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Intesa Sanpaolo: Italia produzione in contrazione

Intesa Sanpaolo – Italia. La produzione industriale è vista contrarsi del 19,5% m/m a marzo. Nell’ultima settimana del mese è stata disposta la chiusura di aziende che rappresentano il 48% della produzione, anche se le chiusure effettive potrebbero essere state inferiori …

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Inoltre, le imprese non sospese hanno visto un’ampia riduzione della capacità produttiva, con poche eccezioni (alimentare, farmaceutico). Su base annua, l’output è atteso in calo del 20,7%.

La flessione sarà ancora più marcata ad aprile: stimiamo che la produzione industriale possa quasi dimezzarsi nel bimestre marzo e aprile, rispetto ai valori di febbraio. Da maggio, partirà un graduale recupero, che però lascerà l’output su livelli ben inferiori rispetto a quelli pre-shock.

– Italia. Dovrebbe arrivare in Consiglio dei Ministri l’atteso decreto per il rilancio dell’economia, già più volte rimandato. Il provvedimento si è progressivamente ampliato fino a diventare una sorta di decreto “omnibus”. Alla proroga di 9 settimane degli ammortizzatori sociali dovrebbe essere affiancato un “reddito di emergenza” ovvero un contributo temporaneo variabile dai 400 agli 800 euro per due mesi.

Sono previste sovvenzioni concesse dagli enti locali alle aziende (compresi i lavoratori autonomi) per il pagamento dei salari dei dipendenti, in deroga alla normativa Ue sugli aiuti di Stato. Slittano al prossimo 16 settembre i versamenti di ritenute, Iva, contributi previdenziali e Inail, atti di accertamento e cartelle esattoriali, e vi saranno ristori diretti a fondo perduto per PMI, artigiani, commercianti e autonomi fino a 5 milioni di ricavi o compensi.

Gli aiuti alle imprese saranno strutturati su quattro livelli a seconda del fatturato, coinvolgendo CDP (si parla di un fondo da 50 miliardi), ricapitalizzazioni dirette “pari passu” dello Stato e le Regioni. Il governo starebbe valutando anche garanzie statali fino a 15 miliardi per emissioni delle banche. Il pacchetto famiglie dovrebbe prevedere contributi per colf e badanti, un “tax credit” per sostenere il turismo, sconti sugli affitti e il potenziamento dei centri estivi. Sul fronte sanitario sono previsti premi per i lavoratori del settore e un potenziamento delle cure domiciliari.

Il decreto dovrebbe poi includere misure per le compensazioni di crediti d’imposta e o sblocco dei debiti commerciali della PA per 12 miliardi, il superbonus edilizio al 110%, crediti d’imposta sugli affitti per le imprese, misure per ridurre le bollette elettriche per le PMI, un incremento della dotazione del Fondo di solidarietà del trasporto aereo. Nel complesso, il decreto dovrebbe avere un impatto di 55 miliardi sull’indebitamento netto, 65 miliardi sul fabbisogno e 155 miliardi sul saldo netto da finanziare.

I market mover della settimana

Nell’area euro, la seconda lettura del PIL eurozona per il 1° trimestre dovrebbe confermare la contrazione di -3,8% t/t (-3,3% a/a) della stima flash; la prima lettura del dato tedesco mostrerà una flessione più contenuta rispetto a quella registrata nelle altre principali economie.

I dati relativi a marzo sulla produzione industriale in Italia e nella media eurozona confermeranno l’ampia caduta già vista in Germania, Francia e Spagna, che peraltro è destinata ad ampliarsi, in tutti i principali Paesi, nel mese di aprile.

La settimana ha alcuni dati di rilievo negli Stati Uniti relativi ad aprile e quindi al probabile “nadir” della crisi. Le vendite al dettaglio dovrebbero essere in calo a due cifre, dopo un dato già molto negativo a marzo, spinte verso il basso dalle auto, dalla benzina e dalla spesa discrezionale, a fronte di aumenti solidi per gli alimentari e i beni di prima necessità. Anche il calo della produzione industriale dovrebbe essere a due cifre in aprile, con ampie correzioni nel manifatturiero e nell’estrattivo.

Il CPI e il PPI di aprile dovrebbero registrare un altro calo su base mensile, e il CPI core dovrebbe registrare un’altra flessione, come a marzo. Infine, la fiducia dei consumatori a maggio dovrebbe dare un primo segnale di svolta, grazie all’avvio della fase di uscita dal lockdown.

