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Intesa Sanpaolo: Italia produzione in caduta

Intesa Sanpaolo – Italia. La produzione industriale è attesa in ulteriore caduta ad aprile, stimiamo di -29% m/m, dopo il -28,4% m/m registrato a marzo …

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Questa dinamica è spiegata sia dalla sospensione delle attività, che ha riguardato quasi il 60% delle imprese manifatturiere per l’ultima settimana di marzo e per quasi tutto il mese di aprile (solo nell’ultima settimana il blocco è stato allentato per le imprese orientate all’export), sia dalla debolezza della domanda interna ed estera. Su base annua, la produzione è vista in calo di -49,2% se corretta per gli effetti di calendario.

La riapertura di tutte le attività industriali favorirà un robusto rimbalzo congiunturale a maggio, e verosimilmente anche a giugno, ma la tendenza annua resterà fortemente negativa ancora per diversi mesi (stimiamo una caduta della produzione di oltre il 18% in media d’anno nel 2020, seguita da un rimbalzo di oltre il 10% nel 2021).

– L’Eurogruppo avrà oggi un altro scambio di vedute sulla situazione economica e le misure di politica economica necessarie a sostenere la ripresa. Non sono attese decisioni.

L’agenda prevede anche l’esame dei rapporti di sorveglianza per Cipro, Grecia e Spagna e un’informativa del SRB (Single Resolution Board).

Stati Uniti

– Nella settimana conclusa il 6 giugno, le nuove richieste di sussidio di disoccupazione sono previste a 1,5 mln, da 1,877 mln della settimana precedente, e i sussidi erogati con la Pandemic Unemployment Compensation dovrebbero continuare ad aumentare.

Con la riapertura delle attività in tutti gli Stati, i sussidi esistenti nella settimana conclusa il 30 maggio dovrebbero essere ancora in calo, a 20,8 mln, da 21,487 mln della settimana precedente.

– Il PPI a maggio è atteso in rialzo di 0,1% m/m (dopo -0,6% m/m di aprile), mentre l’indice core dovrebbe essere stabile su base mensile (dopo -0,3% m/m).

I dati e gli eventi di ieri

Francia. La produzione industriale è scesa di un altro -20,1% m/m ad aprile, dopo il -16,2% m/m di marzo. Si tratta di un minimo dal 1990. Il comparto manifatturiero è calato di -21,9% m/m dopo il -18,3% m/m marzo; il crollo più brutale viene registrato nel settore dei trasporti (-47,5% m/m), seguito dai beni intermedi (-24,6% m/m) e dalla raffinazione (-9,0% m/m).

La produzione energetica cala di -9,7% m/m. Nelle costruzioni, l’attività diminuisce di -32,7% m/m. La variazione annua dell’output scende a -34,2% da -17,3% precedente. Aprile dovrebbe aver segnato il minimo per l’attività industriale.

Italia. Nell’Economic Outlook, l’OCSE prevede che, se si evitano nuovi focolai di contagio di COVID-19, il PIL italiano possa contrarsi di -11,3% nel 2020, e mostrare un rimbalzo di +7,7% nel 2021. In uno scenario in cui il Paese debba fronteggiare una seconda ondata di contagi, la diminuzione dell’attività economia quest’anno si amplierebbe a -14%, e il recupero l’anno prossimo sarebbe limitato a +5,3%.

Secondo l’OCSE, la ripresa per la produzione industriale sarà relativamente rapida; tuttavia, peserà la persistente debolezza dell’attività nel turismo e in diversi settori dei servizi. Il rapporto debito/PIL quest’anno è visto raggiungere il 158% nello scenario base, e aumentare sino al 170% nel caso di seconda ondata epidemiologica.

L’OCSE auspica il rafforzamento delle politiche attive sul mercato del lavoro, in particolare per la riqualificazione dei lavoratori, e gli incentivi agli investimenti, oltre che un più facile accesso ai programmi di sostegno al reddito come il reddito di cittadinanza.

Secondo l’istituto, può essere necessario un rafforzamento del programma di garanzie sulla cartolarizzazione delle sofferenze (GACS) in caso di rapido aumento dei crediti deteriorati, ed è auspicabile una rapida implementazione della nuova legge fallimentare. L’OCSE suggerisce anche riforme per ridurre la burocrazia e migliorare l’efficacia della giustizia, nonché per la transizione “verde” e la digitalizzazione dell’economia.

BCE. Secondo Philip Lane, intervistato da Il Sole 24 Ore, l’APP fa parte dello strumentario stabile della banca centrale, non ha scadenza ed è finalizzato a conseguire l’obiettivo di inflazione, mentre il PEPP è uno strumento temporaneo e aggiuntivo dedicato esclusivamente ai problemi creati dallo shock pandemico.

