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JCI: Titoli di Stato tedeschi, un record dopo l’altro

E’ pioggia di record sui mercati obbligazionari europei, mentre analisti ed economisti stanno scartabellando archivi digitali e cartacei alla ricerca di precedenti storici che si avvicinino ai valori bassissimi raggiunti negli ultimi giorni…


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 JCI CAPITAL LIMITED Investments & Asset Management


Secondo il Financial Times, i decennali italiani (2,7%) non rendevano così poco dalla fine della seconda guerra mondiale, mentre per quelli francesi e spagnoli (1,5% e 2,5% rispettivamente)  occorre tornare indietro di oltre 200 anni per trovare valori simili. Il costo dell’indebitamento del Tesoro olandese sarebbe al suo livello minimo degli ultimi 500 anni, secondo la banca dati di Deutsche Bank, mentre gli stessi titoli tedeschi sarebbero vicini a tassi che c’erano nel 1800, se si fa eccezione per il periodo dell’iperinflazione della Repubblica di Weimar, durante gli anni venti.

Il trend di ribasso dei rendimenti e quindi di ascesa dei corsi dei titoli di stato degli ultimi due anni giunge ora su terreni inesplorati e conclama quello che stiamo vivendo come un periodo storico senza precedenti nella storia moderna.

Come riportato nel grafico sottostante, la maggior parte dei paesi europei remunera per i propri titoli governativi tassi molto contenuti, e comunque in continuo calo.

Fonte: Bloomberg, Rendimento dei principali decennali europei

Solo la linea color fucsia, che indica il decennale portoghese, si trova ancora al di sopra della linea orizzontale tracciata in nero sottile che coincide con i precedenti minimi del 2005. Tutti gli altri colori che rappresentano Italia, Spagna, Irlanda, Germania e Francia si trovano ciascuno su nuovi minimi assoluti. La situazione in Portogallo è al momento meno favorevole a causa delle vicende dell’istituto bancario Espirito Santo che abbiamo ampiamente approfondito nella nostra analisi ‘Banco Espirito, rischio o opportunità?’

Se osserviamo però quanto sta accadendo sulle scadenze ancora più lunghe, e ci spingiamo quindi verso titoli con maturity compresa tra i 15 e i 30 anni, possiamo riscontrare che la situazione è leggermente diversa e diversi titoli sono ancora lontani o molto lontani dai loro minimi precedenti.

Se osserviamo il grafico qui sotto allegato possiamo verificare che solo Francia e Germania sono su valori inferiori a quelli del 2005, mentre Italia, Spagna e Portogallo sono ancora saldamente al di sopra.

Fonte: Bloomberg, Rendimento dei principali trentennali  europei.

* per il Portogallo il titolo preso in considerazione è quello con la scadenza più lunga (2037)

Tornando ai rendimenti di Francia e Germania possiamo notare che mentre oggi i cugini d’oltralpe sono su nuovi minimi assoluti, i tedeschi sono invece ancora piuttosto lontani dai livelli raggiunti a metà del 2012. Oggi il trentennale tedesco rende infatti circa il 2% contro minimi assoluti a 1,6% di circa due anni fa.

Se osserviamo dunque il grafico più attentamente, con l’aiuto di quello riportato qui sotto, possiamo rilevare che i rendimenti hanno ancora parecchia strada da percorrere.

Se infatti il trentennale tornasse a rivedere i precedenti minimi, il calo dei rendimenti di 40 punti base con una duration pari a 22, avrebbe un impatto al rialzo sui prezzi superiore all’8%

Fonte: Bloomberg, Rendimento del Bund trentennale dal 2008 ad oggi

Tale ipotesi di investimento, che ci appare logica e ragionevole, comporta ovviamente una assunzione in termini di rischio piuttosto elevata, come sempre accade per i titoli del reddito fisso che hanno scadenze lunghe o lunghissime.

Piccole variazioni in termini di rendimento hanno infatti un forte impatto in termini di prezzo.

Estendendo il discorso comunque anche ai trentennali di Spagna e Italia, e confermando quanto comunque abbiamo già sostenuto in passato, riteniamo ragionevolmente che ci sia ancora spazio per assistere ad ulteriori cali di rendimento e quindi a nuovi rialzi dei prezzi. Parimenti confermiamo anche che la scelta di tali scadenze comporta un’assunzione di rischio medio-alta e va pertanto calibrata all’interno del proprio portafoglio di investimento complessivo.

Fonte: BONDWorld.it

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