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Intesa Sanpaolo: Stati Uniti aumento del deficit

Intesa Sanpaolo – Stati Uniti. La bilancia commerciale a marzo dovrebbe registrare un aumento del deficit a – 74,5 mld, da -71,1 mld di febbraio, sulla scia di una ripresa dei flussi commerciali.

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La bilancia dei beni per marzo ha evidenziato un ampliamento del deficit a -90,6 mld da -87,1 mld di febbraio, con un incremento di 8,7% m/m dell’export insufficiente a controbilanciare l’effetto di +6,8% m/m delle importazioni sul saldo complessivo.

I dati e gli eventi di ieri

Il PMI manifatturiero globale è salito da 55,0 a 55,8, sostenuto dalla diffusa crescita di ordinativi, produzione ed occupazione. L’indice globale dei prezzi delle forniture (69,6) continua a evidenziare forti pressioni al rialzo, che in parte si vanno trasferendo anche ai prezzi di vendita (59,7), e anche l’indice dei tempi di consegna (37,6) continua a evidenziare elevati segnali di stress. In un pezzo preparato per il prossimo Bollettino Economico, la BCE nota che la capacità dei trasporti di container sulla rotta dall’Asia all’Europa è calata dal 17,4% degli 11 mesi fino a marzo al 6,1%, mentre sono salite le quote sulle altre rotte (in particolare, con un raddoppio della quota da Asia a Sud America).

La BCE valuta comunque come limitato il trasferimento dei rincari ai prezzi al consumo (0,25% dopo 1 anno per 50% di incremento dell’indice Harpex), perché i costi di trasporto rappresentano una quota piccola del costo totale di produzione. La BCE stima che gran parte dell’incremento sia dovuto a pressioni di domanda innestatesi su un problema di carenza di capacità formatosi a inizio 2020.

Area euro. La stima finale del PMI manifatturiero di aprile ha subito una modesta revisione verso il basso a 62,9 da 63,3 preliminare, l’indice risulta comunque in rialzo da 62,5 di marzo e su livelli mai toccati dall’inizio delle rilevazioni nel 1997. Tra le principali economie la limatura risente delle revisioni tedesca (66,2 da 66,4 preliminare; 66,6 a marzo) e francese (58,9 da 59,2; 59,3 a marzo), che restano comunque su livelli ampiamente espansivi. In miglioramento rispetto al mese precedente invece le stime uniche degli indici spagnolo (57,7 da 56,9) e domestico, con il PMI manifatturiero italiano che sale a 60,7 da 59,8, un nuovo massimo storico.

Nel complesso dell’Eurozona l’indagine è quindi coerente con una solida ripresa manifatturiera sostenuta dal robusto aumento degli ordinativi, sia interni che esterni all’area euro, sull’onda del progressivo allentamento delle restrizioni e del miglioramento delle aspettative. A fronte di solide condizioni di domanda però emergono evidenti segnali di strozzature sul lato dell’offerta che potrebbero limitare la ripresa dell’attività produttiva, almeno nel breve termine. Le imprese segnalano infatti rallentamenti record dei tempi di consegna, incrementi degli ordinativi inevasi, cali delle scorte e difficoltà nel reperire materie prime. Tali fattori si riflettono dunque in un significativo aumento dei prezzi degli input che spinge le aziende a trasferire i maggiori costi ai consumatori finali, dinamica che potrebbe generare temporanee pressioni al rialzo sul sentiero d’inflazione dei beni nei prossimi mesi.

COVID-19 – Stati Uniti. La Food and Drug Administration all’inizio della prossima settimana potrebbe autorizzare l’utilizzo del vaccino Pfizer per le fasce di età comprese fra 12 e 15 anni, ampliando in misura significativa la possibile copertura vaccinale della popolazione. Attualmente il vaccino di Pfizer è autorizzato per gli individui al di sopra dei 16 anni, quello di Moderna per quelli al di sopra dei 18 anni. Anche Moderna sta per concludere uno studio per l’utilizzo del proprio vaccino sulle fasce più giovani della popolazione. Attualmente il trend dei contagi ha ripreso a calare, con una media di nuovi casi ieri a 49 mila (-26% rispetto alla media di due settimane fa).