Riguardo alla scadenza della fine del 2022 per i reinvestimenti, Lane ha dichiarato che la scelta vuole evitare il rischio di un’indesiderabile restrizione delle condizioni finanziarie in uno stato di ripresa ancora incompleta dalla crisi pandemica ed evitare interferenze con la condotta della politica monetaria; “allo stesso tempo, la strategia di reinvestimento del PEPP deve essere coerente con la sua natura temporanea e il collegamento alla crisi pandemica”. Secondo Lane, inoltre, le banche centrali non deterranno debito pubblico per sempre, indipendentemente dalla situazione: se lo scenario di inflazione cambierà, anche la politica al riguardo dovrà mutare.

Stati Uniti

– FOMC: “la Federal Reserve è impegnata a usare l’intero insieme dei propri strumenti per sostenere l’economia USA in questi tempi difficili”. 

La frase con cui inizia il comunicato riassume il messaggio della Fed, che garantisce la propria presenza attiva in un quadro ancora fosco dell’economia e ridimensiona l’ottimismo che era stato associato da molti alla svolta del mercato del lavoro di maggio e alle indicazioni di ripresa post-lockdown.

Il Comitato ha discusso, ma non ha apportato, modifiche alla guidance sui tassi, che comunque vengono ancorati dalle proiezioni di tassi stabili fino alla fine del 2022. Sugli acquisti, si indica un sentiero temporaneo con un pavimento al livello attuale e senza un limite superiore.

Nel complesso il FOMC, con il comunicato e la conferenza stampa di Powell, ha trasmesso indicazioni dovish, sottolineando i rischi verso il basso e l’incertezza che circonda uno scenario macro solo modestamente positivo e molto fragile.

– Scenario macro soggetto a considerevoli rischi verso il basso. Il quadro macro è riassunto in due frasi: il virus e le misure di contenimento attuate hanno causato forti contrazioni di attività e occupazione, mentre il calo della domanda e dei prezzi del petrolio stanno frenando l’inflazione.

I miglioramenti delle condizioni finanziarie sono il risultato degli interventi pubblici attuati per rispondere agli effetti della pandemia.  Nelle proiezioni macro, si registra una enorme dispersione su tutte le variabili, soprattutto dal 2021 in poi.

Lo scenario mediano è relativamente pessimistico per il 2020 (tasso di disoccupazione a fine 2020 a 9,3%, PIL -6,5% a/a) e prevede la disoccupazione sopra il tasso di lungo termine e l’inflazione sotto il 2% su tutto l’orizzonte previsivo. Le condizioni macro quindi sono la giustificazione per il sentiero stabile dei tassi.

Nel comunicato, la Fed prevede conseguenze “pesanti” sull’attività economica, sull’occupazione e sull’inflazione nel breve termine, con “rischi considerevoli” per lo scenario di medio termine.

– Tassi fermi fino al 2022. In questo quadro, il Comitato mantiene invariato il tasso dei fed funds fra 0 e 0,25%, senza modificare la guidance qualitativa adottata nei mesi scorsi, ripetendo che i tassi resteranno stabili fino a quando il Comitato non sarà fiducioso che l’economia abbia superato gli eventi recenti e sia sulla strada degli obiettivi di massima occupazione e stabilità dei prezzi.

Nel grafico a punti, la mediana è stabile e fino a fine 2021 c’è un consenso unanime per il mantenimento dei tassi al limite dello zero. Per il 2022 emerge una dispersione di previsioni molto limitata, con solo 2 punti su 17 al di sopra dell’intervallo attuale (uno a 0,25-0,50% e l’altro a 1-1,25%).

Riguardo alle possibili modifiche alla forward guidance, incluso il controllo della curva, Powell ha affermato che per ora è evidente e condiviso dal mercato il sentiero stabile dei tassi, indicando che un rafforzamento della guidance non è urgente.

Tuttavia, il Comitato ne ha discusso e prenderà delle decisioni al riguardo “nelle prossime riunioni”. I verbali, fra tre settimane, probabilmente daranno indicazioni sui tempi e sulla tipologia delle eventuali modifiche.

– Sentiero degli acquisti con un pavimento, ma senza un limite superiore.  Per quanto riguarda gli acquisti di titoli, il comunicato segnala che acquisterà Treasury, MBS e CMBS “almeno al ritmo attuale”, specificando in modo più preciso il sentiero degli acquisti, che ha ora un pavimento, ma resta senza limiti superiori, con l’obiettivo di trasmettere in modo efficace la politica monetaria.

Con la decisione di ieri, il Comitato impegna la NY Fed a confermare “nei prossimi mesi” gli attuali livelli di acquisti (Treasury: +80 mld al mese, MBS: +40 mld al mese), interrompendo il tapering in atto dal mese scorso.

