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JCI: Outlook della settimana: Scacco

ITALIA SPIETRO

Delle minacce che il mercato sta monitorando con attenzione da settimane, alcune rimangono latenti e tendono anzi ad allontanarsi: la deflazione europea, dopo il CPI ‘stabilizzato’ di febbraio, e la deludente crescita americana che continua…


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a essere addebitata al meteo, e così sarà fino a un eventuale prova contraria che dovremo aspettare ancora per un po’, visto che lo straordinario maltempo continua anche mentre scriviamo. Quella riguardante il rallentamento e più specificatamente la tenuta del sistema finanziario cinese sembra invece rimanere abbastanza incombente, accompagnata ora anche da un’inversione di tendenza nel pluriennale processo di rafforzamento dello yuan. Essendo il rallentamento modesto ed elevati il controllo e le difese che i governanti cinesi sono un grado di mettere in campo, la minaccia risulta, per ora, ampiamente annacquata. E’ tornato invece a spaventare lo spettro dell’instabilità ucraina, proprio quando sembrava che si fosse trovato un equilibrio, almeno di breve periodo. La tregua è durata meno di 24 ore. Poi, complice anche l’eccessiva sfrontatezza che i protestanti ucraini, ora al governo, hanno sfoggiato, Putin ha fatto la sua mossa in Crimea, degna della miglior tradizione scacchistica del suo paese. Ha sfruttato l’inconsistenza militare ucraina, la debolezza diplomatica e la lentezza decisionale europea e probabilmente la lontananza e anche la spossatezza americana dopo anni di campagne militari di scarsissimo successo. Ora in tanti arrivano a spiegare come tale mossa sia totalmente logica. E’ quasi indispensabile per sfruttare l’indecisione altrui e per rimanere in sella al suo paese. Ma fino a qualche giorno fa nessuno l’aveva prevista e ciò dimostra quanto le evoluzioni geopolitiche siano ancora più imprevedibili di quelle economiche. I mercati sono tornati a focalizzarsi su questa incertezza ed è probabile che un po’ più di premio al rischio venga inserito nelle prossime sessioni rendendo difficile la risalita verso nuovi massimi in tempi brevi. Atti militari estremi sarebbero veramente sorprendenti (ma facciamo notare che anche l’invasione della Crimea era stata considerata tale qualche giorno fa), ma per salvare la faccia l’Occidente dovrà fare la voce grossa con sanzioni diplomatiche ed economiche. Non è improbabile che qualche intoppo sulle forniture energetiche all’Europa sia dietro l’angolo (vi proponiamo un grafico di JP Morgan con le % di dipendenza che le varie nazioni hanno dal gas russo). In questo caso è probabile che le borse europee, soprattutto tedesca e italiana, fatichino più delle altre.

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Le distrazioni geopolitiche ci faranno arrivare più velocemente al giovedì dell’ECB e al venerdì dei non-farm payrolls, gli eventi cruciali in calendario.
Dati macro. US: già pubblicati oggi redditi e spese personali e PCE (in linea con le attese), ISM manifatturiero (migliore delle attese); attendiamo PMI servizi (mercoledì), produttività e ordini di fabbrica (giovedì), occupazione e bilancia commerciale (venerdì). EuroZona: vendite al dettaglio (mercoledì), occupazione tedesca (giovedì), produzione industriale tedesca e bilancia commerciale francese (venerdì). Altro: crescita GDP australiana e produzione industriale svedese (mercoledì), vendite al dettaglio e bilancia commerciale australiana, Ivey PMI canadese (giovedì), produzione industriale norvegese, occupazione e bilancia commerciale canadese (venerdì).

Trimestrali. Ancora qualche nome di interesse nella coda dei risultati europei: Glencore Xstrata (martedì), Standard Chartered (mercoledì), Deutsche Telekom (giovedì).
Banche centrali. Il meeting più importante è anche quello più incerto: in occasione della pubblicazione trimestrale delle nuove previsioni macroeconomiche l’ECB potrebbe dare una limata al tasso di rifinanziamento, a quello di sconto e/o immettere liquidità terminando la sterilizzazione settimanale del programma SMP (titoli periferici comprati più di due anni fa). Dopo gli ultimi dati economici (CPI e PMI) la probabilità di una ECB proattiva è sicuramente diminuita ma non scomparsa. Gli altri meeting sono destinati a lasciare i tassi invariati: Australia (2.50%, martedì), Canada (1.00%, mercoledì), Polonia (2.50%, mercoledì), Malesia (3.00%, giovedì), UK (0.50%, giovedì).

Fonte: JCI CAPITAL LIMITED Investments & Asset Management

 

 

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