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Loomis Sayles – Tre domande sul reddito fisso globale

Loomis Sayles – Ci aspettiamo ancora un sostanziale rallentamento della crescita nel secondo trimestre, visti la durata dei lockdown e i danni economici che ne derivano …

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A cura di Loomis Sayles Global Fixed Income Team Commodities


Le prospettive di marzo sono cambiate?

Ma crediamo che il peggio della recessione sia passato e continuiamo ad aspettarci una ripresa nel terzo trimestre e oltre, con la riapertura dell’economia globale. Anche le risposte politiche senza precedenti dei governi a livello globale e delle banche centrali dovrebbero continuare a sostenere la ripresa.

Abbiamo assistito a massicci stimoli monetari e fiscali, che dovrebbero aiutare l’economia globale a uscire dalla recessione e a entrare nella fase di recupero del ciclo del credito. Detto questo, crediamo che l’ampiezza e il ritmo della ripresa rimarranno molto incerti, mentre aspettiamo e osserviamo le fasi della riapertura.

Molto dipenderà da quanto le linee guida per la riapertura, incluse mascherine, distanziamento sociale e tracciamento dei contatti, ostacoleranno la trasmissione del virus. Queste misure saranno fondamentali per evitare una seconda ondata nel tardo autunno/inizio inverno.

I più recenti dati economici mostrano un rimbalzo dell’attività testimoniato da vari indicatori, ma questi si riferiscono ancora al periodo precedente le più recenti ondate negli Stati Uniti meridionali, in India, Giappone e Sudafrica. Il virus continuerà ad avere un impatto sull’economia fino a quando non si avrà un vaccino facilmente accessibile.

Crediamo tuttavia che i governi cercheranno di evitare il ripetersi di shutdown estesi, visti i danni economici che ne derivano. Questa aspettativa, unita alla probabilità di un sostegno politico ancora maggiore, rafforza la nostra opinione che siamo sulla via della ripresa, anche se potrebbe essere un percorso accidentato.

Le scelte di portafoglio dinanzi all’attuale incertezza

Sin dalle turbolenze di marzo siamo stati attivi nella gestione di portafoglio, facendo ricorso alla volatilità per incrementare la nostra esposizione creditizia, poiché gli spread riflettevano uno scenario di contrazione molto più profondo delle nostre attese.

Sebbene il quadro fondamentale si stesse (e si stia tuttora) deteriorando, i fattori tecnici relativi ai fondi obbligazionari e ai deflussi sugli ETF hanno spinto gli spread ben oltre la nostra valutazione del fair value fondamentale.

Come già discusso a marzo, analizziamo i bilanci aziendali, i flussi di cassa e i profili di liquidità per investire in società che riteniamo siano in posizione tale da superate l’incertezza di fondo. La liquidità del mercato è migliorata nel corso del secondo trimestre, consentendoci di aumentare significativamente la nostra esposizione creditizia da una posizione di partenza abbastanza neutrale a metà marzo.

Abbiamo aggiunto posizioni in diversi settori. Rimaniamo tuttavia cauti e selettivi nei confronti dei settori direttamente interessati dalla netta frenata del mercato dei viaggi.

Gli spread sul credito oggi riflettono in maniera più corretta il contesto di incertezza, per cui manteniamo la nostra posizione di sovrappeso. Se dovessimo assistere ad un ulteriore aumento degli spread a causa dei timori di crescita dei virus, abbiamo margine di manovra per incrementare ulteriormente la nostra esposizione creditizia.

Abbiamo anche aumentato marginalmente il rischio di tasso locale aumentando l’esposizione sui mercati locali dove c’è un relativo vantaggio in termini di rendimento e più spazio per i tagli dei tassi d’interesse rispetto ai principali mercati sviluppati. Rimaniamo più cauti nelle nostre posizioni attive non in dollari, poiché la performance potenziale dipenderà in larga misura dalla direzione del biglietto verde e da come si dispiegherà la ripresa globale da qui in avanti.

L’energy sembra allinearsi ai 40 dollari al barile. Con quali conseguenze?

In questo periodo il petrolio è stato caratterizzato da una volatilità maggiore rispetto a qualsiasi altro asset. Il sell off di marzo del prezzo del petrolio è scattato dopo lo shock dal lato dell’offerta, con l’Arabia Saudita e la Russia che non hanno limitato la propria produzione. In breve, l’azzeramento della domanda di petrolio verificatosi a causa della chiusura economica globale è diventato il fattore più dominante.

Il settore energetico è stato quello in cui abbiamo aumentato l’esposizione dalla fine di marzo fino alla prima parte del secondo trimestre. I titoli che abbiamo inserito in portafoglio hanno contribuito positivamente in quel periodo.

Ma con la forte ripresa del petrolio dai minimi di metà aprile e la limitata prospettiva di un rally molto al di sopra dei 40 dollari, abbiamo ridotto la nostra esposizione sulle obbligazioni del settore energia al fine di assumere una posizione più neutrale. Riteniamo che il petrolio a 40 dollari sia un prezzo equo per un mercato che deve ancora affrontare uno squilibrio tra domanda e offerta, soprattutto perché l’incertezza sul ritmo della ripresa economica non farà che aggravare le sfide della domanda sui mercati petroliferi.

Prevediamo che potrebbero essere necessari dai due ai quattro trimestri affinchè le eccedenze dell’offerta possano ridursi.

Fonte: BONDWorld.it

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