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Intesa Sanpaolo: India: rallentamento economico tra virus nazionalista e Coronavirus

Intesa Sanpaolo – L’epidemia di Coronavirus e le conseguenti misure di contenimento avranno un impatto negativo sulla crescita indiana, già indebolita dal rallentamento della domanda interna e dal calo di fiducia di consumatori e imprese,………….

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quest’ultimo esacerbato da diversi segnali di lento ma progressivo indebolimento dell’impronta laica e democratica del Paese.

Nonostante le manovre fiscali e monetarie a supporto dell’economia ci aspettiamo che le misure di contenimento del Coronavirus causeranno un netto rallentamento dei consumi privati e un calo degli investimenti fissi nel 2020.

Sulla base delle informazioni disponibili rivediamo al ribasso le nostre previsioni di crescita del PIL rispetto allo scenario di dicembre da 5,6% a 2,4% nel 2020 con una moderata ripresa a 4,9% nel 2021.

Con la pubblicazione dei dati di contabilità nazionale del 4° trimestre 2019 l’Ufficio statistico indiano (Central Statistics Office) ha rivisto i dati trimestrali fino al 3° trimetre 2017. Ciò ha comportato una revisione al rialzo del tasso di crescita del PIL dal 6,9% al 7% nel 2017 e al ribasso dal 7,4% al 6,7% nel 2018.

La revisione evidenzia che la crescita ha toccato il massimo nel 4° trimestre 2017, un trimestre prima rispetto a quanto indicato dai dati precedenti, ed è rallentata in maniera marcata nei trimestri successivi, ben prima dello scoppio del default di IL&FS nel settembre 2018. La crescita tendenziale del 2° e 3° trimestre 2019 è stata però rivista al rialzo di 0,6 punti percentuali e dunque, nonostante un 4° trimestre in linea con le nostre attese (4,7% a/a) la crescita del PIL nel 2019 è stata del 5,3% a/a, 3 decimi al di sopra della nostra previsione di dicembre (5% a/a).

Nella seconda parte del 2019, la crescita economica è stata supportata da un aumento dei consumi pubblici a due cifre e da una moderata riaccelerazione dei consumi privati, a cui si è aggiunto un significativo contributo positivo del canale estero.

Quest’ultimo è però spiegato da un calo delle importazioni molto più marcato di quello delle esportazioni e certifica la debolezza della domanda interna: gli investimenti hanno, infatti, registrato un calo del 5,2% a/a, seguito a quello del 4,1% nel 3° trimestre. Dal lato dell’offerta, la tenuta dei servizi e una riaccelerazione del settore agricolo hanno solo parzialmente compensato un ulteriore rallentamento del settore industriale.

I dati mensili nei primi due mesi del 2020 sono stati misti ed hanno segnalato un deterioramento sul fronte dei consumi e una stabilizzazione sul fronte degli investimenti. 

La dinamica delle vendite di veicoli a tre ruote, migliorata fino a dicembre, è infatti bruscamente diminuita tra gennaio e febbraio e quella delle vendite di automobili è rimasta in calo. I progetti di investimento delle imprese industriali presentati al Ministero dell’Industria hanno invece registrato un netto incremento degli importi negli ultimi mesi del 2019 e le importazioni di macchinari sono migliorate nei primi due mesi del 2020.

Il rinnovato rallentamento della dinamica del credito lascia comunque rischi al ribasso sull’andamento degli investimenti nel 2° trimestre. La produzione industriale ha registrato un miglioramento tra novembre e febbraio, sostenuto dalla riaccelerazione della produzione dei beni intermedi, in linea con l’aumento dell’indice PMI manifatturiero. Il PMI manifatturiero si è mantenuto ancora in territorio espansivo in marzo (51,8) ma ha registrato un crollo della componente degli ordini esteri. La dinamica delle importazioni è rimasta negativa e peggiore rispetto alle esportazioni.

La discutibile gestione della revoca dell’autonomia del Kashmir nell’agosto 2019, con la successiva divisione dello stato in due Territori, Jammu&Kashmir e Ladakh1, l’aggiornamento del Registro Nazionale dei Cittadini nell’Assam (agosto 2019) e la controversa modifica della Legge sulla Cittadinanza a livello nazionale (dicembre 2019), sono ulteriori segnali del progressivo indebolimento dell’impronta democratica del Paese ed hanno verosimilmente contribuito al costante calo della fiducia di famiglie e imprese nel corso del 2019.

