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JC Outlook della settimana – Sopravvivere al Tapering

La nostra idea che non di solo ‘tapering’ (o ‘non tapering’), e della sua tempistica, debba vivere il mercato ha tenuto al primo test importante. Venerdì, su un dato indubbiamente positivo riguardante il quadro dell’occupazione americana, la reazione classica..….


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 ‘good is bad’ con salita dei tassi e vendita di borse e ‘risky asset’ – è durata solo qualche minuto. Poi è subentrato un ottimismo più cinico: se la crescita economica è discreta, se non addirittura buona,  ma la Fed terrà comunque i tassi bassi a lungo (il martellamento del ‘tapering is not tightening’ alla fine sta funzionando, a differenza dell’estate passata), probabilmente molto a lungo, perché non continuare a comprare le borse sulle correzioni ?

E per ora così sta andando. E’ solo un primo test, ne verranno altri anche più difficili da superare. In primis il momento del fatidico annuncio che potrebbe già arrivare il 18 settembre. Il FOMC di marzo è ancora il più gettonato ma le probabilità di un annuncio pre-natalizio sono salite parecchio dopo il dato di venerdì e saliranno ancora se la politica americana partorirà un nuovo compromesso sul budget entro la scadenza del 13 dicembre, come sembra trapelare di tanto in tanto. Un test ancora più interessante sarà quando effettivamente la Fed inizierà a ridurre gli 85 miliardi di acquisti mensili. La riduzione (10, 15 o 20 miliardi che siano) sono una goccia nell’oceano se rapportate allo stato patrimoniale complessivo (quasi  4.000 miliardi). Sono invece ben più rilevanti a livello di flusso mensile nel meccanismo di domanda e offerta di titoli.

Scenderanno significativamente i bond americani a causa di questo?

Noi crediamo di no dal momento che avvicinandosi al 3% di tasso nominale con un’economia che cresce a poco più del 3% nominale, grazie anche a un’inflazione depressa, una domanda strutturale per questi rendimenti a 10 anni, con la parte a breve curva ancorata allo 0%, non dovrebbe mancare, impedendo i crolli che tanti si aspettano. Con queste ipotesi – un’economia che conferma una crescita senza le accelerazioni eccessive che metterebbero in crisi l’ancoraggio della parte a breve della curva e la parte a lunga della curva con tassi che se anche salgono lo fanno lentamente – l’attuale buon momento per le borse può continuare.

Ci troviamo però nel territorio inesplorato di politiche monetarie non convenzionali in dosi mai viste prima per cui l’incertezza rimane significativa. In sostanza la Fed sta riuscendo, per ora, a far funzionare la sua ‘forward guidance’. Per l’ECB invece l’operazione è più complessa con i tassi a breve che iniziano a salire man mano che la liquidità in eccesso (LTROs restituiti) va scomparendo.

L’intervento verbale di Draghi appare ora un po’ spuntato. La forza dell’euro ne è la conseguenza. Difficile però che l’ECB se ne stia a guardare ancora per molto, specie se la minaccia della stagnazione dovesse rimanere all’orizzonte. Ulteriori rafforzamenti dell’euro da questi livelli ci sembrano quindi complicati mentre la sottoperformance delle borse europee può continuare.

Dati macro. In US come al solito molto poco post payrolls: vendite al dettaglio (giovedì) e PPI (venerdì) i dati principali. Europa: produzione industriale francese, italiana e inglese (martedì), bilancia commerciale inglese (martedì), CPI tedesco, francese e italiano (tra mercoledì e giovedì). Cina: produzione industriale, nuovi prestiti bancari e vendite al dettaglio (martedì). Altro: CPI norvegese (martedì), disoccupazione australiana (giovedì), CPI e disoccupazione svedese (giovedì), produzione industriale giapponese (venerdì).

Banche centrali. Parecchie riunioni ma tutte di paesi minori con tassi che verranno probabilmente lasciati invariati: Nuova Zelanda (2.50%), Sud Corea (2.50%), Filippine (3.50%), Svizzera (0.00%), Cile (4.50%), Indonesia (7.50%), Peru’ (4.00%), tutte di giovedì.

 

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