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Intesa Sanpaolo: – Germania vendite dettaglio calate

Intesa Sanpaolo – Germania. Le vendite al dettaglio sono calate di -4,5% m/m in gennaio, come effetto dell’applicazione a tutto il mese delle restrizioni all’attività commerciale che a dicembre avevano agito soltanto su 2 settimane.

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La contrazione di dicembre è stata rivista da -9,6% a -9,1% m/m. Rispetto al gennaio 2020, le vendite sono in calo di -8,7%. Febbraio dovrebbe mostrare un andamento stabile degli indici destagionalizzati, mentre è plausibile un primo rimbalzo con i dati di marzo.

– Area euro. La stima flash di febbraio dovrebbe indicare un lieve rallentamento dell’inflazione, a +0,8% a/a da +0,9% a/a registrato a gennaio. L’indice core BCE (al netto di alimentari ed energia) è visto stabile a 1,4% a/a. Sul mese, i prezzi dovrebbero crescere di un decimo, mentre sono attesi risalire ulteriormente i listini energetici (+2,3% m/m e -0,3% a/a).

Dopo la chiusura del 2020 con una media annua dello 0,3% e il rimbalzo di inizio anno, la crescita dei prezzi dovrebbe restare quasi stabile nel 1° semestre per poi riprendere forza a partire da agosto. Ci aspettiamo un’inflazione media di +1,3% nel 2021 ma sulla previsione insistono rischi al rialzo.

– Germania. Il tasso di disoccupazione è atteso stabile a 6,0% in febbraio, come nei due mesi precedenti. Le indagini PMI di gennaio e di febbraio sembrano prevedere un indice dell’occupazione meno volatile rispetto alla produzione.

Di conseguenza, l’estensione del lockdown fino al 7 marzo non dovrebbe aver peggiorato le condizioni del mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione potrebbe risalire a partire dal 2° semestre.

I dati e gli eventi di ieri

Area euro. Il PMI manifatturiero di febbraio è stato rivisto al rialzo di due decimi, a 57,9; l’indice è salito da 54,8 punti di gennaio, toccando il massimo da febbraio del 2018. Gli indici per la produzione e per i nuovi ordini esteri confermano la forte crescita iniziata nei mesi estivi (rispettivamente a 57,6 e 57,8); l’occupazione passa su valori superiori alla soglia di non cambiamento (51,5).

La ripresa della domanda e i problemi legati alla catena di distribuzione hanno contribuito ad un allungamento dei tempi medi di consegna e ad un forte aumento dei prezzi pagati (73,9 punti, massimo da aprile 2011), che si riflette in parte sui prezzi ricevuti (56,5). I produttori di beni di investimento hanno registrato la crescita più alta da gennaio 2018; crescono anche le produzioni di beni intermedi e di consumo.

Lo spaccato per Paese ha visto una revisione al rialzo di sei decimi del PMI manifatturiero francese (a 56,1 da 51,6 di gennaio). Ritornano sopra la soglia di invarianza gli indici della produzione (a 53,6 punti) e dell’export (54,0). I prezzi sono coerenti con una moderata accelerazione. In Germania il PMI manifatturiero ha segnato un aumento di un decimo rispetto al dato preliminare, a 60,7 da 57,1 di gennaio. Rimangono su valori alti gli indici dei nuovi ordini (62,6) e degli ordini esteri (62,2); l’occupazione, invece, è ferma sulla soglia di non cambiamento di 50,0 punti.

I prezzi, infine, hanno registrato una forte crescita. Il PMI manifatturiero dell’Italia ha visto un’accelerazione del ritmo di espansione, a 56,9 da 55,1 di gennaio. Gli indici dei nuovi ordini e degli ordini esteri restano abbondantemente sopra la soglia di invarianza; la crescita della produzione (58,7 punti) si riflette in un miglioramento del mercato del lavoro (53,6). L’indagine indica per l’Italia una forte pressione inflattiva. In Spagna, il dato di febbraio segna un miglioramento del manifatturiero, a 52,9 da 49,3 precedente.

Germania. L’indice settimanale di attività economica WAI della Bundesbank è sceso ulteriormente a -1,1. Tale livello è coerente con una probabilità di contrazione del PIL del 100% e un’intensità di -1,8% t/t, superiore alla nostra attuale previsione di -1,2%.

L’indice potrebbe riprendersi in marzo se si verificherà una parziale riapertura la prossima settimana. Domani, mercoledì 3 marzo, dovrebbe tenersi la riunione fra il governo federale e gli stati per decidere se prorogare le misure in vigore.