Un ulteriore impatto negativo sulla fiducia all’inizio del 2020 è venuto dalla rinnovata debolezza del sistema bancario, testimoniata dalla crisi e successivo commissariamento di Yes Bank in marzo2, e dallo scoppio dell’epidemia del Covid-19. La fiducia di consumatori a marzo è ai minimi da quando esiste la serie (2010) e quella delle imprese è rimasta vicino ai minimi del 2009 nella rilevazione D&B anche nel 1° trimestre 2020.

La fiducia delle imprese rilevata dalla RBI è più elevata, e nell’indagine condotta tra il 30 gennaio e il 18 marzo ha registrato un aumento. Tuttavia, in un round preliminare successivo, eseguito tra il 18 e il 20 marzo solo su un ristretto campione di imprese, la fiducia è tornata in netto deterioramento.

Il calo della fiducia ha interessato anche gli investitori istituzionali stranieri, come dimostra il deprezzamento della rupia da inizio anno e il deflusso dei capitali stranieri.

Le violente proteste che il Registro e la Legge sulla cittadinanza hanno suscitato in tutto il Paese, insieme agli effetti delle misure di contenimento del Coronavirus, non lasciano spazio a una ripresa della fiducia di consumatori e imprese almeno fino al 3° trimestre dell’anno.

Le misure di contenimento dell’epidemia del Coronavirus, che si sta diffondendo anche in India con un ritardo di circa due mesi rispetto alla Cina, sono destinate a frenare ulteriormente i consumi e ad invertire bruscamente i segnali di ripresa degli investimenti nel 2° e 3° trimestre, a cui si sommerà un calo del commercio estero, come segnalato dalla contrazione degli ordini esteri in tutte le principali economie, in particolare asiatiche. L’impatto si annuncia più elevato per il settore dei servizi, che costituisce il 54% del PIL, come già prefigura il calo di oltre otto punti del PMI dei servizi sceso a 49,3 a marzo.

Il Registro Nazionale dei Cittadini e la Legge sulla Cittadinanza 

Il Registro Nazionale dei Cittadini (RNC), National Register of Citizens (NRC) contiene le informazioni di tutte le persone che hanno la cittadinanza indiana ed è stato istituito subito dopo il censimento del 1951 ma non tenuto aggiornato a livello nazionale, ad eccezione dell’Assam.

Fin dal 1951 la scena politica dell’Assam è stata caratterizzata da discussioni e scontri tra parti sociali (associazione degli studenti, sindacati, lavoratori) e istituzioni sui diritti di cittadinanza degli immigrati, provenienti per lo più dal vicino Bangladesh, ex Pakistan orientale.

L’Assam raggiunse un accordo con il movimento degli studenti e il governo centrale indiano nel 1985 per l’espulsione degli stranieri entrati nello Stato dal 25 marzo 1971, data dell’indipendenza del Bangladesh, ma solo nel 2005 raggiunse anche un accordo per l’aggiornamento del Registro dei cittadini, a cui poi però non fu dato seguito.

Dopo 10 anni di interventi e petizioni alla Corte suprema, nel 2015 l’Assam, su ordine e sotto la supervisione della Corte, ha avviato il processo di aggiornamento del Registro Nazionale dei Cittadini per il proprio territorio.

Il 30 giugno 2018 è stata pubblicata una prima versione preliminare del Registro, che escludeva 4 milioni di residenti su 32,9 milioni, il 26 giugno 2019 una seconda e infine il 31 agosto 2019 è stata pubblicata la versione definitiva che concede agli esclusi di appellarsi ai Tribunali degli stranieri entro 120 giorni dalla pubblicazione del Registro.

Gli esclusi sono considerati immigrati illegali stranieri e rischiano la detenzione e la successiva deportazione.

Nel Registro dell’Assam sono inclusi, quali cittadini indiani, le persone iscritte nel Registro del 1951 e i loro discendenti e quelle che riescono a produrre un documento che attesti legalmente la loro entrata (o l’entrata dei loro discendenti) in India o nello stato dell’Assam prima del 24 marzo 1971, ossia un giorno prima dell’indipendenza del Bangladesh.

Nell’agosto del 2019, al completamento dei controlli, che hanno riguardato i 33 milioni di cittadini dell’Assam, è risultato che 1,9 milioni di persone (rispetto ai 4 milioni del 2018) non erano in grado di produrre la documentazione necessaria a mantenere la cittadinanza indiana. Contrariamente alle attese, queste persone non erano musulmane ma in gran parte Hindu.

