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FD: La dinamica della massa monetaria M3 potrebbe frenare nuovamente a febbraio a 0,0% a/a dopo il +0,1%

Flash Daily – Da seguire: Area Euro :Francia. La spesa per consumi è calata di -1,2% m/m dopo il -2,5% m/m (rivisto al rialzo) di gennaio. La variazione tendenziale è di +1,6% a/a. Il calo è particolarmente marcato per abbigliamento e calzature (-5,4% m/m)….

Italia. La fiducia delle imprese potrebbe calare 83,3 a marzo, da un precedente 84. Infatti, il dettaglio dell’indagine del mese precedente non era interamente convincente poiché mostrava un miglioramento solo marginale per gli ordini e poiché il recupero di morale riguardava unicamente i beni intermedi. Il dato sarebbe comunque coerente con una stabilizzazione della produzione dopo l’ampia volatilità degli ultimi mesi.

La dinamica della massa monetaria M3 potrebbe frenare nuovamente a febbraio a 0,0% a/a dopo il +0,1% a/a di gennaio, per fattori stagionali e dato il recupero di M3 – M2 all’aumentare della pendenza della curva dei rendimenti. La media mobile è vista invariata a -0,1% a/a. Per quanto riguarda le controparti di M3, si dovrebbe ancora assistere a una contrazione dei prestiti verso le imprese, mentre dovrebbe proseguire il (moderato) rimbalzo dei prestiti alle famiglie.

Oggi e domani è prevista una riunione del Consiglio Europeo potenzialmente importante per la crisi greca. L’agenda pubblicata riporta come temi la nuova strategia europea per la crescita e l’occupazione (dovrebbero essere individuati degli obiettivi quantitativi a livello UE, da tradurre in obiettivi nazionali differenziati) e l’aggiornamento sui negoziati in merito ai cambiamenti climatici. Tuttavia, dopo due settimane molto agitate per i rapporti all’interno dell’Eurogruppo, negli ultimi giorni sono cresciute le pressioni per arrivare a una conclusione politica più specifica sull’aiuto coordinato e condizionato alla Grecia. Come è noto, il Governo greco vorrebbe che la UE aiutasse il Paese a contenere il costo del debito, presumibilmente annunciando qualche forma di stand-by loan, ma diversi paesi dell’Eurozona, pur promettendo vagamente aiuti in caso di crisi conclamata di liquidità, fino a poco tempo fa non volevano assumersi impegni preventivi. La cacofonia delle dichiarazioni, di cui sono stati responsabili anche gli esponenti di Governo greci, ha accentuato le preoccupazioni degli investitori e renderebbe il ricorso al mercato più costoso e rischioso nel caso in cui il vertice si concludesse ancora senza risultati concreti. In effetti, l’intransigenza del governo tedesco rende sempre meno credibile la promessa di intervento in caso di minaccia alla stabilità della zona euro, visto che non si riesce a mostrare al mondo neppure un’ombra di piano condizionato. L’atteggiamento appare anche piuttosto miope, vista la forte esposizione del sistema finanziario tedesco e la dipendenza dell’industria tedesca dalla domanda proveniente dal resto dell’eurozona. La mancata convocazione questa mattina della riunione dell’Eurogruppo richiesta da Spagna e Francia è di pessimo auspicio, anche se non è escluso che possa tenersi dopo la prima giornata di colloqui fra i capi di governo se questi riuscissero a sbloccare l’impasse. Le agenzie e i corrispondenti dei giornali indicano per lo più il ruolo del FMI e l’impegno a rinforzare il meccanismo di sorveglianza fiscale del Trattato come i nodi ancora da sciogliere. La BCE, la Commissione Europea e gran parte degli Stati membri, ma non la Germania, vogliono che il meccanismo di assistenza sia guidato dalla UE. Dichiarazioni molto dure nei confronti del governo tedesco sono arrivate ieri dal membro del comitato esecutivo BCE Bini-Smaghi, secondo il quale promuovere il ricorso al FMI indebolisce invece di rafforzare le regole sulla stabilità fiscale. Sulla questione della vigilanza rafforzata, la Germania gode invece dell’appoggio di altri governi, come quello olandese.

