BondWorld.it

Intesa Sanpaolo: NADEF: alla ricerca della flessibilità

intesa sanpaolo vita grimaldi

Intesa Sanpaolo – Il governo nella Nota di Aggiornamento al DEF ha comunicato di essere riuscito a disattivare interamente l’aumento delle imposte indirette almeno per il 2020, ……

Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostra Newsletter gratuita. Clicca qui per iscriverti gratuitamente.


Intesa SanPaolo


ma fa affidamento su un’ampia flessibilità da parte della UE (0,7% del PIL).

A nostro avviso, la manovra è espansiva ma solo per l’effetto della disattivazione delle clausole, al netto della quale sarebbe moderatamente restrittiva.

Il Consiglio dei Ministri ha approvato lunedì sera la Nota di Aggiornamento al DEF.

Intesa Sanpaolo – Il deficit tendenziale 2020 è ora stimato all’1,4% del PIL, che è più favorevole non solo rispetto al 2,1% del precedente quadro programmatico, ma anche rispetto all’1,6% atteso alla vigilia.

I risparmi rispetto al precedente scenario programmatico erano stati già in parte incorporati nel cosiddetto “assestamento di bilancio” dello scorso luglio, e sono dovuti alle maggiori entrate fiscali (anche grazie a un aumento della tax compliance dovuto all’introduzione della fatturazione elettronica), ai risparmi su reddito di cittadinanza e quota 100 rispetto agli importi inizialmente previsti, e alla minore spesa per interessi.

Piuttosto sorprendente invece che il deficit 2019 sia ora stimato a 2,2%, in parte per effetto della recente revisione Istat sul 2018 (ma alla vigilia si pensava a un 2,0-2,1%).

In ogni caso, lo scenario tendenziale 2020 implicherebbe nelle stime del governo un miglioramento del saldo strutturale di 0,7%, ovvero superiore a quello richiesto per l’Italia dalla Commissione (0,6%).

Rispetto allo scenario tendenziale, che incorpora il significativo aumento delle imposte indirette incluso nelle cosiddette “clausole di salvaguardia”, il governo intende intervenire con una manovra espansiva pari allo 0,8% del PIL (14,5 miliardi), alzando a 2,2% il deficit programmatico.

La manovra netta è però restrittiva per lo 0,5% del PIL (circa 8,5 mld) al netto delle clausole di salvaguardia da 23 miliardi, la cui disattivazione, a nostro avviso, non ha impatto in quanto già incorporata nelle attese degli operatori economici.

Intesa Sanpaolo – Dai documenti ufficiali, non è chiaro a quanto ammonti la manovra lorda, cioè il totale di risorse che l’esecutivo intende movimentare. Il ministro dell’economia ha parlato di un pacchetto intorno ai 30 miliardi.

Dal lato degli interventi, il grosso è dovuto proprio alla disattivazione dell’aumento dell’IVA, che dovrebbe essere sterilizzato interamente per l’anno prossimo ma solo ridotto per il 2021-22 (non è ad oggi noto per quale ammontare).

Gli altri interventi includono il taglio al cuneo fiscale, che dovrebbe essere avviato in maniera graduale in corso d’anno e costare perciò 2,7 mld nel 2020 e 5,6 mld dal 2021.

Il ministro ha parlato anche di maggiori investimenti per 1 mld nel 2020.

C’è poi da tenere conto che le cosiddette “spese indifferibili” da rifinanziare per il 2020 ammontano a circa 3 mld, cui va aggiunto il rinnovo degli incentivi compresi nel pacchetto Industria 4.0.

Il governo stima dalla manovra un impatto positivo sulla crescita del PIL di circa 0,2%, che alzerebbe il PIL programmatico a 0,6% da uno 0,4% tendenziale.

Tuttavia, il grosso dell’impatto viene dalla disattivazione delle clausole di salvaguardia (0,3%); la riduzione del cuneo fiscale avrebbe un impatto di +0,1%, così come il rifinanziamento delle politiche in scadenza (tra cui gli incentivi di Industria 4.0); le misure di copertura avrebbero un effetto negativo di circa due decimi.