Negli stati dell’Assam e del Tripura sono quindi scoppiate violente proteste che hanno provocato il coprifuoco, la sospensione di servizi internet e ferroviari e lo spiegamento di unità dell’esercito. Nonostante ciò il partito BJP, alla guida del Governo centrale e con la maggioranza in Parlamento, ha offerto ampio sostegno all’iniziativa dell’Assam, ha approvato la modifica della legge sulla cittadinanza ed ha auspicato l’aggiornamento del Registro a livello nazionale, iniziativa per la quale ha allocato dei fondi nel Bilancio pubblico presentato a luglio 2019.

Il Ministro dell’Interno, Amit Shah, all’inizio dello scorso dicembre si è spinto a promettere l’espulsione di tutti gli “infiltrati” entro le prossime elezioni politiche del 20203. L’Economist riporta inoltre4 che il governo centrale avrebbe ordinato ai singoli Stati la costruzione di centri di detenzione in previsione di un massiccio aumento di stranieri, in conseguenza dei controlli.

L’emendamento alla legge sulla cittadinanza, Citizenship Amendment Act (CAA), apporta alcune modifiche alla precedente legge sulla cittadinanza del 1955 che definisce i criteri per l’acquisizione della cittadinanza indiana che è basata sullo ius solis.

La nuova legge concede il diritto di richiedere la cittadinanza indiana anche agli immigranti illegali appartenenti a sei minoranze religiose (Hindu, Sikh, Buddisti, Jainisti, Parsi e Cristiani), provenienti da tre paesi vicini (Pakistan, Afghanistan, Bangladesh), entrati in India prima del 31 dicembre 2014 e non residenti nelle zone tribali di alcuni Stati dell’India.

Queste persone dovranno risiedere e lavorare in India per 6 anni per poter richiedere la cittadinanza.

La legge contiene, inoltre, delle modifiche al regolamento della Overseas Citizen of India (OCI) Card, un permesso per gli stranieri di origine indiana che consente loro di vivere e lavorare in India, prevedendo l’annullamento del permesso per chi viola qualsiasi legge nel territorio nazionale.

La modifica della Legge sulla Cittadinanza era stata presentata in Parlamento fin dal 2016 ed era stata approvata alla camera bassa (Lok Sabha) l’8 gennaio 2019 ma, in seguito alle elezioni politiche di maggio, è stata ripresentata alle camere nel dicembre del 2019.

E’ passata alla camera bassa, dove il BJP ha una maggioranza assoluta, il 9 dicembre con 311 voti favorevoli e 80 contrari, e alla camera alta (Rajya Sabha) l’11 dicembre con 125 favorevoli e 105 contrari. La modifica della Legge, descritta dal BJP come un provvedimento a tutela delle minoranze religiose perseguitate, esclude però altre minoranze in paesi limitrofi perseguitate su basi religiose o linguistiche.

Queste minoranze sono per lo più di religione musulmana: i musulmani Ahmadiyya nel Pakistan, non considerati musulmani in quel Paese, i musulmani Rohingya nel Myanmar, i musulmani e gli atei nel Bangladesh e i Tamil Eelams nello Sri Lanka5.

Secondo il Governo, inoltre, la Legge offrirebbe protezione ai non musulmani esclusi dal Registro di Cittadinanza dell’Assam, che altrimenti rischierebbero di essere espulsi.

Molti analisti ritengono la Legge volutamente discriminatoria nei confronti dei cittadini musulmani, in un contesto di lenta ma crescente diffusione del nazionalismo induista (Hindutva Social Agenda) portato avanti dal premier Modi fin dalla sua prima elezione nel 2014, nazionalismo che sta erodendo la tradizione laica, democratica e multiculturale del Paese.

Il registro nazionale di cittadinanza, proposto dal ministro dell’Interno Amit Shah, sulla scia di quello dell’Assam, finirebbe poi per non offrire nessuna protezione agli immigranti illegali non musulmani.

Massicce proteste conto la CAA, partite dopo l’approvazione della Legge, sono proseguite a gennaio e febbraio in tutto il Paese. Venti partiti di opposizione insieme al partito del Congresso hanno presentato una domanda congiunta affinché la Legge venga sospesa, i governatori di 11 Stati su 28 hanno dichiarato che non intendono applicare la legge e oltre 100 petizioni sono state presentate alla Corte Suprema, incluse da parte del Punjab e del Kerala.

