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Italia: cresce a sorpresa il PIL nel 3° trimestre

Italia: cresce a sorpresa il PIL nel 3° trimestre. Il 3° trimestre ha visto una crescita del PIL italiano in linea con quella registrata nell’ultimo anno, mentre era attesa una stagnazione….

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Commento di Paolo Mameli, senior economist servizio studi di Intesa Sanpaolo 


A nostro avviso, sarà importante verificare, nello spaccato che sarà diffuso a fine novembre, il ruolo svolto delle scorte, che potrebbe essere stato decisivo.

In ogni caso, il 2019 potrebbe chiudere con una crescita a consuntivo in linea con quella ad oggi “acquisita” (0,2%), ovvero lievemente migliore delle nostre attese.

Anche per il 2020, i rischi al ribasso sulla crescita appaiono oggi inferiori rispetto a qualche settimana fa.

Nel 3° trimestre, il PIL italiano è cresciuto di 0,1% t/t, in linea con i tre trimestri precedenti. Era attesa una stagnazione.

La variazione annua è salita a +0,3% da +0,1% precedente (il minimo era stato toccato, a zero, tra fine 2018 e inizio 2019). I dati sono stati superiori alle attese.

Il dettaglio delle componenti sarà diffuso il prossimo 29 novembre.

In ogni caso, quanto riportato da Istat è in parte atteso (la crescita è venuta dalla domanda interna, in presenza di un apporto negativo del commercio con l’estero), e in parte sorprendente (sia l’industria che i servizi hanno registrato una modesta espansione, mentre un contributo negativo al valore aggiunto è venuto dal settore primario).

A nostro avviso, la crescita della domanda interna potrebbe essere dovuta quasi interamente alle scorte, dopo che i magazzini avevano rappresentato un freno all’attività economica nei trimestri precedenti.

Non sarebbe un’indicazione positiva in chiave prospettica.

Inoltre, ci pare sorprendente che l’industria abbia dato un contributo positivo al valore aggiunto nel trimestre, visto che i dati sulla produzione industriale avevano evidenziato una contrazione quasi altrettanto pronunciata che nel trimestre primaverile.

È possibile che un apporto positivo sia venuto dalle costruzioni, per le quali non è ancora stato diffuso il dato di settembre (e che sino ad agosto risultavano in rotta per una sostanziale stagnazione nel trimestre estivo, dopo la decisa contrazione vista in primavera).

In ogni caso, la crescita acquisita per il 2019 è ora pari a 0,2% (in caso di stagnazione nel trimestre finale dell’anno).

Poiché difficilmente l’ultimo trimestre dell’anno sposterà significativamente la media annua, è probabile che il consuntivo 2019 risulti migliore della nostra precedente stima (zero).

Inoltre, l’andamento migliore del previsto quest’anno ha effetti positivi anche sulla stima per il 2020. Per ora l’eredità statistica positiva dal 2019 è pari a un decimo.

Ciò significa che i rischi sulla nostra stima di crescita del PIL per il 2020 (0,3%) non sono più verso il basso ma appaiono al momento neutrali o lievemente verso l’alto.

Valuteremo una eventuale revisione nelle prossime settimane, dopo la seconda stima diffusa dall’Istat e in attesa degli sviluppi sui due fattori di rischio ancora pendenti sullo scenario internazionale (Brexit e possibili tariffe Usa sulle auto Ue), sui quali dovrebbe esserci minore incertezza nelle prossime settimane.

Notizie meno incoraggianti sono venute invece dai dati occupazionali di settembre: il tasso di disoccupazione è salito più del previsto, a 9,9% da 9,6% di agosto.

Gli occupati sono scesi di 32 mila unità, il massimo da luglio dello scorso anno, ed è cresciuta solo l’occupazione temporanea. Insomma la creazione di posti di lavoro, che era stata tutto sommato robusta nella prima metà dell’anno, si è fermata da luglio (nei tre mesi estivi sono stati persi in totale 80 mila occupati).

L’occupazione resta comunque più dinamica del PIL (+1% nel 3° trimestre 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018, contro il +0,3% del PIL), ma l’evoluzione recente riporta la dinamica occupazionale su ritmi più coerenti con la fase di (debole) crescita economica.

Anche la bassa inflazione (rimasta a 0,2% sul NIC e 0,3% sull’indice armonizzato a settembre, sui minimi da quasi 3 anni, e su livelli che restano ben inferiori alla media eurozona) è coerente con questo scenario di semi-stagnazione, e non vediamo segnali di immediata risalita.

Fonte : BondWorld.it

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