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M&G: Gli “ammazza-rendimenti”: quando finirà il QE, i tassi di interesse aumenteranno inevitabilmente?

Dopo i “capricci sul tapering” nel 2013, il prossimo catalizzatore di un’ondata di vendite sui mercati fixed income potrebbe essere, secondo molti commentatori, la conclusione del programma di quantitative easing della Federal Reserve verso fine anno. …

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Analisi a cura di Anthony Doyle – M&G


Nell’ultimo numero della serie Panoramic Outlook, presento uno scenario alternativo a quello di consensus, analizzando diverse dinamiche dei mercati obbligazionari che hanno colto di sorpresa gli investitori in questo periodo di politica monetaria straordinaria. In particolare, mi soffermo su tre fattori da non sottovalutare:
  • la fragilità della ripresa economica globale e gli elevati livelli di indebitamento negli USA rendono improbabile un ritorno dei tassi di interesse ai livelli pre-crisi, limitando il potenziale di ribasso delle obbligazioni;
  • vi sono potenti forze deflazionistiche strutturali che contribuiscono a mantenere bassa l’inflazione;
  • il mercato fixed income, probabilmente, continuerà a beneficiare di un fattore tecnico importante come l’eccesso di risparmio globale, nonché dalla robusta domanda dei grandi fondi pensione istituzionali e delle banche centrali.

Alla luce di tali elementi, chi si aspetta un rialzo dei rendimenti ai livelli pre-crisi una volta terminato il QE potrebbe rimanere deluso. Questi fattori non sono all’opera soltanto sul mercato dei Treasury USA; lo stesso discorso si può fare per i titoli di Stato inglesi ed europei, traendone una lezione utile circa l’evoluzione futura dei rendimenti. Ciò limiterà l’attrattiva di altri strumenti obbligazionari come le emissioni corporate investment grade e high yield. Probabilmente, i bassissimi tassi monetari e la stabilità dei tassi di interesse sulle obbligazioni governative creerebbero un contesto positivo per le piazze corporate, in quanto gli investitori continuano a cercare rendimenti reali positivi.

Fonte: BondWorld.it

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