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Intesa Sanpaolo: Germania vendite dettaglio sono calate

Intesa Sanpaolo – Germania. Le vendite al dettaglio a luglio sono calate dello 0,9% m/m smentendo le attese di un recupero. Il dato di giugno è stato rivisto al ribasso da -1,6% m/m a -1,9% m/m.

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In termini annui, tuttavia, i consumi sono in aumento del 4,2% a/a da 6,7% di giugno (dato rivisto al rialzo da 5,9%), e sono più alti anche rispetto a febbraio 2020 (+0,9%), ultimo mese prima che la pandemia colpisse la Germania. Nonostante il calo mensile, per la prima volta dall’inizio della pandemia le vendite di generi alimentari sono risultate in crescita nei negozi specializzati, mentre la componente non alimentare risulta ancora al di sotto dei livelli precedenti. Si conferma il boom delle vendite online (15,6% a/a a prezzi costanti). I consumi tedeschi sono visti in graduale recupero nel trimestre autunnale.

– Stati Uniti. La stima ADP dei nuovi occupati non agricoli privati di agosto è prevista dal consenso a 950 mila, dopo 167 mila di luglio.

I dati e gli eventi di ieri

Area euro. Il dato finale del PMI manifatturiero di agosto ha segnato un calo di un decimo a 51,7 (in linea con la stima flash). L’indice rimane in territorio espansivo per il secondo mese consecutivo, dopo la flessione dei mesi precedenti.

Gli indici per i nuovi ordini totali ed esteri confermano la forte crescita iniziata il mese scorso (rispettivamente a 55,6 e 51,9); l’occupazione, seppur in ripresa, resta su valori depressi (44,2 da 42,9 precedente): il personale delle fabbriche ha continuato a ridursi ad un ritmo elevato. Non ci sono evidenze di pressioni inflattive.

Lo spaccato per Paese ha visto il PMI manifatturiero della Francia collocarsi in territorio recessivo (a 49,8, otto decimi sopra la stima flash). Restano sopra la soglia di non cambiamento l’indice della produzione (a 52,4) e dei nuovi ordini, mentre i nuovi ordini esteri hanno registrato una diminuzione del ritmo di contrazione (a 48,3 da 45,9).

In Germania, il PMI manifatturiero è aumentato a 52,2 da 51,0 (otto decimi sotto la stima flash). Le aziende hanno registrato un balzo dei nuovi ordini e degli ordini totali.

Il rimbalzo è stato più forte per l’indice degli ordini totali (57,8) che per gli ordini esteri (55,7); l’occupazione continua a rimanere su valori molto depressi (40,2).

La prima lettura del PMI manifatturiero per l’Italia ha segnato un nuovo aumento a 53,1 da 51,9 di luglio. L’indice della produzione si colloca ben al di sopra la soglia di invarianza (a 56,2 da 54,7 precedente); inoltre, migliora l’indice per l’occupazione (a 49,4 da 45,0).

Area euro. La stima flash di agosto indica un crollo dell’inflazione a -0,2% a/a da +0,4% a/a di luglio, sulla scia del calo della domanda e della riduzione dell’IVA in Germania. L’indice core BCE (al netto di alimentari ed energia) ha segnato un rallentamento allo 0,6% a/a dall’1,3% precedente.

Sul mese, l’indice generale ha subito una discesa del -0.4% m/m; calano i listini alimentari (-0,4% m/m e +2,3% a/a), mentre i prezzi dell’energia registrano una stagnazione (0,0% m/m e -7,8% a/a). L’inflazione dovrebbe mantenersi su valori bassi nei prossimi mesi, anche se vi sono rischi al rialzo.

Area euro. Il tasso di disoccupazione nel mese di luglio è salito a 7,9% (al di sotto delle aspettative) da 7,7% precedente, mentre la disoccupazione giovanile è passata al 17,3% dal 17,2% di giugno.

Secondo Eurostat, il numero dei senza-lavoro di questo mese è di circa 12,793 milioni, con un aumento rispetto a giugno di 344 mila. Il picco del tasso di disoccupazione sarà ritardato, anche di diversi mesi, rispetto al punto di minimo del ciclo.

Germania. La disoccupazione è rimasta stabile ad agosto al 6,4%, in linea con le attese. Nel mese il numero di disoccupati è aumentato di circa 30.000 unita, per un totale di poco meno di due milioni di persone. La disoccupazione è più alta nella fascia di età al di sotto dei 25 anni.

L’ufficio statistico tedesco rende noto che, in termini destagionalizzati, a luglio gli occupati erano ancora dell’1,3% inferiori rispetto a febbraio scorso, il mese prima dell’inizio del confinamento (per un totale di 42,35 milioni di persone, pari al 68,1% della forza lavoro). La disoccupazione in media d’anno dovrebbe attestarsi attorno al 6% nel 2020, dal 5% del 2019. Nei prossimi mesi il livello dovrebbe stabilizzarsi attorno ai valori correnti.

Italia. Il tasso di disoccupazione è balzato ben più del previsto a luglio, a 9,7%, e il dato di giugno è stato rivisto al rialzo da 8,8% a 9,3%. Per la verità nel mese gli occupati sono tornati a crescere (+85 mila unità) dopo quattro mesi di calo, ma tale tendenza è stata più che compensata dall’ulteriore calo degli inattivi (-224 mila) dopo l’impennata di marzo-aprile.

