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Italia: pericolo scampato (per ora)

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Italia: pericolo scampato (per ora). La buona notizia, però, non è che la Commissione non abbia proposto l’apertura di una procedura di infrazione,……

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a cura dell’ Ufficio Studi Banca Intesa SanPaolo


ma che il deficit 2019 sia stato riportato al 2%, in parte a causa di fattori strutturali.

Inoltre, il crollo dei differenziali di tasso, anche se non è tutto dovuto all’annuncio della Commissione, dimostra che la prudenza sui conti può produrre benefici aggiuntivi sul fronte della spesa per interessi, liberando spazio fiscale.

Una lezione che, si spera, sarà applicata nella definizione della manovra 2020. Questa rimane un grosso scoglio da superare.

Con un comunicato dello scorso 3 luglio, la Commissione UE ha deciso di non proporre al Consiglio l’apertura di una EDP basata sul criterio del debito per l’Italia.

Secondo la Commissione, l’aggiustamento di 7,6 miliardi presentato dal Governo italiano vale lo 0,4% di PIL in termini nominali ma è anche maggiore in termini strutturali (8,2 mld ovvero lo 0,45% del PIL).

Pertanto, il pacchetto consente di abbassare il deficit 2019 dal 2,5% previsto dalla Commissione nelle Previsioni Economiche di Primavera al 2,04%, e soprattutto implica un miglioramento strutturale quest’anno di due decimi (anziché un peggioramento della stessa entità stimato precedentemente).

Tenuto conto della flessibilità di 0,18% già concessa per “eventi eccezionali” (da confermare ex post sulla base dei dati a consuntivo 2019), l’andamento del saldo strutturale quest’anno mostrerebbe un aggiustamento di 0,4%, rispettando “nella sostanza” la regola per l’anno corrente e compensando sia pur “in parte” il deterioramento del 2018.

Italia – In pratica, il rispetto “di massima” del criterio sul saldo strutturale (comprensivo di clausola di flessibilità) nel 2019 ha consentito alla Commissione di “chiudere un occhio” sul mancato rispetto della regola sul saldo strutturale nel 2018 e della regola del debito nel 2019 (che nelle nostre stime è atteso salire di oltre un punto quest’anno, visto che continua a non esserci traccia del previsto pacchetto di privatizzazioni per un punto di PIL).

La Commissione ha riconosciuto gli sforzi del Governo italiano, che aveva approvato lo scorso 1° luglio il cosiddetto “assestamento di bilancio” (DDL di assestamento del bilancio 2019 + decreto-legge di monitoraggio dei risparmi welfare).

Non si tratta di una vera manovra correttiva, ma di un aggiornamento dei saldi di finanza pubblica che mostra un miglioramento di diverse poste, per un totale di 7,6 miliardi di euro. I “risparmi” vengono da:

– Maggiori entrate per 6,2 mld: 1) tributarie (2,9 mld), grazie agli effetti sul gettito IVA della fatturazione elettronica e alle operazioni anti-evasione (1,25 miliardi dalla chiusura del contenzioso con il Gruppo Kering); 2) contributive (0,6 mld); 3) extra-tributarie (2,7 mld), principalmente dividendi da Banca d’Italia, Cassa Depositi e Prestiti e altre partecipate.

– Minori spese per 1,5 mld derivanti dalle richieste inferiori al previsto per reddito di cittadinanza e misure per il pensionamento anticipato: il decreto 61 del 2 luglio “blinda” 1,5 mld (una stima cauta dei risparmi, a nostro avviso) a riduzione del deficit (il decreto prevede anche una clausola di salvaguardia che “congela” le dotazioni dei Ministeri per la stessa entità, da utilizzare nel caso in cui i risparmi stimati fossero inferiori al previsto).

– Infine, il Governo ha “rimodulato” la precedente clausola sulla spesa da 2 miliardi (che era stata inserita nell’accordo di dicembre con la UE), cancellando i tagli per 300 milioni al trasporto pubblico locale, “salvando” il bonus diciottenni, integrando per 500 milioni il Fondo Sviluppo e Coesione e aumentando di 50 milioni la dotazione per il funzionamento dell’Agenzia delle Entrate.

