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Intesa Sanpaolo: Germania vendite al dettaglio sono salite

Intesa Sanpaolo – Germania. Le vendite al dettaglio sono salite di +7,7% m/m in marzo, registrando la crescita più alta dall’introduzione delle misure di contenimento dei contagi da COVID-19 (marzo 2020).

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I consumi sono cresciuti del +4,4% rispetto ai livelli pre-crisi (febbraio 2020), mentre la variazione tendenziale è balzata all’11,0% a/a. L’andamento potrebbe peggiorare ad aprile: la mobilità verso strutture di intrattenimento e commercio al dettaglio è scesa da -33,7 a – 40,2. Nell’indagine Ifo, la valutazione delle imprese sull’andamento del giro di affari è drasticamente migliorata in aprile, ma ciò riflette anche il netto recupero di febbraio e marzo. In ogni caso, i consumi dovrebbero ritornare a crescere in maggio, sostenuti dall’avvio delle riaperture.

– Area euro. La stima finale dell’indice PMI manifatturiero di aprile dovrebbe confermare l’aumento a 63,3 da 62,5 di marzo già registrato dalla lettura flash. Gli indici relativi a ordinativi e produzione dovrebbero continuare ad offrire indicazioni incoraggianti circa la ripresa della domanda a fronte di segnali di limiti all’offerta evidenziati dall’allungamento dei tempi di consegna e dall’incremento dei prezzi degli input produttivi.

La prima stima dell’indice italiano potrebbe evidenziare un miglioramento a 61 da 59,8, confermando le indicazioni di ripresa in atto nel settore già emerse dalle indagini ISTAT e della Commissione Europea.

– Stati Uniti. La spesa in costruzioni a marzo è prevista in aumento di 2% m/m, dopo la correzione di -0,8% m/m di febbraio causata dal maltempo. La ripresa dovrebbe riguardare tutte le componenti della spesa privata, con un recupero dei livelli di gennaio sia per il segmento residenziale sia per quello non residenziale.

Quest’ultimo settore dovrebbe essere in crescita solida nel 2021, dopo un anno di debolezza persistente, mentre l’edilizia residenziale dovrebbe contribuire in misura limitata, con la parte preponderante della ripresa ormai alle spalle.

– Stati Uniti. L’ISM manifatturiero ad aprile è atteso in rialzo a 65 da 64,7 di marzo. L’indice dovrebbe essere sostenuto da incrementi per le componenti ordini, consegne e occupazione, mentre per l’output dovrebbe permanere il freno collegato alle strozzature all’offerta e alla conseguente debolezza del settore auto.

L’indice dei prezzi pagati dovrebbe stabilizzarsi su livelli elevati, in linea con i risultati del PMI. L’indagine dovrebbe continuare a riportare forte espansione della domanda, in presenza di persistenti difficoltà a soddisfarla appieno per mancanza di scorte e di beni intermedi.

I market mover della settimana

Nell’area euro, sono in uscita i dati di produzione industriale di marzo in Germania e Francia, attesi mostrare un recupero su base congiunturale in entrambi i Paesi. Sempre a marzo, le vendite al dettaglio nell’eurozona sono attese balzare su base tendenziale (per l’effetto statistico di confronto con marzo 2020) e in moderata crescita su base mensile. Infine, la seconda lettura delle indagini PMI di aprile confermerà il miglioramento dell’indice composito, con una accelerazione nel manifatturiero e un ritorno in territorio lievemente espansivo nei servizi.

Questa settimana sono in calendario negli Stati Uniti i principali dati di aprile. L’employment report dovrebbe confermare che marzo ha rappresentato un “punto di flesso” per l’economia, registrando ad aprile un nuovo incremento di occupati vicino a 1 mln e una correzione del tasso di disoccupazione di 3 decimi a 5,7%. Gli indici ISM dovrebbero essere in territorio ampiamente espansivo, con segnali di accelerazione nei servizi. Fra i dati di marzo, il deficit commerciale dovrebbe essere in ulteriore allargamento e la spesa in costruzioni dovrebbe essere in ripresa dopo la correzione di febbraio legata al clima.

I dati e gli eventi di venerdì

Area euro. La stima preliminare del PIL nel 1° trimestre del 2021 è di -0,6% t/t, dopo il -0,7% t/t registrato nel trimestre finale del 2020. Tra le principali economie il calo più ampio è stato registrato in Germania (-1,7%); Italia (-0,4%) e Spagna (-0,5%) hanno registrato flessioni circa in linea con la media Eurozona, mentre in Francia la variazione è stata positiva (+0,4%). In termini tendenziali la flessione è di -1,8% da -4,9% precedente.