Da lato delle coperture, al netto della flessibilità che il governo intende chiedere in sede europea (lo 0,7% del PIL ovvero quasi 13 miliardi, vedi infra), esse ammontano a 14,5 miliardi (lo 0,8% del PIL).

La parte del leone la fanno i proventi da lotta all’evasione fiscale (ben 7 miliardi), mentre dai tagli alla spesa e alle tax expenditures dannose per l’ambiente verrebbero 3,6 mld (lo 0,2% del PIL) e da altre misure di carattere fiscale 1,8 mld.

Sul fronte del debito, la recente revisione da parte di Banca d’Italia ha spostato verso l’alto il profilo del rapporto debito/PIL, che è salito significativamente nel 2018-19 (a 135,7% quest’anno).

Dopo che l’ambizioso pacchetto di privatizzazioni annunciato lo scorso anno (per un punto di PIL) è stato completamente disatteso, il governo ha rivisto al ribasso l’obiettivo sulle vendite di asset, da cui si attende di ricavare un più realistico 0,2% del PIL all’anno a partire dal 2020. Il debito è visto ora in calo solo modesto nel 2020 (a 135,2%) e più accentuato negli anni successivi (fino al 131,4% nel 2022).

A nostro avviso la manovra è moderatamente restrittiva, perché riteniamo che il suo impatto sul ciclo sia da valutare al netto degli aumenti delle imposte indirette, che non erano incorporati nelle aspettative degli operatori economici in quanto tutte le forze politiche annunciavano di volerli disattivare.

Intesa Sanpaolo – Perciò, non sussistono a nostro avviso motivi per rivedere al rialzo la nostra stima di crescita per il 2020 (0,3%).

D’altro canto, i punti di forza sono i seguenti:

◼ La restrizione è moderata, sia per l’entità (di molto inferiore a quella che si sarebbe potuta immaginare solo qualche settimana fa: dai 23 miliardi iniziali, si è scesi a circa 8,5, sempre se il quadro programmatico verrà confermato dal confronto con la UE), sia per il dettaglio delle misure (le coperture proposte, almeno per quanto sin qui noto, sembrano avere un moltiplicatore piuttosto contenuto); pertanto, a nostro avviso l’impatto negativo sulla crescita 2020 sarà limitato (attorno a 0,1%; la maggior parte dei commentatori solo qualche settimana fa si attendeva effetti più negativi, derivanti o dalla necessità di una stretta fiscale più consistente, dell’ordine appunto di oltre 20 miliardi di euro, o dalle ripercussioni avverse sui mercati finanziari di una mancata restrizione);

◼ Nel merito degli interventi:

– Ci sembra condivisibile che si sia intrapreso un percorso di graduale riduzione del cuneo fiscale sul lavoro (che è auspicabile in futuro possa riguardare non solo i lavoratori ma anche le imprese);

– Positivo che si sia stato rimesso al centro dell’attenzione il tema della lotta all’evasione fiscale, in assenza della quale il sentiero di finanza pubblica in Italia rimarrà a dir poco angusto;

– Riguardo all’intenzione di aumentare gli investimenti pubblici nei settori “green” e della digitalizzazione, ad oggi non abbiamo elementi per dire che tali interventi possano incidere in misura significativa.

Il Ministro dell’Economia ha parlato di due nuovi fondi di investimento, assegnati a Stato e Enti territoriali, per un ammontare complessivo di almeno 50 miliardi su un orizzonte pluriennale, per attivare progetti di rigenerazione urbana, di riconversione energetica e di incentivo all’utilizzo di fonti rinnovabili, in parte finanziati reindirizzando stanziamenti pregressi;

◼ D’altra parte, anche se la manovra al netto delle clausole interviene in senso moderatamente restrittivo sul tendenziale, l’orientamento di politica fiscale nel biennio 201920 è neutrale o lievemente espansivo, come visibile dalla variazione non tanto del disavanzo nominale (stabile tra il 2018 e il 2020), quanto soprattutto del saldo primario strutturale (stabile nel 2019 e in peggioramento di 3 decimi nel 2020: un deterioramento del saldo primario strutturale indica che la politica fiscale è più espansiva, almeno in termini relativi rispetto all’anno precedente).

