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Intesa Sanpaolo: – Italia Mario Draghi atteso al Quirinale

Intesa Sanpaolo – Italia. Oggi alle 12 Mario Draghi è atteso al Quirinale: è a lui che il Presidente della Repubblica Mattarella affiderà l’incarico per formare un governo

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“di alto profilo che non debba identificarsi con alcuna formula politica” (nelle parole pronunciate ieri sera dal Capo dello Stato).

La decisione è arrivata dopo che il mandato “esplorativo” del Presidente della Camera Roberto Fico si è concluso con la sostanziale impossibilità di colmare le distanze tra le forze politiche che sostenevano la maggioranza uscente.

Se il sostegno a Draghi appare scontato da parte di Italia Viva, PD e forze centriste, e molto probabile da parte di Forza Italia, al momento è incerta la posizione del Movimento 5 Stelle e dei partiti di destra: il “reggente” dei pentastellati Vito Crimi ha dichiarato che per il Movimento l’unico governo possibile sarebbe stato un governo politico; il leader della Lega Matteo Salvini, in un’intervista al Corriere della Sera, ha affermato che la sua decisione dipenderà dal programma di governo; Fratelli d’Italia pare orientata a ribadire la sua posizione a sostegno di elezioni anticipate.

– Area euro. Il dato finale del PMI servizi dovrebbe confermare il calo registrato nella stima flash, a 45,0 da 46,4 di dicembre. La flessione dovrebbe riguardare più i nuovi affari che le aspettative.

La prima lettura del PMI servizi per l’Italia dovrebbe evidenziare una quasi stabilità (a 39,6 da 39,7 precedente). Il PMI composito è atteso confermare il dato preliminare di 47,5 punti.

– Area euro. La stima flash di gennaio dovrebbe indicare un’inflazione a +1,0% a/a, dopo il -0,3% a/a registrato a dicembre. L’indice core BCE (al netto di alimentari ed energia) è visto aumentare di due decimi, a 0,6% a/a. Sul mese, i prezzi sono attesi in crescita di +0,3% m/m, anche grazie al rincaro dei listini energetici (+2,8% m/m e -5,1% a/a).

Inoltre, il rialzo di questo mese risulterebbe in parte influenzato dalla revisione del sistema di ponderazione delle componenti dell’indice e dal rinvio dei saldi post-natalizi in alcuni paesi. Ci attendiamo che l’inflazione risalga allo 0,9% quest’anno dopo lo 0,3% del 2020.

– Italia. L’inflazione è attesa in risalita a gennaio, a zero sull’indice domestico e a 0,8% a/a sulla misura armonizzata UE (per via del rinvio dei saldi invernali su abbigliamento e calzature). Nel mese, i prezzi al consumo dovrebbero essere saliti di due decimi sul NIC, per via dell’aumento delle tariffe (+4,5% l’elettricità, +5,3% il gas) nonché dei rincari dei carburanti; sull’IPCA, i listini sono visti in calo di -0,9% m/m.

Il 2020 si è chiuso con una variazione negativa dei prezzi al consumo (è solo la terza volta che ciò accade da quando sono disponibili le serie storiche ovvero dal 1954), pari a -0,2%. Prevediamo solo una moderata risalita, a +0,4%, per la media 2021.

– Stati Uniti. La stima ADP degli occupati non agricoli privati è attesa dal consenso in aumento di 49 mila, dopo -123 mila di dicembre.

– Stati Uniti. L’ISM dei servizi a gennaio è atteso in modesta correzione a 57, da 57,2 di dicembre. Il PMI dei servizi a gennaio ha segnato un incremento a 57,5, dopo una flessione a 54,8 a dicembre. L’indice ISM è poco variato da giugno 2020, in un intervallo di fluttuazione elevato fra 57 e 58.

A gennaio si dovrebbe registrare l’effetto delle misure di contenimento sui servizi attuate a fine dicembre, senza conseguenze rilevanti sull’espansione dell’attività. Nei prossimi mesi, con il rallentamento dei contagi, la riduzione delle restrizioni in California e la nuova espansione fiscale, gli indici di attività dovrebbero segnare una nuova riaccelerazione della crescita.

I dati e gli eventi di ieri

Area euro. La stima preliminare del PIL nel 4° trimestre 2020 è di -0,7% t/t e -5,1% a/a. Il 2020 si chiude con una contrazione di -6,8% rispetto al 2019, meglio delle attese. La più forte contrazione trimestrale si è osservata in Austria (-4,3% t/t) e in Italia (-2,0% t/t), ma la variazione è stata negativa anche in Francia (-1,3%).

Il PIL è cresciuto in Germania (+0,1%), Belgio (+0,2%), Portogallo (+0,4%) e Spagna (+0,4%). L’estensione delle restrizioni a gennaio e febbraio 2021 fa pensare che l’attività economica resterà debole anche nel primo trimestre 2021, con andamenti disomogenei dal punto di vista settoriale e geografico.

