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L’inflazione in breve: area euro

Nell’area euro, rivediamo al ribasso le stime sulla dinamica inflazionistica nei prossimi mesi, principalmente sulla base dell’apprezzamento del cambio; già da novembre il CPI potrebbe tornare a …


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calare dall’1,8% attuale, sino a toccare un minimo nei primi mesi del 2011 (stimiamo all’1,3% per la media del 1° trimestre).
Nel mese di settembre l’indice dei prezzi al consumo nell’area euro ha accelerato a 1,8% a/a da 1,6% a/a di agosto. L’indice core (al netto di alimentari, energia, alcool e tabacco) è rimasto stabile su livelli moderati, all’1% a/a come da attese di consenso. Su base mensile, l’indice dei prezzi al consumo segna un aumento di +0,2% m/m così come ad agosto; anche l’indice al netto delle componenti più volatili mostra un incremento di due decimi. Nello spaccato per componenti si nota, però, che i rincari su base mensile sono tutti di natura tipicamente stagionale (l’indice include le variazioni temporanee di prezzo): spicca il settore abbigliamento, con un +6,5% m/m (il dato è effetto del confronto con il mese di agosto interessato dai saldi di fine stagione).
Crescono i prezzi anche nel settore istruzione (+0,6% m/m), anche in questo caso per ragioni temporanee legate alla riapertura delle scuole. Pressioni al ribasso sono venute dal settore alberghi/ristorazione (-1,2% m/m) e tempo libero/cultura (-1,3% m/m), dove i prezzi sono calati a settembre dopo i rincari tipici del mese di agosto. Per quanto riguarda il dettaglio per Paese, tra le grandi economie al di sopra della media si collocano Spagna (2,1% a/a) e Belgio (2,9% a/a), mentre la Francia è in linea con l’indice generale e la Germania (1,3% a/a) e l’Italia (1,6% a/a) sono al di sotto. Per quanto riguarda i paesi minori, permane in deflazione  l’Irlanda (-1% a/a), mentre il paese con la crescita dei prezzi più elevata resta la Grecia (+5,7% a/a per via degli incrementi dell’IVA decisi a corredo della manovra di correzione fiscale).
I dati sul tasso di cambio EUR/USD degli ultimi mesi hanno mostrato un sensibile apprezzamento dell’euro fino a valori intorno a 1,39 EUR/USD. Il sensibile deprezzamento della valuta statunitense ha comportato una revisione del profilo da noi stimato per il cambio EUR/USD, che vediamo ora a una media per il 1° trimestre 2011 di 1,36 dall’1,25 precedente. Non cambiano le nostre previsioni di un aumento solo assai moderato del prezzo del brent (+7% a/a per la media del 2011 dopo il +25% a/a del 2010), con un significativo attenuarsi delle pressioni dall’energia sull’indice generale. Di conseguenza, rivediamo la stima per il CPI medio nel 1° trimestre 2011, a 1,3% a/a da un 1,9% a/a precedente. In ogni caso, al di là dell’evoluzione dei fattori di natura esogena, la componente “core” dell’indice (al netto di alimentari, energia, alcool e tabacco) dovrebbe evidenziare una crescita assai contenuta nel corso del 2011, per una media annua all’1,3% dallo 0,9% di quest’anno.

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