I dati e gli eventi di venerdì

Area euro. La Corte di giustizia dell’Unione Europea ha pubblicato un comunicato stampa nel quale ricorda che “in base a una giurisprudenza consolidata della Corte di giustizia, una sentenza pronunciata in via pregiudiziale da questa Corte vincola il giudice nazionale per la soluzione della controversia dinanzi ad esso pendente” e che “solo la Corte di giustizia, istituita a tal fine dagli Stati membri, è competente a constatare che un atto di un’istituzione dell’Unione è contrario al diritto dell’Unione”.

Infine, “al pari di altre autorità degli Stati membri, i giudici nazionali sono obbligati a garantire la piena efficacia del diritto dell’Unione”. In sostanza, si accusa la corte costituzionale tedesca di aver ecceduto le proprie competenze.

Area euro. L’Eurogruppo ha finalizzato i termini del Pandemic Crisis Support. I dettagli sono stati pubblicati in un comunicato dell’Eurogruppo stesso, e in una sezione dedicata sul sito web del MES, che riporta anche la proposta di Regling al board del MES, che il 15 maggio formalizzerà la scheda tecnica. La linea di credito, per la quale è confermata una dimensione massima pari al 2% del PIL dello Stato membro richiedente, sarà disponibile fino al 31 dicembre 2022, e l’unico requisito è che i fondi siano utilizzati per il finanziamento diretto o indiretto della spesa sanitaria o delle attività di prevenzione connesse all’emergenza Covid-19.

L’analisi di ammissibilità è già stata condotta da Commissione Europea ed BCE per tutti gli Stati membri in via preliminare.  Il costo include componenti fisse e variabili, ed è largamente inferiore al costo delle emissioni a lungo termine del Tesoro italiano. Quelle fisse includono 25 pb all’attivazione della linea, calcolato sul 15% dell’ammontare autorizzato e dedotto dai pagamenti successivi, più una commissione annua di servizio di 50pb, più 25pb a ogni utilizzo della linea.

Le commissioni fisse possono quindi incidere per poco più di 10pb sul costo medio annuo della linea, ipotizzando una ripartizione su 10 anni del rimborso e una durata biennale della stessa. La parte variabile è pari al costo della raccolta MES più un margine di 10pb. Attualmente, l’ESM paga 0,01% sulle proprie emissioni decennali.  L’utilizzo può avvenire in tranche mensili massime pari al 15% dell’ammontare autorizzato per la linea. Il rimborso degli utilizzi è previsto in media al massimo in 10 anni. Come preannunciato dalla Commissione, il monitoraggio si focalizzerà sull’attuale impiego dei fondi, e non sono previste missioni ad hoc.

La proposta di Regling precisa che lo Stato membro può anche scegliere di utilizzare la linea nella forma di Primary Market Purchase (PMP) facility, come avevamo ipotizzato. Tale opzione comporta il vantaggio di consentire in via teorica l’attivazione di un programma OMT da parte della Banca Centrale Europea, ma al prezzo di un costo più alto per gli utilizzi del PCS (quello del ricorso al mercato invece del tasso favorevole applicato dal MES).

Italia. DBRS ha confermato i rating “BBB(high)” dell’Italia, modificando però il trend da stabile a negativo. Il trend negativo riflette l’elevata incertezza sulle ripercussioni economiche della pandemia, che potrebbero portare a una prolungata perdita di capacità produttiva, pesando sulla sostenibilità del debito.

Il rating potrebbe essere abbassato se le prospettive economiche fossero strutturalmente più deboli, se il governo non riuscisse a implementare una strategia di riduzione del rapporto debito/PIL nel medio termine, o se vi fosse un significativo aumento dei costi di rifinanziamento tale da impattare la capacità del governo di far fronte alle proprie necessità finanziarie.

Nel frattempo, come atteso, Moody’s non ha aggiornato il rating dell’Italia, poiché il 23 aprile scorso aveva già pubblicato una analisi in cui confermava i rating attuali “Baa3/Stabile/P-3”.

Le prossime revisioni dei rating previste dal calendario ufficiale saranno il 10 luglio per Fitch, il 23 ottobre per S&P, il 30 ottobre per DBRS e il 6 novembre per Moody’s.

US Covid-19 update

– Contagi 1329791, nuovi contagi 19800, decessi 79528, guarigioni 216169 (Fonte:JHU)

– Il Congressional Budget Office (CBO) stima un deficit federale a 737 mld ad aprile, in calo rispetto a un avanzo di 160 mld nel 2019, sulla scia di spese a 976 mld (circa il doppio rispetto al 2019) ed entrate a 239 mld (in calo di 55% rispetto a un anno prima).

Il CBO prevede un deficit di 3,7 tln (17,9% del PIL) nell’a.f. 2020.

