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Intesa Sanpaolo: Videoconferenza del Consiglio Europeo

Intesa Sanpaolo – La videoconferenza del Consiglio Europeo affronta per la prima volta in concreto lo spinoso tema del Recovery Fund, partendo dalla proposta presentata a maggio dalla Commissione Europea …

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La lettera di invito inviata dal presidente Michel chiede di focalizzarsi su durata, dimensione, modalità di erogazione dell’assistenza, regole di allocazione, governance, condizionalità, dimensione e contenuto del budget pluriennale, modalità di finanziamento dello stesso.

Una conferma di impegno è attesa subito soltanto su aspetti generici e metodologici: concentrazione su settori e territori più colpiti, finanziamento attraverso il ricorso a emissioni, adeguamento del budget alle nuove esigenze, inserimento del fondo in uno sforzo complessivo di rinnovo dell’economia europea.

I dati e gli eventi di ieri

BCE. La quarta asta TLTRO III ha visto ben 742 partecipanti, con una richiesta di fondi pari a 1308,4 miliardi di euro. Il regolamento sarà il 24/6, in coincidenza con il rimborso dei prestiti TLTRO II (371,1 miliardi) e dei 388,8 miliardi di LTRO-ponte introdotte dalla Banca centrale come parte della risposta alla crisi pandemica. Il programma aveva avuto una partenza incerta, al di sotto delle aspettative della BCE.

L’ingente erogazione di fondi in occasione della quarta operazione riflette le radicali modifiche alle condizioni del programma TLTRO III apportate dalla Banca Centrale il 12 marzo e poi il 30 aprile: le banche possono ora rifinanziare un massimo del 50% del portafoglio di crediti ammessi a -0,5% nel caso peggiore, e a -1,0% in quello più favorevole (fino al giugno 2021, poi i tassi tornano rispettivamente refi e depo), anche se dietro presentazione di garanzie.

Per i dettagli sul funzionamento del programma TLTRO III rimandiamo alla nostra nota TLTRO III.4 Liquidity Infusion, del 25 maggio 2020.

Il programma potrebbe aver influito anche sull’accelerazione dei prestiti in marzo: la possibilità di accedere alle condizioni più favorevoli è garantita nel caso che il credito non cali fra marzo 2020 e marzo 2021.

Italia. I dati di aprile sul commercio estero mostrano una contrazione senza precedenti per entrambi i flussi, molto più marcata per le esportazioni (-34,9% m/m) che non per le importazioni (-18,5% m/m). Di conseguenza, il saldo commerciale ha registrato un deficit (-1,2 mld), il più ampio dal gennaio del 2013. Su base annua, la caduta arriva ad un -41,6% per le esportazioni e -33,7% per le importazioni.

La metà della flessione delle vendite all’estero è spiegata da macchinari (specie verso Stati Uniti, Germania e Francia), metalli e mezzi di trasporto; un ulteriore contributo, pari a un punto percentuale, deriva dalle vendite di articoli in pelle verso la Svizzera; il calo degli acquisti di autoveicoli (specie dalla Germania) e petrolio (da OPEC e Russia) spiega circa un terzo della discesa dell’import.

Si salva dal calo, e mostra anzi un netto progresso, il farmaceutico (+16,7% a/a, soprattutto verso Belgio, Stati Uniti, Francia e Regno Unito). Tutti i principali partner commerciali dell’Italia fanno segnare cadute senza precedenti dell’export (Francia -45,9%, Germania -34,3%, Spagna -46,1%, Regno Unito -40,8%, Stati Uniti -43,4%, Svizzera -44%).

Il mese di maggio dovrebbe far registrare un recupero su base congiunturale, che però lascerà la tendenza annua in territorio ampiamente negativo.

