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Nell’area euro la crescita dell’inflazione potrebbe essere temporanea

Nell’area euro, rivediamo al ribasso le stime sulla dinamica inflazionistica nei prossimi mesi, principalmente sulla base dell’apprezzamento del cambio; già da novembre il CPI potrebbe tornare a …


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Nell’area euro la crescita dell’inflazione potrebbe essere solo temporanea e già da novembre potrebbe tornare a scendere fino a marzo, segnando un 1,7% medio nel 2011; al di là dell’evoluzione dei fattori di natura esogena, il CPI core dovrebbe evidenziare una crescita contenuta nel corso del 2011 dell’1,5% medio.

L’inflazione nell’area euro accelera a 1,9% a/a a ottobre, da un precedente 1,8% a/a. Sul mese, i prezzi al consumo sono cresciuti di 0,4% m/m, incremento doppio rispetto al mese precedente. Anche al netto delle componenti più volatili i prezzi sono aumentati di 0,4% m/m, da un precedente 0,2% m/m e l’inflazione core ha accelerato, mantenendo comunque una dinamica assai moderata, a 1,1% da 1% a/a. In linea con la stagionalità di ottobre, gli aumenti più significativi su base mensile si sono verificati nel settore abbigliamento (+3,3% m/m) e istruzione (+0,6% m/m). Rincari anche nel comparto energia (+0,6% m/m). Considerando i principali Paesi, l’inflazione è superiore alla media dell’Eurozona in Italia (+2,0% a/a), Spagna (+2,3% a/a) e Belgio (3,1% a/a), mentre si registrano incrementi più contenuti in Germania (1,3% a/a) e Francia (1,8% a/a). Tra i paesi minori rimane in deflazione l’Irlanda (-0,8% a/a),  mentre il CPI più elevato si riscontra in Grecia (+5,2% a/a). Per i prossimi mesi vediamo l’inflazione nell’area euro calare gradualmente fino a toccare un punto di minimo nel marzo 2011 a 1,3% a/a circa. La dinamica sottostante dovrebbe restare sotto controllo, collocandosi nei primi mesi dell’anno prossimo all’1,1% a/a.

Stimiamo che la recente salita dell’inflazione (ai massimi da quasi due anni) possa risultare temporanea, e che già da novembre il CPI possa tornare a scendere, fino a un punto di minimo (che stimiamo all’1,3%) nel mese di marzo. Una probabile risalita successiva potrebbe portare il CPI a un 1,7% medio nel 2011.

I rischi al rialzo derivano da: 1) i recenti rincari delle materie prime energetiche e agricole; 2) i rialzi tariffari e dell’IVA legati alle correzioni fiscali in corso in alcuni Paesi. D’altro canto, la salita dei prezzi internazionali delle commodity è mitigata da un tasso di cambio dell’euro che rimane storicamente forte (almeno nei confronti del dollaro), e il nostro scenario non prevede un ulteriore, deciso rialzo del prezzo del petrolio (che stimiamo a 83 dollari al barile in media nel 2011).

Al di là dell’evoluzione dei fattori di natura esogena, la componente core dell’indice (al netto di alimentari, energia, alcool e tabacco) dovrebbe evidenziare una dinamica ancora assai contenuta, per via dell’ampio slack che permane nell’economia e del fatto che l’elevata disoccupazione non ha ancora smesso di esercitare pressioni al ribasso sul costo del lavoro. Stimiamo un CPI core fermo attorno all’1% nei prossimi mesi e in media all’1,5% nel 2011.

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