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Italia: Dinamica del debito e prospettive di aumento deficit

ITALIA Milano

Italia: dopo l’elezione del Parlamento Europeo, si torna all’ordinario. In vista delle riunioni del Consiglio che dovranno discutere le raccomandazioni per paese legate ai programmi di stabilità presentati in aprile proprio l’Italia torna sotto i riflettori a causa della dinamica del debito e delle prospettive di aumento del deficit……

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a cura dell’ Ufficio Studi Banca Intesa SanPaolo


Mercoledì 5 giugno la Commissione Europea pubblicherà gli usuali rapporti sulle finanze pubbliche degli Stati membri, accompagnati da proposte di raccomandazione che la settimana seguente saranno adottate dal Consiglio.

L’appuntamento avviene un po’ più tardi del solito a causa del voto per il Parlamento Europeo. Quest’ultimo non ha prodotto gli sconvolgimenti che qualcuno prospettava, o sperava: gran parte dei voti persi da popolari e socialisti, infatti, sono stati presi da liberali e verdi, e i guadagni dei sovranisti, in termini di seggi, derivano essenzialmente dalle sole dinamiche politiche italiane.

Proprio l’Italia è destinata a tornare sotto i riflettori, in questa occasione, e non soltanto per le tendenze elettorali divergenti rispetto al resto dell’Unione. Superata la pausa elettorale, infatti, deve essere affrontata la questione evidenziata già dalle previsioni pubblicate in maggio dalla stessa Commissione Europea, cioè una dinamica del rapporto debito/PIL che è tornata a essere crescente, e non soltanto per l’indebolimento della crescita economica.

In effetti, l’altro nodo è il peggioramento del saldo strutturale, marginale nel 2019 ma destinato ad accelerare drasticamente nel 2020 anche senza tagli delle imposte dirette o nuovi programmi di spesa, se l’IVA non sarà aumentata.

La Commissione Europea stima che peggiorerà di oltre un punto percentuale nel 2020. Ciò significa che l’Italia non sta soltanto utilizzando gli stabilizzatori automatici, ma sta attivamente allentando la politica fiscale. E se la crescita accelererà nel secondo semestre, l’allentamento si configurerebbe anche come prociclico.

Va riconosciuto che la misura dell’ output gap per l’Italia è molto controversa; in generale, lo è il concetto stesso di output gap , alla luce dell’elevata incertezza sul legame fra utilizzo delle risorse e inflazione: ci sono pochi dubbi che l’Italia potrebbe sostenere una crescita più forte della domanda aggregata e ridurre considerevolmente il tasso di disoccupazione senza sperimentare pressioni inflazionistiche.

Tuttavia, la stima molto modesta della crescita potenziale della Commissione ha un senso come misura per ancorare le proiezioni fiscali di lungo termine, alla luce delle difficoltà del Paese di sostenere tassi di crescita positivi per più anni anche in assenza di restrizione fiscale.

Non dovrebbe stupire, quindi, che questa settimana sia stata inviata una lettera di avvertimento al governo italiano, chiedendo come da prassi di illustrare eventuali fattori significativi che potrebbero giustificare la deviazione del debito dal percorso di riduzione.

La Commissione dovrà proporre l’avvio di una procedura di infrazione per deficit eccessivo (EDP), basata in questo caso sul mancato rispetto della regola del debito, a meno che governo italiano e Commissione non raggiungano un accordo di compromesso nelle prossime settimane. A luglio, quindi, il Consiglio si troverà probabilmente a discutere una raccomandazione in tal senso.

Non c’è nulla di sconvolgente nell’apertura di una procedura per disavanzo eccessivo. La stessa Italia è già stata soggetta a EDP, in anni passati; e la Spagna è sotto EDP dal 2009, senza che finora sia stata obbligata a versare depositi o pagare multe.

Il vero problema che si configura è che l’accumularsi di evidenza, da diverse fonti indipendenti, riguardo a un percorso dei conti non compatibile con la riduzione del debito, eroderà sempre più la fiducia degli investitori nel debito pubblico, se non si cambierà rotta.

L’allentamento della politica fiscale prima annunciato e poi attuato, ha già prodotto un significativo aumento del costo del debito relativamente a tutti gli altri Paesi dell’Eurozona, Grecia inclusa, senza che si siano notati benefici in termini di maggiore crescita. Soltanto il contemporaneo crollo dei tassi sugli emittenti AAA ha consentito di limitare l’incremento nel livello assoluto dei rendimenti all’emissione.

Ma se l’Italia godesse della stessa fiducia anche solo del Portogallo, quest’anno lo Stato avrebbe potuto pagare circa 6 miliardi di interessi in meno, che a regime sarebbero diventati oltre 30 miliardi. Il livello dell’avanzo primario necessario per ridurre il debito, quindi, sarebbe stato ben più basso di quello oggi richiesto.

Per il momento, non sono arrivati segnali di una gestione più ortodossa della politica fiscale: anzi, il leader del partito più premiato dagli elettori in occasione delle elezioni europee ha rilanciato sulla manovra 2020 mettendo sul piatto anche una riforma da 30 miliardi delle imposte dirette.

Fonte: BondWorld.it

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