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Intesa Sanpaolo: Guerra dei dazi: tregua anche sulle auto?

Intesa Sanpaolo – Entro il 13 novembre il presidente Trump dovrà annunciare se procedere con misure restrittive sulle importazioni di auto e componenti…….

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Il rapporto dell’US Trade Representative, commissionato nel 2018, prevede dazi e/o quote sulle importazioni del comparto auto in base ai rischi per la sicurezza nazionale.

È improbabile che vengano attuate a breve misure restrittive, ma il rapporto potrebbe essere usato come arma negoziale nelle trattative con l’UE e con altri partner commerciali.

La capacità negoziale di Trump nelle controversie commerciali è indebolita dall’inchiesta di impeachment e dai rischi di rallentamento della crescita in un anno elettorale, e i rialzi dei dazi sul settore auto potrebbero essere solo minacciati e poi congelati a lungo.

– Nella primavera 2018, il presidente Trump aveva commissionato al Commerce Department un’analisi dei rischi per la sicurezza nazionale derivanti dalle importazioni di auto e componenti, sulla base della sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962.

Per evitare di aprire un nuovo fronte nella guerra dei dazi mentre aumentavano le tensioni con la Cina, l’Amministrazione aveva successivamente rinviato fino a metà novembre la decisione di attuare le misure restrittive contenute nel rapporto, incaricando lo US Trade Representative di negoziare con i partner commerciali trattati bilaterali più favorevoli agli USA.

– Entro il 13 novembre il Presidente dovrà prendere una posizione riguardo allo stato delle trattative condotte fino ad ora dal Commerce Dept. e decidere se procedere con le misure restrittive raccomandate dal rapporto. Messico e Canada dovrebbero essere esentati, mentre con il Giappone è stata siglata un’intesa di massima, con un’implicita moratoria sul settore auto.

L’incertezza principale riguarda l’Europa, con cui le trattative non hanno fatto progressi.

– Trump ha rinviato il più a lungo possibile la decisione sui dazi auto per cercare di chiudere almeno parzialmente il capitolo Cina.

Nel frattempo, la sua posizione si è indebolita su due fronti domestici, uno politico, l’altro economico.

Da un lato, l’indagine di impeachment sta accelerando in Congresso.

Dall’altro lato, il rallentamento della crescita, collegato in modo sempre più evidente all’incertezza sulla politica commerciale, limita lo spazio di manovra dell’Amministrazione e la sua capacità negoziale.

– La previsione è che Trump adotti una posizione “morbida” sui nuovi dazi, usandoli come minaccia, ma limitando il più possibile le ricadute negative sul clima di fiducia a livello domestico.

Il Segretario del Commercio ha dato indicazioni molto accomodanti riguardo all’imposizione di misure sul comparto auto, rendendo improbabile un significativo aumento di tensioni su questo fronte nel prossimo mese.

Intesa Sanpaolo – Comparto auto: una rete interconnessa di importazioni

Il mercato degli autoveicoli negli USA dipende in misura marcata dalle importazioni, sia di prodotti finiti sia di componenti.

Nel 2018, sono stati venduti 17,3 mln di autoveicoli, di cui circa 11 mln prodotti negli USA. Considerando il totale dei veicoli venduti, le importazioni raggiungono il 48% del totale, di cui 25% da Messico e Canada.

Inoltre, la catena produttiva nel settore è ampiamente interconnessa: secondo la National Highway Traffic Safety Administration, nel 2018 in media i veicoli prodotti negli USA avevano un contenuto compreso fra il 40 e il 50% di parti e componenti esteri.

Di contro, molte case estere hanno trasferito parte della loro produzione finale negli USA.

La composizione e le interconnessioni del mercato auto USA sono tali da rendere qualsiasi misura restrittiva costosa non solo per i produttori esteri, ma anche per i produttori e i consumatori americani.

Gli effetti di eventuali restrizioni dipenderebbero dal livello dei dazi e dall’estensione dell’applicazione per paese e per prodotto.

Trump in passato ha affermato di voler imporre dazi compresi fra 25 e 30% sulle auto importate.

Nell’ipotesi di aumento dei dazi del 25% su tutte le importazioni del comparto, pari a circa 300 mld nel 2018, i dazi totali salirebbero da 3,4 mld a un totale di circa 73 mld.

Secondo la Tax Foundation, dazi del 25% sul totale delle importazioni frenerebbero la crescita di circa 0,2 punti percentuali, con ricadute negative sull’occupazione e probabile rialzo dell’inflazione.

Un annuncio di aumento dei dazi USA porterebbe a un’immediata ritorsione da parte dei partner commerciali colpiti.

In particolare, l’UE ha già predisposto una lista di prodotti americani su cui attuare una risposta proporzionata a eventuali misure restrittive dagli USA.

Le stime degli effetti delle diverse combinazioni di dazi per paese e per prodotto fanno ritenere che sia molto improbabile l’imposizione di dazi sull’intero comparto e su tutti i partner commerciali.

Lo scenario più probabile, a nostro avviso, è la minaccia di attuare rialzi dei dazi solo sui veicoli e non sulle componenti, con l’esclusione di Canada e Messico.

Per il Giappone, l’interpretazione del recente accordo è ambigua, ma si può ipotizzare un’esenzione soggetta a condizioni come scenario centrale.

Per l’UE, l’Amministrazione potrebbe dare tempo per proseguire nei negoziati, che peraltro non hanno fatto progressi da mesi, definendo due livelli di “minacce”, uno limitato ai soli veicoli e uno allargato anche alle componenti.

