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Intesa Sanpaolo: – Italia Draghi secondo giro di consultazioni

Intesa Sanpaolo – Italia. Il Presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi ha terminato il secondo giro di consultazioni con partiti e parti sociali, e sta lavorando al completamento del programma e della squadra di governo.

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– La Commissione Europea pubblicherà l’aggiornamento invernale delle sue previsioni macroeconomiche.

– Italia. Il Presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi ha terminato il secondo giro di consultazioni con partiti e parti sociali, e sta lavorando al completamento del programma e della squadra di governo.

Intanto si terrà oggi dalle 10 alle 18 il voto degli iscritti al Movimento 5 Stelle sulla piattaforma Rousseau per dare il via libera a “un governo tecnico-politico” che difenda “i risultati raggiunti dal Movimento”; l’esito appare pressoché scontato dopo che i principali esponenti del partito hanno salutato ieri con grande favore il sì di Draghi a un Ministero della Transizione ecologica. Draghi potrebbe salire al Quirinale per sciogliere la riserva domani.

I dati e gli eventi di ieri

Francia. La produzione industriale è scesa di un altro -0,8% m/m a dicembre, dopo il -0,7% m/m di novembre (rivisto al rialzo di due decimi). Il comparto manifatturiero è calato di -1,7% m/m dopo il +0,7% m/m di novembre. Il crollo più brutale viene registrato nel settore della raffinazione (-30,5% m/m); al contrario, la produzione di mezzi di trasporto segna nuovamente una variazione positiva (+2,0% m/m). Anche la produzione energetica ha visto un aumento di +2,5% m/m, mentre nelle costruzioni l’attività è calata di ben -8,7% m/m.

La produzione industriale resta del 4,9% inferiore rispetto al livello di febbraio, e in calo di -3,8% rispetto al dicembre 2019. Nonostante il dato di dicembre, nel 4° trimestre l’industria ha contribuito positivamente al PIL (l’output nel settore è aumentato di +2,5% t/t). A gennaio ci aspettiamo una crescita solamente marginale dell’output. Martedì, in una intervista a Le Dauphiné Libéré, il governatore di Banque de France, Villeroy de Galhau, aveva confermato la previsione di +5% per la crescita del PIL nel 2021.

Germania. Il governo federale e gli Stati hanno concordato un’estensione delle restrizioni sanitarie fino al 7 marzo, con le seguenti eccezioni: riapertura dei parrucchieri dal 1° marzo, graduale riapertura delle scuole su base regionale, possibilità di decidere ulteriori riaperture (anche della distribuzione commerciale e dei servizi alla persona) al di sotto di uno specifico livello di incidenza di nuovi casi settimanali (35 ogni 100 mila abitanti).

La situazione sarà riesaminata dal governo il 3 marzo.

COVID-19 – Stati Uniti. I nuovi contagi continuano a calare, confermando livelli inferiori a100 mila al giorno (94855 il 10 febbraio, media settimanale a 104 mila, in calo di 36% rispetto a due settimane prima). Tuttavia, appare in rapida crescita la diffusione della variante “inglese” B.1.1.7, che ha raggiunto 932 casi in 34 Stati, rendendo realistica la previsione del CDC secondo cui entro marzo tale variante sarà dominante anche negli USA.

La campagna vaccinale prosegue, con un’ulteriore accelerazione del ritmo di vaccinazioni, a 1,56 mln/giorno, grazie all’aumento dei vaccini distribuiti da parte del governo federale. A ieri, sono stati vaccinati con almeno una dose circa 34 mln di individui (più del 10% della popolazione) e circa 10,5 mln sono vaccinati con due dosi (3,2% della popolazione).

Stati Uniti. Powell, in un discorso sul mercato del lavoro, ha descritto verbalmente e graficamente la distanza che separa la situazione attuale dalla piena occupazione, intesa in modo “inclusivo”, richiesta dal mandato della Fed. Powell ha sottolineato che la massima occupazione non può essere semplicemente data dal tasso di disoccupazione, ma deve essere definita attraverso un insieme di misure: partecipazione, distribuzione della dinamica salariale, disoccupazione disaggregata fra gruppi demografici e razziali. Secondo Powell, solo alla fine della ripresa precedente ci si stava avvicinando a una piena occupazione inclusiva.

Oggi, nonostante i miglioramenti registrati dalla primavera scorsa, il tasso di disoccupazione “vero”, che include chi non partecipa alla forza lavoro ma vorrebbe un’occupazione e chi è erroneamente definito come occupato per problemi metodologici di raccolta dei dati, è intorno al 10%, ben al di sopra del tasso di disoccupazione ufficiale di gennaio, pari a 6,3%. Inoltre, da febbraio 2020 in poi, si sono allargate le diseguaglianze sul mercato del lavoro: il tasso di occupazione aggregato da allora è calato del 6,5%, ma per il quartile più elevato della distribuzione del reddito la correzione è solo del 4%, mentre per quello più basso è pari a 17%.