Italia. La produzione nelle costruzioni è crollata di un ulteriore -51,5% m/m ad aprile, dopo il già drammatico -36,4% già registrato a marzo. Sull’anno, l’output si è ridotto di oltre due terzi. La contrazione è più ampia del previsto, e ben più accentuata di quella registrata nello stesso periodo nell’industria in senso stretto. Il blocco legale è stato sospeso in parte dall’ultima settimana di aprile, e integralmente a partire dal 4 maggio.

Ciò farà registrare un sensibile rimbalzo su base congiunturale in maggio e giugno, vista anche la necessità di smaltire le consegne arretrate. Tuttavia, il calo epocale dell’attività durante il lockdown non potrà non avere conseguenze sulla situazione reddituale e di liquidità delle imprese, con conseguenze negative potenzialmente non transitorie sulla capacità produttiva.

Regno Unito. La sterlina ha corretto sia contro dollaro da 1,25 a 1,24 GBP/USD sia contro euro da 0,89 a 0,90 EUR/GBP sull’esito della riunione BoE. I tassi sono rimasti fermi a 0,10% come da attese e il QE è stato ampliato aumentando di 100 miliardi, come da previsioni di consenso, lo stock di titoli governativi che la banca centrale prevede di acquistare entro lo scavalco dell’anno.

La BoE ha però contestualmente annunciato un rallentamento nel ritmo degli acquisti, in funzione dei dati recenti che mostrano un avvio di ripresa post-lockdown e delle condizioni di mercato che sono migliorate rispetto a marzo. L’annuncio del rallentamento del ritmo degli acquisti ha fatto inizialmente salire la sterlina, ma il movimento è rientrato rapidamente dando luogo ad una correzione più ampia.

Il messaggio della BoE rimane infatti di grande cautela e lascia aperta la porta a ulteriore stimolo se necessario. La banca centrale infatti è stata chiara nello spiegare che le indicazioni di ripresa post-lockdown che emergono dai dati recenti, per quanto positive (la BoE stessa afferma che puntano a una contrazione nel 2° trimestre meno grave di quanto previsto nel MPR di maggio, ovvero a un -20% circa rispetto al 4° trimestre invece del -27% atteso un mese fa), non dicono nulla sulla ripresa successiva.

Il rischio di ricadute più persistenti, come ad esempio sul mercato del lavoro, rimane e rappresenta un problema rilevante. Quanto alla possibilità di portare i tassi in territorio negativo il governatore Bailey ha dichiarato che si tratta di un’opzione non imminente, in quanto il tema è complesso e va studiato più approfonditamente.

Stati Uniti

– Contagi 2163290, nuovi contagi 25600, decessi 118420, guarigioni 599115 (Fonte: JHU).

– I nuovi contagi sono su un trend in rialzo a livello nazionale da una settimana, dopo un periodo di quasi-stabilità nella seconda metà di maggio. La California da ieri ha imposto l’obbligo ai residenti di indossare una mascherina al di fuori della propria abitazione in seguito all’aumento dei nuovi casi.

– Mester (Cleveland Fed) ha ripetuto che ci vorrà molto tempo prima che l’attività economica possa ritornare sui livelli di febbraio. Mester ha segnalato che bisognerà leggere con cautela i numeri della ripresa. Infatti, i tassi di crescita di tutte le variabili sembreranno molto positivi perché elevati in termini di tassi di variazione.

Ma il quadro da seguire va valutato in termini di livelli, che saranno ampiamente inferiori a quelli di febbraio per un periodo prolungato. Come tutti i suoi colleghi nel FOMC, Mester ha sottolineato che probabilmente sarà necessario continuo supporto alla ripresa da parte sia della politica fiscale sia di quella monetaria.

Bullard (St Louis Fed) ha detto che c’è un limite a quanto lungo può essere un lockdown prima che causi danni irreversibili e ha indicato che l’economia potrà aggiustarsi ai nuovi tipi di rischio collegati a Covid-19, dopo i minimi toccati ad aprile.