Questo determinerebbe un nuovo aumento di incertezza, ma relativamente più contenuto con il passare del tempo e con l’avvicinarsi della scadenza elettorale.

Intesa Sanpaolo – Chi sarebbe nel mirino dei nuovi dazi?

I negoziati condotti nell’ultimo anno con alcuni dei principali partner commerciali nel comparto auto porterebbero a ridurre il raggio d’azione di potenziali nuovi dazi, escludendo Messico, Canada e forse anche il Giappone.

Messico e Canada, come evidente da grafici e tabelle della sezione precedente, sono strettamente legati alla produzione americana e considerati partner indispensabili dai produttori USA.

Le eventuali misure restrittive potrebbero essere evitate se sarà ratificato dal Congresso l’USMCA (il nuovo NAFTA), che è accompagnato da lettere di impegno da parte degli USA a non imporre dazi sul settore auto ai due paesi.

Per il momento l’USMCA è ancora in attesa di ratifica, ma l’Amministrazione potrebbe escludere comunque Canada e Messico in attesa del voto in Congresso.

Sul fronte del Giappone, a inizio ottobre è stato siglato un accordo parziale relativo a prodotti agricoli e agli scambi digitali, con cui il Giappone riduce i dazi su alcuni beni agricoli USA, con l’esclusione del riso, e con termini meno favorevoli rispetto a quanto sarebbe stato incluso nel TPP.

L’accordo ha un raggio d’azione limitato in modo da poter entrare in vigore senza ratifica da parte del Congresso.

Nonostante la portata ridotta in termini di valore degli scambi sul totale, l’intesa include un impegno generico ad “astenersi dall’adottare misure contrarie allo spirito dell’accordo”.

Gli esponenti del Governo giapponese hanno sottolineato che questa dichiarazione equivale a un impegno a esentare i prodotti giapponesi da eventuali misure sul comparto auto.

Allo stato attuale dei diversi negoziati in corso, l’UE appare chiaramente come la (probabile) principale vittima di un rialzo dei dazi sul comparto auto.

All’interno dell’UE, la Germania sarebbe colpita in misura preponderante.

I dazi sulle auto importate nell’UE dagli USA sono pari al 10%, mentre dal lato USA i dazi sui prodotti auto europei sono pari al 2,5% sulle auto e al 25% sui SUV.

Gli scambi relativi all’intero comparto auto fra UE e USA rappresentano l’8% del totale degli scambi fra le due aree.

Il 19% del valore totale delle esportazioni americane di auto è diretto nell’UE, pari al 12% delle importazioni di auto nell’area.

Dal lato europeo, le esportazioni di auto verso gli USA sono pari al 29% delle esportazioni totali e rappresentano il 25% delle importazioni di auto negli USA.

Secondo stime dell’IFO Institut, con dazi del 25% sulle importazioni di auto dagli USA, le esportazioni tedesche di auto verso gli USA si dimezzerebbero, con un calo di 17 mld di euro, dal livello annuo di circa 34 mld, e una correzione del valore aggiunto di circa 7 mld.

La stima di perdita di valore aggiunto per l’Italia è di 0,6 mld di euro. Secondo l’IFO Institut, l’UE potrebbe adottare una strategia di ritorsione tale da annullare gli effetti sul PIL dei dazi americani, ma al prezzo di frenare la crescita nel resto del mondo1.

Intesa Sanpaolo – I problemi domestici di Trump incideranno sulla strategia della politica commerciale

Alla vigilia dell’annuncio da parte del Presidente della posizione sui dazi relativi al settore auto, il segretario del Commercio, W. Ross, ha affermato che sono intercorse “buone conversazioni con i nostri amici europei, con i nostri amici giapponesi, con i nostri amici coreani” e la speranza è che i negoziati in corso diano “frutti sufficienti a rendere non necessario mettere in atto completamente i dazi 232, o addirittura a non rendere necessario metterli in atto anche parzialmente”.

Due recenti sviluppi stanno spingendo il Presidente a seguire la linea più morbida suggerita da una parte dell’Amministrazione sui dazi, contro le posizioni rigide di Peter Navarro, direttore dell’Office of Trade and Manufacturing Policy.

Prima di tutto, l’indebolimento della crescita e l’evidenza di una forte correlazione fra le tensioni commerciali e l’andamento dei mercati indicano rischi per la campagna elettorale di Trump nell’anno elettorale.

In secondo luogo, l’avanzamento più rapido del previsto dell’indagine di impeachment e l’aumento del consenso popolare (anche se polarizzato) per la procedura rendono le sorti del Presidente sempre più dipendenti dal voto dei senatori repubblicani.

Lo scenario centrale per l’indagine di impeachment è che nel giro di pochi mesi la Camera definisca gli “articles of impeachment” e li voti a maggioranza semplice, trasferendo nelle mani del Senato la sorte della presidenza Trump.

I senatori repubblicani sono fortemente contrari all’aumento di tensioni commerciali e in particolare a qualsiasi incremento dei dazi sul comparto auto.

In conclusione, nella prossima settimana l’Amministrazione dovrà comunicare le raccomandazioni del rapporto dell’US Trade Representative, evidenziando i rischi per il settore auto e per la crescita nel caso in cui i negoziati con i partner commerciali, e in particolare con l’UE, non raggiungano risultati considerati soddisfacenti.

Tuttavia, i recenti sviluppi domestici, sia economici sia politici, particolarmente rilevanti in un anno pre-elettorale, potrebbero contenere l’atteggiamento aggressivo di Trump nei confronti dei partner commerciali e generare un aumento di incertezza più contenuto rispetto a quanto atteso qualche settimana fa.

Fonte: BondWorld.it

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