La Legge, che di fatto fornisce un trattamento differenziato per gli immigrati sulla base del loro paese di origine, della loro religione, della data di entrata nel Paese e del luogo di attuale residenza in India è ritenuta da molti anticostituzionale perché violerebbe l’Art. 14 della Costituzione Indiana, che garantisce l’eguaglianza a tutte le persone, indipendentemente dalla cittadinanza.

La Corte a fine gennaio ha preferito non giudicare la legge prima di aver ascoltato le motivazioni del Governo centrale, entro fine febbraio.

Successivamente ha dichiarato che procederà alle udienze delle petizioni, riservandosi la possibilità di deferire il caso ad un Consiglio giudicante allargato.

Al raggiungimento di 285 casi di Covid-19 confermati domenica 22 marzo il Governo ha ordinato un coprifuoco dalle 7 alle 21 come prova generale delle successive misure restrittive in arrivo. Dal 24 marzo tutti i voli interni ed esterni sono stati bloccati e dal 25 marzo per 21 giorni sono entrate in vigore misure di contenimento in tutto il Paese, con la chiusura di tutte le attività produttive non essenziali.

I contagiati hanno velocemente superato le 5000 unità a metà della seconda settimana di aprile, con una concentrazione negli stati del Maharashtra, Kerala e Tamil Nadu.

La densità di popolazione, la povertà diffusa e la gran percentuale di lavoratori irregolari e migranti rendono più difficile l’applicazione delle misure di contenimento rispetto alla Cina ed aumentano il rischio, oltre che della diffusione del virus, anche di catastrofe umanitaria.

La debolezza del sistema sanitario compromette ulteriormente la capacità del Paese di appiattire la curva dei contagi. Secondo Ramanan Laxmninarayan, direttore del Center for Desease Dynamics, Economic and Policy di Washington, il Virus potrebbe nelle migliori ipotesi contagiare tra i 200 e il 300 milioni di abitanti6.

La spesa sanitaria pubblica in % del PIL a 0.9% nel 2016 è tra le più basse al mondo e molto più bassa della Cina (2,9%).

La maggior parte della spesa sanitaria corrente è privata (73,6% nel 2016) e la capacità del sistema sanitario di far fronte alle sfide dell’epidemia è molto bassa, con soli 0,5 letti d’ospedale e 0.8 medici ogni mille abitanti secondo i dati dell’OCSE e della Banca Mondiale.

La percentuale di popolazione che in India vive ancora sotto la soglia di povertà non è trascurabile ed è più alta rispetto ad altri paesi emergenti. Al 2011, ultimo dato disponibile dalla Banca Mondiale, il 21,2% della popolazione viveva con meno di 1,9 dollari PPP al giorno e ben il 60,4% con meno di 3,2 dollari.

Queste percentuali erano molto più elevate rispetto a quelle della Cina (pari 7,9% e 23,5% rispettivamente nel 2011) la quale è riuscita ad abbassarle sensibilmente al 2016 (0,5% e 5,4% rispettivamente, quest’ultima di oltre 18 punti percentuali). Anche se l’India fosse riuscita ad abbassarle della stessa entità al 2016, esse risulterebbero ancora alte.

Molti lavoratori sono migranti, ossia risiedono in uno stato o in un distretto diverso da quello in cui lavorano, e si spostano per un lavoro stagionale. Secondo il censimento del 2011 i migranti erano 456 milioni, di cui 41,4 milioni per motivi di lavoro.

Le ferrovie sono state sospese fino al 14 aprile ma qualche giorno prima dell’annuncio della sospensione migliaia di lavoratori migranti si sono spostati dalle principali città i Delhi, Mumbai e Ahmedabad verso i villaggi dell’Uttar Pradesh e il Bihar. Ciò ha incrementato il rischio di diffusione del virus e gli esperti si aspettano un’impennata dei contagi nelle prossime settimane.

L’ILO stima che almeno il 90% dell’economia indiana sia informale e secondo la Banca Mondiale nel 2019 il 76,2% degli occupati era impiegata in lavori vulnerabili, per lo più nel settore dei servizi l’80% era impiegata in proprio. Gran parte dei lavoratori non ha accesso né a pensioni, né ad assicurazioni sanitarie, né a forme di sussidio di disoccupazione.

Milioni tra queste persone ricevono inoltre un salario giornaliero senza il quale rischiano di non essere in grado di acquistare il cibo. Molti governi locali, tra cui l’Uttar Pradesh, il Kerala e la capitale Dehli, hanno promesso trasferimenti in denaro contante per i lavoratori giornalieri.