Ieri sui mercati

I dati macroeconomici europei hanno sorpreso in positivo, ma hanno dovuto fare i conti anche ieri con le divisioni europee sugli interventi a sostegno della Grecia e con il declassamento del Portogallo da parte di Fitch. Da segnalare anche un violento rimbalzo dei rendimenti degli UST sul mercato americano, arrivato a +17pb sul tratto 5-10 anni: un massiccio flusso di vendite ha colpito tutta la curva, ma soprattutto le scadenze intermedie e lunghe, fino al trentennale. Dollaro ancora forte come cambio effettivo, grazie a progressi molto ampi soprattutto contro yen (max a 92,4) ed euro (sceso fino a 1,3283, ma ora in area 1,33). L’euro soffre anche contro franco svizzero, rispetto al quale non ci sono ancora tracce di interventi, nonostante le minacce della Banca centrale elvetica.

Area euro

Fitch ha declassato il debito del Portogallo, da AA a AA-, con outlook negativo, aggiungendo che andamenti economici o fiscali inferiori alle attese quest’anno o nel 2011, potrebbero portare a un’ulteriore riduzione del merito di credito. Il rating è di un notch inferiore a quello di Moody’s (Aa2) e superiore a quello di S&P (A+, abbassato lo scorso 21 gennaio). Il rating resta ben superiore a quello della Grecia. Il Portogallo, che dovrebbe aver chiuso il 2009 con deficit del 9,3% e un debito dell’80% del PIL, ha presentato ieri il Programma di Stabilità, nel quale si propone di riportare il disavanzo sotto il 3% nel 2013 grazie a misure restrittive ammontanti a circa il 4% del PIL. Il piano di riduzione del deficit sarà discusso dal Parlamento questa settimana.

La tornata di indagini congiunturali di marzo ha sinora dato indicazioni assai più positive del previsto. In base alla stima preliminare, il PMI composito è salito per la prima volta negli ultimi tre mesi, accelerando ben più del previsto a 55,5 a marzo (da 53,7 di febbraio), ai massimi dall’agosto del 2007. Un miglioramento marcato si è avuto sia nel manifatturiero (a 56,3 da 54,2) che nei servizi (53,7 da 51,8). Il livello della fiducia nel manifatturiero rimane superiore, grazie al fatto che il settore industriale è più favorito dal rimbalzo della domanda mondiale, ma è comunque incoraggiante anche il recupero nel settore dei servizi, più legato alla domanda interna. I PMI sono ora coerenti con incrementi del PIL dell’ordine di 0,5% t/t, e segnalano che, dopo la crescita poco più che stagnante registrata a fine 2009 e probabilmente a inizio 2010, il ciclo potrebbe vedere una accelerazione nel trimestre primaverile. Il dettaglio mostra che il miglioramento è dovuto alla Germania, mentre l’indice francese risulta poco variato. Infatti anche l’IFO ha messo a segno un sensibile aumento, a 98,1 da 95,2, ai massimi da 21 mesi. Il miglioramento ha riguardato sia la situazione corrente, sia a sorpresa, anche se in minor misura, le aspettative. Il dettaglio mostra che la ripresa non è limitata al settore manifatturiero, ma ha riguardato anche commercio e costruzioni, penalizzate il mese precedente dal clima rigido. L’IFO mostra che il PIL tedesco, dopo la stagnazione d’inizio anno, può accelerare sensibilmente nella parte centrale del 2010.

Italia. La fiducia dei consumatori è scesa a sorpresa, per il terzo mese consecutivo, nel mese di marzo, a 106,3 da 107,7 di febbraio. È ormai chiaro che dopo i picchi toccati nei mesi autunnali, la fiducia ha imboccato un trend al ribasso. La flessione è dovuta non ai giudizi sulla situazione economica del Paese, rimasti circa stabili, ma a un peggioramento della condizione degli intervistati (e ciò è in qualche modo più preoccupante). In particolare, sono salite ancora le preoccupazioni occupazionali, che tornano vicine ai massimi toccati quasi un anno fa, e si conferma meno importante che lo scorso anno il supporto che era venuto dal calo dell’inflazione (i consumatori confermano la percezione di ulteriori aumenti dei prezzi sia rispetto agli ultimi 12 mesi sia per i prossimi 12, sia pure con minore intensità rispetto al mese scorso).

Italia. Il tasso di disoccupazione è risultato inferiore al previsto nel 4° trimestre 2009, all’8,2%, dal 7,9% (dato rivisto verso l’alto di un decimo) del trimestre precedente. I risultati dell’indagine trimestrale sarebbero coerenti con una revisione al ribasso dei dati mensili (che proiettavano 8,3% per la media degli ultimi tre mesi dell’anno). Nel trimestre, l’occupazione è scesa di -0,2% t/t a fronte di un aumento speculare della forza lavoro. Il tasso di occupazione è sceso al 57,1%, quasi un punto e mezzo più basso rispetto a un anno prima. Da notare che in misura crescente negli ultimi due trimestri, al protrarsi del calo dell’occupazione autonoma, dei dipendenti a termine, dei collaboratori, si associa l’amplificarsi della riduzione dei dipendenti a tempo indeterminato, in particolare nelle piccole imprese. Ma dovrebbe essere il trimestre in corso a registrare l’aumento più consistente della disoccupazione, di mezzo punto nelle nostre stime (all’8,7%) tenendo conto che già a gennaio il tasso dei senza-lavoro è salito all’8,6%. Riteniamo che il tasso di disoccupazione possa toccare un picco tra 12 mesi attorno al 9,5%.