– Programmi di credito di emergenza centrali per la sostenibilità della ripresa. Nella conferenza stampa Powell ha ricordato l’importanza del “lending power” della Fed per estendere credito a un’ampia platea di agenti economici, e ha ribadito che i programmi sono mirati (e aggiustati) per fornire prestiti che permettano di superare la fase di blocco dell’attività.

Powell ha però nuovamente indicato che in un contesto di difficoltà come quello attuale potrebbe essere necessario attivare ancora lo “spending power” della politica fiscale.

– Messaggio dovish per la politica monetaria. Il comunicato termina con il segnale che” il Comitato seguirà da vicino gli sviluppi ed è preparato ad aggiustare i propri piani come appropriato”. La prima e l’ultima frase del testo del comunicato segnalano che il FOMC si sente ancora in fase di emergenza e non ritiene necessario aggiungere condizioni specifiche per segnalare la propria disponibilità ad agire in modo proattivo di fronte all’enorme incertezza che circonda lo scenario economico ed epidemiologico.

Secondo Powell, nei prossimi mesi i contorni dello scenario economico potranno essere un po’ meno incerti e guidare eventuali cambiamenti per ancorare meglio le aspettative. Per ora, comunque, il bias è inequivocabilmente dovish, anche senza nuova forward guidance. Come ha detto Powell, il Comitato “non sta nemmeno pensando di pensare ad alzare i tassi”.

– Il CPI a maggio cala di -0,1% su base mensile (0,1% a/a), dopo -0,8% m/m ad aprile. La componente energia è in flessione di -1,8% m/m, sulla scia della contrazione di -3,5% m/m deIla benzina. Gli alimentari sono invece in rialzo di 0,7% m/m, spinti dagli alimentari consumati a casa (1% m/m).

CPI core corregge di -0,1% m/m (1,2% a/a), dopo -0,4% m/m ad aprile. Sull’indice core pesano variazioni contrastanti di molte voci. I beni core hanno prezzi in calo di -0,2% m/m (-1% a/a), con molte voci negative, fra cui abbigliamento -2,3% m/m (terza correzione consecutiva), auto usate -0,4% m/m.

Altri beni registrano invece aumenti: auto nuove (0,3% m/m), prodotti sanitari (0,8% m/m), bevande alcoliche (0,8% m/m). I servizi ex-energia hanno prezzi invariati, risultato di andamenti misti nei diversi comparti.

Risultano in aumento: abitazione (0,2% m/m), con affitti e affitti figurativi in rialzo di 0,3% m/m e un’ulteriore correzione delle tariffe alberghiere e delle residenze scolastiche (-1,8% m/m); servizi medici (0,6% m/m). Invece, sono in flessione i trasporti (-3,6% m/m), con tariffe aeree in calo di -4,9% m/m, assicurazioni auto -8,9% m/m, noleggio auto (-3,5% m/m).

Come nei due mesi precedenti, la raccolta dei dati per la compilazione degli indici è limitata a indagini online o telefoniche, con risultati potenzialmente incompleti o non accurati. Nella raccolta dati “normale”, pre-pandemia, circa il 74% dei dati era raccolto con interviste di persona, il 10% per telefono e il 16% online.

A maggio l’83% dell’informazione è raccolto online e il 17% per telefono. Per alcune categorie, la percentuale di risposte è stata nettamente inferiore alla media, in particolare nella ristorazione, nell’istruzione e nell’abitazione.

I dati registrano una prevalenza dei prezzi in calo su quelli in aumento, in parte resa più marcata dal fatto che i pesi nel CPI sono fissi e non riflettono lo spostamento di domanda verso particolari settori, dando un bias verso il basso alla variazione complessiva.

Trasporti, ristorazione, tempo libero hanno registrato certamente una riduzione di spesa, ma, con pesi pre-pandemia elevati, influenzano ampiamente verso il basso l’indice generale.

Al contrario, il peso limitato degli alimentari riduce l’impatto del rialzo dei prezzi nel comparto. È probabile che questo effetto disinflattivo prevalga ancora nei prossimi mesi, fino a quando il distanziamento sociale “volontario” continuerà a dominare le decisioni di spesa dei consumatori, prevalentemente nei servizi.

A questo effetto metodologico con impatto unidirezionale, si aggiunge quello collegato all’informazione limitata, che può influenzare in modo meno prevedibile il risultato finale.

La previsione è che la dinamica dei prezzi resti molto debole nella parte centrale dell’anno, con l’inflazione headline poco sopra lo zero per tutto il 3° trimestre e quella core al di sotto del 2% almeno fino alla seconda metà del 2021.

Fonte: BondWorld.it

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