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Intesa Sanpaolo Stati Uniti alle soglie di una nuova recessione

Intesa Sanpaolo Stati Uniti. L’economia americana è alle soglie di una nuova recessione, L’incertezza per lo scenario cresce insieme alla diffusione dell’epidemia di Covid-19 e alla trasmissione dei suoi effetti sul fronte sanitario e su quello economico e finanziario…………

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a cura dell’ Ufficio Studi Banca Intesa SanPaolo


Le risposte delle autorità di politica fiscale e monetaria sono state massicce, con probabili ulteriori interventi futuri.

Nonostante le misure approvate e annunciate, una recessione in USA non potrà essere evitata, ma la sua durata e intensità potranno essere limitate.

Quando la crisi sarà conclusa, sia dal punto di vista epidemiologico sia da quello economico, l’economia rimarrà fragile e soggetta da un lato a una possibile recrudescenza dei contagi nella parte finale dell’anno e dall’altro ai rischi collegati all’eredità degli interventi di policy, con un deficit federale superiore al 10% del PIL e con gli strumenti di politica monetaria vicini ai loro limiti.

– Lo scenario per l’economia americana, in continua evoluzione, ha un punto fermo: la recessione è arrivata, interrompendo la più lunga ripresa dal secondo dopoguerra. Anche se è quasi impossibile al momento formulare previsioni, lo scenario base ora è di ampia contrazione della crescita nel 2° trimestre (almeno -5% t/t ann.).

L’andamento nei trimestri successivi dipenderà dall’efficacia delle misure di policy mirate a raggiungere il duplice obiettivo di appiattire sia la curva della pandemia sul fronte epidemiologico, sia la curva della recessione sul fronte economico. Se il mix di misure sanitarie e di restrizione dei comportamenti (con un regime intermedio di “soppressione”), unito ai massicci interventi di politica fiscale e monetaria, sarà in grado di contenere la recessione a un trimestre, potrebbe esserci un rimbalzo della crescita nel 2° semestre e una ripresa nel 2021.

– Le prime indagini di marzo sono negative. Per quanto riguarda i dati economici disponibili, per ora non ci sono informazioni aggiornate sulla severità del calo di domanda e offerta atteso nel 2° trimestre, perché riferite finora al massimo a febbraio. L’informazione più tempestiva per il momento è quella dei nuovi sussidi di disoccupazione, che hanno registrato una svolta incontrovertibile, con un balzo verso l’alto di 70 mila unità nella seconda settimana di marzo.

Gli stati segnalano che nella settimana corrente si assisterà a un nuovo incremento massiccio delle richieste. I nuovi sussidi di disoccupazione sono il più affidabile indicatore di svolta ciclica e lasciano pochi dubbi sul fatto che il motore della crescita americana, cioè il mercato del lavoro, si incepperà a breve, trascinando con sé i consumi, ancora prima che compaiano gli shock dal lato dell’offerta tipici di una pandemia (calo della forza lavoro per via della malattia, blocco dell’attività produttiva).

La velocissima trasmissione degli effetti dell’epidemia ai servizi in settori con attività aggregative (turismo, ricreazione, trasporto aereo, ospitalità e ristorazione) si è già trasferita sull’occupazione. Per mettere in prospettiva i numeri, gli occupati nel macro-settore “tempo libero e ricreazione” a febbraio erano 16,873 mln e sono aumentati in media di circa 50 mila unità al mese fra metà 2019 e febbraio 2020.

La chiusura, anche se temporanea, di gran parte degli esercizi nel comparto potrebbe determinare già una forte contrazione di occupati nei settori interessati nei prossimi mesi, portando a un netto rallentamento della dinamica occupazionale.

All’effetto quasi immediato sull’occupazione nei servizi aggregativi, si accompagneranno nel 2° trimestre quelli diretti della malattia e del blocco di attività, forzato e non, in diversi settori. La California, per esempio, ha annunciato un lockdown totale, con restrizioni pervasive sull’attività dei suoi 40 mln di residenti.

Con un aumento di occupati totali in media intorno a 50 mila al mese nel 2° trimestre, si registrerebbe un rialzo di un decimo del tasso di disoccupazione al 3,6%. La variazione mensile di occupati è stata di 243 mila in media negli ultimi 3 mesi.

–  La durata e la severità della recessione dipenderanno non solo dall’evoluzione epidemiologica, ma anche dalla risposta di policy.

La reazione delle autorità si è evoluta seguendo non tanto la curva dei contagi (contenuta fino a pochi giorni fa anche per via della mancanza di preparazione del sistema sanitario) quanto le correzioni e le disfunzioni dei mercati finanziari. Le misure adottate e annunciate sono senza precedenti.

– Politica monetaria. La Fed ha messo in atto una serie di misure straordinarie, su tutti i fronti. Non è escluso che in futuro la banca centrale debba adottare misure ancora più “non convenzionali”, per esempio l’acquisto di titoli più rischiosi, come corporate bond ed eventualmente anche indici di mercato azionario.