Stati Uniti

Gli ordini di beni durevoli sono aumentati a febbraio dello 0,5% m/m e dello 0,9% m/m per l’indice al netto dei trasporti. Il dato degli ordini totali per gennaio è stato rivisto ampiamente verso l’alto a +3,9% m/m dalla stima precedente di +3% m/m. A febbraio, gli ordini di beni capitali aumentano di 3,6% m/m (+22,2% a/a), al netto della difesa l’aumento è di 5,2% m/m e al netto di difesa e aerei l’aumento è di 1,1% m/m. Gli ordini per beni di trasporto calano di 0,7% m/m, con un calo di 1,9% nel settore auto (e componenti per auto) e un aumento di 32,7% nell’aeronautica civile. In calo ordini di computer ed elettronica, in aumento i macchinari (+4,7% m/m). Le consegne calano di 0,6% spinti da auto e aerei; per i beni capitali il calo è di -0,5% m/m; al netto di difesa e aerei, il dato è positivo (+0,8% m/m). In aumento anche gli ordini inevasi (per  i beni capitali ex-difesa, l’incremento è di 0,7% m/m). Le scorte aumentano per il secondo mese consecutivo. I dati complessivamente sono positivi e confermano un trend di crescita degli investimenti fissi delle imprese atteso per il 2010.

Le vendite di case nuove sono scese a febbraio a 308 mila (-2,2% m/m) da 315 mila di gennaio (riviste verso l’alto da 309 mila). Le vendite calano in tutte le aree, eccetto che nell’ovest, dove si registra un aumento. Le scorte di case invendute continuano a salire, toccando 9,2 mesi dal minimo recente di 7,3 mesi di ottobre. Le case invendute sono 236 mila, come a novembre 2009. Il prezzo mediano è in calo di 3,8% a/a, ma in aumento di 6,1% m/m, dopo un calo di 5,2% m/m a gennaio. Lo stock ancora ampio di case pignorate invendute mantiene particolarmente debole la domanda per le case nuove, in una fase di restrizione del credito e di ridimensionamento del passivo delle famiglie. Le vendite di febbraio segnano un nuovo minimo storico per la serie e confermano la rinnovata debolezza del settore, vista anche con le vendite di case esistenti, seguita al boom temporaneo stimolato dagli incentivi nell’autunno 2009.

Le domande di mutui nella settimana conclusa il 19 marzo sono scese del 4,2% dopo un calo di 1,9% nella settimana precedente. In calo del 7,1% le domande di rifinanziamento, mentre le domande per acquisti registrano un aumento settimanale del 2,7%. I tassi sui mutui a lungo termine stanno oscillando in un range compreso fra 4,9 e 5,05% da febbraio (il tasso a 30 anni nella settimana del 19 marzo era del 5,01%)

Evans (Chicago Fed) ha detto che una parte considerevole della ripresa è dovuta al ciclo delle scorte, mentre il trend dei consumi resterà debole a lungo, per via delle condizioni negative del mercato del lavoro. Secondo Evans i tassi resteranno bassi per un periodo esteso, che dovrebbe durare circa 6 mesi; Evans ha anche detto che non sarebbe sorpreso se il periodo di tassi fermi “si estendesse al 2011”. Evans vede scarsi rischi che le riserve in eccesso delle banche creino pressioni inflazionistiche perché non vengono utilizzate per estendere credito al settore privato. Kohn (vice presidente Fed) ha detto di essere fiducioso che la Fed “potrà stringere la politica monetaria” ben prima che compaiano pressioni verso l’alto sull’inflazione”. Secondo Kohn, l’uscita dalle misure di emergenza mostrerà che queste misure non portano inflazione più alta. Kohn ha sottolineato che si conoscono con minore precisione gli effetti delle misure non convenzionali adottate (aumento delle riserve e acquisti di titoli a lungo termine) rispetto a quelli della strategia “normale” attuata attraverso i tassi a breve. Sullo scenario economico, Kohn prevede una graduale ripresa della domanda finale.


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