Germania. I dati flash dai Länder indicano che a febbraio i prezzi al consumo sono saliti di +0,7% m/m sull’indice nazionale e di +0,6% m/m su quello armonizzato. L’inflazione di riflesso è cresciuta da +1,0% a/a a +1,3% a/a sull’indice nazionale e si è mantenuta stabile a +1,6% su quello armonizzato. Il rialzo è guidato principalmente dall’aumento dei prezzi dei beni (a +1,0% a/a da 0,6% a/a precedente): come indicato dalle indagini PMI di febbraio, il miglioramento della domanda ha permesso ai produttori manifatturieri tedeschi di trasferire parte degli aumenti dei costi sui prezzi di vendita.

I servizi rimangono invariati all’1,4% a/a. Il valore di febbraio è ancora influenzato da problemi nella raccolta dei dati, causati dalle misure restrittive in vigore fino al 7 marzo. I prezzi sono attesi risalire nei prossimi mesi ed il 2021 potrebbe chiudersi con un’inflazione media annua poco sotto il +3%.

Italia. L’inflazione è salita ulteriormente a febbraio, a 0,6% a/a da 0,4% di gennaio, sulla scia di un aumento dei prezzi pari ad un decimo nel mese. Ha pesato soprattutto la componente energetica, per via dei rincari dei carburanti. L’inflazione core è salita anch’essa, a 1% da 0,8% precedente.

Sull’indice armonizzato, i prezzi sono calati di due decimi, per un’inflazione annua in aumento a 1% da 0,7% precedente. I dati, in particolare sull’IPCA, sono stati superiori alle attese. In prospettiva, l’inflazione è attesa poco variata o in lieve calo nei prossimi mesi (solo nell’ultima parte dell’anno si dovrebbe vedere una ulteriore accelerazione).

Italia. L’Istat ha diffuso i numeri annui su PIL reale e nominale, e sui principali indicatori di finanza pubblica, relativi al 2020. Il PIL ha subito una caduta di -8,9% a prezzi costanti (un decimo in meno di quanto ci si potesse attendere sulla base dei dati trimestrali corretti per gli effetti di calendario), e di -7,8% a prezzi correnti (un decimo in meno rispetto alle nostre attese). A trascinare al ribasso l’attività economica è stata soprattutto la domanda interna, in particolare gli investimenti (-9,1%), mentre la domanda estera e la variazione delle scorte hanno fornito un contributo negativo limitato.

Tutti i principali settori hanno dato un apporto negativo, particolarmente marcato per l’industria (-11,1%); da notare, nel terziario, le contrazioni a due cifre per commercio, trasporti, alberghi e ristorazione (-16%), attività professionali, scientifiche e tecniche, amministrative e servizi di supporto (-10,4%) e attività artistiche, di intrattenimento e divertimento, di riparazione di beni per la casa e altri servizi (-14,6%). A ciò si è accompagnata una decisa riduzione dell’input di lavoro e dei redditi. La sorpresa è arrivata soprattutto dalla stima sul deficit, risultato migliore delle attese, al 9,5% del PIL (le ultime proiezioni inserite dal precedente Governo nella Relazione al Parlamento di gennaio riferivano di un disavanzo tra il 10,5% e il 10,8%). Il disavanzo primario è stato pari al 6% del PIL. Da notare che la pressione fiscale è salita al 43,1%, dal 42,4% del 2019. Il debito è risultato pari al 155,6% del PIL, circa in linea con le attese (dopo che il dato nominale era già stato diffuso da Banca d’Italia).

BCE. Secondo De Guindos, “sembra esserci un crescente consenso sulla necessità di rivedere l’attuale equilibrio tra buffer di capitale strutturali e ciclici e di creare più spazio macroprudenziale che potrebbe essere utilizzato in una crisi sistemica”. Il cambiamento dovrebbe essere guidato da 3 principi: (1) neutralità rispetto ai requisiti di capitale, (2) introduzione di un robusto meccanismo di governance per garantire che l’applicazione sia uniforme, (3) coerenza con gli standard internazionali.

La presidente Lagarde, parlando di crisi sanitaria e piccole e medie imprese, ha detto che “è fondamentale che il [sostegno finanziario] ponte per le PMI rimanga in vigore per tutto il tempo necessario” e che “la BCE contribuirà a garantire che le imprese e le famiglie possano accedere ai finanziamenti di cui hanno bisogno per superare questa tempesta – e che possono farlo nella certezza che le condizioni di finanziamento non si inaspriranno prematuramente.”