– Il Weekly Economic Index compilato dalla NY Fed sale a -8,39 nella settimana del 13 giugno, da -9,23 della settimana precedente, grazie al miglioramento di diversi indicatori (utilizzo di elettricità, nuovi sussidi, vendite di carburanti, trattenute di imposte, traffico ferroviario.

L’indice, che ha toccato il minimo a -11,5 il 25 aprile scorso, è costruito in modo da essere paragonabile alla variazione annua del PIL.

– Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 13 giugno calano solo marginalmente a 1,508 mln da 1,542 mln della settimana precedente. I sussidi esistenti nella settimana conclusa il 6 giugno sono pari a 20,544 mln da 20,606 mln dell’ultima settimana di maggio e il tasso di disoccupazione assicurato è stabile su base settimanale a 14,1%.

I sussidi erogati con i programmi per la pandemia aumentano a 760526 nella settimana conclusa il 13 giugno, da 694463. In totale i sussidi erogati a fine maggio (non destagionalizzati) calano a 29,165 mln da 29,516 mln nella settimana precedente. I dati mostrano un rallentamento nella dinamica di riduzione dei sussidi rispetto a quanto visto fino a fine maggio.

L’indice della Philadelphia Fed a giugno migliora ampiamente e 27,5 da -43,1, tornando in territorio espansivo, su livelli in linea con i dati pre-pandemia. Le indicazioni sono relative alla variazione dell’attività, ma non al livello. Il 46% delle imprese riportano espansione, mentre il 19% segnala contrazione. I dati sono stati raccolti fra l’8 e il 15 giugno.

Anche i principali sotto indici sono in territorio espansivo: nuovi ordini a 16,7, in aumento di 42 punti, consegne a 25,3, in rialzo di 56 punti. L’indice di occupazione resta negativo ma migliora a -4 (+11 punti). Gli indici dei prezzi pagati e ricevuti sono in crescita e riportano incrementi. Gli indici a sei mesi segnano un ulteriore miglioramento da livelli già elevati a maggio.

Le condizioni generali di attività, a 66, toccano il massimo di quasi 30 anni, con rialzi per ordini e consegne e indicazioni di espansione degli occupati (a 29,6, in aumento di 13 punti). Nelle domande speciali del mese, il 77,8% delle imprese riporta un calo di produzione nel 2° trimestre, a fronte di un aumento per il 13,3%, con un utilizzo mediano della capacità produttiva fra il 70 e l’80%, al di sotto dell’intervallo 80-90% riportato un anno fa.

L’indagine, come l’Empire della NY Fed, dà indicazioni migliori delle attese e punta a una ripresa relativamente rapida nella seconda metà dell’anno.

Giappone. Il CPI a maggio è stabile su base mensile e aumenta di 0,1% a/a, come ad aprile. L’indice al netto degli alimentari freschi, stabile su base mensile, cala di -0,2% a/a dopo -0,1% a/a ad aprile. Il comparto energia registra una contrazione di -0,6% m/m. L’inflazione al netto di energia e alimentari freschi (“core-core”) è pari a 0,4% a/a.

Su base mensile, l’indice core-core è in rialzo di +0,2% m/m, spinto da una ripresa dei prezzi dei servizi (+0,1% m/m) a fronte di un calo di -0,1% m/m per i beni. Al netto dell’energia, i dati mostrano persistente debolezza nel comparto dei beni (e.g., abbigliamento), ma una ripresa dei prezzi nei comparti più colpiti dalla pandemia (pacchetti vacanze, tariffe alberghiere).

Nel terzo trimestre, l’inflazione al netto degli alimentari freschi dovrebbe essere circa stabile intorno a zero, per poi tornare in territorio negativo da ottobre in poi, con l’uscita degli effetti del pacchetto fiscale del 2019 (rialzo dell’imposta sui consumi, calo delle rette scolastiche). Al netto di questi effetti, l’indice ex- alimentari freschi è in calo di 0,5% a/a a maggio e dovrebbe portarsi verso -0,1% a/a a fine 2020. 

Fonte: BondWorld.it

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