetary Policy Report si dedica ampio spazio agli effetti di questa definizione dell’obiettivo della Fed sulla risposta di policy in fasi di tassi a zero. Il messaggio è che i tassi resteranno fermi a lungo, nonostante l’aspettativa di una forte ripresa quest’anno, perché le risorse inutilizzate sul mercato del lavoro richiederanno tempo per essere riassorbite.

Per quanto riguarda la politica monetaria, Powell ha riassunto i cambiamenti della strategia adottati nella seconda metà del 2020, mirati a migliorare gli strumenti a disposizione della Fed. Per il futuro, Powell ha ripetuto l’impegno a continuare a fornire massimo supporto per il raggiungimento del proprio mandato, affermando che “l’economia è molto lontana dagli obiettivi su inflazione e occupazione e probabilmente ci vorrà del tempo prima che sia raggiunto ulteriore significativo progresso”.

Il presidente della Fed ha anche ricordato che la Banca centrale continuerà a “comunicare la propria valutazione del progresso verso gli obiettivi ben in anticipo rispetto a qualsiasi cambiamento del ritmo degli acquisti”. Per ora, quindi, niente di nuovo dalla Fed, se non il segnale di supporto incondizionato senza modifiche allo scenario di policy fino al raggiungimento del controllo della pandemia.

Fonte: BondWorld.it

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