Con il secondo trimestre consecutivo di contrazione del PIL l’economia dell’area euro ritorna in recessione tecnica per la seconda volta in poco meno di un anno, ma le prospettive per i trimestri successivi sono in miglioramento. Ad aprile, complice una situazione sanitaria ancora irrisolta, è possibile che l’attività economica sia rimasta complessivamente debole ma nei mesi successivi il graduale allentamento delle misure restrittive dovrebbe permettere un ritorno alla crescita già dal 2° trimestre.

Area euro. Il tasso di disoccupazione a marzo è calato a 8,1% da 8,2% precedente (rivisto da 8,3%) con contenute flessioni registrate in Italia (10,1% da 10,2%), Francia (7,9% da 8,0%) e Spagna (15,3% da 15,5%), a fronte di una stabilità in Germania (4,5%). Nell’area euro le misure di sostegno occupazionale varate dai Governi nazionali hanno contribuito a limitare l’impatto della crisi pandemica sul mercato del lavoro.

Il tasso di disoccupazione, dopo aver toccato un picco a 8,7% tra agosto e settembre dello scorso anno è tornato a calare e si attesta a 0,8pp al di sopra dei livelli pre-COVID. Il tasso di disoccupazione potrebbe salire intorno all’8,4% nel corso dell’estate, prima di tornare a scendere gradualmente nei trimestri successivi.

Area euro. La stima flash dell’inflazione nel mese di aprile mostra una crescita da 1,3% a 1,6% a/a, circa in linea con la nostra stima. L’indice core BCE al netto di alimentari freschi ed energia è sceso a +0,8% a/a da +1,0% a/a precedente. La variazione mensile è stata di 0,6% m/m; sempre sul mese si registra un moderato aumento degli alimentari freschi (+1,3% m/m). Sulla variazione tendenziale, l’aumento della componente energetica (a +10,3% a/a da +4,3% a/a precedente) spiega gran parte dell’inflazione osservata. La forte crescita dell’energia è legata anche ad effetti base favorevoli. I dati per i beni industriali al netto dell’energia registrano un incremento tendenziale di 0,5% a/a, contro l’1,5% di gennaio e lo 0,3% di un anno fa. In prospettiva, l’inflazione core dovrebbe accelerare a partire da agosto, per poi raggiungere un massimo nel quarto trimestre.

L’indice generale seguirà la stessa dinamica ma con picchi più elevati per via del contributo positivo dell’energia. Ci aspettiamo poi una nuova discesa, all’inizio del 2022, legata alle distorsioni osservate nei mesi scorsi, e quindi una nuova salita in scia alla ripresa economica. Qualche sorpresa al rialzo sui beni manufatti non è da escludere: l’indagine della Commissione Europea ha rilevato una maggiore propensione all’aumento dei prezzi anche fra i produttori, e il rincaro dei trasporti potrebbe essere parzialmente traslato ai consumatori con la ripresa della domanda. Nel complesso, l’indagine di aprile evidenzia una pressione al rialzo generalizzata, che coinvolge anche il comparto dei servizi.

Lo spaccato per Paese mostra un’accelerazione dell’inflazione armonizzata nelle quattro maggiori economie dell’area, particolarmente marcata in Spagna dove l’inflazione è passata dal -0,1% a/a di febbraio al +1,9% a/a di aprile.

Secondo le nostre previsioni, l’inflazione chiuderà il 2021 con una crescita di 1,8%, dopo lo 0,3% dell’anno passato. Tuttavia, riteniamo che l’effetto sarà transitorio: l’inflazione è destinata a rallentare nel 2022 (1,3%).

Germania. In base alla stima preliminare, nel 1° trimestre 2021 il PIL a prezzi costanti, destagionalizzato e corretto per gli effetti di calendario, è calato di -1,7% t/t, dopo il +0,5% t/t precedente (rivisto al rialzo di due decimi). La variazione tendenziale è stimata in -3,0% a/a (dato corretto per gli effetti di calendario).

Secondo le prime indicazioni sulle componenti della domanda, le esportazioni nette hanno in parte attenuato il contributo negativo dovuto alla contrazione dei consumi interni. Destatis ha, inoltre, rivisto al rialzo di un decimo la variazione media annua del PIL nel 2020, a -4,8%.

Francia. La stima flash indica che ad aprile l’inflazione ha visto un’accelerazione sia sull’indice nazionale, a +1,3% a/a da +1,1% a/a di marzo, sia sulla misura armonizzata, a +1,7% a/a da +1,4% a/a precedente. Il rialzo è spiegato dal rincaro dell’energia (a +8,8% a/a da +4,7% a/a di marzo) e dalla crescita dei prezzi dei servizi (a +1,3% a/a da 1,1% a/a precedente); l’inflazione dei beni manifatturieri rimane stabile a -0,2% a/a.

