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Intesa Sanpaolo: Nuovi pesi per l’indice armonizzato: quale sarà l’impatto sull’inflazione?

Intesa Sanpaolo – I cambiamenti nella struttura dei consumi dovuti allo shock da COVID-19 potrebbero aver distorto la significatività dell’indice dei prezzi.

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Per questa ragione, Eurostat ha proposto un aggiornamento dei pesi delle componenti, che verrà pubblicato questo mese. L’impatto che la nuova ponderazione avrà sull’inflazione è ambiguo.

Gli indici dei prezzi al consumo sono calcolati utilizzando l’indice a catena del tipo Laspeyres, in cui sia il paniere dei prodotti sia il sistema dei pesi vengono aggiornati con cadenza annuale. I pesi sono calcolati all’inizio dell’anno t sulla base dei dati dell’anno t-2 e delle informazioni disponibili relative ai consumi delle famiglie e, per questa ragione, risultano incapaci di cogliere i mutamenti nelle scelte dei consumatori nel breve periodo.

Se la procedura è pienamente giustificata in tempi normali, quando i cambiamenti strutturali tra i diversi periodi sono limitati, una crisi come quella attuale ha reso non rappresentativo il paniere utilizzato dagli istituti di statistica per costruire l’inflazione.

Per queste ragioni Eurostat, con la guida pubblicata lo scorso 3 dicembre, ha proposto una nuova ponderazione, che tenga in considerazione i dati di spesa, seppur incompleti, del 2020.

Struttura dei consumi e inflazione

La pandemia da COVID-19 ha costretto i Governi a introdurre pesanti provvedimenti per limitare il contagio. Le misure di contenimento, isolamento, restrizione degli spostamenti e chiusura delle attività hanno impattato anche sulla rilevazione dei prezzi e sulla misurazione dell’inflazione. In alcuni casi, la raccolta dei dati è diventata tecnicamente impossibile per la chiusura sia degli stessi istituti, sia delle attività economiche: ci si è focalizzati, così, sulla racconta dei prezzi online o da altre fonti (qualora possibile).

Per i prodotti non più disponibili, invece, si sono sviluppate strategie di imputazione volte a stimarne in maniera verosimile i prezzi. Infine, la crisi ha generato significativi cambiamenti nelle scelte di consumo delle famiglie, rendendo indisponibili certi servizi o beni, e modificando le preferenze dei consumatori; ciò può aver reso obsoleto il sistema dei pesi utilizzato. Questi fattori, in particolare la rigidità dei pesi, hanno messo in risalto le debolezze del sistema di rilevazione dei prezzi, come sottolineato da numerosi studi.

Le normali tecniche di aggiustamento hanno impedito di cogliere i grandi mutamenti dovuti alla crisi da COVID-19. I mesi passati hanno visto un rafforzamento del consumo low touch, ossia la spesa in prodotti e servizi dove è ridotto al minimo il contatto fisico. Di conseguenza, è diminuita la spesa per il trasporto, hotel, attività ricreative e ristoranti mentre è cresciuta la spesa per generi alimentari ed articoli vari. La mutazione delle preferenze dei consumatori ha reso di fatto indispensabile una revisione della struttura dei pesi. Quest’ultimi, infatti, vengono calcolati all’inizio dell’anno sulla base dei dati più aggiornati sulla spesa delle famiglie, che sono disponibili con due anni di ritardo.

In sintesi, i pesi dell’anno t vengono costruiti in base ai dati sulla spesa dell’anno t-2. Seguendo la normale metodologia, i pesi dell’indice dell’anno appena concluso sono stati fissati, quindi, lavorando sui dati del 2018. In pratica, con la procedura standard gli istituti di statistica avrebbero potuto considerare il cambiamento da COVID-19 solamente a partire dal 2022, cioè per quando è prevista la ripresa e il ritorno alla struttura dei consumi prepandemia. La nota di Eurostat permetterebbe di minimizzare la distorsione dell’indice dei prezzi derivata da un sistema dei pesi non più rappresentativo a causa della crisi sanitaria.

La crisi pandemica continuerà nel 2021…

Una “terza ondata” di contagi non può essere esclusa; le aspettative di una ripresa robusta a partire dal secondo semestre sono minacciate dai problemi legati all’offerta di vaccini. La struttura dei consumi potrebbe perciò restare anomala ancora per diverso tempo; ed è diventata, quindi, necessaria una variante metodologica capace di ridurre il bias dell’indice dei prezzi.

Gli aggiustamenti suggeriti da Eurostat hanno l’obiettivo principale di limitare gli effetti distorsivi sull’inflazione di quest’anno. Nei fatti, il peso di prodotti legati al trasporto, hotel, attività ricreative e ristoranti subirà una forte riduzione, arrivando finanche al -60% rispetto al dato attuale, mentre, al contrario, cresceranno i pesi, ad esempio, dei generi alimentari. Infine, i prodotti non colpiti dalla crisi potranno sperimentare un marginale incremento. L’istituto di statistica tedesco Destatis ha pubblicato un documento contenente i nuovi pesi, anche se solamente per determinati sotto-indici; la tabella, riprodotta di seguito, è indicativa dei cambiamenti strutturali avvenuti nelle scelte di consumo del 2020.