Stati Uniti. La leadership democratica ha deciso di eliminare la misura relativa al rialzo del salario minimo dal pacchetto anti-Covid approvato alla Camera, in vista della discussione in Senato.

Al momento, le discussioni sul contenuto e l’entità della manovra sono concentrate a rendere più mirate le misure, senza ridurre la dimensione di 1,9 tln. L’obiettivo è un voto su una nuova versione al Senato entro questa settimana, da rimandare alla Camera entro l’inizio della prossima settimana.

Stati Uniti. L’ISM manifatturiero a febbraio sorprende verso l’alto, salendo a 60,8 da 58,7 di gennaio. Lo spaccato dell’indagine è omogeneamente positivo: nuovi ordini a 64,8 (+3,7), produzione a 64,8 (+2,5), ordini inevasi a 64 (+4,3), ordini all’export a 57,2 (+2,3), occupazione a 54,4 (+1,8), tempi di consegna a 72 (+3,8). L’indice dei prezzi sale a 86 (+3,9). Le imprese continuano a operare con stabilimenti riconfigurati per Covid e ancora influenzati da necessità di chiusure temporanee per la sanificazione, assenteismo e generalizzata difficoltà a reperire manodopera, con effetti negativi sulla produzione. Ciononostante, i commenti sono diffusamente ottimistici e le indicazioni sono favorevoli sul fronte della domanda, grazie alla solidità del trend degli ordini e a valutazioni di scorte dei clienti “troppo basse” (sui minimi storici).

Cinque dei principali 6 settori (chimica, produzione metallurgica, trasporto, elettronica, alimentari e tabacco) segnalano espansione fra “moderata” e “forte”, nonostante i persistenti vincoli dal lato dell’offerta in termini di manodopera, scorte e importazioni, con segnali di una situazione “fuori controllo” nel settore elettrico e componenti e raggiungimento della massima capacità produttiva in molti altri settori. Le importazioni sono rallentate per via di recenti accumuli di arretrati nei porti di entrata. A fronte del solido ottimismo riguardo alla domanda, si evidenziano gli aumenti dei prezzi, con alcuni che riportano aumenti così rapidi da rendere la situazione potenzialmente insostenibile (nel settore del legname) e in generale segnali di aumenti diffusi, come appare dall’indice dei prezzi. L’indagine conferma il quadro positivo del settore manifatturiero in piena espansione, ma sottolinea anche i vincoli all’offerta e i rischi di rialzo dei prezzi e di restrizioni produttive per scarsità di input.

Stati Uniti. La spesa in costruzioni a gennaio aumenta di 1,7% m/m, spinta da rialzi nel comparto residenziale e non residenziale. Nel settore privato (+1,7% m/m), la spesa residenziale è in crescita di 2,5% m/m e quella non residenziale di 0,4% m/m. anche il settore pubblico registra un incremento di 1,7% m/m concentrato nell’istruzione e nelle autostrade.

I dati confermano l’inizio della rotazione settoriale che dovrebbe caratterizzare il 2021, con un probabile minor contributo dell’edilizia residenziale, dopo il boom del 2020, e una ripresa marcata nel settore non residenziale, spinta dalla forte crescita della domanda e dal rialzo nell’estrattivo dovuto alla scolta dei prezzi energetici.

Stati Uniti. Barkin (Richmond Fed) ha detto che i rischi verso il basso sullo scenario sono diminuiti. Barkin ha detto di non aver cambiato in modo significativo la propria previsione rispetto a dicembre, ma ha sottolineato che la diffusione dei vaccini e l’aumento di stimolo fiscale hanno ridotto i rischi di deragliamento della ripresa.

Barkin ha aggiunto che il recente rialzo dei rendimenti a suo avviso non rappresenta un freno all’attività, anche alla luce delle indicazioni delle imprese che non riportano intenzioni di riduzione della spesa in conto capitale ai livelli attuali dei tassi. Barkin ha indicato che il mercato deve concentrarsi sull’evoluzione dello scenario per valutare quando la Fed inizierà la svolta di policy.

Giappone. Il tasso di disoccupazione a gennaio è stabile a 2,9%, con un calo della forza lavoro che compensa una correzione degli occupati. La partecipazione corregge a 61,8% da 62% di dicembre e il tasso di occupazione scende a 60% da 60,3%.

La minor partecipazione è da ascrivere alla componente femminile (a 53% da 53,4%), più marcata che per la componente maschile (a 71,2% da 71,3%), probabilmente sulla scia dell’aumento dei contagi e dello stato di emergenza in atto da gennaio.

Fonte: BondWorld.it

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