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L’inflazione in breve: Stati Uniti

Negli Stati Uniti il dato di settembre è risultato piuttosto modesto, ma gli ultimi dati sui prezzi degli input allontanano i timori di una ricaduta deflazionistica. Manteniamo la nostra previsione per l’inflazione media nel…


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 2011 all’1,7% a/a.
Il CPI a settembre aumenta meno del previsto, con una variazione di 0,1% m/m (1,1% a/a) per l’indice headline e una variazione nulla per il core (0,8% a/a). L’energia aumenta di 0,7% m/m e i servizi sono stabili. Il comparto abitazione torna a mostrare un calo, con una variazione di -0,2% m/m, il primo calo dopo due mesi fra 0,1% e 0,2% m/m; tuttavia si deve notare che il calo è dovuto alla componente “lodging away from home”, mentre affitti e affitti figurativi hanno registrato variazioni di 0,1% m/m e 0% m/m rispettivamente. Sul core, si osservano voci contrastanti: in forte aumento la sanità (+0,6% m/m), ma in calo l’abbigliamento (-0,6% m/m), il tempo libero (-0,3% m/m), l’istruzione (-0,1% m/m) e le auto (-0,1% m/m).
Il dato di inflazione per settembre è risultato decisamente modesto; voci discrezionali segnalano una dinamica debole/negativa dei prezzi, alimentando i timori della Fed di eccessiva disinflazione. Tuttavia, il livello moderato dei prezzi degli ultimi mesi ha favorito le vendite al dettaglio che sono cresciute dello 0,6% m/m segnalando incrementi sostenuti dei consumi reali.
Per il prossimo anno le pressioni deflazionistiche derivanti dall’elevato ammontare di risorse inutilizzate e da un tasso di disoccupazione che scenderà solo molto lentamente nel prossimo biennio, sono da pesare contro una ripresa, se pure lenta, del ciclo economico e un livello del tasso di disoccupazione di equilibrio più elevato che non dovrebbero ostacolare il processo di graduale normalizzazione dell’inflazione.
Ad allontanare i timori deflazionistici contribuiscono anche gli ultimi dati di prezzi all’import di settembre che, sebbene siano scesi del -0,3% m/m, sono invece in aumento al netto del petrolio, sostenuti dalla componente dei beni alimentari, in crescita da tre mesi. Anche i dati dell’indice dei prezzi alla produzione sono in crescita con sensibile aumento dei prezzi alimentari, confermando un trend al rialzo che si trasmetterà all’inflazione al consumo nei prossimi mesi. La componente dei prezzi pagati nell’indagine ISM di settembre resta elevata (dopo il crollo dello scorso anno) su livelli tipici delle fasi di aumento dei prezzi degli input e compatibili con livelli del PPI sostenuti. Il dollaro si sta deprezzando: l’effetto del cambio e della crescita internazionale sui prezzi degli input dovrebbe sostenere il trend dei prezzi all’import e del PPI. In generale a monte della catena produttiva non ci sono indicazioni di pressioni deflazionistiche.

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