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L’Italia riapre due BTP indicizzati all’inflazione europea

Da seguire: Area euro
– Aste – L’Italia riapre due BTP indicizzati all’inflazione europea, il 2,6% 09/2023 e il 2,55% 09/2041, per un ammontare di 0,75-1,25 mld. Offerta di titoli a breve termine per Francia (tot. 7 mld) e Germania (tot. 4 mld). Il Financial Times riferisce che il responsabile dell’agenzia greca del

debito pubblico vorrebbe collocare questa settimana un’emissione da 5 mld di euro, ma sabato 27 il ministro delle finanze ha dichiarato a Reuters che non c’è ancora alcuna decisione definitiva in tal senso.

–        L’indice di fiducia economica elaborato dalla Commissione UE dovrebbe salire a 97,2 da un precedente 95,9. Il clima è visto in miglioramenti in tutti i settori. L’indice sintetico rimane al di sotto della media storica, ma è comunque coerente con un proseguimento del trend di ripresa nella zona euro al di là della volatilità dei dati trimestrali.

–        Germania. I dati dai Laender dovrebbero essere coerenti con una crescita dei prezzi al consumo a marzo di 0,4% m/m per effetto del deprezzamento del cambio e del rincaro delle materie prime. L’inflazione è vista all’1,0% a/a sia sulla misura nazionale che su quella armonizzata.

Stati Uniti

–        La spesa personale a febbraio dovrebbe essere aumentata di 0,2% m/m, con un solido contributo dei beni non durevoli e un modesto calo dei durevoli, mente i servizi restano su un trend debole. Il reddito personale dovrebbe essere invariato, alla luce dei dati deboli del mercato del lavoro di febbraio (calo delle ore lavorate e degli occupati). Il deflatore dei consumi dovrebbe essere invariato e il core in aumento di 0,1% m/m, come il CPI.
I market mover della settimana

Nell’area euro, l’indice di fiducia economica elaborato dalla Commissione UE dovrebbe salire a 97,2 da un precedente 95,9. Il clima è visto in miglioramento in tutti i settori, l’indice sintetico rimane al di sotto della media storica. L’inflazione area euro è attesa in salita all’1,3% a/a da un precedente 0,9% a/a, per effetto del deprezzamento dell’euro e del rincaro dei prezzi delle commodities. In Germania, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,4% m/m e la dinamica annua dovrebbe balzare all’1,0% a/a da un precedente 0,5% a/a. In Italia, vediamo un aumento dell’inflazione di un decimo a 1,3% a/a. Le vendite al dettaglio tedesche sono viste in recupero di 0,8% m/m dopo il -0,5% m/m di gennaio. Il tasso di disoccupazione è visto stabile all’8,2% in Germania a marzo e al 9,9% nella media area euro.

La settimana è molto intensa, in termini di dati, negli Stati Uniti. I dati di marzo saranno particolarmente forti, ma per fattori temporanei. I nuovi occupati non agricoli dovrebbero essere gonfiati dalle assunzioni per il censimento, che proseguiranno per tutto il 2° trimestre. Le vendite di auto a marzo saranno in forte crescita, per nuovi incentivi. La fiducia dovrebbe risalire. Dati deboli invece per febbraio, con spesa in costruzioni in calo e reddito e spesa personale in modesto aumento in termini nominali.
Venerdì sui mercati

Un giorno dopo l’annuncio ufficiale dell’intesa sulla Grecia, i rendimenti dei titoli federali tedeschi sono marginalmente saliti a fronte di cali modesti per i rendimenti dei BTP. Lo spread GGB-Bund è sceso a 302pb sulla scadenza decennale e a 354pb su quella biennale; la curva del rischio incorporato nei rendimenti tocca il massimo sulla scadenza 2013, a 391pb. Netto rimbalzo dell’euro sul dollaro, arrivato fino a 1,349 da minimi di 1,3265 e ora oscillante in area 1,34. Il dollaro rimane ben sostenuto contro yen, stabile dopo il crollo del 25 marzo. Lieve ripresa per la sterlina, scambiata a 1,4940 dollari e 0,90 euro circa.

Stati Uniti

La terza stima del PIL vede una revisione verso il basso da 5,9% t/t ann. a 5,6% t/t ann. Le voci riviste maggiormente sono quelle relative agli investimenti. Gli investimenti fissi delle imprese in strutture passano da una contrazione del 13,9% t/t ann. a -18% t/t ann. (con un calo del contributo di 0,14pp); gli investimenti fissi non residenziali complessivamente sono rivisti verso il basso, con una crescita che passa da 6,5% t/t ann. a 5,3% t/t ann. Gli investimenti residenziali passano da una stima di +5% a +3,8% t/t ann. (contributo a -0,62 da -0,47pp). Anche le scorte sono riviste verso il basso, con un contributo a 3,8 da 3,88pp. I consumi sono rivisti verso il basso di un decimo a +1,6% t/t ann., da 1,7% t/t ann. della stima precedente per via di una revisione verso il basso dei consumi di servizi (a 1% da 1,2%) e di non durevoli (a 4% da 4,1%), mentre i durevoli vedono un aumento di 0,4% t/t ann., da 0,2%. I dati danno conferma che il settore degli immobili rimane un elemento di fragilità per lo scenario statunitense.


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