La creazione di posti di lavoro nel mese è dovuta interamente ai dipendenti permanenti (+138 mila unità), che risultano in crescita anche su base annua (+181 mila). Gli occupati restano comunque in netto calo sia rispetto a febbraio (-471 mila unità) che rispetto a un anno prima (-556 mila unità, ovvero -2,4%). L’aumento sia della partecipazione che dell’occupazione nel mese è dovuto soprattutto alla componente femminile.

Il recupero degli occupati è concentrato tra gli ultratrentacinquenni: il tasso di disoccupazione giovanile è salito di ben un punto e mezzo, a 31,1%; al netto della componente demografica, gli ultra-cinquantenni sono l’unica fascia di età che registra una tenuta degli occupati su base annua, nonché un incremento limitato degli inattivi (+0,4%). Infine, luglio ha visto un ulteriore recupero delle ore settimanali lavorate pro capite (a 33,1), che pure restano ancora inferiori allo scorso febbraio (35,3) e al luglio del 2019 (34,4).

In prospettiva, pensiamo che il tasso di disoccupazione abbia ancora margini di salita, visto che dovrebbe continuare il recupero del tasso di attività ma il trend per gli occupati è atteso rimanere debole (e verrà gradualmente meno l’effetto delle misure prese dal governo per limitare le perdite occupazionali ovvero blocco dei licenziamenti e ricorso alla CIG): vediamo un tasso dei senza-lavoro sopra il 12% tra fine 2020 e inizio 2021.

Stati Uniti. L’ISM manifatturiero ad agosto aumenta a 56 da 54,2 di luglio, con indicazioni di espansione per il quarto mese consecutivo. Lo spaccato dell’indagine è positivo, con gli ordini a 67,6 da 61,5, la produzione a 63,3 da 62,1, l’occupazione a 46,4 da 44,3 e i tempi di consegna a 58,1 da 55,8. Ordini, produzione e occupazione in rialzo segnalano ripresa solida della domanda, il lato dell’offerta probabilmente ha creato un freno all’espansione, con gli input circa invariati (calo delle scorte, importazioni stagnanti e aumento dei tempi di consegna), con un contributo negativo complessivo all’indice composito di -0,2 punti.

Secondo il direttore dell’indagine, molte imprese hanno messo in stand-by nuovi investimenti per il resto del 2020. Inoltre, la domanda debole in alcuni settori frena l’attività aggregata (estrattivo, aeronautica commerciale, forniture per uffici). Sul totale dei 18 settori, 15 riportano espansione e molte imprese segnalano aggiornamento delle previsioni verso l’alto in diversi segmenti.

Il direttore dell’indagine riporta che il livello dell’indice di agosto è associato, sulla base dell’esperienza storica, a una crescita del PIL di 3,9%. I dati confermano una ripresa solida nel 3° trimestre, nonostante l’elevato numero di contagi giornalieri e lo stallo dei negoziati sul nuovo pacchetto fiscale.

Un possibile rallentamento sarà da mettere in conto a partire da ottobre se il Congresso non troverà un consenso sul rinnovo dello stimolo fiscale e in particolare dell’integrazione dei sussidi di disoccupazione.

Stati Uniti. L. Brainard (Board Fed) ha detto che la presenza di elevata incertezza e rischi significativi per diverso tempo, “sarà importante che la politica monetaria passi da una fase di stabilizzazione a una di stimolo”. Secondo Brainard, la probabilità che l’aumento della disoccupazione diventi permanente e che le imprese falliscano aumenta con l’estensione nel tempo dell’incertezza collegata al virus.

Inoltre, Brainard ha sottolineato che ora, come nella prima fase della pandemia, la politica fiscale rimane “essenziale”. A suo avviso, la recente modifica della strategia della politica monetaria, con la nuova forward guidance, che potrebbe includere soglie specifiche per definire il mantenimento o l’eliminazione dello stimolo, sarà fondamentale per influenzare le aspettative e sostenere l’economia.

Brainard ha ricordato le caratteristiche principali della nuova strategia (modifica dell’obiettivo di inflazione che dovrà compensare periodi di under-shooting con periodi di moderato over-shooting, ed eliminazione del bias ad alzare i tassi in caso di disoccupazione al di sotto del livello di più lungo termine) e suggerito che con questa formulazione la politica monetaria durante la grande recessione sarebbe stata più espansiva e avrebbe ottenuto risultati migliori.

Brainard ha anche avvertito però che il nuovo framework potrebbe aumentare i rischi di instabilità finanziaria, con movimenti più ampi dei prezzi delle attività finanziarie, e massimi e minimi più estremi. Per questo sarà importante una regolamentazione particolarmente efficace, come “prima linea di difesa” per permettere alla politica monetaria di fornire tutto lo stimolo necessario per raggiungere gli obiettivi di stabilità dei prezzi e massima occupazione.

Bostic (Atlanta Fed) ha sottolineato i rischi per la ripresa derivanti da una possibile riduzione di stimolo fiscale e segnalato preoccupazione che il supporto fornito nella prima fase della pandemia non venga rinnovato.

Secondo Bostic, il recupero dell’attività richiederà tempi molto più lunghi di quanto atteso inizialmente e la Fed continuerà a fare tutto il possibile per sostenere la ripresa.

Fonte: BondWorld.it

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