– Le riaperture di attività proseguono in molti stati. Alla fine della scorsa settimana le restrizioni all’attività produttiva sono state eliminate in stati che rappresentano circa il 40% del PIL ed entro metà maggio dovrebbero essere attuata una normalizzazione su aree che producono circa il 65% del PIL. 

– La leadership democratica dovrebbe completare nei prossimi giorni un disegno di legge che prevede nuovi fondi per circa 750 mld a favore di stati ed enti locali, famiglie e imprese. I repubblicani e l’amministrazione hanno segnalato che ci sarà una pausa di alcune settimane nella discussione di nuove misure, per valutare l’efficacia di quanto attuato finora.

– Un’analisi di Barrero, Bloom e Davis (BBD, COVID-19 Is Also a Reallocation Shock, BFI Working Paper, 5/5/2020) stima, sulla base dei risultati della Survey of Business Uncertainty (Atlanta Fed, Chicago Booth, Stanford Univ.), alcune misure di riallocazione di fatturato e occupazione in seguito a Covid-19. In base a queste stime, si prevede una riallocazione del lavoro maggiore di più di 2,5 volte rispetto alla media e di 3,9 volte per le vendite.

Le risposte delle imprese a domande speciali nell’indagine di aprile rivelano che il 42% dei licenziamenti/congedi effettuati ad aprile dovrebbe diventare permanente. Inoltre, l’indagine rileva che Covid-19 genererebbe 3 nuovi occupati per ogni 10 licenziamenti. Questi dati richiederebbero un’ampia mobilità dei disoccupati fra imprese e settori. BBD mostrano anche, sulla base dell’evidenza in occasione di altri shock, che le conseguenze di Covid-19 potrebbero avere effetti permanenti o comunque molto duraturi, e dovrebbero richiedere riallocazione di attività e occupazione.

Tuttavia, diversi fattori tipicamente rallentano tali riallocazioni (competenze specifiche, regolamentazioni settoriali, statali e certificazioni) rendendo più duratura la perdita di occupazione causata direttamente dallo shock. Inoltre, nel caso specifico di Covid, la legislazione attuata probabilmente sarà di ostacolo alla riallocazione delle risorse, con sussidi di disoccupazione talmente generosi da rendere difficile il rientro al lavoro di molti disoccupati e trasferimenti generosi a imprese che restano aperte anche a fronte di uno spostamento duraturo della domanda.

Nell’employment report di aprile, il 78% dei disoccupati risulta temporaneamente senza lavoro, ma con ogni probabilità, alla luce delle informazioni della Survey of Business Uncertainty, questa è un’ampia sovrastima della probabile natura delle recenti perdite di lavoro.

FOCUS – Mercato del lavoro USA al collasso in aprile 

L’employment report di aprile conferma le attese di un crollo dell’occupazione senza precedenti e di un rialzo del tasso di disoccupazione sui massimi del secondo dopoguerra. Il tasso di disoccupazione, a 14,7%, però sottostima ampiamente le risorse inutilizzate.

Una misura più ampia, che include anche gli individui senza lavoro che non hanno cercato una nuova occupazione, sale a 22,8%.

– L’employment report di aprile è peggio di un bollettino di guerra per il mercato del lavoro americano, con gli occupati non agricoli in calo di -20,5 mln, dopo –870 mila di marzo, e il tasso di disoccupazione in rialzo a 14,7% da 4,4% di marzo, sulla scia degli effetti della pandemia.

Il collasso dell’occupazione ad aprile era largamente atteso: un’incertezza molto maggiore ora riguarda l’evoluzione dello scenario nei prossimi mesi e trimestri, con la graduale riapertura dell’economia in atto da maggio in poi. La previsione al momento è che le perdite di occupazione vengano solo parzialmente, e lentamente, riassorbite quest’anno, mantenendo il tasso di disoccupazione intorno all’8% a fine 2020 e l’occupazione al di sotto dei livelli di fine 2019 almeno fino al 2022.

– Gli occupati non agricoli rilevati con l’indagine presso le imprese (Establishment Survey, ES) calano ad aprile di 20,5 mln. La definizione di occupato nell’indagine è un dipendente che riceve un compenso anche parziale nel periodo di riferimento. La contrazione dei posti di lavoro è di -19,520 nel settore privato, con –17,165 mln nei servizi, -1,330 mln nel manifatturiero, -50 mila nell’estrattivo e –975 mila nelle costruzioni.

All’interno dei servizi, i tagli sono concentrati nei settori aggregativi: – nel tempo libero e ospitalità (-7,653 mln), -3,106 mln nel commercio al dettaglio, ma si registrano contrazioni anche nei servizi alle imprese (-2,128 mln) e in sanità e istruzione (2,544 mln). Il settore pubblico registra una contrazione di -980 mila, con +1000 a livello federale e -981 mila a livello statale e locale.

