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L’uscita del Primo Ministro greco ha aumentato il premio al rischio pagato sul Bund

Ieri sui mercati: L’uscita del Primo Ministro greco sul possibile ricordo al FMI da parte del paese ha immediatamente aumentato il premio al rischio pagato dai periferici sul Bund, coinvolgendo anche il debito italiano; lieve aumento dei ….

 

Da seguire:

– Nessun dato di rilievo in uscita.

……. rendimenti anche per il Bund, nuovamente rimbalzato dal livello di 3,10% sulla scadenza decennale, e per gli UST (+3-5pb). Chiusura debole per i principali mercati azionari, ma con il Nikkei oggi in controtendenza a +0,75%. I contrasti all’interno dell’eurogruppo hanno contribuito a indebolire l’euro, calato in area 1,36. Franco svizzero ancora più forte sull’euro, ormai scambiato a 1,4375 senza apparenti tentativi della Banca Nazionale Svizzera di frenarlo.

Area euro

Il ministro dell’economia italiano Tremonti ha smentito di privilegiare il ricorso al FMI nel caso greco, affermando di essere “a favore di qualunque soluzione europea, individuata e concordata con un’intesa tra Stati europei”. La distanza fra le richieste della Grecia, che chiede fin troppo rumorosamente un sostegno preventivo per limitare il premio pagato quando accede ai mercati, e quelle prevalenti nel consiglio europeo rimane però tale e quale: il presidente dell’eurogruppo Juncker ha sì affermato che “se, nonostante gli sforzi della Grecia, i mercati useranno strumenti finanziari per speculare contro il paese, dovremo essere in grado di mostrarci solidali”, ma ha anche aggiunto che “ci sarà prova di solidarietà soltanto se la Grecia mette ordine in casa”.

Stati Uniti

Il CPI headline a febbraio è rimasto invariato, mentre il core ha registrato un aumento di 0,1% m/m. In calo di 0,5% m/m l’energia (benzina -1,4% m/m), invariati gli alimentari. Sull’indice core si sono visti effetti contrastanti da diversi comparti, ma nell’insieme il messaggio è di assenza di pressioni inflazionistiche. Le voci che vedono gli aumenti sono non discrezionali e derivano essenzialmente dalla politica fiscale.  Si conferma che la domanda debole e il mercato immobiliare ancora depresso mantiene pressioni inflazionistiche verso il basso.

L’indice della Philadelphia Fed è salito a marzo a 18,9 da 17,6 di febbraio. Il calo degli indici coincidenti di nuovi ordini e consegne ridimensiona il messaggio positivo dell’indice di attività; tuttavia il netto miglioramento delle aspettative a 6 mesi e l’indicazione che circa metà delle imprese prevede un’accelerazione del tasso di espansione del proprio output segnalano che la crescita nel settore dovrebbe mantenersi almeno sui ritmi attuali.

I nuovi sussidi di disoccupazione scendono a 457 mila da 462 mila nella settimana conclusa il 13 marzo. I sussidi esistenti aumentano a 4,579 milioni nella settimana conclusa il 6 marzo da 4,567 milioni nella settimana precedente. I sussidi estesi con le procedure di emergenza salgono di 360mila unità nella settimana conclusa il 27 febbraio.

L’indice dei leading indicators è salito di 0,1% m/m a febbraio.

Si sta facendo strada la possibilità di un altro rialzo del tasso di sconto da parte del Board della Fed fra un meeting e l’altro. Il rialzo sarebbe di 25pb e potrebbe avere luogo in qualsiasi momento prima del prossimo meeting (27-28 aprile), più probabilmente però potrebbe avvenire prima della pubblicazione dei verbali relativi al tasso di sconto che escono poco dopo quelli della riunione FOMC.

Il CBO ha pubblicato una nuova stima dei costi della riforma sanitaria, nella versione che dovrebbe essere votata in Congresso nei prossimi giorni. L’analisi del CBO mostra che l’ultima versione della legge (da votare con la procedura di “reconciliation”), porterebbe a una riduzione del deficit complessivo sul periodo 2010-19 di 138 miliardi di dollari. I risultati dell’analisi aumentano la probabilità di approvazione della legge: diversi parlamentari aspettavano le stime per decidere se approvare la riforma.


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