Implicazioni

La procedura di aggiustamento proposta da Eurostat ha, a nostro avviso, 7 implicazioni:

1) in termini di pesi, la nuova struttura avrà ripercussioni anche nella distribuzione tra Paesi: il contributo della Germania vedrà un aumento, a discapito delle economie maggiormente dipendenti dal turismo come Italia e Spagna;

2) l’effetto rialzista sulle previsioni di inflazione legato all’aumento del peso di alcuni prodotti, come ad esempio gli alimentari, che hanno sperimentato una forte crescita dei prezzi durante la pandemia, e le spese legate all’alloggio (incluse le bollette idriche ed energetiche);

3) l’indebolimento dell’effetto ribassista legato ai servizi. Alcuni dei settori che hanno sperimentato pressioni disinflazionistiche, ad esempio il traporto aereo e gli hotel, avranno un minore peso e, di conseguenza, calerà il contributo negativo sull’indice generale. Bisogna, però, tenere in considerazione che il settore dei servizi ha comunque inciso positivamente sull’inflazione nel 2020, in particolare nella componente che è stata maggiormente stimata attraverso strategie di imputazione dei prezzi. Il metodo di imputazione utilizzato può aver generato una distorsione verso l’alto di alcune voci. Un esempio calzante in tal senso è quello dei pacchetti vacanze: ad aprile, in piena pandemia, i prezzi sarebbero cresciuti del +9,5% m/m e del -1,2% a/a. Il dato, segnalato mediante l’utilizzo del flag “u” (bassa affidabilità), ha avuto un contributo sulla variazione annuale dell’indice generale pressoché nullo (-0,02pp), mentre le aspettative erano per un effetto negativo. Nello stesso mese, i prezzi di ristoranti e hotel (anch’essi caratterizzati da bassa affidabilità) avrebbero fornito un contributo all’inflazione di +0,16pp, nonostante le forti misure di isolamento, restrizione degli spostamenti e chiusura delle attività ristorative e ricettive. Quindi, la ripresa potrebbe essere associata a una dinamica dei prezzi apparentemente meno positiva, ma soltanto per la sovrastima del 2020, e la riponderazione ridurrebbe tale effetto. Ma la resilienza dei prezzi potrebbe anche essere connessa alla rigidità dei costi di produzione e alla percezione di scarsa elasticità della domanda;

4) l’effetto ribassista legato alla ripresa economica e al ripristino delle preferenze dei consumi pre-pandemia. Nella seconda metà del 2021, con la stagione estiva e l’aumento della vaccinazione di massa, l’impatto sull’indice generale dell’aumento di buona parte dei servizi (tariffe aeree, hotel, pacchetti vacanze) sarà limitato dalla riduzione dei pesi delle relative voci. I pesi, infatti, sono mantenuti fissi durante tutto l’anno e non possono essere rivisti. Inoltre, è atteso diminuire anche il peso dell’energia, che dovrebbe, seppur in parte, riprendersi dal brusco calo del 2020. Quest’anno i prezzi dei prodotti energetici dovrebbero crescere del +4,3% circa dopo il -6,8% registrato nell’anno appena passato. L’effetto di questo rialzo dovrebbe riflettersi in un minor contributo positivo sull’indice generale per via, appunto, della riduzione del peso dei prodotti energetici legati ai trasporti, non pienamente compensato dalle bollette;

5) effetti distorsivi sulla stagionalità. Alcuni prodotti, come i pacchetti vacanze, avranno meno peso rispetto al passato, riducendo di fatto la stagionalità dell’indice generale; per altri prodotti come gli alimentari freschi, invece, è previsto l’opposto. L’effetto totale è ambiguo e dipende da quale forza prevarrà: il cammino dell’inflazione vedrà dei cambiamenti rispetto agli anni precedenti;

6) differenti strategie di stima tra paesi. Eurostat ha concesso discrezione nel processo di stima dei pesi che i paesi devono adottare. Questa discrezione rischia di tradursi in maggiori problemi nella comparabilità dell’indice tra i diversi Stati;

7) maggiori divergenze tra indice domestico e indice armonizzato. Come ha dimostrato il dato di gennaio dell’inflazione tedesca, le differenze tra le due misure sembrano crescere: mentre l’indice armonizzato si è allineato ai suggerimenti di Eurostat, i pesi per l’indice domestico non dovrebbero subire modifiche.

Conclusioni

Riteniamo che nel breve periodo l’effetto prevalente sarà rialzista. Nel lungo periodo, invece, dovrebbe prevalere l’impatto ribassista, la cui forza dipenderà però dalla velocità e dall’entità della ripresa futura.

Si badi, inoltre, che già nel trimestre estivo il recedere dell’emergenza può portare ad un ritorno a strutture di consumi simili a quelle viste negli anni precedenti alla pandemia. Ciò riproporrebbe, rovesciato, il problema di un calcolo dell’inflazione su un paniere disallineato rispetto alla struttura corrente dei consumi.

Nel caso della Germania, una semplice simulazione consente di verificare l’ambiguità dell’effetto di ricomposizione. Partendo dalle variazioni storiche, ricostruiamo l’andamento prospettivo dell’inflazione “new”, utilizzando i nuovi pesi pubblicati da Destatis, e quello di un’inflazione “old”, utilizzando i vecchi pesi.

L’inflazione “old” risulterebbe inferiore alla stima “new” per tutto il periodo della crisi; da giugno, però, l’indice costruito con i nuovi pesi ha una dinamica più blanda rispetto a quello basato sui vecchi pesi, salvo tornare temporaneamente superiore a novembre. In conclusione, non è scontato che la modifica dei pesi porti a un aumento dell’inflazione osservata.

Fonte: BondWorld.it

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