Per il 2020, la Commissione:

– prende atto delle rassicurazioni del Governo italiano, che in una lettera inviata il 2 luglio a Bruxelles ha ribadito l’impegno a implementare un ulteriore sforzo strutturale in linea con le regole del Patto di Stabilità e Crescita, in particolare attraverso un nuovo processo di spending review e una revisione delle tax expenditures , assieme al miglioramento tendenziale dei saldi derivante dall’andamento migliore del previsto osservato quest’anno;

– oltre a monitorare l’implementazione delle misure proposte per l’anno in corso, si assicurerà che il budget 2020 sia rispettoso delle regole del Patto, e verificherà, nel contesto del Semestre Europeo, la realizzazione delle riforme strutturali incluse nelle raccomandazioni specifiche per Paese.

Italia – In pratica, il Governo ha guadagnato tre mesi di tempo, ma lo scontro con la Commissione potrebbe ripresentarsi in occasione della prossima sessione di bilancio.

In teoria, secondo le ultime raccomandazioni-Paese, la richiesta all’Italia per il 2020 è di ridurre il disavanzo strutturale di 0,6%, e la spesa pubblica primaria netta dello 0,1% del PIL.

Poiché il deficit strutturale era stimato peggiorare di 1,2% nelle Previsioni Economiche di Primavera, la manovra restrittiva da implementare per ottenere un pieno rispetto del Patto sarebbe pari all’1,8% del PIL ovvero circa 33 miliardi.

Pare improbabile che la Commissione imponga una manovra di tale entità; d’altro canto, sembra parimenti difficile che Bruxelles possa accettare un deterioramento del saldo strutturale (dunque l’asticella minima sarebbe all’1,3% del PIL, circa corrispondente all’ammontare delle clausole di salvaguardia sulle imposte indirette ovvero 23 miliardi).

Nelle stime del governo nel DEF di aprile, basterebbe una piena copertura delle clausole di salvaguardia per ottenere un lieve miglioramento del saldo strutturale.

Tenuto conto degli effetti sui saldi tendenziali dell’andamento migliore del previsto osservato quest’anno (sotto diverse ipotesi: se gli effetti di tax compliance della fatturazione elettronica fossero confermati come strutturali, se i risparmi da reddito di cittadinanza e quota 100 risultassero dell’ordine di 5-6 miliardi l’anno prossimo, se fosse confermato nei prossimi mesi il calo dei rendimenti dei titoli di Stato con conseguente risparmio sulla spesa per interessi1), l’asticella potrebbe abbassarsi attorno a 15 miliardi.

Italia – Ma se a tali risorse dovesse sommarsi la necessità di coprire il primo modulo della cosiddetta flat tax per le famiglie, l’ammontare della manovra salirebbe a 30 miliardi.

Ad oggi non è noto a quali misure di copertura il Governo intenda fare ricorso. Sia nel DEF di aprile, sia nella lettera appena inviata a Bruxelles il Governo cita esplicitamente:

– un programma di revisione organica della spesa pubblica: fonti di stampa riferiscono di un obiettivo (assai ambizioso, a nostro avviso) di 4-5 miliardi per il 2020, che andrebbero ad aggiungersi ai già previsti 2 miliardi (che il Governo nel DEF vede poi salire fino a 8 miliardi nel 2022); tuttavia, al momento non risulta che sia stato avviato un programma in tal senso;

– aumenti di entrate che deriverebbero principalmente da misure volte a rafforzare il contrasto all’evasione fiscale: tuttavia, nel DEF il Governo vede maggiori entrate da lotta all’evasione solo a partire dal 2021 (2 miliardi, che salgono a 8 dal 2022);

– un riordino delle tax expenditures (tra cui il cosiddetto “bonus Renzi”), che però appare probabile solo in un quadro di rimodulazione in senso espansivo dell’Irpef.

Italia – Infine, come ricordato nella lettera alla Commissione, il Governo punta sugli effetti di trascinamento anche sull’anno prossimo dell’andamento tendenziale migliore del previsto quest’anno. In ogni caso, l’ammontare di risorse da reperire, anche dopo il recente “assestamento” del bilancio, resta ingente.

Insomma, la partita più importante è tutta da giocare, e sarà quella relativa alla Legge di Bilancio 2020. Il compito di evitare una procedura d’infrazione in autunno appare arduo, a meno che i partiti di governo si convincano a dare priorità alla stabilità finanziaria rispetto alla comprensibile attenzione al consenso politico interno.

Il crollo dei differenziali di tasso, anche se non è tutto dovuto all’annuncio della Commissione, dimostra che la prudenza sui conti può produrre benefici aggiuntivi sul fronte della spesa per interessi, liberando spazio fiscale.

Una lezione che, si spera, sarà applicata nella definizione della manovra 2020.

Fonte: BondWorld.it

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