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Money Farm : Avanti con giudizio

Facciamo il punto in questo editoriale sul mercato del credito in Eurozona……


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Il debito è stato protagonista della maggior crisi finanziaria del secolo, per chi ritiene la leva finanziaria causa di tutti i mal funzionamenti del sistema economico e ora per chi ritiene che solo nuovo debito potrà far ripartire l’economia e che il de-leveraging è di per sè fonte di mali peggiori del leveraging.

Partiamo quindi dall’andamento degli spreads, ossia della differenza di rendimento che un’obbligazione deve pagare rispetto a un titolo di riferimento, ad esempio un governativo tedesco.

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Sia nel caso delle obbligazioni corporate investment grade sia nel caso dei titoli high yield, il livello dello spread è sui minimi post crisi, ma ancora superiore ai livelli toccati nel 2006-2007. Questo significa che investendo su questi strumenti rende oggi potenzialmente meno di quanto rendesse entrando sul mercato al picco della crisi, ma potenzialmente gli spreads possono ancora scendere, generando ulteriori rialzi dei prezzi delle obbligazioni: questo perchè quando lo spread scende, così come quando scende il rendimento a scadenza, il prezzo di una obbligazione sale.

Un altro aspetto interessante è valutare come si presenta il mercato del credito oggi rispetto a qualche anno fa, al di là dello spread. Ciò che più salta all’occhio è il fatto che la scadenza media delle obbligazioni presenti sul mercato è scesa in questi anni.

Questo significa che il rischio di tasso incorso dagli investitori è minore, ossia che se i rendimenti a scadenza saliranno, la perdita in conto capitale delle obbligazioni pre-esistenti sarà più contenuta. Ma può anche significare che per finanziarsi negli scorsi anni le aziende hanno emesso debito a bassa scadenza, di fatto lasciando che il rischio leva finanziaria dei bilanci salga, soprattutto nel caso di una crisi di liquidità sui mercati.

Questo fenomeno riguarda soprattutto il mercato high yield.

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Un altro aspetto interessante è che la volatilità degli spreads, una sorta di indicatore di nervosismo dei mercati, è sui minimi ed è stata contenuta anche recentemente nell’estate del 2013 quando si sono avuti i primi episodi di tensione sui mercati emergenti. Anche in questo caso quindi i mercati corporate appaiono in buona salute: la gestione del debito da parte della aziende forse è oggi più sana, la gestione del rischio di credito da parte delle istituzioni finanziarie e monetarie è migliorata oppure semplicemente la liquidità in mano agli investitori internazionali è tale da assorbire facilmente rischi di contagio provenienti da altre aree di mercato.

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Chiudiamo la carrellata di dati con i flussi in entrata sull’asset class e le nuove emissioni, mostrando i dati che riteniamo più interessanti, ossia quelli sul mercato degli high yield.

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Per quanto concerne l’emissione di titoli investment grade, finanziari e non, i volumi sono in ripresa dal 2012, senza che si notino particolari eccessi. Nel settore high yield invece l’ammontare emesso in euro negli ultimi due anni è vicino ai massimi di sempre (il grafico di DB riguarda solo le emissioni del mese di gennaio).

La sottoscrizione di prodotti di investimento dedicati agli high yield pure è sui massimi da anni, con gli ultimi sei mesi del 2013 molto forti.

Quello che si può dire è quindi che nel caso dei mercati quotati, il cosidetto “canale del credito” ha funzionato: la liquidità immessa dalle banche centrali nel 2013 ha dato respiro a tutti i mercati compreso quello dei crediti.

Si tratta ora di capire quanto le aziende europee siano sane o meno dal punto di vista del bilancio e dei fondamentali.

Nel grafico della ECB, si vede l’andamento dell’indebitamento su assets delle imprese non finanziarie e delle famiglie in Eurozona. Le aziende europee sono oggi meno “a leva” di quanto fossero qualche anno fa.

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Concludiamo questa analisi sul mercato del credito con l’idea che i mercati corporate in Eurozona siano oggi su livelli non particolarmente cari.

L’unica cautela va posta sul mercato degli high yield, dove alcuni indicatori mostrano che non sempre gli investitori sono selettivi.

Fonte: BONDWorld.it – MoneyFarm

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