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Natixis IM: l’inflazione è una questione di tempismo

Natixis IM. Tempi senza precedenti richiedono misure senza precedenti. Di fronte a una crisi sanitaria globale che si è trasformata in una crisi economica globale, le Banche centrali e i governi di tutto il mondo hanno annunciato massicce misure di stimolo nel tentativo di evitare una vera e propria crisi finanziaria……

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Contributo di Esty Dwek, Head of Global Market Strategy Dynamic Solutions di Natixis Investment Managers


Ci si aspetta che questa iniezione di denaro porterà ad inflazione, o addirittura ad iperinflazione, ma dobbiamo davvero preoccuparci per questo?

Evitare la depressione e la deflazione

Inizialmente i responsabili della politica hanno dato priorità ad evitare un disastro economico e finanziario, piuttosto che preoccuparsi delle potenziali conseguenze future. In effetti, con l’economia globale in fase di stallo, gli effetti negativi del secondo round potrebbero concretizzarsi rapidamente e hanno richiesto interventi rapidi.

Inoltre, il crollo del mercato è stato di per sé motivo di preoccupazione ed è stato quindi necessario ripristinare una dose di fiducia. E l’inflazione? Le Banche centrali vorrebbero l’inflazione e da anni cercano di rilanciarla, ma se non ci siamo riusciti con il 3,5% di disoccupazione negli Stati Uniti, è improbabile che ciò accada con un tasso che si attesta intorno al 15%.

In un contesto del genere, è improbabile si verifichi un aumento della spesa o della crescita del credito. Se si considerano le componenti delle misure di inflazione, è improbabile che molte delle voci più costose vedano un forte aumento della domanda a breve termine. Guardando alla misura PCE – quella preferita dalla Federal Reserve (Fed) – hotel, ristoranti, trasporti, automobili e mobili non saranno probabilmente le prime voci di spesa dei consumatori, soprattutto se si considerano le preoccupazioni relative all’occupazione e al reddito.

Inoltre, negli ultimi anni, l’inflazione ha dovuto far fronte a ostacoli strutturali, come l’invecchiamento della popolazione, la tecnologia e l’ “effetto Amazon”, dato che il prezzo dei prodotti di uso quotidiano ha continuato a scendere.

Dopo i precedenti cicli di stimoli fiscali e monetari durante la crisi finanziaria globale, e soprattutto con gli annunci di QE, sono stati espressi anche i timori di inflazione. Non è successo allora e non pensiamo che succederà adesso. Questo perché il QE fa aumentare le riserve in eccesso delle banche, ma non garantisce che tali riserve vengano utilizzate.

Se non c’è domanda per queste riserve, la velocità del denaro non aumenta, il che significa che anche l’inflazione non sale. La portata dell’espansione del bilancio della Fed oggi è molto più ampia che nel 2008, ma non importa se non c’è velocità del denaro.

In effetti, l’M2 sta crescendo rapidamente, e il bilancio della Fed supererà probabilmente i 10 trilioni di dollari, ma la velocità dell’M2 sta di fatto frenando. Lo stesso vale per gli stimoli fiscali. I numeri potrebbero essere sconcertanti, ma la realtà del CARES Act è che si tratta di una sostituzione del reddito, non di una spesa aggiuntiva.

In quanto tale, è improbabile che sia inflazionistica, si limita a evitare un ulteriore calo della spesa dei consumatori a causa delle limitazioni alle uscite non necessarie e della perdita di posti di lavoro.

L’unico Caveat è quello in cui lo stimolo arriva troppo tardi, quando la vita è già “tornata alla normalità”: la domanda potrebbe soddisfare i vincoli dell’offerta che portano a prezzi più alti. Ma questo non è il nostro scenario di base. E anche qualora dovesse accadere, sarebbe una situazione temporanea, che verrebbe superata con l’aumento della produzione.

Crediamo anche che i comportamenti di consumo avranno un certo impatto a breve termine. La reazione post-lockdown sarà probabilmente cauta, soprattutto perché i mercati del lavoro avranno sofferto in modo significativo e molte imprese potrebbero essere fallite.

E la teoria monetaria moderna (MMT)? Che lo ammetta o meno, la Fed ne sta seguendo i dettami. Cioè, il governo sta spendendo quanto necessario, con il Tesoro che emette il debito e la Fed che lo acquista. E la critica principale della MMT è che genera inflazione mentre si inietta liquidità su base permanente.

Ma anche in questo caso, tutta questa spesa non è denaro nuovo, è denaro di sostituzione e, in quanto tale, non dovrebbe rivelarsi inflazionistica finché la Fed la reintrodurrà nei suoi programmi di emergenza in modo tempestivo.

Per ora, vediamo poco rischio di inflazione e non ci stiamo posizionando nella direzione di un incremento dell’inflazione. Terremo d’occhio le aspettative di inflazione, dato che i mercati potrebbero iniziare a prezzare gli interventi della Fed, ma non ci aspettiamo che questa sia una preoccupazione per il 2020.

Per questo motivo, non stiamo riducendo le allocazioni di reddito fisso. Infatti, con i rendimenti destinati a rimanere bassi più a lungo, crediamo che la ricerca del rendimento continuerà per un certo periodo. Ciononostante, tenere in portafoglio alcune obbligazioni legate all’inflazione e l’oro ha pur sempre senso.

Fonte: BONDWorld.it

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