L’espansività riguarda in particolare il settore delle famiglie, che ha beneficiato della maggior parte degli interventi nel biennio (ciò, assieme alla tenuta dell’occupazione, aiuta a spiegare la crescita del reddito disponibile reale delle famiglie su ritmi ben superiore a quelli del PIL negli ultimi anni, il che fornisce supporto all’idea di una resilienza della fiducia e della spesa dei consumatori nell’orizzonte prevedibile);

◼ Sempre in ottica di controllo anticiclico, è positivo che il governo sia riuscito a evitare l’aumento dell’IVA (resta da vedere se in misura significativa anche per gli anni dal 2021 in poi, il che consentirebbe di alleggerire non di poco la “spada di Damocle” gravante sullo scenario prospettico); peraltro, una rimodulazione delle aliquote IVA, con alcuni aumenti selettivi, non sarebbe completamente da escludere se finalizzata a una riduzione più pronunciata del cuneo fiscale sul lavoro.

Intesa Sanpaolo – D’altro canto, i punti più critici della NADEF sono i seguenti: 

◼ Il disavanzo strutturale nel 2020, anziché migliorare di 0,6% come richiesto dalla UE, è visto peggiorare di un decimo, riproponendo una divergenza rispetto alle indicazioni di Bruxelles già vista l’anno scorso (sia pure su livelli ben più ampi, visto che il peggioramento strutturale incluso nella NADEF 2018 era pari a -0,8%).

Per il 2020, ciò implicherebbe una “flessibilità” pari allo 0,7% del PIL, motivata secondo il ministro Gualtieri da spese contro il dissesto idrogeologico e clausola degli investimenti.

Ad oggi la prima motivazione, che implicherebbe una conferma della flessibilità per lo 0,2% del PIL già concessa lo scorso anno, appare più che giustificata, mentre in base alle regole oggi in vigore l’utilizzo della clausola per gli investimenti (così come di quella sulle riforme) è consentito una solta volta nel percorso di avvicinamento all’obiettivo di medio termine (l’Italia ha utilizzato le due clausole nel 2016). Ma naturalmente su questo tema la negoziazione sarà di natura anche “politica”.

◼ Il debito è visto in ulteriore salita nel 2019, al 135,7% del PIL, e in calo solo modesto nel 2020 (a 135,2%); in altri termini, una significativa riduzione del debito non appare una priorità del governo.

Poiché più volte negli ultimi anni l’Italia ha scongiurato per poco una procedura di infrazione europea per debito eccessivo, la UE potrebbe chiedere una applicazione integrale della regola sul saldo strutturale a fronte di una ennesima evidente inadempienza sulla regola del debito.

◼ La Commissione potrebbe sollevare dei rilievi anche sul dettaglio degli interventi, visto che in particolare la stima sui ricavi da lotta all’evasione fiscale è molto ambiziosa; qui molto dipenderà dalla definizione di un piano credibile per migliorare la capacità di incasso dei tributi.

◼ Infine, le stime di crescita del PIL appaiono anch’esse un poco ottimistiche: la nostra attuale previsione per il 2020 è 0,3%, appena sotto il consenso (che si posizionava a settembre a 0,4%).

Il motivo principale dello scostamento rispetto alla previsione programmatica della NADEF (0,6%) sta appunto nel fatto che non condividiamo l’impatto espansivo della disattivazione delle clausole stimato dal governo.

Peraltro, i numeri del governo non sono lontani dalle più recenti previsioni degli organismi internazionali per il 2020. Ma anche le stime per il 2021 e il 2022 (all’1%) appaiono eccessivamente ottimistiche (le nostre previsioni sono più basse di circa mezzo punto).

Fonte: BondWorld.it

Articoli Simili

Vontobel : Commento sull accordo Brexit-Ue

Falco64

Schroders: Brexit una possibilità per evitare la recessione?

Falco64

Mirabaud AM: FED pronta ad altro taglio. L’inflazione delude

Falco64