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Italia, PIL in calo nel 3° trimestre: non accadeva da oltre 4 anni

Nel 3° trimestre si è registrata la prima contrazione del PIL dal 2014. A pesare sono stati soprattutto gli investimenti. Il 2018 potrebbe chiudere sotto l’1%, e sono in aumento i rischi di un ulteriore rallentamento nel 2019…

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Commento di Paolo Mameli, senior economist servizio studi di Intesa Sanpaolo 


Nel frattempo, la disoccupazione è tornata a salire a ottobre (ma soprattutto per via di un aumento del tasso di attività), e l’inflazione potrebbe aver toccato un picco a novembre.

La seconda lettura del PIL nel 3° trimestre ha visto una revisione al ribasso di un decimo: l’attività economica, prima vista in stagnazione, è ora stimata essersi contratta di -0,1% t/t (dopo essere cresciuta di +0,2% t/t nei tre mesi precedenti).

È la prima flessione congiunturale dal 2° trimestre del 2014. Anche la variazione annua è stata rivista al ribasso di un decimo, a 0,7% (da 1,2% nel trimestre precedente).

Il calo congiunturale è dovuto alla diminuzione simultanea dei consumi (-0,1% t/t, si tratta principalmente di beni non durevoli) e soprattutto degli investimenti (-1,1% t/t, in primo luogo in macchinari).

Gli scambi con l’estero hanno dato a sorpresa un apporto lievemente positivo vista la crescita dell’export superiore a quella dell’import (+1,1% vs +0,8% t/t). Il contributo di spesa pubblica e scorte è risultato nullo.

La crescita “acquisita” per il 2018 risulta ora pari a 0,9%, ovvero più bassa di un decimo rispetto a quanto stimato in precedenza.

La crescita 2018 risulterebbe inferiore all’1% anche in caso di rimbalzo congiunturale di un decimo nell’ultimo trimestre dell’anno.

Soprattutto, sono in deciso aumento i rischi al ribasso sulla nostra stima (già inferiore al consenso e ai principali previsori) di un’attività economica in crescita di 0,9% l’anno prossimo.

Il principale rischio è che l’incertezza sulle prospettive fiscali e finanziarie possa far deragliare il ciclo degli investimenti che si era faticosamente rimesso in moto negli ultimi anni.

Nel frattempo, la disoccupazione è salita assai più del previsto a ottobre (a 10,6% da un precedente 10,3%), anche se l’aumento è dovuto al calo degli inattivi in presenza di occupati poco variati.

Nel mese si nota anche una ripresa dei lavoratori dipendenti permanenti a fronte di un calo di quelli a termine e dei lavoratori indipendenti.

Il tasso di disoccupazione giovanile è salito per il terzo mese (a 32,5%).

In pratica, l’aumento del tasso dei senza-lavoro è meno preoccupante di quanto appaia a prima vista, in quanto dovuto all’aumento del tasso di attività, e la volatilità su base mensile è elevata.

Tuttavia, se dovesse proseguire la fase di sostanziale stagnazione del ciclo economico, ne deriverebbero prospettive assai meno ottimistiche anche per quanto riguarda il mercato del lavoro.

Infine, il mese di novembre potrebbe aver rappresentato a nostro avviso un punto di massimo per l’inflazione (salita a 1,7% sull’indice nazionale e stabile sull’armonizzato).

Nel mese i listini sono lievemente scesi in linea con la stagionalità di novembre, soprattutto sulle spese per i servizi ricettivi e di ristorazione, mentre le principali pressioni al rialzo sono venute dagli alimentari, in relazione con tutta probabilità alle condizioni meteorologiche avverse che hanno caratterizzato il mese.

A nostro avviso, già a partire da dicembre potrebbe prendere avvio un trend di calo dell’inflazione, principalmente guidato dall’effetto statistico sui prezzi dell’energia.

L’inflazione “di fondo” rimane sotto controllo (è salita di due decimi a 0,9% nel mese).

Nel 2019, ci aspettiamo che sia l’inflazione headline che quella core possano registrare variazioni simili o lievemente inferiori a quelle viste nel 2018.

Fonte : BondWorld.it

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