Questi interventi richiederebbero l’approvazione del Tesoro e del Congresso,

– Taglio del tasso dei fed funds di 150 pb, portato al limite dello zero (intervallo obiettivo per i fed funds a 0-0,25%). Tasso di sconto a 0.25%.

– Offerta massiccia di liquidità attraverso operazioni di rifinanziamento.

– Programma di acquisto di almeno 700 mld di dollari di Treasury (500 mld) e di MBS (200 mld), da attuare come necessario per normalizzare il funzionamento del mercato. Nei primi 5 giorni di attività del programma, la NY Fed avrà acquistato già 275 mld di Treasury, pari a più di metà dell’ammontare indicato durante la riunione straordinaria del FOMC del 15 marzo per i titoli federali.

É quindi probabile che il programma sia ampliato in termini di ammontare se il mercato manterrà l’attuale volatilità estrema.

– Azzeramento del coefficiente di riserva a partire dal prossimo periodo di riserva (26/3).

– Istituzione di 3 facility mirate a fornire credito a imprese e famiglie. Le entità sono istituite per offrire prestiti per sostenere i mercati della carta commerciale (Commercial Paper Funding Facility), l’attività dei primary dealer (Primary Dealer Credit Facility), e la liquidità dei fondi di mercato monetario (Money Market Mutual Fund Liquidity Facility).

La CPFF e la MMLF sono istituite invocando la sezione 13 (3) del Federal Reserve Act, a cui si può ricorrere in situazioni “inusuali e pressanti”, con l’approvazione del Tesoro e hanno garanzie fornite dall’Exchange Stability Fund per 10 mld di dollari ciascuna.

– Istituzione di linee di swap con 14 banche centrali (fra cui BCE, BoE, SNB, BoC, BoJ) per fornire dollari a livello globale. 

– Politica fiscale. Gli interventi fiscali si susseguono e per ora le misure approvate e annunciate sono pari a circa 1,2 tln di dollari (circa 5% del PIL). Con queste misure, il deficit/PIL sarebbe più che raddoppiato rispetto alla previsione del CBO per l’anno fiscale in corso di 4,9%. 

– Pacchetto 1. 8,3 mld di dollari per prevenzione, terapia, ricerca e sostegno alla spesa sanitaria degli stati. Approvato e in vigore.

– Pacchetto 2. 104 mld di dollari per finanziare 10 giorni di malattia pagati e fino a 3 mesi di congedo pagato per malattia e/o motivi familiari, assistenza alimentare e test Covid-19 gratuito per individui non assicurati. In attesa di approvazione al Senato e di firma del presidente.

– Pacchetto 3. Ancora in via di definizione, pari a circa 1 tln di dollari. Le misure dovrebbero includere 500 mld a favore delle famiglie, con accrediti (fino a 1200 dollari per individuo, con limiti in base al reddito), più altre misure.

Fra gli interventi a favore delle imprese, sono confermati i 50 mld per le compagnie aeree per passeggeri, 8 mld per le compagnie aeree per cargo, 150 mld per grandi imprese, con l’autorizzazione al governo di acquisire quote del capitale, 300 mld per garanzie di prestiti a piccole imprese. Annunciato dalla leadership del Senato, in discussione la prossima settimana.

– Pacchetto 4. Circa 48 mld per sostenere i costi collegati a Covid-19 di diverse agenzie (Veteran Administration, Customs and Border Protection). Da definire.

– Sospensione per 90 giorni della scadenza del 15 aprile per il pagamento delle imposte delle persone fisiche. Ad aprile 2019, le entrate collegate al pagamento delle imposte delle famiglie erano state pari a 333 mld di dollari.

– Disponibilità dei fondi della Federal Emergency Management Agency e altri fondi per gravi calamità (per un totale di circa 50 mld di dollari), utilizzabili grazie alla dichiarazione di emergenza nazionale, di quelli dell’Exchange Stabilization Fund (pari a 93,3 mld di dollari a fine 2019, di cui 20 allocati alle facility della Fed).   

– Nonostante gli interventi senza precedenti da parte delle autorità monetarie e fiscali, è ancora troppo presto per dire se le misure saranno sufficienti a limitare in termini di tempo e di profondità la recessione in arrivo.

Gli elementi cruciali per il contenimento degli effetti economici della pandemia sono due: da un lato la capacità delle misure, sia fiscali sia creditizie, di limitare la trasmissione degli shock di domanda e di offerta sul mercato del lavoro; dall’altro, l’efficacia nell’evitare che una crisi temporanea di liquidità per le imprese e le famiglie si trasformi in una crisi di solvibilità.

Anche nella migliore delle ipotesi, in cui la risposta di policy sarà stata in grado di limitare sia la curva della pandemia sia quella della recessione a un trimestre, l’economia USA emergerà dalla crisi indebolita. Infatti, gli strumenti della politica monetaria e di quella fiscale saranno stati utilizzati fino ai loro limiti, lasciando una pesante eredità sul sentiero dei conti federali e riducendo i margini di manovra di fronte a nuovi shock.

Fonte: BondWorld.it

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