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La BCE resta sulla via dell’uscita

Come previsto, nessuna novità di rilievo dalla riunione BCE, se non l’ammissione che in questi giorni la BCE è tornata ad acquistare titoli di Stato (indiscrezione peraltro già emersa dalla stampa). Ogni decisione circa l’eventuale rinnovo anche per il 1° trimestre delle misure non convenzionali è rimandata alla riunione di dicembre…..


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Nessuna particolare novità è emersa dalla riunione del consiglio direttivo BCE: i tassi di riferimento sono rimasti invariati e sono giudicati “appropriati”, e non sono stati fatti annunci di sorta riguardo al sistema di misure non convenzionali (che, si legge nel comunicato, verranno “aggiustate” quando e come appropriato).

Invariata la retorica sul ciclo: secondo la BCE, la ripresa prosegue (sebbene permangano dei rischi, principalmente derivanti da evoluzioni avverse sui mercati finanziari) e l’inflazione rimarrà attorno agli attuali livelli nei prossimi mesi, per poi calare nel corso del 2011. Trichet ha ribadito che i rischi sullo scenario di crescita sono verso il basso, sull’inflazione verso l’alto (ma tali rischi non sono aumentati nell’ultimo mese). Trichet non ha anticipato i risultati né delle nuove proiezioni dello staff BCE, che saranno diffuse alla riunione di dicembre, né della Survey of Professional Forecasters che sarà pubblicata l’11 novembre, ribadendo solo che ciò che la BCE ha più a cuore è l’ancoraggio delle aspettative di inflazione di lungo termine. Infine, secondo Trichet, il grado di divergenza del ciclo tra le economie dell’area euro è “normale”, ed è positivo che la maggiore economia dell’area cresca a un ritmo molto forte.

Circa le proposte di riforma del Patto UE, la BCE è preoccupata per l’assenza di specifici obiettivi di riduzione del debito, oltre che di una sufficiente automaticità delle sanzioni per i paesi che violano i parametri sui conti pubblici.

A parziale conferma delle divisioni attualmente esistenti all’interno del Consiglio Direttivo, Trichet ha ribadito di essere l’unico portavoce (evitando come da prassi di commentare le dichiarazioni dei colleghi), ma che, come in tutte le banche centrali del mondo, le decisioni sono prese da tutti i membri (a maggioranza).

Trichet ha evitato di commentare sia le recenti decisioni della Fed, sia il livello del cambio (durante la conferenza-stampa l’euro ha superato quota 1,428 contro dollaro, ai massimi da gennaio), escludendo che le autorità americane stiano giocando una strategia del dollaro debole.

Nessuna particolare novità circa la “exit strategy”. Trichet ha ricordato che le misure non convenzionali sono temporanee per loro natura e quindi, prima o poi saranno ritirate, occorrerà dunque pensare a come sostenere le banche che oggi necessitano della liquidità BCE, una volta che tale supporto venga meno (laddove si tratti di “casi isolati”, ci pare più opportuno che siano i Governi nazionali a prendersene carico, piuttosto che la Banca centrale). La BCE non ha comunque ancora deciso nulla a riguardo, ogni decisione è rimandata alla riunione di dicembre.

Trichet ha anche ribadito la politica del “doppio binario”: la decisione sulla rimozione delle misure non convenzionali non è correlata a quella sui tassi, pertanto la BCE potrebbe muovere il refi prima di ritirare tutte le misure straordinarie messe in piedi durante la crisi. Secondo Trichet, il recente rialzo dei tassi sul mercato interbancario è determinato dalla  contrattazione tra le banche e non è un segnale di politica monetaria, è piuttosto un segnale positivo di normalizzazione del mercato. Trichet ha ribadito che il programma di acquisto di titoli (che non ha un particolare target sul livello degli spread) non è terminato, confermando implicitamente le indiscrezioni già emerse dalla stampa e cioè che proprio in questi giorni siano in corso degli acquisti (secondo la stampa, in particolare di bond irlandesi). Proprio circa l’Irlanda, secondo Trichet l’entità annunciata della correzione per l’anno prossimo (15 miliardi) non è insufficiente, ma occorre verificare l’effettiva implementazione di manovre correttive. Pertanto, l’approvazione del budget 2011 (le cui linee- guida sono state annunciate ieri ma i cui dettagli non sono ancora noti, il termine previsto è il 7 dicembre) è di estrema  importanza. Per il momento, il Governo ha una maggioranza risicata (82 seggi contro 79, ma il 25 novembre è in programma un’elezione suppletiva per colmare un posto vacante che potrebbe ridurre tale margine). Prescindendo dai rischi di instabilità politica, non ci sembra al momento probabile che l’Irlanda si trovi nella situazione già della Grecia di dover accedere al programma europeo EFSF, soprattutto perché il debito irlandese in scadenza nei prossimi sei mesi è di appena 6 miliardi e perché il livello degli spread è sì elevato, ma ancora non tale da incidere significativamente sull’onere della spesa per interessi in rapporto al PIL e quindi tale da pregiudicare gli obiettivi di consolidamento fiscale.

Fonte: Intesa San Paolo Spa


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