Francia. La stima flash indica che a gennaio i prezzi al consumo sono saliti in linea con le nostre attese, di +0,2% m/m sull’indice nazionale (come in dicembre) e di +0,3% m/m su quello armonizzato (dopo il +0,2% m/m di dicembre). Sul mese, crescono i prezzi dell’energia e dei servizi; registrano un aumento anche i beni manifatturieri, per via del rinvio dei saldi invernali.

L’inflazione quindi ha visto sia un rialzo sull’indice nazionale, a 0,6% a/a da zero di dicembre, sia sulla misura armonizzata, a 0,8% a/a da zero precedente. Parte dell’aumento di quest’ultimo sarebbe derivato dalle novità metodologiche proposte da Eurostat. Ci attendiamo una graduale risalita nei prossimi mesi.

Italia. Il PIL è tornato a calare nel quarto trimestre del 2020, di -2% t/t, in linea con le nostre previsioni, ma meglio di quanto atteso dal consenso solo fino a pochi giorni fa. Tuttavia, nel trimestre l’Italia ha fatto peggio degli altri Paesi della zona euro. La variazione su base annua è calata a -6,6% da -5% precedente. Non è ancora noto il dettaglio ma Istat ha comunicato che la contrazione del valore aggiunto è diffusa a tutti i principali settori produttivi e ha riguardato sia la domanda interna che quella estera (a nostro avviso, i principali contributi sono venuti dai servizi dal lato dell’offerta e dai consumi dal lato della domanda).

Nell’insieme del 2020, l’economia italiana si è contratta di -8,8% sui dati grezzi ovvero -8,9% corretto per i giorni lavorativi (che sono stati due in più rispetto al 2019); il dato si confronta con un -11% in Spagna, -8,3% in Francia, -5% in Germania. Il rimbalzo del PIL nel trimestre estivo, comunque, lascia un’eredità positiva sul 2021: la “crescita acquisita” (ovvero che risulterebbe da una stagnazione del PIL in ciascun trimestre di quest’anno) risulta pari a +2,3%.

In questa fase, l’andamento dell’attività economica segue quello delle misure restrittive, che procede a fisarmonica: dopo che novembre aveva visto un picco per le restrizioni (con mezza Italia in zona rossa nella seconda metà del mese), dicembre ha registrato un allentamento, seguito da una nuova stretta a gennaio e, almeno per ora, da un nuovo rilascio a febbraio. È difficile prevedere se il grado di restrizione nel primo trimestre dell’anno sarà più o meno ampio rispetto al quarto trimestre del 2020; l’andamento degli indicatori di mobilità sinora sarebbe coerente con un lieve calo del PIL anche nel primo trimestre, tuttavia tale tendenza potrebbe migliorare nel mese corrente.

Il nostro scenario vede attualmente un PIL in rialzo marginale (0,5% t/t) nel trimestre corrente, e una significativa accelerazione sopra l’1% nei restanti trimestri dell’anno; tuttavia, una eventuale nuova stretta nelle prossime settimane potrebbe mettere a rischio il rimbalzo del PIL a inizio 2021, e i ritardi nella campagna vaccinale potrebbero pesare sull’ipotesi di accelerazione dal trimestre primaverile. Per ora, manteniamo la nostra stima di un rimbalzo del PIL di 4,7% quest’anno, ma, nonostante lo scorcio finale del 2020 sia risultato migliore di quanto previsto qualche settimana fa, continuiamo a ritenere che i rischi su questa previsione siano verso il basso.

Cina. Il PMI dei servizi rilevato da Caixin-Markit, in linea con quello pubblicato dal NBS lunedì, è sceso di oltre 4 punti portandosi a 52 in gennaio da 56,3 in dicembre (consenso Bloomberg 55,5) spinto al ribasso dalle misure di contenimento re-introdotte nelle zone in cui a inizio gennaio si sono sviluppati alcuni importanti focolai di Covid-19, ora in via di miglioramento. Tutte le componenti hanno registrato un calo ad eccezione di quella dei prezzi degli input.

Tra i cali più marcati segnaliamo quello delle aspettative future (da 66,7 in dicembre – il massimo dal febbraio 2011 – a 62,2 in gennaio) e quella dei nuovi ordini (da 54,3 a 52,9). La componente dell’occupazione è rimasta poco sopra 50, a differenza di quella dell’indice del NBS, scesa al di sotto. L’indice composito, spinto al ribasso dal calo dell’indice dei servizi e dal calo dell’indice del settore manifatturiero, è sceso da 55,8 in dicembre a 52,2 in gennaio.

Fonte: BondWorld.it

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