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Lombard Odier : Andamento Regno Unito

Lombard Odier : Regno Unito: Meno incertezza ma più crescita per favore! Ora che il percorso della Brexit appare più ordinato, anche nel Regno Unito la crescita dovrebbe finalmente riprendere nel 2020, grazie anche al supporto derivante da una politica fiscale più espansionistica…..


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A cura di Bill Papadakis, Macro Strategist di Lombard Odier Banque


  • Tuttavia, ci attendono al varco i negoziati – di cruciale importanza – sul futuro dei rapporti con l’UE.
  • A tal fine, sarà necessaria una proroga del “periodo di transizione” (che termina a dicembre 2020) nonostante Boris Johnson si sia dichiarato pubblicamente contrario.

Dopo aver registrato, anno dopo anno dal referendum del 2016, un rallentamento della crescita, finalmente l’economia del Regno Unito potrebbe mettere a segno una certa ripresa nel 2020 – a condizione, però, che la Brexit proceda ordinatamente (scenario, questo, che attualmente ci sembra il

più probabile, diversamente da quanto è accaduto nel 2019 con il periodico riaccendersi del timore, peraltro legittimo, di un’uscita senza accordo.

Ora che i sondaggi favoriscono ampiamente il Partito Conservatore, sembra altresì probabile che Boris Johnson ritorni a occupare la poltrona di Primo Ministro con una buona maggioranza parlamentare.

Il che dovrebbe consentire l’approvazione rapida della proposta di legge relativa all’Accordo di Uscita, molto probabilmente prima della fine del 2019.

A questo punto il Regno Unito non sarebbe più un paese membro a pieno titolo dell’Unione Europea a gennaio 2020, quando entrerà nel “periodo di transizione” durante il quale resterà nella maggior parte delle strutture dell’UE (incluso il mercato unico e l’unione doganale).

Data la relativa stabilità del periodo di transizione, probabilmente l’ambiente sarà meno incerto rispetto agli scorsi anni.

Il che, unitamente alla spinta a breve termine derivante dall’aumento della spesa fiscale, al centro delle promesse della campagna elettorale di entrambi i principali partiti, rasserena lo scenario per il 2020.

Comunque, non possiamo non sottolineare che alcuni rischi rimangono. In primo luogo, non si può escludere la possibilità di un Parlamento “sospeso” e del riacutizzarsi dell’incertezza fomentata dalla Brexit.

I sondaggi nel Regno Unito hanno ampiamente mancato il bersaglio nel passato, ed è comunque possibile che il vantaggio dei Conservatori retroceda nel futuro prossimo.

Inoltre, un’uscita disciplinata, pur essendo innegabilmente preferibile a un distacco brusco, non risolverebbe comunque tutti i problemi.

I negoziati sui rapporti futuri sono in procinto di cominciare e un accordo commerciale che indebolisca significativamente i legami tra il Regno Unito e il suo principale partner commerciale assesterebbe un duro colpo alle prospettive di crescita a lungo termine del paese.

Infine la citata mitigazione dell’incertezza dipende dalla proroga del periodo di transizione oltre alla scadenza prefissata di dicembre 2020.

Infatti, sarà praticamente impossibile concludere un accordo commerciale complesso nell’arco di pochi mesi. Sarà pertanto necessaria una proroga per evitare un’uscita basata solo sui “termini WTO”.

Pensiamo che, ancora una volta, anche questa richiesta sarà accolta, ma il fatto che manchi l’intenzione di farlo costituisce un rischio da tenere sotto controllo, considerato che Boris Johnson, come ha avuto modo di dichiarare pubblicamente, a tale ipotesi non vuole nemmeno pensare.

Fonte: BondWorld.it

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