– Gli occupati rilevati con l’indagine presso le famiglie (Household Survey, HS) calano di 22,369 mln e la forza lavoro si contrae di -6,432 mln, portando il tasso di partecipazione a 60,2%%, da 62,7% di marzo (e da 63,4% di febbraio).

La minor partecipazione limita l’incremento del tasso di disoccupazione, in rialzo a 14,7% (massimo dal 1948), da 4,4% di marzo. In questa fase le informazioni del tasso di disoccupazione sono più limitate rispetto a quelle dell’occupazione rilevata dall’ES e di altri indicatori rilevati con la HS.

Nell’era della pandemia, infatti, sono particolarmente rilevanti anche altre misure di disoccupazione/sottooccupazione oltre a quella “standard”. Fra queste misure, evidenziamo quattro indicatori che possono contribuire alla previsione del mercato del lavoro post-lockdown. I disoccupati temporanei sono pari al 78,3%.

Questo dato potrebbe essere sovrastimato, dato che dipende dal modo in cui vengono catalogati i disoccupati per COVID-19, ma dà indicazioni positive per il mantenimento dei contratti in essere prima del lockdown. Tuttavia, anche la perdita definitiva di “solo” il 22% dei posti “cancellati” ad aprile sarebbe pari a circa 4-5 mln e lascerebbe una pesante eredità sull’economia.

Gli occupati part-time per motivi economici sono in ampio rialzo (+10,887 mln), e potrebbero dare un altro segnale di possibile recupero dell’occupazione regolare, o quasi regolare, con la riduzione delle restrizioni all’attività.

La disoccupazione definita su individui senza lavoro e solo parzialmente legati alla forza lavoro (U-6) aumenta a 22,8% da 8,7% di marzo (6,7% a dicembre 2019), misura l’ampiezza delle risorse inutilizzate.

– Le ore lavorate nel settore privato, come atteso, sono in caduta verticale, -10,9% m/m (12,6% m/m nel manifatturiero), e supportano la previsione di contrazione della produzione industriale nel mese intorno a -12%.

Invece, la variazione solida dei salari orari (+0,5% m/m, dopo +0,4% m/m a marzo) deve essere interpretata non come un segnale positivo per la dinamica salariale, ma semplicemente come un riflesso dell’uscita dall’occupazione di milioni di individui con retribuzioni al di sotto della media e il mantenimento fra gli occupati di gran parte della fascia alta delle retribuzioni.

– In conclusione, i dati di aprile non modificano il quadro drammatico del mercato del lavoro durante il lockdown.

La contrazione record di occupati di aprile sarà probabilmente seguita da un calo di minore entità, ma sempre nell’ordine dei milioni, a maggio, con un ulteriore incremento del tasso di disoccupazione, ancora a due cifre.

L’elemento rilevante per le previsioni riguarda la “temporaneità” della perdita di posti di lavoro e/o di occupazione “a tempo pieno”. Su questo punto, i dati settimanali delle richieste di sussidio e dei sussidi esistenti non sono particolarmente informativi, anche se danno indicazioni utili per valutare la tenuta del reddito delle famiglie e quindi i consumi.

Per la previsione del mercato del lavoro post-lockdown, i dati di ripresa di attività a maggio e giugno saranno la cartina di tornasole per stimare la rapidità con cui le imprese riassumeranno i dipendenti licenziati e/o congedati.

Appendice: guida alla lettura dell’employment report

La lettura dei dati richiede attenzione ai dettagli, per via del contesto anomalo in cui si svolgono le indagini durante l’epidemia. L’attendibilità dei dati è limitata dalla riduzione di risposte nei campioni, già evidenziata a marzo.

In secondo luogo, all’inizio delle recessioni i dati sono sempre migliori rispetto alla situazione sottostante per via della chiusura di molte imprese non rilevata (il campione delle imprese è aggiornato una volta all’anno).

Inoltre, nel caso attuale ci sono diversi fattori che tendono a sottostimare il deterioramento dell’occupazione e il rialzo della disoccupazione. C’è probabilmente un bias per le imprese a non licenziare, ma a mettere in congedo (non pagato) i dipendenti, anche in caso di chiusura dell’attività eventualmente definitiva, per posticipare il pagamento di oneri legati alla fine del contratto.

In questo caso i dipendenti diventerebbero “disoccupati per COVID-19” e non aumenterebbero le fila dei disoccupati inseriti nella definizione standard.

Fonte: BondWorld.it

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