Il calo dei listini alimentari (a -0,3% a/a da +0,9% a/a precedente), invece, è spiegato da effetti base sfavorevoli. Sul mese, i prezzi al consumo hanno segnato un aumento di due decimi sull’indice nazionale e di tre decimi su quello armonizzato. Nel 2021, l’indice nazionale è atteso crescere di +1,3% (+1,5% sull’armonizzato) in media annua.

Italia. Il PIL ha subito una nuova contrazione nel 1° trimestre (-0,4% t/t), sia pure di intensità minore rispetto a quella registrata nel 4° trimestre 2020 (-1,8%, rivisto al rialzo di un decimo). Il dato è stato marginalmente migliore delle aspettative di consenso (-0,5% t/t) e lievemente più debole della nostra stima (-0,2%). L’Istat diffonderà il dettaglio sulle componenti dal lato della domanda e dell’offerta solo il prossimo 1° giugno. Tuttavia, quanto riportato nel comunicato stampa dall’agenzia di statistica è in linea con le nostre attese: la contrazione di inizio 2021 è tutta dovuta ai servizi, frenati dalle restrizioni ancora in vigore su alcuni comparti del settore, mentre si è avuta una crescita del valore aggiunto sia nel settore primario che nell’industria.

Dal lato della domanda, Istat comunica che si è registrato un contributo positivo della componente nazionale  (al lordo delle scorte), a fronte di un apporto negativo degli scambi con l’estero. Pensiamo che la crescita della domanda interna sia dovuta principalmente agli investimenti (trainati da costruzioni e macchinari) e ai magazzini, mentre stimiamo che i consumi abbiano continuato a contrarsi, appesantiti ancora una volta dai servizi (nonostante un possibile rimbalzo per i beni durevoli). La crescita acquisita per il 2021 (in caso di stagnazione dell’attività economica nel resto dell’anno, ipotesi a nostro avviso eccessivamente pessimistica) è pari all’1,9%, il che conferma come il rimbalzo del PIL verificatosi nell’estate del 2020 lasci un’eredità statistica positiva per l’anno in corso

In sintesi, il dato è risultato circa in linea con le attese e non aggiunge particolari novità allo scenario.

Tuttavia, nei giorni scorsi sono giunte informazioni che a nostro avviso migliorano le prospettive per il ciclo:

– le indagini di fiducia ad aprile hanno tutte concordemente segnalato un miglioramento delle aspettative sull’economia da parte di famiglie e imprese (non solo nel settore manifatturiero);

– è ormai delineato, e potrebbe rafforzarsi nelle prossime settimane con l’allentamento del “coprifuoco”, un percorso di graduale riapertura delle attività soggette a restrizioni;

– la campagna vaccinale sta guadagnando velocità: nella giornata di ieri, con un’accelerazione improvvisa e per certi versi inattesa, dovrebbe essere stato raggiunto e superato il target delle 500 mila somministrazioni giornaliere (anche se resta da verificare se tale ritmo potrà essere mantenuto nei prossimi giorni);

– infine, il “potenziamento” del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che, con l’aggiunta di risorse nazionali, è arrivato ad un importo di oltre 248 miliardi (laddove si includano i 191,5 mld del Dispositivo di Ripresa e Resilienza in senso stretto, gli oltre 30 miliardi del “Fondo complementare” nazionale e i circa 26 miliardi di opere da realizzare con orizzonte al 2032), specie se accompagnato da un’efficace implementazione delle riforme annunciate, suggerisce che il PIL possa crescere al di sopra del potenziale (attualmente stimato a poco più di mezzo punto percentuale) per diversi anni a venire (stimiamo almeno sino al 2025).

Pertanto, riteniamo che si siano ridotti i rischi al ribasso sulla nostra previsione di un ritorno in positivo del PIL nel trimestre in corso; anzi, si profilano rischi al rialzo sull’entità del recupero atteso nella seconda metà dell’anno

Italia. A marzo il tasso di disoccupazione è calato a 10,1% da 10,2% precedente. La contenuta flessione è spiegata da un aumento degli occupati (+34 mila unità) rispetto al mese precedente a fronte di una diminuzione degli inattivi (-40 mila unità). La crescita occupazionale nel mese è concentrata soprattutto tra i dipendenti a termine mentre tornano a crescere per la prima volta da agosto dello scorso anno anche i lavoratori indipendenti (che rimangono comunque la categoria più penalizzata dall’emergenza sanitaria, assieme a donne e giovani). Dall’inizio della pandemia sono stati perduti quasi 900 mila posti di lavoro, con un tasso di occupazione che a marzo si è attestato al 56,6%, in calo di 2 punti percentuali rispetto a febbraio 2020.