Il Governo ha rivisto al rialzo le stime del rapporto deficit/PIL per l’anno fiscale 2019-2020 (AF201920) a 3,8% rispetto al target del 3,3% e all’inizio di febbraio ha approvato il bilancio pubblico per l’AF2020-21 fissando un obiettivo di deficit del 3,5%, confermando la volontà di ritornare in un sentiero di riduzione del deficit, anche se su livelli superiori a quanto precedentemente annunciato (3,3%).

In generale il bilancio ha un’impronta di medio lungo termine e contiene misure volte a migliorare la produttività agricola, il clima imprenditoriale, a promuovere le infrastrutture e ad attrarre gli investimenti stranieri. Il Bilancio contiene solo una razionalizzazione delle imposte per le persone fisiche, con la proposta di un abbassamento delle aliquote in cambio della rinuncia a diverse detrazioni, e per le imprese ritira la proposta di tassazione sui dividendi e la sostituisce con un’imposta sulla ritenzione dei dividendi, allineandosi alla prassi internazionale7.

Il bilancio ipotizza un aumento delle spese del 12,7%, di cui in conto capitale del 18,1% a/a rispetto al 13,4% a/a dell’anno scorso. Le entrate sono ipotizzate in aumento del 14,7% con quelle da disinvestimenti a 2,1 trilioni di rupie, circa lo 0,9% del PIL, ossia tre volte quanto ipotizzato l’anno scorso, un target ottimista visti i precedenti del passato.

Le entrate fiscali verosimilmente inferiori alle attese del Governo e i provvedimenti per fronteggiare il Coronavirus e mitigare l’impatto negativo delle misure di contenimento imporranno uno sforamento dell’obiettivo di deficit.

Il 26 marzo il Governo ha approvato un limitato pacchetto di stimolo fiscale aggiuntivo di 1,7 trilioni di rupie, pari allo 0,8% del PIL. Il Pacchetto contiene misure a supporto dei più poveri, come ad esempio la distribuzione di ulteriori 5kg di riso e 1kg di legumi a persona gratuiti per tre mesi oltre ai 5kg di riso o cereali al mese disponibili a prezzi agevolati in base al National Food Security Act.

Ha inoltre previsto il trasferimento diretto di contanti attraverso vari programmi agli agricoltori, alle donne imprenditrici, a vedove e disabili e assicurato il pagamento dei contributi sia per i datori di lavoro sia per i dipendenti per tre mesi per le imprese con meno di 100 dipendenti nonché concesso crediti a fondo perduto. Nonostante l programmi di inclusione finanziaria degli ultimi anni, ancora molti poveri non hanno però accesso al sistema bancario rendendo la distribuzione dei sussidi in contante difficoltosa.

In presenza di un deficit delle partite correnti a 0,9% nel 2019 vulnerabile ai deflussi di investimenti di portafoglio, con un debito pubblico al 65% del PIL e il discostamento dagli obiettivi di deficit pubblico già prima dello scoppio del virus, lo spazio per ulteriori manovre fiscali rimane limitato.

In previsione di una diminuzione delle entrate fiscali il Governo dovrà finanziare il fabbisogno aumentando il ricorso al mercato dei capitali e, dati i fondamentali e le condizioni attuali di mercato, il collocamento dei titoli potrebbe comportare il pagamento di cedole più alte, indipendentemente da un ulteriore allentamento della politica monetaria, aumentando la spesa per interessi, attualmente già elevata (23% del PIL).

L’allentamento della politica monetaria è stato più aggressivo rispetto a quello della politica fiscale. La RBI, che aveva lasciato i tassi invariati all’inizio di febbraio, il 27 marzo in una riunione straordinaria, ha abbassato il tasso repo di 75pb e il tasso reverse repo di 90, portando i tassi ufficiali rispettivamente a 4,40% da 5,15% e 4,00% da 4,90%, allargando il corridoio per rendere non conveniente per le banche parcheggiare i fondi presso la Banca centrale.

Ha inoltre annunciato operazioni repo a lungo termine (LTROs) a 3 anni per complessivi 1250 miliardi di rupie, ed effettuato altre immissioni aggiuntive di liquidità, nonché ridotto il tasso di riserva obbligatoria di 100pb portandolo al 3% per un anno. Ha poi effettuato operazioni di swap in USD per fornire liquidità in dollari al mercato e, già da gennaio, acquistato titoli governativi a lungo termine (con OMO operation Twist) per assicurare una maggiore trasmissione al mercato dell’allentamento monetario.