Anche se Powell non l’ha espresso esplicitamente, è questa l’ottica con cui leggere i dati per valutare gli “ulteriori progressi sostanziali” verso la piena occupazione richiesti dalla Fed prima di attuare una svolta, ancorché graduale, nella politica monetaria. Powell ha affermato che è ancora necessario stimolo monetario e fiscale, oltre alla continua lotta contro la pandemia, per contenere i rischi dei suoi effetti di lungo termine sul mercato del lavoro. Dalla ripresa precedente, sappiamo che “possono essere necessari molti anni per invertire il danno” inflitto da periodi prolungati di disoccupazione elevata.

Powell ha ripetuto che per la Fed è improbabile “anche solo pensare di rimuovere supporto” nel futuro prevedibile, ma ha anche ribadito che il ruolo centrale in questa fase è in mano alla politica fiscale. Powell non ha voluto definire l’entità dello stimolo fiscale necessario, ma ha affermato che in una situazione come quella attuale, carica di incertezze, è meglio eccedere piuttosto che sbagliare con interventi insufficienti. Sui rischi di inflazione, Powell ha ribadito che l’ultimo decennio ha evidenziato in prevalenza diffuse forze disinflazionistiche e, anche se è probabile che “la dinamica dell’inflazione evolva” è difficile che lo faccia del tutto all’improvviso.

In conclusione, il discorso di Powell dà ulteriore conferma del fatto che la Fed resterà a guardare l’evoluzione della pandemia e del mercato del lavoro nei prossimi trimestri e richiederà miglioramento in una batteria di dati prima di “anche solo pensare” di ridurre lo stimolo monetario.

In questa equazione, non appare per ora l’inflazione e/o un eventuale movimento dei rendimenti a lungo termine: verso la fine dell’estate, in caso di vero e proprio boom della crescita e di possibili pressioni da eccesso di domanda, oltre al mercato del lavoro, la Fed potrebbe dover rispondere anche alla possibile risurrezione dei bond vigilantes.

Stati Uniti. Il CPI a gennaio aumenta di 0,3% m/m (1,4% a/a), spinto dalla componente energia (+3,5% m/m) e in particolare dalla benzina (+7,4% m/m). gli alimentari segnano un rialzo di 0,1% m/m, per via di un incremento della componente legata al consumo al di fuori dell’abitazione che ha più che compensato il calo degli alimentari consumati a casa.

Per quanto riguarda l’indice core, la variazione è nulla su base mensile e l’incremento annuo rallenta a 1,4% a/a da 1,6% a/a di dicembre.

Prosegue il “sorpasso” dell’inflazione dei beni core (0,1% m/m, 1,7% a/a), rispetto a quella dei servizi ex-energia (0,0% m/m, 1,3% a/a), caratteristica peculiare di questa recessione legata allo shock pandemico e allo spostamento del peso relativo fra le due categorie di spesa delle famiglie. Fra i prezzi dei beni core, si riscontrano variazioni miste: prezzi di auto nuove e usate in calo (-0,9% m/m e -0,5% m/m, rispettivamente), a fronte di un forte rialzo per l’abbigliamento (2,2% m/m, dopo 0,9% m/m e 0,7% m/m nei due mesi precedenti).

Nei servizi ex-energia, il segmento abitazione continua a registrare aumenti molto sotto la media pre-recessiva, con variazioni di 0,1% m/m in media negli ultimi 6 mesi, sotto il freno del rallentamento della dinamica degli affitti e del nuovo calo delle tariffe alberghiere. Su base annua, a 1,6% a/a, l’inflazione abitativa è meno della metà rispetto alla media pre-pandemia. Si registra un ampio calo nelle tariffe aeree (-3,2% m/m), nei servizi ricreativi (-1% m/m, dopo -0,5% m/m) e in quelli finanziari (- 5% m/m), a fronte invece di un rimbalzo nei servizi medici (0,5% m/m).

L’inflazione rimane debole per via della moderazione nel comparto dei servizi e per ora non appaiono indicazioni di accelerazione dei prezzi per le categorie di beni con problemi di offerta e/o disponibilità (per esempio, auto). Il trend delle variazioni mensili dovrebbe gradualmente aumentare nel corso del 2021, mentre l’inflazione annua subirà ampie variazioni verso l’alto nel 2° trimestre per via del confronto con il 2020.

Le indagini delle imprese iniziano a mostrare segnali di trasferimento dell’aumento dei costi sui prezzi finali, con l’aspettativa di inflazione più solida nei prossimi trimestri. Per ora tuttavia, le variazioni annue di tutte le misure core rimangono ampiamente inferiori al 2%, lasciando spazio alla Fed per difendere la stabilità della politica monetaria per il futuro prevedibile.

Fonte: BondWorld.it

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