Sul fronte delle vaccinazioni, il 44% della popolazione ha ricevuto almeno una dose e il 32% è pienamente immunizzato. Il ritmo delle somministrazioni è in calo da metà aprile, e si attesta ora a 2,3 mln al giorno (dal picco di 3,5 mln), allontanando la previsione del raggiungimento dell’immunità di gregge verso metà estate.

Stati Uniti. Powell, in un intervento su temi regolamentari, ha anche fatto alcuni commenti sulla situazione congiunturale, sottolineando che lo scenario economico è migliorato, ma “non siamo ancora fuori pericolo”. Powell ha portato l’attenzione sulla disparità di distribuzione della ripresa, che rimane più lenta per le fasce di lavoratori a basso reddito. Secondo Powell, Covid ha pesato in modo più che proporzionale su alcuni gruppi demografici, in particolare sulle popolazioni nera e ispanica.

Powell ha ribadito che la Fed è concentrata su queste diseguaglianze per via dei loro effetti sulla performance complessiva dell’economia. Il supporto di policy rimane indispensabile per arrivare a ridurre queste disparità, Williams (NY Fed) ha detto che la ripresa quest’anno sarà probabilmente la più solida dai primi anni ’80, ma ha sottolineato che l’economia rimane lontana dagli obiettivi di massima occupazione e stabilità dei prezzi, e ha “enfatizzato che i dati e le condizioni che vediamo ora non sono ancora lontanamente sufficienti perché il FOMC cambi la propria stance di politica monetaria”.

Williams prevede una crescita intorno al 7% quest’anno e l’inflazione “un po’” al di sopra del 2%, e ha sottolineato che occorre non reagire in modo eccessivo di fronte alla volatilità dei prezzi attesa in seguito agli effetti della pandemia: ciò che conta sono i trend sottostanti. Williams ha toccato il tema dell’aumento dei prezzi degli asset, attualmente spinto dall’ottimismo sulla crescita, sottolineando che di fronte a problemi sui mercati finanziari lo strumento da utilizzare è la regolamentazione prudenziale.

Barkin (Richmond Fed) ha detto che un indicatore importante per decidere l’eventuale riduzione degli acquisti è, a suo avviso, il tasso di occupazione che per ora ha registrato “modesto progresso”. Al contrario, a suo avviso il tasso di disoccupazione che non rappresenta adeguatamente lo stato del mercato del lavoro.

Stati Uniti. L’ISM manifatturiero ad aprile sorprende con una correzione di 4 punti, a 60,7 da 64,7 di marzo. L’indice composito e le principali componenti restano in territorio ampiamente espansivo, ma segnalano la presenza di colli di bottiglia al lato dell’offerta sempre più rilevanti per l’attività nel settore: nuovi ordini a 64,3 (-3,7), produzione a 62,5 (-5,6), occupazione a 55,1 (- 4,5), scorte a 46,5 (-4,3). Gli ordini inevasi aumentano a 68,2 (+0,7) e i prezzi pagati segnano un ulteriore balzo a 85,6 (+4). Le imprese riportano persistenti difficoltà a soddisfare la domanda in crescita per via dei vincoli creati da Covid all’approvvigionamento di parti e materiali.

L’estensione dei tempi di consegna di input essenziali, l’aumento dei prezzi e le difficoltà dei trasporti colpiscono tutti i settori. Anche dal lato della manodopera ci sono problemi di reperimento di personale e di assenteismo che frenano l’output. In generale i commenti sono ottimistici con indicazioni di domanda in crescita, con tutti i segmenti in espansione frenati solo da problemi di offerta straordinari. Il livello dell’indice composito di aprile sarebbe coerente con una crescita del PIL di 5%. I dati dell’ISM danno qualche preoccupazione per il sentiero dell’inflazione, con il segnale che l’eccesso di domanda potrebbe essere tale da frenare l’output e scaricarsi sui prezzi.

Stati Uniti. La spesa in costruzioni a marzo aumenta di solo 0,2% m/m (consenso: 2% m/m), dopo -0,6% m/m di febbraio, spinta da un solido rimbalzo nel segmento residenziale (1,7% m/m), ma frenata dal calo del segmento non residenziale (-0,9% m/m) e del settore pubblico (-1,5% m/m). A partire da fine 2021 queste ultime due componenti dovrebbero essere sostenute dagli effetti dell’American Jobs Act.

Fonte: BondWorld.it

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