La RBI ha permesso alle banche di concedere una moratoria di 3 mesi per il pagamento delle rate dei prestiti ed ha allentato i limiti sugli acquisti dei titoli di Stato per gli investitori stranieri, nell’intento di favorire una maggiore entrata di capitali nel Paese. Da metà febbraio a fine marzo, infatti, spinta al ribasso dallo sforamento dell’obiettivo di deficit e dalle proteste Budget, nonché dal crollo dei mercati internazionali la rupia si è deprezzata del 7%, fino a sfiorare quasi 76 contro dollaro.

La RBI si è detta pronta a modificare le proprie operazioni per fornire la liquidità a seconda delle condizioni del mercato. Riteniamo che la politica monetaria abbia ancora spazio di allentamento e ci aspettiamo tagli per altri 100pb entro l’estate.

L’inflazione è rimasta elevata a cavallo d’anno salendo fino a 7,6% a/a in gennaio a causa di un forte aumento dei prezzi degli alimentari che dovrebbero però scendere nella stagione primaverile in concomitanza con l’aumento della produzione agricola. Una dinamica simile avrà il comparto dei trasporti e dell’energia grazie al drastico calo del prezzo del petrolio.

L’inflazione è scesa infatti al 6,6% in febbraio e ci aspettiamo continui a scendere nel corso dell’anno, pur mantenendo una media annua del 5,2%, superiore a quella del 2019 (3,7%). Sul profilo d’inflazione rimangono però alcuni fattori di incertezza. Da un lato le possibili interruzioni della catena distributiva degli alimentari potrebbero assecondare un ulteriore aumento del comparto. Dall’altro il deprezzamento del cambio nel lungo termine influirà negativamente sui prezzi dei prodotti importati, mitigando l’effetto positivo del calo del prezzo del petrolio.

Nonostante le manovre fiscali e monetarie a supporto dell’economia ci aspettiamo che le misure di contenimento del Coronavirus causeranno un netto rallentamento dei consumi privati e un calo degli investimenti fissi nel 2020, in particolare concentrati nel 2° e nel 3° trimestre.

Il contributo del canale estero potrebbe solo essere marginalmente positivo perché il netto calo delle importazioni (a cui contribuirà sensibilmente la diminuzione delle importazioni di petrolio) sarà accompagnato anche da un marcato calo delle esportazioni trainato dalla contrazione della domanda mondiale ed esacerbato dalla possibile restrizione alle esportazioni di alcuni beni essenziali, comprese le medicine (come testimonia il caso della proibizione delle esportazioni di idrossiclorochina, un farmaco usato per curare la malaria che si sta ora sperimentando contro il Coronavirus in diversi paesi, ordinato il 4 aprile da Direttorato Generale del Commercio Estero).

Sulla base delle informazioni disponibili rivediamo al ribasso le nostre previsioni di crescita del PIL rispetto allo scenario di dicembre da 5,6% a 2,4% nel 2020 con una moderata ripresa a 4,9% nel 2021, che manterrà la crescita al di sotto del potenziale.


1 Si veda Scenario Macroeconomico di settembre 2019.

2 L’attività di Yes Bank è stata sospesa (placed under moratorium) dalla RBI dal 5 marzo per 30 giorni, poi ridotto a 15, limitando il ritiro del contante. A metà marzo il Governo ha presentato un piano di salvataggio con la partecipazione della State Bank of india (al 49% del capitale) e di altri investitori. La RBI ha nominato due direttori del consiglio direttivo della Banca e le concesso una linea di credito di 600 miliardi di rupie per riprendere l’attività.

3 India Today, “Will expel all intruders before 2024 polls: Amit Shah sets nation-wide NRC deadline”, 5 December 2019.

4 Si veda: “Narendra Modi’s sectarianism is eroding India’s secular democracy”, The Economist, 23 January 2020.

5 Per una discussione sulla costituzionalità e per maggiori dettagli sulla legge si veda: PRS Legislative Research: https://www.prsindia.org/billtrack/citizenship-amendment-bill-2019 

6 https://www.indiatoday.in/india/story/coronavirus-cases-india-covid-19-ramanan-laxminarayan-interview1658087-2020-03-21

7 Si veda: Peter Reder, “India Withdraws Dividend Distribution Tax”, Meyer Brown, 18.02.2020.

Fonte: BondWorld.it

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