Da allora, il calo degli occupati si è però tradotto prevalentemente in un aumento degli inattivi (in rialzo di oltre 650 mila unità) che ha contribuito, congiuntamente al blocco dei licenziamenti e all’ampio ricorso delle imprese alla CIG, a contenere la risalita del tasso dei senza-lavoro. Durante la pandemia il tasso di disoccupazione ha infatti evidenziato un incremento complessivamente contenuto (+0,4pp); riteniamo però che nei prossimi mesi, con il venir meno delle misure governative di protezione dell’occupazione e con il progressivo rientro degli inattivi nella forza lavoro, la disoccupazione possa tornare a salire (nel nostro scenario, il picco in media d’anno sarebbe registrato nel 2022, oltre l’11%).

Italia. I dati flash mostrano un’accelerazione dell’inflazione in aprile. Sul NIC, l’inflazione annua è salita da 0,8% a 1,1% (massimo da due anni), con listini in aumento di 0,4% m/m. Le pressioni al rialzo sulla tendenza annua sono venute principalmente dalla crescita dei beni energetici (a 9,4% a/a da 0,4% a/a precedente), che ha spiazzato il calo degli alimentari freschi (-0,3% a/a da +1,0% a/a) e dei servizi relativi ai trasporti (da +2,2% a -0,7%). L’inflazione di fondo è scesa a 0,3% da 0,8% precedente. Sulla misura armonizzata UE, l’inflazione è passata a 1,0% a/a da 0,6% a/a di marzo. Sul mese l’IPCA è cresciuto di +0,9%, valore più alto della stagionalità di aprile: l’aumento congiunturale, più marcato rispetto al NIC, è spiegato dalla fine dei saldi stagionali.

In prospettiva, l’inflazione resterà sopra l’1% per tutto il 2021; il picco in corso d’anno dovrebbe essere raggiunto a settembre, attorno all’1,7%. Si stanno manifestando già da qualche mese pressioni inflazionistiche a monte della catena produttiva nell’industria, condizionata dai colli di bottiglia in alcuni mercati delle materie prime a livello globale. Tuttavia, la ripresa della domanda domestica, in particolare nel settore dei servizi, sarà a nostro avviso assai graduale, e non di entità tale da innescare significative pressioni al rialzo sulla dinamica sottostante. Vediamo un’inflazione poco sopra l’1% in media d’anno nel 2021 e all’1% nel 2022. L’inflazione italiana dovrebbe rimanere più contenuta rispetto alla media della zona euro

Spagna. Nel primo trimestre 2021, il PIL ha registrato una contrazione di -0,5% t/t, in linea con le attese, mentre su base tendenziale la variazione negativa è stata pari a -4,3%, da -8,9% il trimestre precedente. Il dato riflette una sostanziale invarianza delle misure restrittive in vigore nel Paese, nonostante il crescente numero di contagi registrati nel periodo di riferimento. Nel dettaglio, sia i consumi privati sia la domanda interna sono risultati in calo (rispettivamente -0,6% e -0,9%) dopo due trimestri consecutivi in recupero.

La variazione più ampia, tuttavia, è stata quella relativa agli investimenti, in discesa del -2,2% (da +0,6% nel quarto trimestre 2020). Per il secondo trimestre ci attendiamo un recupero sulla scia di un probabile allentamento delle misure restrittive ancora in vigore (anche in conseguenza dell’accelerazione della campagna vaccinale: attualmente il 24% della popolazione ha ricevuto almeno una dose, rispetto all’11,8% dello scorso 1° aprile).

Stati Uniti. La spesa personale a marzo aumenta di 4,2% m/m, e di 3,6% m/m in termini reali. La spesa nominale è spinta da variazioni di 8,1% m/m per i beni (10,8% m/m beni durevoli, 6,5% beni non durevoli) e di 2,2% m/m per i servizi (con il contributo maggiore proveniente da servizi per la ristorazione e l’ospitalità). Il reddito aumenta di 21,1% m/m, sulla scia del balzo dei trasferimenti diretti (+95,1% m/m) alimentati dall’American Rescue Plan. Le retribuzioni sono in rialzo di 1,1% m/m, con integrazioni in aumento di 0,6% m/m: questa variazione conferma il solido trend verso l’alto del reddito da lavoro, al di là della volatilità dei dati dei trasferimenti pubblici.

Il reddito disponibile è in rialzo di 23,6% m/m (23% m/m e 61,3% a/a in termini reali), portando il tasso di risparmio al record di 27,6%. I prezzi hanno fornito una sorpresa verso l’alto, con una variazione di 0,6% m/m per il deflatore dei consumi e di 0,4% m/m per il deflatore core. Su base annua, l’inflazione core è ora a 1,8% a/a, in parte per l’effetto base relativo a marzo 2020, ma in parte per il rialzo dei prezzi dei servizi.

Fonte: BondWorld.it

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